Un grande cammino europeo sulle orme di Giovanni Paolo II. Accordo fra Italia e Polonia




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Davide Dionisi – Città del Vaticano
“Esprimiamo preoccupazione per la violenta escalation delle proteste a Tirana. Le libertà di manifestazione e di espressione sono diritti fondamentali e valori basilari dell’Unione europea. Essi devono essere rispettati ed esercitati pacificamente”. Così in una nota la delegazione dell’Unione europea in Albania a seguito dell’escalation di violenza durante le proteste degli studenti a Tirana degenerata già da ieri 13 ottobre in scontri con la polizia.
Il corteo era stato indetto nell’ambito delle proteste antigovernative, cominciate il 31 maggio scorso, della cosiddetta “Flamingo Revolution”, ovvero le manifestazioni contro i progetti edilizi previsti in aree ambientali protette. Tra questi, il piano turistico di lusso legato alla famiglia del presidente americano Donald Trump. Dalla fine di maggio i manifestanti si oppongono alla costruzione di un hotel in una riserva naturale lungo la costa, un progetto collegato alla figlia del presidente Usa, Ivanka, e al marito Jared Kushner. L’iniziativa ha alimentato accuse di presunta corruzione e di mancanza di trasparenza.
Solidali con il movimento, gli studenti hanno spiegato di essere scesi in piazza anche per denunciare le condizioni dell’insegnamento universitario, l’aumento delle tasse di iscrizione e la scarsa attenzione verso i giovani. Secondo la polizia, gli scontri hanno causato sei feriti tra agenti e una giornalista, nessuno in modo grave. Sul numero degli arresti i dati divergono: i media locali parlavano di una dozzina di fermati, mentre le forze dell’ordine hanno poi indicato 23 persone arrestate. Un gruppo di manifestanti “si è reso protagonista di atti di violenza” rivelano le fonti della polizia. “Hanno inoltre danneggiato la facciata del ministero con sampietrini e altri oggetti”. Secondo il comunicato, i manifestanti hanno continuato a prendere di mira gli agenti con bottiglie molotov, petardi, pietre e altri proiettili.
Il ministro dell’Interno, Ervin Demo, ha “invitato tutti i partecipanti alla calma, la violenza è ingiustificabile”, in un messaggio apparso su Facebook. Sullo stesso canale social il vice primo ministro, Albana Kociu, ha pubblicato un video che mostra un manifestante scontrarsi con un gruppo di agenti, accompagnato dal messaggio: “La violenza non è stata, non è e non sarà mai la soluzione”.
L’Associazione dei giornalisti albanesi ha denunciato che un cronista ha riportato lesioni fisiche per mano della polizia e che a una troupe è stato impedito di documentare la protesta. “Invitiamo la Polizia di Stato a cessare immediatamente gli attacchi a media e giornalisti. È inaccettabile e richiede un intervento urgente dell’Agenzia di vigilanza sulla polizia e della magistratura”, si legge nella nota.
“Siamo a conoscenza delle accuse di uso eccessivo della forza da parte della polizia contro manifestanti e giornalisti. Ci aspettiamo che le azioni della polizia siano proporzionate e rispettino i diritti fondamentali, e ci aspettiamo che questi casi vengano indagati con la massima priorità” riprende la nota della delegazione dell’Unione europea in Albania che rivolge un appello alla moderazione e al confronto. “Incoraggiamo tutte le parti a ridurre le tensioni. Un dialogo costruttivo tra tutti gli attori coinvolti è l’unica via da seguire”.
Letture del Giorno
Prima Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìn
Ef 1,11-14
Fratelli,
in Cristo siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo
che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 32 (33)
R. Beato il popolo scelto dal Signore.
Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate. R.
Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. R.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini. R.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,1-7
In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:
«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.
Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.
Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Avvenire
La strada non è soltanto degli automobilisti. Sembra un’ovvietà, ma forse la novità più interessante dello schema di decreto del nuovo Codice della strada, approvato in via preliminare dal governo, sta proprio qui: per la prima volta con tanta evidenza il legislatore prova a guardare alla circolazione come a un sistema nel quale convivono automobilisti, motociclisti, ciclisti, utenti dei monopattini e pedoni. E nel quale sicurezza significa proteggere i più deboli, ma anche chiedere a tutti una quota di responsabilità. Il testo uscito dal Consiglio dei ministri non è ancora legge: dovrà passare attraverso i pareri del Consiglio di Stato, della Conferenza Unificata e delle commissioni parlamentari prima di tornare al Governo per il via libera definitivo. In teoria, entro metà marzo 2027 il Nuovo Codice della strada potrebbe essere approvato definitivamente. L’entrata in vigore, invece, probabilmente, sarà fissata al 1° gennaio 2028.
Dunque alcune norme potranno ancora cambiare. Ma l’impianto è definito e, per chi si muove a piedi, contiene una piccola rivoluzione culturale. La prima riguarda gli attraversamenti. Al pedone viene esplicitamente richiesto un comportamento prudente prima di impegnare la carreggiata: non basta insomma trovarsi dalla parte giusta della legge per essere automaticamente dalla parte giusta della sicurezza. Il principio è semplice e persino banale: prima di attraversare occorre verificare che farlo sia possibile senza pericolo. Una precisazione che sembra scritta più per il buon senso che per il Codice, ma che racconta quanto sia cambiata la strada, soprattutto nelle città, dove automobili, bici, moto, monopattini e persone si contendono spazi sempre più congestionati.
È sopravvissuta anche un’altra norma presente nelle prime bozze: fuori dai centri abitati, di notte e sulle strade prive di illuminazione, chi procede a piedi dovrà rendersi visibile. Una prescrizione che sposta una parte della prevenzione sul pedone stesso. Non significa equiparare chi cammina a chi conduce un mezzo da una o due tonnellate, naturalmente, ma riconoscere che essere visti è una componente essenziale dell’essere sicuri.
È invece scomparsa dal testo approvato dal Governo la disposizione che aveva fatto più discutere durante l’estate: la multa da 75 euro per il pedone sorpreso ad attraversare utilizzando smartphone, tablet o altri dispositivi elettronici. Nella bozza iniziale il divieto era piuttosto dettagliato e prevedeva alcune eccezioni, ad esempio per l’uso in vivavoce o con auricolari che consentissero comunque di percepire i rumori circostanti. Nel passaggio al Consiglio dei ministri la sanzione è stata cancellata. Resta però il problema che aveva suggerito la norma: quello del “pedone distratto”, figura ormai familiare nelle nostre città, con gli occhi sullo schermo e spesso le cuffie nelle orecchie mentre entra sulla carreggiata. Non sarà una multa specifica a impedirlo, almeno per ora: toccherà ancora affidarsi al buon senso.
Contemporaneamente, però, il nuovo Codice rafforza la tutela di chi attraversa correttamente. Il mancato rispetto della precedenza a pedoni e ciclisti potrà infatti essere accertato anche a distanza. È una novità tutt’altro che marginale: significa estendere la tecnologia dei controlli automatici a una delle violazioni più frequenti e pericolose della circolazione urbana. Finora telecamere e dispositivi elettronici sono stati associati soprattutto a velocità, semafori e accessi alle Ztl; domani potranno servire anche a difendere concretamente chi mette piede sulle strisce. Ed è forse qui il punto più significativo della riforma: provare a uscire dall’eterna contrapposizione tra automobilista “colpevole per definizione” e pedone sempre e comunque innocente. La gerarchia delle responsabilità resta inevitabilmente legata alla capacità di fare danno: chi guida un’automobile ha nelle mani un mezzo potenzialmente letale e deve comportarsi di conseguenza. Ma vulnerabilità non può significare irresponsabilità. La sicurezza stradale funziona soltanto se ciascuno fa la propria parte.
Il principio ritorna nelle norme dedicate ai monopattini: arrivano il divieto di manovre improvvise e a zig-zag e, per quelli a noleggio, l’obbligo di fotografare il mezzo correttamente parcheggiato alla fine dell’utilizzo. Potranno essere individuate aree di sosta anche sui marciapiedi, ma soltanto garantendo il passaggio dei pedoni e delle persone con disabilità. Per queste ultime c’è poi una novità importante: tutti i Comuni dovranno aderire alla piattaforma nazionale CUDE, affinché il contrassegno disabili venga riconosciuto sull’intero territorio nazionale.
Il resto del nuovo Codice contiene molte novità destinate a far discutere. Le multe vengono generalmente arrotondate al ribasso e viene sospeso l’adeguamento automatico biennale all’inflazione: le sanzioni oggi fissate a 26 e 42 euro, ad esempio, scenderanno a 25 e 40. Per l’eccesso di velocità si abbandona la logica dei soli scaglioni introducendo un criterio progressivo legato ai km orari oltre il limite.
Cambiano anche le abitudini quotidiane dell’automobilista: patente e documenti di circolazione non dovranno più necessariamente essere portati con sé perché potranno essere verificati telematicamente. Sale da 50 a 65 anni l’età fino alla quale il rinnovo della patente per automobili e moto resta decennale. Inoltre entrerà in vigore la possibilità, per i motociclisti, di utilizzare la corsia di emergenza in autostrada in caso di incidenti o rallentamenti. Salta, rispetto al testo base, l’abbassamento a 17 anni dell’età minima per conseguire la patente B. Occorrerà ancora la maggiore età.

Avvenire
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di Markus Krienke*
Leone XIV ha voluto chiarire senza ambiguità che l’ideologia dell’estrema destra è incompatibile con il cristianesimo. Questa realtà sta guadagnando campo in Occidente attraverso una politica discriminatoria che fa della «remigrazione» la propria parola d’ordine. Con una breve ma netta affermazione pronunciata durante il volo di rientro dalla Francia il 28 settembre, Leone ha ribadito la sua ferma posizione, espressa già un anno fa: per essere pro-life non basta posizionarsi contro l’aborto se allo stesso tempo si è a favore della pena di morte e si negano i diritti fondamentali ai migranti. Inoltre, il Papa ha confermato la presa di posizione dei vescovi tedeschi del 17 settembre scorso in seguito alle elezioni in Sassonia-Anhalt. In essa si afferma l’incompatibilità tra l’AfD e i valori costituzionali: i vescovi ribadiscono la fermezza nella loro difesa e la loro coerenza con il Papa.
Per mons. Heiner Wilmer, presidente dell’episcopato tedesco, «l’AfD è palesemente di orientamento nazionalista ed etnonazionalista. Per questa ideologia non c’è posto né dentro, né fuori dai luoghi di culto, né nel cristianesimo, né nell’ebraismo, né nell’islam».
Come anche il Papa, Wilmer rivendica che non si tratta affatto di ledere la separazione tra Stato e Chiesa attraverso un’ingerenza illegittima nella sfera politica, ma di sottolineare l’appropriazione indebita del cristianesimo da parte della destra estrema e di difendere quei riferimenti fondamentali della coesione sociale per i quali la Chiesa si impegna. Se la Chiesa non ha il diritto di intervenire nella sfera politica, certamente ha il dovere di alzare la voce quando la dignità umana viene lesa in modo grave ed evidente. In altre parole, nella difesa della vita e della persona, la Chiesa non può mai valicare la linea della politica. Con un’affermazione tipica del suo stile, riferibile anche a questa posizione, il Papa ironizza: «Se questo è considerato fare politica, allora l’ho fatta».
Leone ha dato avvio, qualche giorno fa, alla sua catechesi sulla Gaudium et spes, ricordando che «il distacco tra fede professata e vita quotidiana va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo».
In altre parole, ogni cristiano laico è chiamato, proprio per la sua fede, a difendere e sostenere i valori della dignità umana, dei diritti e della democrazia, perché «non può accettare strutture inique». Così egli «investe nella libertà», come il Papa ha ricordato al Partito Popolare Europeo, lo scorso aprile. Proprio per questo i cristiani devono stare all’erta quando i partiti di estrema destra come l’AfD cercano l’alleanza e usano simboli cristiani, trovando nella Chiesa persone disposte a sostenerli. In questo momento storico,
il Papa non teme di far valere pienamente la sua autorità istituzionale per riaffermare l’autentico messaggio biblico: l’universalismo, la misericordia e l’amore dei nemici sono valori del Vangelo inconciliabili con le ideologie di estrema destra, poiché queste ultime limitano la solidarietà a chi appartiene al proprio popolo, operano forme di selezione e discriminazione tra gli esseri umani e parlano di «peccato dell’empatia».
*docente di etica alla Facoltà di teologia di Lugano
catt.ch
AGI –
A 117 anni, Qamile Marra non si preoccupa più di tanto di dimostrare di essere forse la donna più anziana del mondo, né tantomeno di convincere gli uffici previdenziali albanesi che non è deceduta.
Per una donna nata sotto l’Impero Ottomano, che ha compiuto 36 anni due settimane prima della fine della Seconda guerra mondiale e che è sopravvissuta alla dittatura comunista in Albania, l’obiettivo principale resta quello di godersi la vita.
Ha 117 anni e non è mai stata dal medico: “Il mio segreto? Zero farmaci e basilico in tasca”
“La vita è bella, come il monte Tomorr in fiore”, dice all’AFP con un sorriso, riferendosi a una delle vette più alte dell’Albania, mentre siede davanti alla sua casa a Ferras, a circa 100 chilometri a sud della capitale Tirana. Circondata da alberi da frutto, Marra trascorre quasi tutta la sua esistenza in questo villaggio, coltivando i propri prodotti e accudendo il bestiame. “Si vive finché Dio ha stabilito”, racconta con il volto profondamente segnato dalle rughe e incorniciato dal tradizionale fazzoletto bianco sul capo.
Ha 117 anni e non è mai stata dal medico: “Il mio segreto? Zero farmaci e basilico in tasca”
Secondo la data di nascita riportata su diversi documenti ufficiali — il 19 agosto 1909 — Marra sarebbe più anziana di due giorni rispetto alla britannica Ethel Caterham, attualmente riconosciuta dal Guinness dei primati come la donna vivente più longeva al mondo. Determinare con certezza l’età dei “supercentenari” può rivelarsi complesso: uno studio che ha vinto il premio Ig Nobel 2024 evidenzia come molte persone note per l’estrema longevità provengano da aree con registri lacunosi o diffuse frodi pensionistiche.
Tuttavia, Marra dispone di una documentazione solida che sembra confermare la sua età. I suoi familiari contattan o il Guinness dei primati esibendo un certificato di nascita del 1945, un passaporto del 1978 e una carta d’identità recente: tutti riportano la medesima data di nascita. Ha 117 anni e non è mai stata dal medico: “Il mio segreto? Zero farmaci e basilico in tasca”
La sua longevità coglie di sorpresa persino le autorità locali, che interrompono l’erogazione della pensione al compimento del suo centesimo anno di età. Il figlio ottantenne Hysen spiega: “Non credevano che mia madre fosse ancora viva”, ricordando di aver dovuto fornire prove e testimonianze per far riprendere i sussidi. Solo di recente il governo le concede una pensione statale speciale in riconoscimento della sua età straordinaria.
Ha 117 anni e non è mai stata dal medico: “Il mio segreto? Zero farmaci e basilico in tasca”
Il segreto di tanta longevità risiede nelle sue abitudini quotidiane. Marra si alza presto per spazzare il cortile, annaffiare i fiori e dare da mangiare alle galline, prima di gustare il suo caffè preferito. Ama fare passeggiate nel frutteto con il figlio, raccogliendo melograni maturi e infilandosi foglie di basilico in tasca per “godersi il profumo”. Suo figlio conferma che non è mai andata da un medico e non ha mai preso alcun farmaco.
Il marito di Marra è scomparso 36 anni fa, ma lei sorride ancora ricordando il loro matrimonio combinato e pieno d’amore: “Altrimenti, come avrei potuto avere sette figli da lui?”. Oggi vede crescere attorno a sé ben cinque generazioni della sua famiglia.
Della sua giovinezza conserva un’unica fotografia vecchia di quasi un secolo, che ritrae una diciottenne con lo stesso foulard bianco che indossa ancora oggi. “Quando vedo gente che va e viene per casa, sono felicissima”, conclude commossa.
Agi

I tre esami che hanno portato i medici ad indicare al Papa la necessità di intervenire al polmone sono stati: una broncoscopia robotica con biopsia, una tac toracica con contrasto e una pet. Lo ha detto il direttore della sala stampa vaticana, Matteo Bruni, rispondendo ai giornalisti.
La presidente del Perù, Keiko Fujimori, ha espresso pubblicamente la vicinanza della nazione a Papa Leone XIV a seguito delle notizie sul suo stato di salute. Attraverso un messaggio ufficiale, ha sottolineato la reazione del popolo peruviano e ha invitato tutti i cittadini a unirsi spiritualmente. “I peruviani accolgono con profonda tristezza la notizia sulla salute del nostro caro Papa”, ha scritto Fujimori. Esortando la popolazione a formare una “grande catena di preghiera”, la presidente ha invocato il Signore dei Miracoli affinché accompagni il pontefice in questo momento complicato per permettergli di rimettersi presto. Nel testo, Fujimori ha ricordato il legame del Papa con il Paese sudamericano. “Santo Padre, questa terra, che è anche la sua casa, la abbraccia con immenso affetto”, ha concluso la presidente, sottolineando l’importanza di ricambiare con la preghiera il sostegno ricevuto tante volte dal pontefice in passato.
ansa