Blog Parrocchie Online La vostra finestra su mondo, Chiesa e religioni

Ecco la cinquina (anzi la sestina) del Premio Strega 2026

open.online
Saranno sei e non cinque, come solitamente avviene, i finalisti del Premio Strega 2026, annunciati questo mercoledì 3 giugno, al Teatro Romano di Benevento. Una sestina, consentita grazie all’articolo sette del regolamento: se nella graduatoria dei primi cinque non compare un titolo di un editore medio piccolo, accede alla seconda votazione quello con il punteggio maggiore, dando luogo a una sestina. Questi i nomi: al primo posto Michele Mari, con 280 voti per “I convitati di pietra” (Einaudi), al secondo posto a sorpresa Matteo Nucci, con 242 voti per “Platone. Una storia d’amore” (Feltrinelli). Terza Bianca Pitzorno con “La sonnambula” (Bompiani), 195 voti, seguita da Teresa Ciabatti con “Donnaregina” (Mondadori), 184 voti e da Alcide Pierantozzi con “Lo sbilico” (Einaudi), 170 voti. Ripescata Elena Rui con “Vedove di Camus” (L’orma), 163 voti.
A votare sono stati in 677 su 800 (84,6% degli aventi diritto). Durante l’incontro, erano presenti le autrici e gli autori candidati all’ottantesima edizione: Maria Attanasio, Ermanno Cavazzoni, Teresa Ciabatti, Mauro Covacich, Michele Mari, Matteo Nucci, Alcide Pierantozzi, Bianca Pitzorno, Christian Raimo, Elena Rui, Nadeesha Uyangoda, Marco Vichi.
L’articolo Ecco la cinquina (anzi la sestina) del Premio Strega 2026 proviene da Open.

Lettura e Vangelo del giorno 4 Giugno 2026

Letture del Giorno

Prima Lettura

Dal libro del Deuteronòmio
Dt 8,2-3.14b-16a

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

 

Salmo Responsoriale

Dal Sal 147

R. Loda il Signore, Gerusalemme.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. R.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R.

 

Seconda Lettura

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 10,16-17

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 6,51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Un nuovo farmaco raddoppia la sopravvivenza di chi ha un tumore al pancreas

 Per comprendere la portata dello studio “RASolute 302”, presentato al Congresso mondiale di oncologia (Asco) di Chicago, occorre andare al momento della presentazione dei risultati. I grafici pubblicati sui Ledwall della sala gremita da chirurghi, oncologi, ematologi e immunologi, illustrano la sopravvivenza a un anno dei malati di cancro del pancreas già metastatico: il 53,2% dei pazienti trattati con il nuovo farmaco daraxonrasib è in vita, contro il 17,3% di quelli curati con chemioterapia. Un brivido attraversa gli specialisti, tanti si commuovono, poi tutti si alzano in piedi e un applauso diventa una standing ovation.
Ora è acclarato: dopo decenni di tentativi inutili, questo farmaco orale, prodotto dall’americana Revolution Medicines, ha dimostrato di poter raggiungere risultati senza precedenti in pazienti già trattati con una prima linea di terapia. È una svolta. Al di là dei numeri della sopravvivenza, pure significativi nel deserto odierno di opzioni terapeutiche, ciò che assume un valore enorme è che i ricercatori – lo studio è stato coordinato dal Dana-Farber Cancer Institute di Boston (per l’Italia hanno partecipato l’Istituto Nazionale Tumori e l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, l’Istituto Oncologico Veneto di Padova e l’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa) – hanno trovato la strada per agire su “Ras”, una delle alterazioni più frequenti e più difficili da aggredire nella malattia. Il daraxonrasib prende di mira la proteina Kras (che fa parte della famiglia di geni Ras) che alimenta quasi tutti i tumori al pancreas. Il farmaco lega le molecole tra loro per agganciare e bloccare la proteina. Questi geni possono indurre le cellule tumorali a continuare a ricevere segnali di crescita e divisione: tale processo può portare alla diffusione della malattia. Oltre il 90% dei pazienti con la forma più comune di tumore al pancreas, l’adenocarcinoma duttale pancreatico, presenta una mutazione nel gene Kras. Questa variante è chiamata “Ras G12” e determina un’iperattività della proteina Kras. Ora, poiché i geni Ras alimentano altri tipi di cancro, c’è anche la speranza di ottenere scoperte in altri ambiti. Farmaci simili sono in fase di sperimentazione per il cancro ai polmoni e al colon.
Insomma, non siamo di fronte alla cura definitiva ma all’inizio di un percorso, finalmente vincente, per il quale bisognerà continuare ad investire in ricerca. «Questi risultati sono rivoluzionari», dice la professoressa Rachna Shroff, primario di Oncologia del Cancer Center dell’Università dell’Arizona. «Il passo successivo al quale ora puntiamo – sottolinea entusiasta da Chicago Chiara Cremolini, responsabile del programma Sperimentazioni dell’Aou di Pisa – è di poter anticipare l’uso del farmaco anche ai pazienti in fase più iniziale di malattia e non metastatici, con l’obiettivo futuro di poter arrivare anche alla guarigione». Ma mentre per i malati americani l’autorizzazione all’assunzione del farmaco potrebbe arrivare nel giro di poche settimane, per l’immissione al commercio nel nostro Paese bisognerà attendere, forse anche un anno. Ecco perché i ricercatori italiani ed europei chiedono all’azienda produttrice di rendere possibile «l’uso compassionevole» nel Vecchio continente. Questa opzione, afferma Cremolini, «prevede la possibilità che i pazienti possano accedere al farmaco in via eccezionale, prima dell’approvazione, tramite i centri specializzati». Del resto, spiega l’oncologa, l’Autorità europea dei medicinali (Ema), ha dato al medicinale «la designazione di “farmaco orfano”, per velocizzare i tempi di valutazione del dossier, ma in ogni caso saranno necessari dei mesi».
Avvenire

Alessia Succo, l’atleta italiana più giovane di sempre al Golden Gala

 

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci, è davvero troppo presto per Alessia Succo presenziare al Golden Gala, i suoi palcoscenici da prima della classe ora sono altri, ma se continuerà così potrà senz’altro essere protagonista in breve anche nel blasonato meeting romano. Alessia è un diamante dell’atletica italiana, 17 anni (classe 2009) e un futuro che sembra già scritto. Ma intanto il presente che racconta una la classe cristallina e una serenità e semplicità che la porteranno lontana. L’ultimo acuto proprio domenica al Brixia Next Gen di Bressanone quando ha eguagliato la migliore prestazione europea under 18 di sempre nei 100 ostacoli con 12.86 (+0.5). Un primato pari al crono ottenuto dalla slovacca Laura Frlickova a Banska Bystrica nel 2024.
Ora la 17enne piemontese è seconda al mondo di ogni epoca dietro soltanto alla giamaicana Kerrica Hill (12.71) con le barriere di categoria allieve da 76 centimetri. Alessia sarà l’attesa stella degli Europei U18 che si terranno dal 16 al 19 luglio a Rieti, l’allieva dell’Atletica Settimese domenica ha demolito il personale di 13.04 realizzato nella scorsa stagione quando vinse la medaglia d’oro all’Eyof di Skopje prima di conquistare il bronzo europeo U20 a Tampere.
In questo 2026 in febbraio ha già superato la migliore prestazione mondiale U18 nei 60hs indoor ad Ancona in 8”05. Con le barriere più alte, quelle da 84 centimetri, è invece già scesa di recente due volte a 13”14 riscrivendo il suo record italiano under 20 mentre al coperto ha corso in 8”08 nei 60hs durante l’inverno, primato italiano U20 e migliore prestazione europea U18 di sempre. Per sentire la sua voce in un’intervista bisogna attendere il pomeriggio, al ritorno da scuola: «Sono al terzo anno di geometra qui a Torino, avevo iniziato con il liceo scientifico ma ho cambiato. Gli studi futuri: credo scienze motorie. Al Liceo il tempo mio di studio era ridotto per via della mia attività atletica, i professori non ne tenevano conto. Ora invece riesco a organizzarmi con interrogazioni programmate e i professori comprendono di più le mie tante assenze dovute alle gare».
L’umore è alto, Alessia è su un binario che la porterà lontano: «I compagni di scuola e tanti amici mi seguono, vorrebbero venire spesso a tifarmi. È bellissimo ciò che sono riuscita a raggiungere in questi ultimi anni, non avrei mai immaginato di arrivare a questi livelli». Prima di Bressanone è finita tra le grandi al Meeting di Savona: «Il mio primo anno, gente fortissima come avversarie, sesta su sei in 13”14, davanti hanno vinto in 12’86».
Regina giovanile mondiale, Alessia danza tra gli ostacoli: «Facevo mezzofondo, poi mi hanno spostato sulla velocità, ho 11”60 sui 100 metri, mi piacciono anche i 200 metri». Intanto c’è da costruire il fisico e la tecnica: «Ho lavorato per migliorare la partenza e i primi 5 ostacoli con il passaggio della seconda gamba. Ora si lavora per la seconda parte dei 100 metri». Quando hai 17 anni gli obiettivi sono tanti, vicini e lontani, sognare non è vietato: «Voglio vincere gli Europei under 18 a Rieti, poi avrà i mondiali under 20, categoria che ancora non mi appartiene, a Eugene negli Usa. Lì non ambisco a chissà quale medaglia, ma voglio fare bene, voglio il mio tempo. Poi a novembre le Olimpiadi giovanili in Senegal». E più in là? «Olimpiadi, senz’altro 2028 o al massimo 2032, i mondiali di atletica. Vorrei tutto, ho fatto record inaspettati nel 2025 e che sto abbassando, qualche gara internazionale mi sta cercando. Sì, sono felice».
Avvenire

Inquieti, per costruire la pace: la sfida di YouTopic

 

Saranno giornate disarmanti. Sono queste le parole – entrate ora, grazie a Leone XIV, più spesso, anche nel dibattito pubblico – con cui ogni anno l’Italia si mette in cammino per ritrovarsi a YouTopc Fest, il festival di Rondine Cittadella della pace, dove, nella cittadina in provincia di Arezzo, il mondo della cultura, dell’informazione, dell’educazione, delle istituzioni e della diplomazia popolare si ritrova, per ripartire, poi, più consapevole che la pace è possibile. A testimoniarlo, anche quest’anno, dal 4 al 7 giugno, saranno le storie di chi ha vissuto in prima persona il disinnescarsi dei conflitti. Tra questi, i giovani della World House, lo studentato internazionale che accoglie ragazzi e ragazze provenienti da Paesi in guerra che imparano, nel borgo medievale di Rondine, a guardare negli occhi quello che nelle proprie terre chiamavano nemico, per scrivere insieme una nuova pagina di futuro. Con loro, ci saranno anche gli studenti che da più regioni della penisola scelgono di passare lì il quarto anno delle scuole superiori, elaborando progetti di ricaduta sociale da riportare nei propri territori e imparando dai più grandi dello studentato internazionale il coraggio della pace. In questa edizione del festival, si incontreranno poi voci e volti intorno al tema “Inquietudine – Come custodire la scintilla dell’umano?”, per parlare di educazione alla pace, di dialogo tra culture e popoli, anche tutt’ora in conflitto, dell’importanza del linguaggio, di impegno contro le mafie, di giustizia riparativa e delle sfide presentate dall’intelligenza artificiale. Tra i tanti panel, anche la presentazione in anteprima, il 6 giugno alle 10, del libro “Parole inquete” del fondatore di Rondine Franco Vaccari – in libreria dall’8 giugno –, che, con la prefazione della diplomatica Elisabetta Belloni e la postfazione del direttore di Avvenire Marco Girardo, raccoglie gli editoriali dell’autore usciti sul quotidiano con cui Vaccari prende per mano le parole «forza», «difesa», «deterrenza», «armi», per sottrarle al dibattito pubblico e riportarle alla coscienza e alla responsabilità di ognuno, recuperando la possibilità di aprire nuove vie di pace.

A concludere il festival, sarà un concerto, dal titolo “Destinazione Pace”, in cui Lorenzo Jovanotti, Amara, Giovani Caccamo e l’Oida-Orchestra instabile di Arezzo dialogheranno con i giovani di Rondine. Il ricavato della serata sarà per gli studenti internazionali e devoluto alla Cittadella, che potrà così sostenere nuove borse di studio per far arrivare tra le colline di Arezzo nuovi giovani provenienti da contesti di guerra (iscriversi e donare è possibile tramite il portale Rete del Dono al link https://www.retedeldono.it/festa-finale-youtopic). Testimonial della serata, Lorenzo Jovanotti ha già invitato i suoi fan a partecipare attraverso i propri canali social.

Avvenire