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La pioniera dell’IA Aiello: «Macchine che ti parlano come umani, la vera sfida è quella educativa»

Luigia Carlucci Aiello

Avvenire

Quando parlava della diffusione di massa dei personal computer in Italia, a inizio anni Ottanta, qualcuno la guardava ancora «come se fosse scesa dalla luna». Allora era appena rientrata in Italia dopo anni di ricerca sull’Intelligenza artificiale all’Università di Stanford in California, nel team d’eccellenza di John McCarthy, considerato il fondatore dell’IA. «Era davvero arrivato il momento di un’enciclica che affrontasse i problemi sociali legati a quella che a tutti gli effetti, come ha sottolineato più volte Leone XIV, è un’altra rivoluzione industriale, ma molto più diffusa della prima», commenta Luigia Carlucci Aiello, 80 anni, pioniera dell’IA in Italia. «La rivoluzione digitale, infatti, oggi non coinvolge soltanto il lavoro nelle aziende, ma anche la vita quotidiana, le relazioni, la formazione della personalità – sottolinea Carlucci Aiello, che nel 1988 ha fondato l’Associazione italiana per l’Intelligenza artificiale –. Per cui è molto più capillare e potenzialmente molto più distruttiva della precedente».
Ha iniziato a lavorare sull’IA oltre cinquant’anni fa, quando ancora i pc non erano entrati a far parte della quotidianità. Aveva capito di stare inventando il futuro?
«Ho cominciato a occuparmi di IA dopo aver studiato matematica. Avevo conosciuto McCarthy a una scuola estiva nel 1970 e poi sono andata a lavorare nel suo laboratorio alla Stanford University. Lì avevamo un computer “mainframe” che occupava un’intera stanza, su ogni scrivania un terminale grafico, e addirittura stampavamo già con un prototipo di stampante laser. Spesso si ignora, però, che in realtà l’IA e l’informatica sono nate insieme già negli anni Trenta, dagli studi di Alan Turing, che poi nel 1950 ha pubblicato un articolo sull’intelligenza delle macchine. Quello che ha determinato la rivoluzione digitale a cui stiamo assistendo è il progredire della tecnologia per la costruzione di hardware sempre più piccoli e veloci. Questa rivoluzione iniziata in sordina è diventata molto evidente negli ultimi anni, quando tutti hanno iniziato ad avere a che fare con App molto sofisticate direttamente sul proprio cellulare».
Percepivate già i rischi?
«Che l’IA suscitasse un forte interesse in ambito militare si sapeva benissimo, ad esempio. Il laboratorio di McCarthy aveva grossi finanziamenti anche dal Dipartimento della difesa Usa. La possibilità di utilizzare dei robot sul campo di battaglia era vista come una liberazione per risparmiare vite umane. Allo stesso modo, molti anni dopo, quando andai in Israele osservai che studiavano come fare atterrare aerei senza pilota. Erano i primi segnali della costruzione di droni. Noi ricercatori, però, non volevamo usare l’innovazione per sopraffare, ma per distribuire la conoscenza».
Da donna la strada è stata più complessa?
«Quando alla Scuola normale superiore di Pisa ho detto che volevo occuparmi di questo tema, fui sconsigliata. Posso dire che ho trovato tante difficoltà, ma non so se fossero più legate al mio essere donna o al voler tenere alta la bandiera dell’IA. In Italia è stato difficile perfino introdurre la parola “Intelligenza artificiale”, c’era molto pregiudizio. Solo a metà degli anni Ottanta abbiamo cominciato a chiamarla in questo modo. Quando chiesi all’Università La Sapienza di iniziare un corso denominato “Intelligenza artificiale” ci furono forti opposizioni, poi nel 1990 ottenni la cattedra. Il primo anno avevamo 19 studenti, il secondo cento, poi sempre una media di 150 giovani».
Dall’inizio del pontificato fino ad ora con l’enciclica Magnifica humanitas, Leone XIV non ha smesso di sottolineare la portata epocale della rivoluzione digitale e i molti rischi per l’umano…
«La prima volta che ho visto commentare la nuova rivoluzione industriale che si profilava all’orizzonte, di cui già si riconosceva l’impatto addirittura superiore a quella dell’Ottocento, è stato in un saggio inglese del 1953. Nel volume, tra l’altro, si mette in evidenza che la prima rivoluzione ha riguardato il lavoro manuale, come si legge nell’enciclica di Leone XIII, la Rerum novarum, mentre con la rivoluzione digitale quello che avremo è un forte impatto sul lavoro intellettuale, con la differenza che non possiamo “misurare” quale sarà l’aiuto che queste macchine forniranno, non conoscendo l’unità di misura dell’intelligenza. In qualche maniera, quindi, i ricercatori se ne erano accorti già da settant’anni, molto prima dei nuovi chatbot».
Il Papa pone l’attenzione sull’urgenza di preservare la dignità umana davanti agli sviluppi dell’IA. Cosa ne pensa?
«Nella visita alla Sapienza il Pontefice ha parlato costantemente di pace e di problemi sociali, e quando tratta di questo nomina l’IA come componente importante per ricostruire l’equilibrio, per l’uguaglianza e la giustizia. Ecco, la questione etica è centrale. Il problema però non è l’etica delle macchine, ma l’etica che guida chi costruisce la macchina. È chi progetta il sistema che deve permetterne un utilizzo etico. Anche il rifiuto della regolamentazione della tecnologia digitale può diventare molto pericoloso, può essere lesivo della privacy e creare disparità economiche superiori a quelli che c’erano tra il proprietario della fabbrica e l’operaio nell’800».
Prima ha parlato di rischi educativi, anche il Papa ne parla nel suo testo…
«Ci sarà sicuramente un’influenza molto grossa sulla educazione, e va assolutamente studiato questo cambio di paradigma educativo. Abbiamo avuto rivoluzioni altrettanto significative, come l’introduzione della scrittura. Ma adesso siamo davanti a macchine che si rivolgono a noi come fossero un altro essere umano. Ecco, cosa significa per un giovane passare da una formazione che ti viene impartita da un insegnante, a quella che arriva dal colloquio con una macchina progettata per compiacerti e creare dipendenza?».
Questo sviluppo dell’IA potenzialmente infinito deve preoccuparci?
«Non credo si possa parlare di sviluppo infinito: ci sono dei limiti, anche teorici. Ma la questione è già preoccupante ora, figuriamoci come sarà nei suoi sviluppi se non agiamo. Io ho molta fiducia nell’intervento del Papa e dei governi illuminati. Secondo me, un grande errore che abbiamo fatto è stato chiamarla Intelligenza artificiale e non “Intelligenza delle macchine” come aveva proposto Turing. Se l’avessimo chiamata machine intelligence ci sarebbe rimasto sempre scolpito nella mente che di macchine stavamo parlando».

“LA COSTITUZIONE E’ DONNA”. AL TECNOPOLO DI REGGIO EMILIA UNA GIORNATA PER CELEBRARE L’80° ANNIVERSARIO DEL VOTO ALLE DONNE

Mercoledì 27 maggio arriveranno da tutta Italia delegazioni del sindacato Spi Cgil.
Un viaggio che parte dalle Madri Costituenti, attraversa le conquiste del passato e si proietta con forza verso le sfide di domani.
È questo lo spirito dell’importante iniziativa dal titolo “LA COSTITUZIONE È DONNA”, organizzata nella città emiliana da Spi Cgil nazionale che si terrà mercoledì 27 maggio 2026, a partire dalle ore 9.30, al Tecnopolo di Reggio Emilia (piazzale Europa, 1). Da tutta italia arriveranno delegazioni del sindacato pensionati per celebrare questo anniversario.

La giornata avrà al centro un momento di grande valore culturale e sociale: l’inaugurazione della mostra “PASSI DI LIBERTÀ”, che rappresenta il cammino delle donne italiane dal voto ad oggi ed è promossa dai Coordinamenti Donne SPI CGIL di Reggio Emilia, Modena e dell’Emilia Romagna, insieme al Centro documentazione donna di Modena.

Questo evento non è una semplice ricorrenza, ma un appuntamento cruciale per la nostra società.
Si celebra infatti l’80esimo anniversario del voto delle donne, una conquista che ha ridisegnato i confini della democrazia in Italia. Ricordare quel momento significa riflettere su quanto la libertà sia un percorso continuo, fatto di partecipazione attiva e di diritti da difendere e conquistare ogni giorno.
In un’epoca in cui il dibattito sulla parità di genere, sul lavoro e sui diritti femminili è più vivo che mai, rimettere al centro la Costituzione e il ruolo delle donne è un atto di responsabilità e di visione verso il futuro.
Non si tratta di guardare solo alla storia, ma di respirare l’energia di un cammino collettivo che unisce generazioni diverse. Sentire le voci di ieri e di oggi confrontarsi su temi come il lavoro, la partecipazione e i nuovi femminismi è un’occasione di crescita e di riflessione per tutti.

La giornata vanta un ricco programma di interventi specchiati sulla contemporaneità con la presenza di ospiti d’eccezione e un fitto calendario di riflessioni.
L’introduzione dei lavori sarà affidata a Claudia Carlino (segretaria nazionale Spi Cgil) , seguita dalla presentazione della mostra affidata a Marzia Dall’Aglio (Spi Cgil Emilia Romagna) e dagli interventi delle curatrici Elena Falciano (Spi Cgil Reggio Emilia) e Caterina Liotti (Centro documentazione donna di Modena).
Porterà i suoi saluti anche Barbara Lori, vice presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna.
La memoria storica: Il focus sull’80eesimo del voto delle donne vedrà l’intervento di Francesco
Palaia, responsabile politiche della memoria Spi Cgil.
Il dibattito e l’attualità: Si parlerà di partecipazione e diritti nel panel “Libertà è artecipazione” con
la giornalista Marianna Aprile e la deputata Maria Cecilia Guerra (responsabile Lavoro PD).
A seguire, il confronto su “Femminismi di ieri, oggi e domani” con Stefania
Guglielmi (segretaria nazionale UDI) e Sabrina Loparco (esecutivo nazionale UDU).
Concluderà i lavori Tania Scacchetti, segretaria generale nazionale Spi Cgil

Messa di fine anno scolastico

A chiusura dell’anno scolastico 2025/2026, l’incontro di spiritualità per docenti e dirigenti scolastici promosso da AIMC, UCIIM, FIDAE, FISM, Ufficio Scuola – Servizio IRC e guidato dal prof. don Claudio Gonzaga, consulente ecclesiastico UCIIM, si è svolto lunedì 25 maggio 2026 a Cavriago alle ore 16.30 presso l’Oratorio di San Giovanni Battista dove è stata celebrata la Santa Messa.

laliberta.info

Il nuovo Palasport di Castelnovo Monti apre le porte, il 29 maggio giornata di celebrazioni e spettacoli

CASTELNOVO MONTI – Venerdì 29 maggio sarà una giornata storica per lo sport e per tutta la comunità dell’Appennino reggiano: a Castelnovo Monti verrà inaugurato il nuovo Palazzetto dello Sport, una delle opere pubbliche più importanti realizzate negli ultimi anni sul territorio e il principale intervento per una nuova struttura sportiva realizzato in provincia negli ultimi anni. La cerimonia inaugurale prenderà il via alle ore 10.45 e proseguirà nel corso della giornata con momenti istituzionali, spettacoli, esibizioni sportive e la presenza di testimonial di rilievo nazionale.

Il nuovo Palasport rappresenta un investimento complessivo di circa 8 milioni di euro, di cui 5 milioni finanziati attraverso il Pnrr grazie al ruolo di Castelnovo Monti quale Centro Tecnico Federale della Federazione Sport Sordi Italia (Fssi). Un progetto nato e sviluppato anche grazie alla collaborazione di Sport Valley Emilia-Romagna e Apt Servizi Emilia-Romagna, che negli ultimi anni hanno contribuito a rendere l’Appennino reggiano una vera destinazione di turismo sportivo.

Si tratta di un “doppio impianto sportivo” pensato per essere al servizio delle nazionali della Fssi, che ormai da tempo scelgono Castelnovo per i propri ritiri, ma anche delle società sportive locali, delle scuole e dell’intera comunità montana. Il nuovo Palazzo dello Sport potrà ospitare fino a circa 1300 spettatori ed è stato progettato per accogliere discipline indoor di squadra ad alto livello, con un campo da gioco di 44×24 metri e un’altezza interna di 12,5 metri, caratteristiche che lo rendono idoneo anche per eventi nazionali e internazionali, competizioni paralimpiche e raduni federali.

Grande attenzione è stata dedicata anche ai temi dell’inclusione e dell’accessibilità: il nuovo impianto integra, infatti, tecnologie adattate alla disabilità uditiva, servizi dedicati agli atleti con disabilità e soluzioni orientate alla sostenibilità ambientale. Il Palazzetto sarà intitolato al dottor Giorgio Guidetti, per tanti anni presidente della Società Italiana di Vestibologia, scomparso nel 2021. Una figura che ha dedicato la propria vita allo studio dei disturbi dell’udito e dell’equilibrio, mantenendo sempre un forte legame con il mondo dello sport e con i temi dell’inclusione e della disabilità.

“Questo nuovo Palasport non è soltanto una struttura sportiva – sottolinea il sindaco di Castelnovo Monti Emanuele Ferrari – ma un luogo di incontro, inclusione e crescita per tutto il territorio. È un’opera che guarda al futuro dell’Appennino reggiano e che rafforza una vocazione che negli ultimi anni è diventata sempre più concreta: quella del turismo sportivo come motore di sviluppo economico, sociale e culturale. Qui arriveranno squadre, federazioni, famiglie, giovani atleti e appassionati da tutta Italia, con ricadute importanti per il commercio, l’accoglienza e le attività del territorio”.

Ferrari evidenzia inoltre il valore strategico dell’intervento: “Parliamo del principale investimento realizzato negli ultimi anni in provincia per una nuova struttura sportiva. Abbiamo voluto creare un impianto moderno, accessibile e aperto a tutti, capace di unire sport, scuola, aggregazione e inclusione. Il legame con la Federazione Sport Sordi Italia rappresenta inoltre un elemento distintivo e identitario di cui siamo molto orgogliosi”.

Il programma inaugurale della mattinata vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali della Regione Emilia-Romagna, del mondo paralimpico e della FSSI, oltre a momenti musicali con Alberto Bertoli accompagnato da performer LIS. È prevista la partecipazione della Nazionale di Pallavolo Sordi, medaglia d’argento alle Deaflympics di Tokyo 2025 e tanti altri campioni sordi, ma anche della Fipav, che qui terrà raduni delle nazionali giovanili, attraverso la presenza di grandi nomi e ambassador della pallavolo italiana come Andrea Zorzi, Andrea Lucchetta e Luca Cantagalli.

Nel pomeriggio, dalle 18.30, spazio invece allo spettacolo sportivo con le esibizioni della Federazione Ginnastica d’Italia. La Squadra azzurra di Ginnastica Ritmica, le cosiddette “Farfalle”, insieme all’individualista Viola Sella, saranno affiancate dal trio junior della Nazionale di Ginnastica Aerobica, da atlete della Ginnastica Acrobatica e dalla performance della sezione Ginnastica per Tutti realizzata dal gruppo societario della Raffaello Motto di Viareggio. In conclusione, è prevista anche l’esibizione di realtà territoriali fra le quali la società Olympia Fitness di Castelnovo ne Monti.