L’eclisse della crocifissione di Gesù

Eclissi di Sole tra paura e mistero. La crocifissione di Cristo e la teoria  di Albert Einstein - Corriere di Arezzo

Fu di Luna e avvenne di venerdì, precisamente venerdì 3 Aprile 33 d.C. Spieghiamo perché.

di Cesare Guaita

Con l’avvento di calcolatori molto potenti è diventato possibile risalire al momento esatto del verificarsi di eclissi di Sole e di Luna in qualunque luogo della Terra e per qualunque data nel passato. Basta quindi che un’eclisse venga menzionata all’interno di qualche evento storico, per costituire un metodo di datazione assai preciso di questo avvenimento storico.
Uno di questi avvenimenti è la corretta datazione della Prima Pasqua cristiana, ovvero del giorno, mese ed anno della Crocefissione di Gesù. I Vangeli non specificano questa data, in quanto si limitano a dire che si trattava di un venerdì precedente alla Pasqua ebraica (Giovanni XIX,31 oppure Marco VI,42 ). Sembrerebbe apparentemente impossibile, da qui, risalire alla data storica esatta. Ma due studiosi dell’Università di Oxford, Colin Humphreys e W.G. Waddington, non si sono persi d’animo ed hanno affrontando il problema come abili investigatori, sono arrivati ad una soluzione a dir poco sorprendente.
Sull’intervallo temporale ci sono pochi dubbi: Tacito, infatti, negli ANNALES (XV, 44) afferma che Gesù fu crocefisso quando Ponzio Pilato era procuratore della Giudea, quindi in un anno da scegliersi tra il 26 e il 36 dopo Cristo.
Il secondo passo consiste nell’individuare il momento della Pasqua ebraica per ognuno degli anni dal 26 al 36 d.C. E qui le cose cominciano a complicarsi. Sappiamo infatti che la Pasqua ebraica cascava dopo l’equinozio di primavera, nel giorno del plenilunio del mese di Nisan. Siccome il calendario ebraico era basato sui mesi lunari, ogni mese iniziava con la Luna nuova, quindi il giorno del plenilunio era il 15 del mese. Allora la Crocefissione dovette avvenire in una data equivalente al 14 Nisan (sono infatti i Vangeli, come già ricordato, che parlano del giorno precedente alla Pasqua ebraica). Ma qui le cose diventano sempre più difficili : si tratta infatti di stabilire quando cascò il mese di Nisan negli anni dal 26 al 36 d.C. Per questo ci comincia a venire in aiuto il calcolo astronomico. Humphrey e Waddington, in base a conti molto complessi, sono infatti riusciti a risalire ai momenti del novilunio susseguente all’equinozio di primavera per tutti gli anni dal 26 al 36 d.C.: da qui è stato immediato risalire alle date di inizio, per ognuno di questi anni, del mese di Nisan, quindi anche al giorno ed al mese dei vari 14 Nisan tra cui scegliere quello della Crocefissione. Ci si accorge così che, nel periodo in questione, il 14 Nisan cascava nei più disparati giorni della settimana tra Marzo e Aprile. Quale, tra le varie date del 14 Nisan, si può scegliere come la più probabile per la Crocefissione? Naturalmente quella (o quelle) date in cui il 14 Nisan casca di venerdì (il giorno infatti risulta fissato dai Vangeli). Ebbene, i calcoli indicano che il 14 Nisan cascò di venerdì in due date: il 7 Aprile del 30 d.C. e il 3 Aprile del 33 d.C. Quale scegliere delle due? L’impresa, a questo punto sembrerebbe disperata. Fortunatamente, però, anche qui ci viene in aiuto il calcolo astronomico. Nel Vangelo di Luca (XXIII,44) si legge infatti che nel giorno della Crocefissione,”… per tre ore , da mezzogiorno alle tre del pomeriggio, il buio cadde su tutta la Terra”. Se ammettiamo che ‘qualcosa’ sia effettivamente avvenuto nel cielo quel giorno, la cosa più ovvia è pensare ad un’eclisse totale di Sole visibile da Gerusalemme. L’anno di questa eclisse sarebbe anche l’anno che stiamo cercando. Purtroppo, però, in questo caso i calcoli astronomici sono inequivocabili: dal 26 al 36 d.C. non ci fu nessuna eclisse totale di Sole visibile da Gerusalemme. Ne ci poteva essere, dal momento che mai un’eclisse di Sole può avvenire in Luna piena ! E allora? Ancora una volta gli studiosi di Oxford non si sono persi d’animo e si sono appellati ad un’altra citazione delle Scritture, questa volta tratta dagli Atti degli Apostoli (II,14), quando Pietro, parlando della Resurrezione, ricorda una profezia del profeta Gioele: “…il Sole si muterà in tenebre e la Luna si muterà in sangue…” Secondo un modo di esprimersi ben noto alla gente del tempo, l’espressione ‘la Luna si muterà in sangue’ era comunemente usata per indicare un’eclisse totale di Luna, quando la Luna, immergendosi nel cono d’ombra della Terra, assume, per 2-3 ore una tipica colorazione rosso-rame. Allora ecco il nuovo problema: andare alla ricerca di eventuali eclissi totali di Luna visibili da Gerusalemme tra il 26 e il 36 d.C. I calcoli di Humphreys a Waddington hanno, a questo punto, fornito un risultato a dir poco stupefacente: effettivamente il 3 Aprile del 33 d.C. avvenne un’eclisse di Luna visibile da Gerusalemme! Tutto risolto, allora? Non proprio. L’eclisse, infatti, avvenne effettivamente, ma non fu totale, bensì parziale al 60%. In queste condizioni la Luna normalmente non assume il classico colore rosso-rame. A meno che… A meno che, per una circostanza rarissima, non sia visibile solo la porzione di Luna oscurata dall’ombra terrestre. Questo può avvenire solo nel momento in cui la Luna sta sorgendo ed il disco sia contemporaneamente eclissato nella parte superiore (in modo che la parte non eclissata rimanga sotto l’orizzonte). Sembra incredibile, ma proprio questa era la situazione calcolata per il 3 Aprile 33 a Gerusalemme! L’eclisse iniziò alle 3,40 ma la Luna sorse sull’orizzonte di Gerusalemme solo alle 6,20. Questo significa che a Gerusalemme la Luna sorse quel giorno con la parte superiore ancora parzialmente eclissate per un 20%: in queste condizioni il primo lembo di Luna che si affacciò all’orizzonte Est doveva apparire totalmente in eclisse, quindi di colore rosso-rame per gli abitanti di Gerusalemme!
Fu dunque il 3 Aprile 33 d.C. la data della Crocefissione? I dati astronomici che abbiamo descritto sembrano proprio indicarci di sì. Ma c’è ancora un ultimo interrogativo: se Gesù fu crocefisso in concomitanza di un’eclisse di Luna, come mai nel Vangelo di Luca sembra si parli di un’eclisse totale di Sole? Forse qui, la spiegazione è più semplice del previsto: in fondo Luca scrisse il suo Vangelo molti anni dopo che gli avvenimenti raccontati erano avvenuti ed è comprensibile che un’eventuale tradizione orale di un’eclisse (di Luna) avvenuta nel giorno della Crocefissione, si possa essere trasformata nel racconto di un’eclisse di Sole, molto più coinvolgente, emotivamente, di quanto non sia un’eclisse di Luna.

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Europei di atletica, programma di oggi Mercoledì 12 Agosto e italiani in gara

Italy's Ayomide Folorunso (C) competes in the women's 400m hurdles semi-final during the European Athletics Championships at Alexander Stadium in Birmingham on August 11, 2026. (Photo by Paul ELLIS / AFP)

La terza giornata degli Europei di atletica a Birmingham inizia con Dester e Nonino che affrontano le prime tre prove del decathlon, mentre Benedetti, Conte e Osakue cercano la qualificazione nel disco. In pista poi ci saranno Bonora e Mangione nelle batterie dei 400,  Cambiolo, Fontana e Kaddari nei 200 e a Lazzaro e Pernici nelle semifinali degli 800. In serata, Sara Fantini sarà in gara per difendere il titolo europeo di Roma 2024 nel martello, poi alle 21.40, tocca anche a Diaz, Dallavalle e Biasutti nelle qualificazioni del triplo. Alle 22.08 la finale dei 400 ostacoli donne, con Ayomide Folorunso tra le possibili protagoniste per una medaglia.

Ecco il programma di oggi e tra parentesi gli atleti italiani impegnati:

SESSIONE DEL MATTINO 

  • 11:35 – 100 m decathlon uomini: batterie (Dester, Nonino)
  • 11:40 – Lancio del disco donne: qualificazioni, gruppo A (Conte)
  • 12:05 – 400 m donne: batterie (Bonora, Mangione)
  • 12:20 – Salto in lungo decathlon uomini: gruppi A e B (Dester, Nonino)
  • 12:40 – 200 m donne: batterie (Cambiolo, Fontana, Kaddari)
  • 13 – Lancio del disco donne: qualificazioni, gruppo B (Benedetti, Osakue)
  • 13:20 – 800 m uomini: semifinali (Lazzaro, Pernici)
  • 13:45 – Lancio del peso decathlon uomini: gruppi A e B (Dester, Nonino)
  • 13:55 – 400 m ostacoli uomini: semifinali (Sibilio, Bertoncelli, Sommacal)

SESSIONE SERALE 

  • 20:05 – Salto in alto decathlon uomini: gruppi A e B (Dester, Nonino)
  • 20:45 – Lancio del martello donne: finale (Fantini)
  • 20:55 – 110 m ostacoli uomini: semifinali
  • 21:20 – 200 m donne: semifinali (ev. Cambiolo, Fontana, Kaddari)
  • 21:40 – Salto triplo uomini: qualificazioni, gruppi A e B (Biasutti, Dallavalle, Diaz)
  • 21:50 – 400 m uomini: finale (ev. Scotti)
  • 22:08 – 400 m ostacoli donne: finale (Folorunso)
  • 22:22 – 400 m decathlon uomini: batterie (Dester, Nonino)
  •  22:47 – 110 m ostacoli uomini: finale​
  • ilsole24ore

L’eclissi nei vangeli

L'eclisse della crocifissione - LOfficina del Planetario

Nei vangeli sinottici, precisamente nei passaggi Matteo 27,45; Marco 15,33 e Luca 23,44, si racconta che il sole si oscurò per tre ore, da mezzogiorno alle tre del pomeriggio, durante la crocifissione di Gesù. Secondo gli studiosi non si trattò di una vera eclissi perché questi fenomeni durano al massimo alcuni minuti, è però possibile che la descrizione fosse stata ispirata da un fenomeno passato. Secondo i ricercatori Colin Humphreys e W.G. Waddington dell’Università di Oxford, è possibile che l’evento straordinario astronomico descritto nei vangeli si riferisca all’eclissi di luna avvenuta il 14 di Nisan, 3 aprile del 33 d.C.

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L’eclissi solare nel Corano

Osservando il cielo: l'astronomia nell'Islam medievale - Invictapalestina

Nel Corano è descritta un’eclissi di Sole avvenuta nel giorno della morte di Ibrahim, il figlio di 2 anni di Maometto. La data dovrebbe essere il 27 gennaio 632. In occasione di un’eclissi, i musulmani sono invitati a compiere una preghiera specifica. Nel Corano e nella sunnah, i fenomeni naturali (il sorgere e il calare del sole, le fasi lunari, le piogge, i terremoti, e le eclissi) non sono considerati eventi casuali o fenomeni scientifici. Li si considera invece ayat, segni di Allah, che invitano l’essere umano a riflettere sulla creazione, a prendere coscienza della propria debolezza e a rafforzare la propria fede.

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È alta l’attesa per l’eclissi solare del 12 agosto 2026

Il calendario Maya poteva prevedere le eclissi, forse anche quelle dei giorni nostri - greenMe

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Dall’Italia il fenomeno sarà visibile solo parzialmente, anche se le regioni di nord-ovest potranno godersi uno spettacolo quasi completo con l’oscuramento del disco solare che supererà comunque il 90%. Nel nostro Paese lo spettacolo avverrà attorno alle ore del tramonto, a partire dalle 19,30 circa, e a seconda della posizione il massimo della copertura del Sole potrebbe avvenire persino già quando ormai il cielo è buio. Questo tipo di fenomeno da sempre attira l’attenzione degli esseri umani, celebrato dalle popolazioni antiche con cerimonie, rituali e credenze tradizionali.

L’eclissi solare secondo i Maya

Se oggi l’eclissi solare è attesa con trepidazione, in passato alcune culture avevano timore del fenomeno. I Maya, per esempio, credevano che ciò che accadeva nei cieli riflettesse eventi passati, presenti e futuri sulla Terra. Quando gli antichi Maya osservavano le eclissi, vedevano un evento per il quale sembrava che la Luna mangiasse il Sole e che veniva interpretato come una visione delle pratiche cannibalistiche dei loro antenati, che erano state eliminate da tempo.

La mitologia cinese e gli antichi greci

I Maya non erano gli unici a credere di vedere il sole che veniva mangiato. Per l’antica mitologia cinese, le eclissi solari si verificavano quando un drago cercava di divorare il sole. In risposta la gente si accalcava nelle strade, suonando i tamburi per spaventare il drago. Per gli antichi greci, le eclissi erano un segno del dispiacere degli dei nei confronti degli esseri umani; per rappresaglia, il sole abbandonava la Terra. La parola eclissi deriverebbe in effetti dalla parola greca “ekleipsis”, che significa “abbandono” o “un abbandono”. In risposta a un’eclissi solare avvenuta nel 647 a.C., il poeta Archiloco scrisse : “Non c’è nulla che sia oltre la speranza, nulla che si possa giurare impossibile, nulla di meraviglioso, poiché Zeus, padre degli dei dell’Olimpo, fece la notte da mezzogiorno, nascondendo la luce del sole splendente, e un grande timore venne sugli uomini”.

L’eclissi solare per i nativi americani

Secondo una leggenda dei nativi americani Choctaw, la causa delle eclissi era un dispettoso scoiattolo nero che rosicchiava il Sole. Come il drago cinese, anche lo scoiattolo doveva essere spaventato dal clamore e dalle urla dei testimoni umani dell’evento. I popoli Ojibwa e Cree raccontavano una storia secondo cui un ragazzo (o talvolta un nano) di nome Tcikabis cercò vendetta sul Sole per averlo bruciato. Nonostante le proteste della sorella, catturò il Sole in un laccio, provocando un’eclissi. Diversi animali tentarono di liberare il Sole dalla trappola, ma solo l’umile topo riuscì a masticare le corde e riportare il Sole sul suo cammino.

La leggenda Indù sull’eclissi

Una leggenda che proviene dall’antica mitologia indù narra di un astuto demone di nome Rahu che cercò di bere il nettare degli dei e raggiungere così l’immortalità. Rahu si travestì da donna e tentò di partecipare a un banchetto degli dei e fu scoperto da Vishnu. Per punizione, il demone venne prontamente decapitato, ed è proprio la sua testa decapitata che vola nel cielo a oscurare il Sole durante un’eclissi. Alcune versioni dicono che Rahu riusci’ effettivamente a rubare un sorso di nettare ma fu decapitato prima che l’elisir raggiungesse il resto del corpo. La sua testa immortale, alla continua ricerca del Sole, a volte lo cattura e lo ingoia, ma il Sole riappare rapidamente, poiché Rahu non ha gola.

L’eclissi più antica della storia

Tornando alla storia reale, la prima testimonianza di un’eclissi, ovvero della più antica della storia, risale al 1223 a. C. O 1375 a. C. In una tavoletta rinvenuta nell’antica città di Ugarit, nell’odierna Siria, ci sono indicazioni su un fenomeno di oscuramento del disco solare. Le possibili date in cui l’evento sarebbe accaduto sono il 5 marzo 1223 a.C. e il 3 maggio 1375. I babilonesi, padri dell’astronomia occidentale, annotavano il moto degli astri, del Sole e dei pianeti con fini astrologici ed è proprio da loro che lo studio dei moti del cielo arrivò in Egitto, in Grecia e poi tramite i romani fino a noi.

Locarno è una porta che apre al mondo. Da Piazza Grande a “Open Doors”, con Rick Baker e Asia Argento tra proiezioni, anteprime italiane e progetti per sostenere il cinema nei Paesi a rischio

Dopo l’eclissi di sole, questa sera si riaccendono i riflettori in piazza Grande. La cerimonia per il Vision Award al truccatore ed effettista Rick Baker sarà seguita alle 21.30 dalla proiezione di Down the Army of God di Peter Brunner. Non mancheranno eventi tutti italiani: alle 17.30 ne La Sala la proiezione del documentario Marco Bellocchio – la porta della realtà di Fabio Lovino, presentato ieri con il tocco della vergiatese Paola Freddi al montaggio – e che tornerà anche domani alle 16 al Palacinema 2 -, e alle 21 al Palacinema 1 con la Sardegna grezza e brulla di Salvatore Mereu nel suo Alberi Erranti. Domani una prima mondiale ha la firma varesina di Leopoldo Pescatore, di Cuasso al Piano. Alle 16.30 verrà proiettato Cercatori d’angeli, nella sezione Locarno Kids Screenings. L’evento speciale al Teatro Kursaal prevede l’entrata libera per i festivalieri fino a 16 anni. Domani sera, sotto le stelle di piazza Grande, la cerimonia che conferirà all’attrice Asia Argento il Life Achievement Award. A seguire, alle 21.30 la proiezione di Il Cileno di Sergio Castro-San Martín, una coproduzione tra Cile, Italia e Svizzera. Ambientato nel 1976 il suo tema centrale è l’immigrazione: nel pieno delle proteste dei minatori cileni il protagonista è costretto all’esilio a Torino. L’attrice italiana sarà protagonista di una conversazione a ingresso libero venerdì 14 alle 10.30 al Forum Spazio Cinema.

Mentre le proiezioni del concorso internazionale si alternano a talk e debutti, il Festival ha chiuso uno dei suoi programmi per la valorizzazione dei cineasti provenienti da Paesi in cui il cinema come forma di espressione è a rischio. Si tratta dell’iniziativa Open Doors, lanciata dal Locarno Film Festival nel 2003 per sostenere artiste e artisti provenienti da comunità non sufficientemente rappresentate. Per l’edizione 2026 sei progetti in fase di sviluppo si sono sfidati concorrendo per i tre principali premi in denaro. L’Open Doors Grant, il premio principale del valore complessivo di 50mila franchi, è stato suddiviso tra tre progetti: A Vineyard For A Lobster di Talemwa Pius (Uganda), Accept My Plea for Burial di Mohammed Sheikh (Somalia) e Too Much Music di Aseye Fiagbe (Ghana). Inoltre, quest’anno è stato presentato per la prima volta Open Doors Connect, un programma con l’obiettivo di mettere in contatto produttori provenienti da tutto il mondo, favorendo nuove collaborazioni.

La Prealpina

Ferrari: ormai vicino al traguardo il progetto del marchio di Maranello per debuttare nel mondo della vela oceanica con un monoscafo “volante” costruito con la più sofisticata tecnologia automobilistica

Hypersail, la Ferrari del mare è la più grande sfida di sempre della vela italiana

La Ferrari del mare si chiama Hypersail. E non poteva essere rossa. Sarebbe stata banalità pura. Ed ecco allora la livrea gialla: insieme al blu è il colore araldico di Modena, fa da sfondo al logo ufficiale dove incornicia il Cavallino di Francesco Baracca ed è il colore di tante vetture vincenti degli anni ’50 e ’60. Poi c’è una serie di richiami automobilistici: alla Monza SP1/SP2 nella forma della fiancata, o alla Hypercar 499P nel “coachroof” sulla coperta. E ancora il logo Ferrari sulla randa con la “F lunga” vista sulle ali delle monoposto di F1 nel biennio 2023-2024, ma anche sulla Daytona SP, battuta all’asta miliardaria di Peeble Beach.

Frutto del Centro Stile Ferrari, diretto da Flavio Manzoni, il colossale impegno – il budget è senza limiti, mai comunicato – che la Casa di Maranello sta mettendo in piedi è per  la più grande sfida della vela italiana di tutti i tempi. Le dimensioni della barca sono imponenti: 30 metri di lunghezza, 20 di larghezza e 40 di altezza. Ma non bastano a spiegare la novità assoluta: l’aver convogliato, in una singola piattaforma, le soluzioni più avanzate e più estreme disponibili nel settore ad alte prestazioni, con l’aggiunta di idee ancora da testare ma che si annunciano rivoluzionarie. Il risultato sarà il primo monoscafo full-foiling per competizioni offshore, un geniale mix (stiamo semplificando, ovviamente) tra gli AC75 dell’America’s Cup come Luna Rossa – che però gareggiano in acqua quasi piatta – e i 60 piedi Imoca, protagonisti del circuito oceanico e detentori dei maggiori record di velocità.
La barca è stata assemblata in un sito nei pressi di Pisa: il gigantesco scafo è pronto e si procede con il montaggio degli impianti elettrici e idraulici, che proseguirà fino a fine anno. La rotta è tracciata: a settembre 2026 sarà svelato il team velico che condurrà la barca fino al 2031; a fine anno l’installazione di foil, timoni e chiglia, seguita dalle prove strutturali. Il varo vero e proprio sarà nel primo trimestre 2027.
Enrico Voltolini, il project leader della sfida, ha spiegato che «quando vedrete la barca, noterete che è estremamente strutturata, molto più di uno scafo di America’s Cup». La sorpresa rivelata è che i primi passi del trasferimento tecnologico tra automotive e vela  erano iniziati nel 2022, con la F80 e la Luce come riferimenti concettuali, ben prima del lancio delle vetture sul mercato. «La nostra idea era sviluppare un concept che generasse la stessa potenza, con minore resistenza aerodinamica e idrodinamica, con lo stesso approccio adottato per le ultime nate in casa Ferrari come ad esempio la Luce – dice Matteo Lanzavecchia, chief technology officer di Ferrari Hypersail – la differenza tra la prima auto elettrica della nostra storia e le altre vetture del Cavallino sta nel fatto che di solito cerchiamo il carico aerodinamico tramite alettoni e appendici verticali, accettando la resistenza che ne consegue. Se nasce un problema di consumi, mettiamo un serbatoio più grande, perché una maggiore resistenza richiede più carburante. Con la Luce l’esercizio è stato l’opposto: volevamo la massima autonomia ed efficienza; quindi, abbiamo lavorato per ridurre al minimo questa resistenza. È lo stesso identico approccio usato per questa barca».

Tra qualche giorno celebreremo la solennità di Maria Assunta in Cielo

La supplica dell’Armonauta

Tra qualche giorno celebreremo la solennità di Maria Assunta in Cielo. Per molti sarà solo Ferragosto. Le antiche Feriae Augusti. Un giorno di festa. Un giorno di riposo. In realtà è molto di più, per chi crede. Molto di più. Un giorno santo. Un giorno di particolare grazia. Il giorno nel quale l’Eternità ha spalancato le sue porte per accogliere nel suo grembo la più perfetta tra le umane creature. In corpo e anima. La tradizione della Chiesa ci insegna, infatti, che un corpo umano – un corpo di donna segnato dagli anni e dalla fatica – è già oltre la morte. Non l’idea di un corpo. Non la sua copia, il suo doppio, la sua simulazione o la sua astrazione. Ma il corpo. Il corpo fisicamente tangibile. Il corpo in carne e ossa. Il corpo umano trasformato dalla potenza dell’Altissimo in corpo spirituale, incorruttibile, glorioso, immortale. Il suo corpo, non un altro.

In questo giorno santo, dunque, Cielo e Terra sono fisicamente collegati. Le cataratte del Cielo sono spalancate. Per accogliere ogni preghiera innalzata con fede e cuore puro. Così come accolsero il corpo della Vergine Maria. Immensità del mistero. Sul quale, purtroppo, ci soffermiamo troppo raramente a riflettere. Ogni buon Armonauta, tuttavia, lo sa. È giusto che lo sappia e che lo ricordi. Sarebbe un peccato sprecare questa occasione.
Per questo vogliamo fermarci un momento, sospendere il flusso dei pensieri e dei problemi della vita, per contemplare il grande mistero della Madre di Dio e Madre Nostra e innalzare a Lei la nostra umile supplica. Ma poiché il nostro cuore, ancora bambino, affannato e impastato dalle cose della terra, non è stato definitivamente rapito nel Suo cuore (e di questo ci dogliamo profondamente, mentre rimane costante e sincero il desiderio di essere affrancati da questa condizione), per rivolgerci a Lei vogliamo fare nostre le parole di un uomo innamorato della Madre di Dio, il cui cuore è stato da tempo interamente rapito dal cuore della Madre Nostra e dal suo Mistero. Che le parole di quest’uomo innamorato dalla Madre di Dio diventino la contemplazione e la supplica di ogni Armonauta:
“La solennità della Vergine Maria, assunta in cielo in corpo e anima, è un giorno in cui il nostro pensiero deve stare nel Cielo, accovacciato ai piedi della Madre nostra nello splendore della sua gloria e porsi in santa contemplazione. Chi contempla la Vergine Maria, chi ammira la sua bellezza, chi scruta e scopre ciò che Dio realmente ha fatto di Lei, cambierà ogni pensiero su Dio, su Cristo Gesù, sullo Spirito Santo, sulla Chiesa, sui suoi riti e celebrazioni, sui suoi sacramenti. Cambierà pensiero non solo sull’umanità, ma anche sul tempo e sull’eternità, sulla Storia e sulle sue vicende, sul Paradiso e sul suo contrario. Perché vedrà ogni cosa dal mistero purissimo della Madre di Dio. Vedrà ogni cosa con i suoi occhi e il suo cuore. Scrutare l’amore del Padre, la grazia del Figlio, la comunione dello Spirito Santo con il cuore della Madre di Dio, leggere in essi con i suoi occhi, vedere ogni cosa con il suo spirito, è scoprire gli abissi della carità del Padre, l’onnipotenza redentrice e salvatrice della grazia di Gesù Signore, la forza trasformatrice, unificatrice, elevatrice e rinnovatrice dello Spirito del Signore. Per il cuore e la mente della Vergine Maria si entra in pienezza nella verità di Dio.

Se però la Vergine Maria non diviene, perché da noi non scelta, non voluta, non desiderata come nostro cuore, nostri occhi, nostro pensiero, nostro desiderio, nostra aspirazione di sapienza e di intelligenza, Dio rimarrà sempre un mistero inaccessibile. Perché all’uomo non è data altra via per raggiungere il cuore di Cristo, eterna verità, se non per mezzo del cuore della Madre sua. Infatti, sono tutti senza il vero Cristo coloro che, per stoltezza, si sono privati del cuore di Lei. Lo spirito del male sa che la sua vera nemica è la Madre di Gesù. Se lui riesce ad allontanare un cuore dalla Madre di Dio, se lo priva di Lei, per lui tutto diviene più facile. Non ci sono ostacoli alla conquista del mondo. L’unico baluardo è la Madre celeste. Tolta Essa dai cuori, questi crolleranno. Si dissolveranno più che le mura di Gerico. Lui potrà governare indisturbato il mondo, come attualmente sta facendo. Il cristiano è senza la Madre. Nel giorno santo dell’Assunzione, dunque, noi contempliamo una Donna vestita di sole, con dodici stelle che le fanno da corona e con la luna sotto i suoi piedi. Il sole è Dio. Dio avvolge Maria di se stesso. La rende partecipe della natura divina in modo unico, singolare, particolare, speciale. Nessuna creatura mai ha ricevuto e mai riceverà una partecipazione così alta, eccelsa, elevata. Chi vede Maria è quasi come se vedesse Dio, tanto stupenda e meravigliosa è la sua luce. Maria non si esalta. Lei loda e ringrazia, benedice ed esalta il suo Signore. Lei non si è fatta. È tutta e interamente opera del Padre, per il Figlio, nello Spirito Santo. È questa la vera grandezza della Madre celeste: la sua umiltà. Lei sa che niente viene da Lei. Tutto invece viene da Dio e canta per Lui il suo cantico eterno di lode.
La sua umiltà dovrebbe essere la nostra umiltà. Da Lei dovremmo impararla. Per mezzo di Lei dovremmo ottenerla. Per confessare che tutto è un dono di Dio. Tutto è un dono di Dio speciale, assai speciale. È un dono di Dio ricevuto per essere donato totalmente, interamente, senza nulla trattenere per noi. Maria, dono purissimo di Dio, tutta si è data a Dio nel suo corpo, nella sua anima, nel suo spirito, nella sua volontà, nei suoi desideri. Per il suo Dio si è immolata sul Golgota, divenendo martire nell’anima. Le dodici stelle raffigurano tutte le altre luci del Cielo. Dio ha disposto che ogni luce angelica o umana, cioè dei santi, facesse da corona alla Madre sua. Ha voluto che, come Lui con la sua luce eterna ha adornato la Madre del suo Eterno Figlio, così ogni altro beato del Paradiso, angelo o uomo, sia luce che adorna la Vergine Maria. Nulla deve mancare in gloria, in luce, in bellezza alla Madre sua. Lei deve occupare il primo posto nel cielo. Dio vuole che essa risplenda adornata di tutta la sua luce e di quella di tutti i beati del suo Cielo. Nonostante questa sublime gloria, la Vergine Maria è rimasta e si è fatta ancora più umile. Nella sua umiltà si è come nascosta, inabissata.
Le stelle che le fanno corona sono anche le Chiese del Figlio suo sparse per tutta la terra. Per essere luci luminose e splendenti, esse hanno bisogno di vera, grande, quotidiana purificazione. Anche la luna è sotto i suoi piedi. La luna è mutevolezza, imperfezione. Maria, invece, è la perfezione. La più pura e la più vera. In Lei nessuna macchia. Lei è tutta santa e splendente. Neanche la morte, che ha potere su tutta l’umanità, ha avuto potere sulla Madre di Dio. Maria dalla morte è stata preservata. Dio non ha permesso che la Madre sua fosse, anche per un solo istante, prigioniera di essa. Il Padre in Maria, liberandola dalla morte, ha voluto manifestare quanto grande e onnipotente è il suo amore. Il Figlio attraverso di Lei ha voluto rivelare quanto è redentrice e salvatrice la sua grazia. Lo Spirito Santo ha voluto mostrare ad ogni uomo dove giunge la sua santificazione per le anime che si lasciano amare da Dio. La Vergine Maria è la Donna più amata da Dio. È il suo capolavoro. È la completezza della sua creazione. È la bellezza che racchiude ogni bellezza. Maria non doveva essere neanche sfiorata dalla morte.

Nel giorno solennissimo dell’Assunzione, la Vergine Maria rivela nella pienezza della verità ciò che avrebbe dovuto essere l’umanità senza peccato: una fonte dalla quale sempre sarebbe sgorgato lo Spirito Santo per unire gli uomini tra di loro e con Dio. Questo purtroppo non è stato possibile a causa del peccato e gli uomini si sono trasformati in diffusori dello spirito del male, spirito che divide gli uomini dagli uomini e gli uomini da Dio. Maria entra nella casa di Elisabetta e il suo saluto diviene portatore dello Spirito Santo. La sua voce colma dello Spirito di Dio penetra nel cuore di Elisabetta e nel suo seno. Elisabetta all’istante viene illuminata sul mistero di Maria, il bambino viene ricolmato dello Spirito del Signore. Potenza dell’umanità nuova che traspira di Spirito Santo, umanità nuova che è alito di Spirito Santo. Elisabetta proclama Maria grande perché ha obbedito, ha ascoltato. Maria invece si proclama grande non perché ha ascoltato, ma perché il Signore ha visto la sua umiltà, cioè la sua verginità dello spirito e il suo desiderio di essere sola umile serva del suo Creatore e Signore. Mettendosi tutta nelle mani del suo Dio, annientandosi di se stessa, Dio ha potuto fare per Lei grandi cose. Non è facile entrare nel mistero della Vergine Maria. Bisognerebbe vestirsi del suo cuore, indossare la sua anima, ricolmarsi di ogni suo desiderio. Ma soprattutto occorrerebbe divenire anche noi vergini per il nostro Dio, spogliati di noi stessi, di ogni nostro desiderio e volontà, per appartenere interamente al nostro Dio e Signore. Senza una quotidiana immersione negli abissi della Madre di Dio, poco si comprende e poco si percepisce di Lei.
Misera è quella comunità cristiana che per esaltare Cristo toglie gloria alla Madre sua. Questa comunità non sa che Cristo veste Maria della sua gloria. Cristo non toglie alla Madre. Dona tutto se stesso a Lei. Tutta la Chiesa Lui ha posto nelle mani della Madre sua. Tutto il Cielo è affidato al suo governo di Madre. Povera è ogni anima che si vergogna di esaltare la Madre celeste. Quest’anima è spiritualmente e teologicamente misera. Nulla ha compreso di Dio. Senza vita è quella comunità che toglie Maria dal suo seno. Come Dio per dare la vita al Figlio suo ha creato Maria, così sempre crea la Madre sua in ogni cuore che vuole generare alla vita soprannaturale qualche anima. Dove Maria non regna, neanche la vita regna, perché nessuna anima verrà generata a Dio se non per mezzo di Lei. Lei è la Madre attraverso la quale Dio ha stabilito che ogni anima venga generata a vita nuova, divina, spirituale, cristica. Ecco ora cosa è giusto che l’assunzione in cielo della nostra Madre ci insegni: l’uomo, ogni uomo, deve avere un solo desiderio nel cuore: raggiungere la luce eterna, contemplare la gloria di Dio, abitare nella sua casa, dimorando in Dio, immerso in Lui.
Se questa è la realtà meravigliosa e stupenda, che supera ogni immaginazione, fantasia, pensiero, riflessione, perché noi tutti abbiamo perso il desiderio di conquistare ciò che dura per l’eternità e ci siamo lasciati sommergere dalle cose caduche di questa terra che oggi ci sono e domani spariranno? Perché abbiamo abbandonato ciò che è prezioso e ci siamo dedicati corpo, anima, mente, desideri, pensieri, opere, omissioni a tutto ciò che è vile, a ciò che non ha valore, che non dura, che è senza alcuna consistenza? Perché noi sciupiamo vanamente la nostra vita dedicandola tutta al tempo e quasi per nulla alla “costruzione” della nostra eternità? Ecco la risposta: non crediamo che la nostra eternità vada costruita. Il cristiano oggi corre il rischio di vivere di una perenne illusione, che è la matrice e la fonte di ogni scandalo, nefandezza, iniquità, malvagità, oscurantismo morale, stupidità intellettiva e razionale, di ogni empietà, idolatria e irreligione, calunnia e menzogna, falsità e immersione nei vizi. Questa perenne illusione afferma che la vita eterna è già data e che tutti la gusteremo. Coltivatori di essa sono una schiera innumerevole di falsi profeti e falsi maestri. Ecco perché noi a Lei in questo solennissimo giorno vogliamo innalzare la nostra umile supplica. Vergine Maria, Regina dei profeti, oggi il mondo è sotto il governo della falsa profezia. Suscita per la nostra salvezza dei veri profeti e ottieni per essi la pienezza dello Spirito Santo, perché portino sulla nostra terra la purissima verità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo dalla quale è la verità di ogni uomo.

Vergine Maria, Regina degli Apostoli, dona ai Vicari del Figlio tuo e a tutti i ministri della grazia e della verità, il coraggio e la forza di annunciare sempre il Vangelo nella sua purezza e integrità. Aiutali ad essere sempre luce della Chiesa e del mondo. Se la loro luce si spegne, le tenebre avvolgeranno anche gli astri del cielo. Vergine Maria, Regina dei Martiri, dona a ogni uomo che si dice cristiano, la forza, il coraggio, la fermezza e la costanza di essere verità di Cristo in mezzo ai suoi fratelli. Essere discepoli di Gesù non è una maschera che si indossa a tempo. È invece il nostro sangue, la nostra carne, la nostra anima, il nostro spirito.
Vergine Maria, Regina della famiglia, fa’ che ogni famiglia si riappropri del fine per cui è stata fatta da Dio con la stessa creazione dell’uomo. Fa’ che il mondo intero sappia che Dio non ha creato un maschio e una femmina. Ha creato la famiglia. Ha creato l’uomo che è maschio e femmina per essere procreatore della vita.
Vergine Maria, Madre della Chiesa, tu sai che oggi i discepoli del Figlio tuo e i tuoi figli sono sotto l’assedio del male. Tu sai che molti già sono divenuti sua bocca e suo cuore. Vieni e rinchiudi negli abissi più profondi delle tenebre eterne il principe del male. Vergine Maria, Donna Vestita di Sole, Splendore del Cielo e della terra, del tempo e dell’eternità, vestici di te, perché, come te, possiamo essere umili per il nostro Dio. Angeli e Santi, venite in nostro soccorso e liberateci da ogni stoltezza e insipienza. Tu, Maria, sei Madre della vita.

Ancora una grazia ti chiediamo, Madre ricca di misericordia e di pietà. Se tu vieni, vedrai che la scienza si è dichiarata onnipotente e si è fatta il nuovo Dio dell’uomo. Vedrai che la politica usa l’uomo, anziché servirlo, e lo usa con ogni legge di falsità e di menzogna. Vedrai i grandi mali generati dal cosiddetto “progresso civile” che avanza. Vedrai che i giovani sono carenti del vero amore perché mai sono stati nutriti con esso. Vedrai una società confusa, smarrita, disorientata, senza meta, persa nei suoi vizi e nelle sue infinite vanità. Vedrai che siamo schiavi di ogni falsità e menzogna. Vedrai che al posto della luce regnano le tenebre, al posto della giustizia l’ingiustizia, al posto della verità la falsità, al posto di Dio, del vero Dio, l’uomo. Vedrai i nostri innumerevoli idoli dinanzi ai quali ci prostriamo in adorazione. Vedrai che il nostro universale Vangelo sono i social, infernale pulpito dal quale si può gridare ogni calunnia e manifestare ogni odio come verità e amore per i fratelli. Vedrai anche i figli della tua Chiesa impantanati nel fango della grande idolatria e immoralità. Se tu verrai, vedrai che le nostre parole non sono un’esagerazione. Sono un milionesimo della tristissima confusione morale, spirituale, antropologica, teologica dei nostri giorni. Ecco allora la nostra supplica, Madre santa: vieni e acceca questo mondo come un giorno fu accecato Saulo sulla via di Damasco. Non abbiamo altra salvezza. Solo tu sei la nostra luce, Madre di Dio. Che, per la tua luce, il Padre nostro illumini il mondo intero. Grazie, Madre Assunta in cielo”.
Fin qui le parole di chi ha lasciato che il proprio cuore fosse interamente rapito dal cuore e nel cuore della Madre di Dio. Noi invece balbettiamo. Con le labbra, con lo spirito e con la mente. Noi restiamo un passo indietro. Sulla soglia del Mistero. Ancora distanti, purtroppo. Ma desiderosi d’esser conquistati. Siamo ancora in cammino. Talvolta confusi. Altre volte smarriti. Ma ogni buon Armonauta sa bene a quale stella guardare per ritrovare la rotta perduta. Ave maris stella, cantava un inno antichissimo, quando il mare era ancora un abisso e ogni partenza un atto di fede. Anche Bernardo di Chiaravalle ci esorta in tal senso: se insorgono i venti della tentazione, se si avvicinano gli scogli della tribolazione, guarda la stella, invoca Maria. Respice stellam, voca Mariam.
Per questo la supplica dell’Armonauta non è una fuga dal mondo. Né una bigotta professione di fede. Confido che non venga accolta come tale. Essa è, invece, un atto di profonda umiltà e di sublime dolcezza spirituale. Il gesto più concreto e più vero che ciascuno di noi può compiere. Ovvero: chiedere un cuore per amare il vero amore; chiedere occhi per vedere l’invisibile; chiedere di essere accecati come Saulo, per tornare finalmente a vedere; chiedere che la scienza ritrovi la sapienza, la tecnica il fine, il potere il limite, l’uomo vecchio l’Uomo nuovo; chiedere che la Storia recuperi la sua saggezza; chiedere che l’Umanità riscopra la propria verità. Nel giorno di Maria Assunta in Cielo, allora, non lasciamo che il rumore del Mondo soffochi la melodia del Paradiso.

Per una volta, lasciamoci rapire dall’eterno. Per un giorno. Per un solo giorno, almeno. Alziamo lo sguardo. Può cambiare la nostra vita. Cielo e Terra si toccano davvero, fino a essere un’unica cosa.

Avvenire

Le esperienze stressanti vissute durante l’infanzia lasciano delle ‘cicatrici’ nel cervello

Il mesencefalo, la regione del cervello che nei topi conserva i segni dello stress (fonte:  Michael Shribak, Marine Biological Laboratory, Woods Hole, MA da Flickr CC BY-NC 2.0) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Ansa

Le cellule che si trovano in alcune aree conservano una memoria molecolare dei traumi subiti attaccando etichette sul Dna, e ciò rende più vulnerabili ad ansia, depressione e altri disturbi dell’umore anche da adulti.

Il meccanismo è stato osservato nei topi nello studio guidato dall’Università di Princeton e pubblicato sulla rivista Neuron. La scoperta offre, però, un bersaglio preciso per mettere a punto future terapie.

“Attualmente non esistono trattamenti per gli effetti dello stress precoce sul cervello – afferma Catherine Jensen Peña, che ha coordinato lo studio – in parte perché non avevamo un quadro chiaro dei meccanismi molecolari su cui intervenire. Questo studio è entusiasmante – aggiunge la ricercatrice – perché svela un meccanismo preciso e contribuisce, inoltre, a spiegare perché l’impatto dello stress sia allo stesso tempo ampio e latente”.

Ricerche precedenti avevano già permesso di capire che lo stress subito nell’infanzia modifica l’attività dei geni nelle cellule del cervello, ma finora non era chiaro il meccanismo alla base di questo fenomeno. Gli autori dello studio si sono concentrati sulla regione chiamata area tegmentale ventrale, popolata da cellule nervose che producono dopamina in risposta allo stress.

Hanno così scoperto che, nei giovani topi esposti a esperienze stressanti, queste cellule mostrano un’etichetta molecolare in una regione del Dna che la fa rimanere srotolata: ciò vuol dire che i geni lì presenti vengono attivati più facilmente quando si ripresentano avversità. Impedendo all’etichetta di attaccarsi al Dna, infatti, i ricercatori hanno protetto i topi dall’insorgenza dell’ansia anche se erano cresciuti in un ambiente stressante.

EURO-NADIA CAMPIONESSA EUROPEA

BIRMINGHAM 2026 – Nadia Battocletti si conferma sul tetto d’Europa. L’atleta trentina delle Fiamme Azzurre ha conquistato la medaglia d’oro nei 5000 metri ai Campionati Europei di Birmingham, confermando il titolo conquistato a Roma nel 2024.

Battocletti ha tagliato il traguardo con il crono di 15’37”84, replicando così il successo ottenuto due anni fa nella rassegna continentale disputata a Roma. Una nuova affermazione di prestigio per la mezzofondista trentina, protagonista di una gara condotta con grande determinazione e capace di confermarsi ancora una volta ai vertici del mezzofondo europeo.

fidal.it

(Segnalazione web a cura di Giuseppe Serrone e Albana Ruci)