Papa Leone XIV al suo arrivo al Policlinico Gemelli di Roma, 13 ottobre 2026 (ANSA/ANGELO CARCONI)
L’intervento per rimuovere un nodulo polmonare a papa Leone XIV si è concluso in maniera positiva, «nei tempi e nei modi previsti». Lo ha comunicato la sala stampa del Vaticano, aggiungendo che il papa è rientrato nella sua stanza al Policlinico Gemelli di Roma, dove era stato ricoverato martedì all’ora di pranzo. In serata sono previsti ulteriori aggiornamenti.
Un nodulo polmonare è una piccola area di tessuto più denso all’interno del polmone, visibile su una radiografia o su una TAC. La maggioranza dei noduli è benigna e può avere cause molto differenti, e la probabilità che si tratti di un tumore generalmente è bassa. Leone XIV, che ha 71 anni, aveva annunciato di dover essere operato durante la preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro domenica mattina. Il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, aveva detto che il nodulo era stato riscontrato durante esami medici di routine e che il papa dovrebbe rimanere in ospedale per circa una settimana dopo l’intervento.
Sorride Leone XIV quando scende dall’auto che si è appena fermata davanti al policlinico “Gemelli” di Roma. È il giorno del suo ricovero in ospedale. E anche dell’intervento chirurgico che lui stesso aveva annunciato. Fino a poche ore prima del suo arrivo, non era stato confermato che l’inizio della degenza dovesse corrispondere all’ingresso in sala operatoria. Invece è la Sala Stampa vaticana ad annunciare al mondo sia l’arrivo nel “nosocomio dei Papi” intorno all’ora di pranzo, sia l’intervento nel pomeriggio per rimuovere il nodulo al polmone «individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato», come il Pontefice aveva spiegato domenica all’Angelus raccontando della sua malattia e dell’imminente ricovero. Nodulo scoperto durante alcuni controlli di routine, fanno sapere fonti vaticane: quindi, non dovuti a “segnali spia” che avrebbero fatto scattare l’allarme sulle condizioni cliniche del Papa. A eseguire l’intervento l’équipe medica di chirurgia toracica guidata dal professor Stefano Margaritora. Operazione su un Papa che ha 71 anni di età ed è al suo diciassettesimo mese di pontificato. Nel tardo pomeriggio è atteso il bollettino medico ufficiale.
L’arrivo di papa Leone XIV al policlinico “Gemelli” di Roma per il ricovero e l’intervento al polmone / Ansa
Sono da poco passate le 13 quando Leone XIV si presenta al “Gemelli”. Ad attenderlo una folla giunta fin dal mattino che lo saluta con calore. Il Papa ricambia, toccato dall’affetto della gente, mentre raggiunge a piedi l’entrata principale con il suo consueto passo sostenuto. Il volto è sereno. Ad accompagnarlo i due segretari personali, monsignor Edgard Iván Rimaycuna Inga e don Marco Billeri, e il prefetto della Casa pontificia, l’arcivescovo Petar Rajič. Assieme a lui anche il medico curante Luigi Carbone. All’arrivo Leone XIV viene accolto dai vertici del policlinico universitario: il presidente Daniele Franco, il direttore generale Daniele Piacentini, il direttore sanitario Andrea Cambieri. Un messaggio giunge anche dalla rettrice dell’Università Cattolica, Elena Beccalli, che esprime al Papa a nome di tutta la famiglia dell’ateneo «la nostra affettuosa vicinanza. Nel momento del ricovero in ospedale, manifestando il forte legame che unisce l’ateneo alla Fondazione policlinico universitario “Agostino Gemelli”, lo accompagniamo con la preghiera e con profonda gratitudine per il suo magistero, che ci esorta a mettere al centro la dignità di ogni persona e a costruire dialogo e pace».
L’arrivo di papa Leone XIV al policlinico “Gemelli” di Roma per il ricovero e l’intervento al polmone / Ansa
Le ore dell’inizio del ricovero del Papa e dell’intervento sono accompagnate dalla preghiera anche all’interno dell’ospedale. Alle 18 nella cappella San Giovanni Paolo II del policlinico il cardinale vicario di Roma, Baldo Reina, guiderà la recita del Rosario per esprimere la vicinanza e l’affetto della Chiesa di Roma al suo vescovo. Alla stessa ora, tutte le comunità parrocchiali e religiose della diocesi faranno altrettanto affidando Leone XIV all’intercessione della Vergine. All’ora di pranzo don Nunzio Currao, uno dei cappellani dell’ospedale, ha presieduto la Messa nella cappella del quarto piano, quello dell’accesso principale da cui è entrato Leone. Nella cappella principale invece, al piano inferiore, il lezionario è aperto sulla pagina del Vangelo del giorno, tratto da quello di Luca, un dialogo tra Gesù e il fariseo in cui il Signore invita all’elemosina.
L’arrivo di papa Leone XIV al policlinico “Gemelli” di Roma per il ricovero e l’intervento al polmone / VATICAN MEDIA
A ospitare Leone XIV è il decimo piano del “Gemelli”, quello che Giovanni Paolo II aveva ribattezzato il “Vaticano 3” per indicarlo come “casa” del Papa dopo la Città del Vaticano e Castel Gandolfo. Ala con l’appartamento pontificio che era stato allestito per la prima volta nei primi anni Ottanta per Wojtyla dopo l’attentato del 1981 e che è stato utilizzato anche dai suoi successori.
Papa Leone XIV ha lasciato il Vaticano in auto ed è giunto al Policlinico Gemelli di Roma.
Ricoverato per un intervento chirurgico per rimuovere un nodulo a un polmone, che si terrà nel pomeriggio. E’ sceso dall’auto ed è entrato a piedi dall’ingresso principale dell’ospedale. Il Papa ha salutato le tante persone che lo hanno accolto con calorosi applausi nel grande piazzale antistante. Era sorridente ed è apparso sereno. Accolto dai vertici del Gemelli. Con lui c’era il medico curante, Luigi Carbone.
Leone XIV deve essere sottoposto a un intervento chirurgico per asportare un nodulo al polmone. La degenza non nella suite papale (che è in ristrutturazione) ma sempre al decimo piano del «Vaticano terzo». Preghiere da tutto il mondo
Oggi ricovero, in tarda mattinata, e operazione del Papa. A capo dell’èquipe, Stefano Margaritora, esperto di tecniche mininvasive e robotiche.
Il Pontefice è seguito da Luigi Carbone, capo della direzione di sanità e igiene del Vaticano
La degenza post operatoria del Papa al Gemelli dovrebbe durare circa una settimana. La Santa Sede ha fatto sapere che le udienze sono sospese fino al 20 ottobre
Il cardinale vicario Baldo Reina, alle 18, presiede il Rosario nella cappella San Giovanni Paolo II del Gemelli
L’annuncio dato da Papa Leone XIV durante l’Angelus riguardo al suo imminente ricovero al Policlinico Gemelli di Roma per un intervento chirurgico al polmone ha suscitato profonda commozione in tutto il mondo cattolico e nell’opinione pubblica. In questo momento di apprensione, la Chiesa intera si stringe attorno al Successore di Pietro con l’affetto e la preghiera.
Questa notizia assume una risonanza del tutto particolare per il nostro fondatore, don Giuseppe Serrone, che proprio domani dovrà sottoporsi a una broncoscopia polmonare a seguito di una pleuro-polmonite che lo ha colpito di recente.
La fraternità nella fragilità umana
La coincidenza temporale e la natura dei controlli medici legati alla salute polmonare richiamano una verità evangelica fondamentale: la fragilità della carne accumuna tutti gli uomini, dai pastori ai fedeli.
La forza della preghiera condivisa: Offrire la propria sofferenza fisica e le proprie ansie sanitarie in unione con quelle del Santo Padre trasforma la prova clinica in un momento di intensa comunione spirituale.
Il valore della cura e della speranza: Affidarsi alla competenza dei medici e dei sanitari è un gesto di profonda fiducia nella vita e nel Signore che guida ogni passo.
L’augurio di Parrocchie online
In questo momento di attesa e di speranza, Parrocchie Online Blog rinnova la propria affettuosa vicinanza a Papa Leone XIV.
L’augurio sincero di Giuseppe Serrone e del blog è che l’intervento chirurgico al Gemelli possa svolgersi nel migliore dei modi e che il Santo Padre possa tornare presto, ristabilito e in piena salute, a guidare la Chiesa universale con la forza e il realismo pastorale che caratterizzano il suo pontificato.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Gal 5,1-6
Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.
Ecco, io, Paolo, vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla. E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta quanta la Legge. Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella Legge; siete decaduti dalla grazia.
Quanto a noi, per lo Spirito, in forza della fede, attendiamo fermamente la giustizia sperata. Perché in Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 118 (119)
R. Venga a me, Signore, il tuo amore.
Venga a me, Signore, il tuo amore,
la tua salvezza secondo la tua promessa.
Non togliere dalla mia bocca la parola vera,
perché spero nei tuoi giudizi. R.
Osserverò continuamente la tua legge,
in eterno, per sempre.
Camminerò in un luogo spazioso,
perché ho ricercato i tuoi precetti. R.
La mia delizia sarà nei tuoi comandi,
che io amo.
Alzerò le mani verso i tuoi comandi che amo,
mediterò i tuoi decreti. R.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,37-41
In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».
Sei al lavoro e hai deciso di prenderti una pausa con dei colleghi. Davanti alle macchinette o al bancone di un bar arriva quella domanda alla quale di solito rispondi in automatico: «Come stai?», «Bene». Questa volta, però, l’automatismo si spezza per qualche millesimo di secondo. Vorresti dire altro, ma il timore di pesare sugli altri, di non trovare comprensione, l’idea di dover affrontare tutto da soli e di non doversi mai mostrare vulnerabili o apparire negativi prevale, e dalla tua bocca esce il solito «Sto bene». Un sorriso veloce e la conversazione prosegue come se niente fosse. Tutti sperimentiamo queste lotte interiori, ma le donne sono più esposte: una su tre ha provato ansia o depressione nel corso della vita, il doppio rispetto agli uomini. È a partire da questa consapevolezza che Lancôme – l’azienda di cosmetici francese – ha deciso di lanciare “I’m Fine”, un programma sviluppato in collaborazione con l’organizzazione non-profit per la salute mentale Anxiety and Depression Association of America (Adaa), con l’obiettivo di incoraggiare tutte le donne a prendersi cura del proprio benessere mentale e riconoscere i primi segnali di ansia e depressione.
«Noi, come brand, sappiamo che la bellezza non è tanto come appariamo, ma molto spesso è come ci sentiamo. Ovviamente non ci mettiamo in una posizione né di diagnosi né di cura, ma possiamo creare un movimento per spingere le donne a riconoscere i primi segnali del malessere», ha spiegato a Milano Letizia Galeotti, general manager di Lancôme Italia, al lancio del progetto che si articola principalmente in una campagna di sensibilizzazione attraverso le sue ambassador più iconiche (Demi Moore, Christy Turlington, Zoe Saldaña e Vanessa Kirby) per superare lo stigma della salute mentale, e nell’offerta di strumenti di prevenzione. «Oltre a interpellare esperti, prima di intraprendere questo percorso abbiamo condotto un sondaggio in collaborazione con Ipsos, che ha intervistato quattromila donne tra Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Cina per capire come stanno davvero e cosa le frena quando si tratta di questi argomenti – continua la manager –. L’80% delle donne ammette di dire “Sto bene” quando in realtà non è così e il 72% afferma di rimpiangere di aver nascosto come si sentiva davvero. È un tabù molto più radicato di altri, tanto che più di sei donne su 10 confessano di avere difficoltà nel parlare del proprio benessere mentale più di quanto accada per altri temi legati alla salute femminile, come la fertilità o la menopausa». Le iniziative lanciate dal marchio di bellezza per abbattere il tabù prevedono innanzitutto la diffusione di una piattaforma dedicata – imfine.com – pensata per accompagnare le donne lungo un percorso di autoconsapevolezza attraverso l’accesso gratuito a strumenti di autovalutazione validati, come il GAD-7 (per l’ansia) e il PHQ-8 (per la depressione), che aiutano a identificare precocemente i segnali di rischio e a favorire un intervento tempestivo. In base ai risultati, le donne vengono guidate verso contenuti personalizzati sviluppati con esperti e alle reti di supporto locali.
Tra queste organizzazioni non-profit – che contribuiranno ad amplificare il messaggio della campagna e a incoraggiare le donne a effettuare l’autovalutazione – nel nostro Paese è coinvolta Telefono Amico Italia, che offre supporto emotivo gratuito 24 ore su 24. «Al nostro numero, solo nel 2025, abbiamo ricevuto 20 richieste di aiuto ogni ora – racconta Cristina Rigon, presidente di Telefono Amico Italia –, siamo stati contattati più di 100mila volte. Il dato che dà una misura del bisogno è che ci sono altrettante chiamate che non riusciamo a intercettare, pur avendo 800 volontari che rispondono al telefono. Il 57% delle persone che ci contattano è donna e dopo il Covid la presenza femminile è aumentata».
Un volontario di Telefono Amico Italia in servizio
La partnership con Lancôme, ci spiega la presidente, nasce dunque proprio dalla necessità di continuare a promuovere una cultura fondata sull’ascolto e sulla vicinanza: «Se ci si rompe una gamba possono saperlo tutti, se invece si sta passando un momento di difficoltà si fa fatica a esprimerlo. Ma il malessere mentale non è di serie B. Il disagio psicologico è in grande crescita e se sottovalutato può degenerare in patologie come la depressione. Il fatto di avere dei volti noti che parlano di quando qualcosa non va bene anche nelle loro vite, le ambassador del brand, aiuterà a fare un passo ulteriore verso la normalizzazione del tema». Un intento che, attraverso questa collaborazione, l’organizzazione svilupperà anche in altre attività ed eventi mirati in tutta Italia fino al 2027 compreso, sempre nel segno della prevenzione e della consapevolezza diffusa.
Maria ha imparato a «leggere con le orecchie» perché è una bambina dislessica. A 9 anni ha saputo di essere anche disortografica e discalculica, ma non ne ha fatto un dramma. «La dislessia è la mia caratteristica più bella», racconta con tutta la dolcezza del mondo. E si sente che è convinta, perché subito dopo aggiunge: «Se non avessi tutte queste caratteristiche, non sarei la bimba che sono ora». Maria è una delle tantissime voci raccolte dall’Associazione italiana dislessia (Aid), che per la Giornata Mondiale di sensibilizzazione sul tema, che cade oggi, ha organizzato una maratona audio di 24 ore sui propri canali social. Una sequenza ininterrotta di racconti provenienti da tutta Italia, registrati da persone con Dsa (Disturbi specifici dell’apprendimento) e dalle loro famiglie.
«All’inizio non sapevo di avere tutte queste caratteristiche. Pensavo di avere dei problemi, ma non me li spiegavo», continua a raccontare Maria. A cui piace «leggere tanti libri, ballare e studiare la matematica».
«Nel frattempo ho dovuto cambiare classe perché le maestre non avevano capito la bambina preziosa che sono», aggiunge. Soltanto in seconda elementare, Maria ha avuto la diagnosi e ha trovato «le maestre del mio cuore che mi hanno aiutato a superare queste difficoltà».
A scuola utilizza «uno strumento potentissimo, il tablet. Lo uso per studiare le materie che mi piacciono e per leggere con le orecchie grazie agli audiolibri e non spreco tanta benzina e non ci metto tante ore come succedeva l’anno scorso. Questo mi permette di dedicarmi anche un po’ alle cose che mi fanno stare bene come la danza e stare anche un po’ con mia sorella per giocare insieme», aggiunge Maria. Che è «fiera di portare i miei occhialetti blu come portachiavi del mio astuccio» e vorrebbe dire «a tutti i bambini che si trovano nella mia situazione che la dislessia non è un problema, ma è una caratteristica che ti fa volare alto».
Non sempre, però, seguendo un percorso lineare e non senza cadute. È successo a Floriana Filomena Ferrara, bocciata in seconda elementare e oggi Master Inventor Ibm con 21 brevetti nel digitale. «Oltre a bocciarmi, quel maestro mi disse che ero una bambina poco intelligente e che non sarei andata oltre la quinta elementare», racconta Ferrara. La svolta avviene dopo, quando Floriana incontra un altro insegnante, che le dice: «I tuoi occhi brillano. Vedo una bella testolina dietro a quegli occhi. Ti farò tornare il sorriso». Per questa ragazzina è la svolta, sia a scuola che, anni dopo, sul lavoro. «Quando ero piccola ero dispiaciuta di essere dislessica – aggiunge Ferrara –. Ora sono sicura che, se non fossi stata dislessica, non sarei la donna e la professionista che sono».
Davide Perino è ricorso alla “magia” per superare l’ostacolo della dislessia. Da quando aveva 5 anni fa il doppiatore, mestiere che la sua famiglia porta avanti da quattro generazioni. «Come quando ero piccolo – racconta – ancora oggi seguo il copione col dito, faccio dei piccoli segni che mi aiutano a seguire il testo, delle freccette, delle parentesi rovesciate. È la mia magia, il mio segreto fino ad oggi», aggiunge Perino. Che si è diplomato a 24 anni, quando i suoi amici si laureavano. «Ma ce l’ho fatta», esulta. Lanciando un avviso ai tanti bambini e ragazzi che si trovano nella sua condizione di allora: «Chiedi anche tu il copione, non ti devi massacrare».
Giacomo Cutrera, invece, ha potuto dare un nome alle proprie fatiche soltanto alle superiori. A 14 anni ha saputo di essere dislessico e ha potuto finalmente ottenere di essere giudicato «con la bilancia tarata al punto giusto». Fino ad allora, il suo percorso scolastico era stato caratterizzato da giudizi falsati dal mancato riconoscimento della sua condizione di studente con Dsa.
«Era come se ci fosse tra quello che io sapevo e la valutazione che ottenevo una sorta di filtro e di conseguenza i miei voti venivano pesantemente abbattuti da questa cosa», ricorda Giacomo.
Anche alle superiori, pur in presenza di una diagnosi d dislessia «il problema di fondo è che avevo davanti delle persone che comunque consideravano il darmi del tempo in più o darmi degli strumenti compensativi come una sorta di favore – prosegue Cutrera –. Mi guardavano con un certo sospetto e ho dovuto parlare con ogni singolo professore cercando di spiegare loro come funzionava davvero la dislessia». Alla fine hanno capito che «tener conto degli strumenti compensativi non è un favore, non è un regalo, è semplicemente il modo corretto di valutare».
Essere dislessici non rende necessariamente migliori o peggiori degli altri. «La dislessia è solo un altro modo di vedere il mondo, non necessariamente migliore, non peggiore, semplicemente diverso e merita di essere conosciuto tutto intero», sintetizza Luca Grandi, direttore di Aid e a sua volta dislessico. «Essere dislessici non rende più creativi, più intelligenti o più brillanti per definizione, ma credo che ci autorizzi a porci una domanda diversa: non soltanto che cosa non riesce a fare questa persona come gli altri, ma anche come funziona questa persona, dove investe le sue risorse, quali strategie ha sviluppato, quali abilità sono cresciute proprio perché altre strade erano meno immediate», sintetizza Grandi.
«La dislessia – conclude il direttore di Aid – può comportare fatica, a volte molta fatica, può lasciare segni, soprattutto quando viene riconosciuta tardi o quando intorno a noi troviamo persone che scambiano una difficoltà per una mancanza di capacità, ma può anche costringerci a conoscerci meglio, a capire come impariamo, a inventare strategie, a smettere, prima o poi, di inseguire il modo degli altri e a trovare il nostro».
Anche Silvia Lanzafame, ex-presidente dell’Aid, ha scoperto tardi di essere dislessica. «Ho avuto la diagnosi a 19 anni», racconta. «E lì ho preso coscienza di me. Ho compreso che per tanti anni mi ero sentita veramente incapace, fuori luogo, pensando che non sarei mai riuscita a fare le cose come gli altri».
Da quel momento, invece, Silvia capisce che «era la mia mente il mio nemico e dovevo trovare una strategia per fare in modo che questa non mi facesse troppo spesso lo sgambetto. Lì è stato il momento in cui mi sono conosciuta ho capito chi ero».
Soprattutto, ha capito di non essere lei il problema. «Ognuno può essere una grande risorsa – aggiunge l’ex-presidente di Aid –. Ma è necessario riuscire a capirsi a vedere le proprie sfaccettature e cercare di non vedere sempre il negativo che tante volte purtroppo gli altri ci portano a vedere. La speranza è quella di trovare persone nel mondo della scuola, in famiglia, ma anche nel mondo del lavoro, nelle varie sfaccettature di crescita, che ci aiutano a comprendere quali possono essere le nostre potenzialità. È davvero importante sapere chi siamo – conclude Lanzafame – per non camminare nel buio, generando ulteriore malessere».
«Più conoscenza per la piena inclusione»
«Per troppo tempo i Dsa sono stati raccontati soprattutto da chi li osservava dall’esterno: specialisti, insegnanti, istituzioni. Voci fondamentali che, però, non possono sostituirsi a quelle delle persone che questa esperienza la vivono ogni giorno». Questa la ragione che ha spinto l’Associazione italiana dislessia a promuovere “Dsa ad alta voce”, racconto collettivo delle fatiche, ma anche delle soddisfazioni, che le persone con Dsa incontrano ogni giorno. Una maratona di 24 ore che oggi, in occasione della Giornata mondiale, andrà in onda sul canale Youtube di Aid. «È importante ascoltare le storie e capire come ogni storia è una ricchezza di esperienza e soluzioni o, ancora, come questa storia poi si realizza nella vita di ognuno», spiega la presidente dell’Aid, Lucia Iacopini.
Lucia Iacopini, presidente dell’Aid
Quando si parla di Dsa e, in particolare, della dislessia, si fa quasi sempre riferimento esclusivamente all’ambito scolastico ai bambini, ai ragazzi, adolescenti e giovani. Però c’è anche il Dsa adulto. Che cosa vuol dire per una persona adulta con Dsa inserirsi nel mondo del lavoro dovendo far fronte a una difficoltà di questo tipo?
In generale l’adulto con Dsa che ha fatto tutto il percorso scolastico e ha raggiunto una buona consapevolezza, sceglie comunque un ambito lavorativo che impatta meno su quello che è il tipo di difficoltà che presenta. Un discalculico non andrà a fare il ragioniere, per esempio. Sempre che questa persona possa scegliere. In generale, c’è tutto un lavoro che noi come Associazione stiamo facendo da diversi anni con il mondo delle aziende. Abbiamo un comitato “Dsa e lavoro” che si occupa proprio di questo, sia dal punto di vista della ricerca che dal punto di vista della collaborazione con le imprese. Stiamo incontrando e collaborando con aziende anche molto grandi che vogliono capire come valorizzare le potenzialità dei loro dipendenti con questa caratteristica. Ci sono anche storie di successo, come quella di Andrea Delogu, che è una nostra testimonial. Persone che nel mondo del lavoro hanno avuto modo di esprimere al meglio le loro potenzialità.
In generale, il mondo del lavoro è pronto ad aprirsi alle persone con Dsa o ci sono ancora ostacoli da superare?
Tra le nostre help line ce n’è una dedicata al lavoro, che serve ad accogliere le richieste, ad accompagnare, a superare ostacoli, perché magari l’azienda non conosce questa caratteristica e, insieme alla non conoscenza, ci possono essere dei pregiudizi. Ma ci sono anche tante aziende che conoscono le potenzialità delle persone con Dsa e in alcuni ambienti vengono proprio cercate, perché hanno una visione di insieme, una grande creatività, una visione prospettica. Tutte potenzialità richieste dalle aziende.
Ci sono esempi positivi da raccontare e diffondere nei territori?
La settimana scorsa ho consegnato una targa a Tim, che ha rinnovato per il secondo anno il percorso dislessia friendly. È un’azienda attenta che vuole fare il meglio, però poi ci sono altre che fanno più fatica ed qui che dobbiamo lavorare di più.
Che cosa manca, allora?
Innanzitutto ci deve essere una maggiore conoscenza, perché quando le cose non si conoscono si fa fatica anche a circoscriverle e a identificarne potenzialità e limiti. Per cui, se io non conosco i Dsa e ho un’azienda, vedo che una persona si presenta con una certificazione, posso anche pensare che costituisca un limite. In questo caso c’è bisogno di maggiore conoscenza, di formazione e di affiancamento.
E di riconoscere che ciascuno possa portare il proprio contributo alla costruzione della società…
Certamente. Le persone con Dsa possono portare anche contributi notevoli, proprio per le loro caratteristiche positive, cioè per la loro grande creatività, una visione globale e l’empatia. Se ci pensiamo, queste sono anche le skill che vengono richieste nel mondo del lavoro, ma sono anche competenze di cittadinanza, competenze relazionali. In definitiva, la dislessia è un altro modo di vedere il mondo.
Un altro furto clamoroso in Francia: ad essere stato rubato, questa volta, è “L’Apocalypse”, il libro d’arte da 210 chili, decorato con oro e pietre preziose, e con una spettacolare copertina disegnata da Salvador Dalí. Ovviamente, vale milioni di euro. L’opera, preziosissima, è sparita nella notte tra domenica 4 e lunedì 5 ottobre dal Centro d’arte contemporanea di Issoire, nel Puy-de-Dôme.
Il progetto titanico, firmato da maestri del Novecento, era nato alla fine degli anni Cinquanta per volontà dell’editore d’arte Joseph Forêt, che decise di trarre ispirazione dall’Apocalisse di San Giovanni. Si distingue per numeri e proporzioni fuori scala: completamente aperta raggiunge i 150 metri di lunghezza ed è composta da 150 grandi pergamene e circa 95mila lettere calligrafate a mano. Alla sua realizzazione hanno collaborato 25 laboratori artigiani, oltre a grandi maestri dell’arte e della pittura. Sono sette i pittori che hanno illustrato il testo con tre opere ciascuno: Salvador Dalí, Georges Mathieu, Bernard Buffet, Leonor Fini, Léonard Foujita, Pierre-Yves Trémois e Ossip Zadkine. Mentre sette scrittori, tra i quali Jean Cocteau, Emil Cioran ed Ernst Jünger, hanno arricchito il volume con commenti e riflessioni. La parte più preziosa e spettacolare del volume è la copertina realizzata da Dalí. È fatta di bronzo, oro, pietre preziose e conchiglie. Da sola pesa circa 150 chili.
Dopo essere stata esposta in tutto il mondo a partire dal 1961, l’opera è passata dalla Svizzera al Giappone. Nel 2002 è arrivata nelle mani del collezionista Christian Karoutzos che, per evitare che il capolavoro venisse smembrato e venduto all’asta, aveva deciso di acquistarlo: «L’ho comprata d’istinto. Ho impiegato dieci anni a pagarla, lavorando sette giorni su sette», ha raccontato lo scorso agosto a Le Parisien. Quest’estate, Karoutzos ha deciso di esporre l’opera nel suo centro d’arte ad Issoire, dopo 24 anni. Un’occasione che i ladri non si sono lasciati sfuggire.
Sul caso la procura di Clermont-Ferrand ha aperto un’inchiesta, definendo l’opera una «eccezionale e unica». Lo sfogo del proprietario, intervistato dalla radio locale Ici Pays d’Auvergne, è durissimo: «È un’opera unica al mondo. Hanno assassinato il patrimonio francese, hanno assassinato la Francia».
Il colpo al Centro d’arte di Issoire si inserisce in una scia preoccupante di furti che negli ultimi mesi ha travolto i musei e le istituzioni culturali in Francia. Tra la fine del 2025 e il 2026, infatti, si conta una serie di colpi eclatanti: dal furto dei gioielli della Corona al Louvre fino alle incursioni al Musée Renoir di Cagnes-sur-Mer.