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Superano il confine con la Svizzera per andare a funghi. Ma dopo aver raccolto 30 chili di porcini la polizia li ferma e glieli sequestra

Superano il confine con la Svizzera per andare a funghi. Ma dopo aver raccolto 30 chili di porcini la polizia li ferma e glieli sequestra

Due uomini di nazionalità italiana sono stati fermati lo scorso 5 settembre nei pressi del valico di Ligornetto al confine tra Svizzera e Italia. Si erano recati nel Ticino a bordo del loro Suv per raccogliere funghi quando la polizia ticinese li ha fermati sequestrando l’intero “bottino” che avevano nel veicolo. Le autorità svizzere, infatti, hanno trovato i due italiani in possesso di 30 chili di funghi porcini, un quantitativo cinque volte superiore a quello consentito dalla legge ticinsese che pone il limite di raccolta a 3 chili al giorno per persona.
La ricostruzione
Inizialmente i due italiani hanno raccontato alle autorità di aver raccolto i funghi in Germania, dove vige una legislazione diversa. Versione che tuttavia hanno successivamente ritrattato, confessando che i funghi provenivano dal territorio svizzero.

I due sono stati così denunciati dalle autorità all’Ufficio della natura e del paesaggio del Dipartimento del territorio per infrazione alla legge cantonale sulla raccolta di funghi. Secondo quanto riportano i media locali, i funghi sequestrati saranno donati a una casa di riposo per anziani situata nella zona.

Il Messaggero

101 giorni di Rivoluzione dei Fenicotteri: L’Albania non è in vendita, il governo sì

Polizia in abiti civili durante il 101esimo giorno della protesta dei fenicotteri, a Tirana, in Albania

L’8 settembre la Rivoluzione dei Fenicotteri ha raggiunto il suo 101° giorno consecutivo. Un numero che, da solo, racconta solo in parte ciò che sta accadendo in Albania.

Lunedì 7 settembre, in occasione del 100° giorno, era stata convocata una manifestazione nazionale. Il momento più significativo è stato sicuramente dopo il presidio sul Bulevardi Dëshmorët e Kombit, quando i manifestanti si sono presi per mano e hanno circondato simbolicamente la sede del governo, formando una catena umana in movimento circolare attorno all’edificio al grido di “Rama, dimettiti”, “Shqipëri e re” – una nuova Albania – e “Rama në burg, Berisha në burg”, marce che accompagnano da mesi le proteste.

La Rivoluzione dei Fenicotteri rappresenta ormai ufficialmente la protesta più lunga mai registrata in Albania.

L’8 settembre: «L’Albania non è in vendita, in vendita è il governo»

Il 101° giorno è stato un giorno lungo e pieno di contestazioni. Alle 11 del mattino un gruppo di manifestanti si è presentato davanti alla Kryesia e Kuvendit, la Presidenza del Parlamento, mentre all’interno stava per riunirsi la Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari. L’azione è durata poco: la polizia è intervenuta allontanandoli dall’ingresso dell’edificio.

Alle ore 17, contemporaneamente all’apertura della seduta plenaria, la mobilitazione si è spostata davanti al Parlamento. Già diverse ore prima, gli accessi all’area erano stati chiusi al pubblico, compreso quello verso il centro commerciale Toptani, e l’intero perimetro era stato circondato da un imponente dispositivo di polizia. Sembra ci siano stati dei fermi anche prima dell’ora dell’inizio annunciato, ma le tensioni sono aumentate quando i deputati hanno iniziato a lasciare il Parlamento. Le cronache della serata riferiscono di circa 20 persone accompagnate nei commissariati. Particolarmente visibile è stata la presenza di agenti in borghese, intervenuti in diversi momenti per trascinare via singoli manifestanti.

Lo abbiamo già raccontato: quando il Parlamento si riunisce, alla protesta quotidiana del pomeriggio si aggiunge quella davanti all’istituzione. Era già successo a luglio e avevamo raccontato fermi, trascinamenti, gas lacrimogeni e intimidazioni, compreso il fermo della giornalista di Citizens.al Vjolanda Peca mentre documentava una manifestazione. Anche stavolta un giornalista, di News24, è stato fermato: Shpend Gashi. Con lui anche il leader del partito Shqipëria Bëhet (L’Albania Diventa), Adriatik Lapaj, rilasciato poco dopo.

Questa seduta segnava l’apertura del terzo periodo di lavori dell’XI legislatura, dopo la pausa estiva. L’ordine del giorno prevedeva l’approvazione dei verbali della seduta del 27 luglio e la nomina di Evis Kushi a vicepresidente del Parlamento in sostituzione di Klodiana Spahiu, a sua volta nominata ministra della Salute e del Welfare, dopo le dimissioni di Evis Sala. Queste ultime due decisioni approvate con 79 voti, mentre l’opposizione ha abbandonato l’aula al momento del voto.

In questo nuovo semestre parlamentare, tra i dossier prioritari ci sono la riforma elettorale, le leggi collegate all’integrazione europea e soprattutto la nuova riforma amministrativo-territoriale che nelle ultime settimane ha generato proteste locali, come avevamo raccontato su Pressenza ad agosto.

Da qui il senso politico dello slogan “Nuk na përfaqësoni | Non ci rappresentate”: molto più che soltanto una contestazione generica contro il legislatore.

Nel precedente articolo avevamo raccontato come settembre fosse iniziato con 14 arresti. Il 4 settembre, dopo 72 ore, il Tribunale di Tirana ha poi dichiarato illegittimi gli arresti e disposto la liberazione delle persone detenute.

Nella notte tra il 2 e il 3 settembre decine di account Instagram collegati in vario modo alla Rivoluzione dei Fenicotteri sono stati limitati o disattivati quasi contemporaneamente. Alcuni attivisti avevano già subito nelle settimane precedenti rimozioni di video, contestazioni per presunte violazioni del copyright, impossibilità di utilizzare la funzione “collab” e forti riduzioni della visibilità dei contenuti: il cosiddetto shadowbanning. Tra le persone colpite figurano attivisti che documentavano quotidianamente le proteste, anche in inglese, e pagine studentesche e civiche.

Repro Uncensored, organizzazione internazionale che documenta casi di censura digitale, ha dichiarato a Citizens.al di aver registrato decine di casi collegati alla protesta e ha chiesto che venga indagata la possibilità di segnalazioni coordinate. Meta ha poi riconosciuto che alcuni account erano stati rimossi per errore, ne ha ripristinati alcuni e si è scusata, ma non ha ancora fornito una spiegazione complessiva né chiarito se dietro l’ondata di segnalazioni vi sia stata un’azione coordinata. Il Partito Democratico Europeo ha chiesto trasparenza a Meta e attenzione alla Commissione europea. Rama ha invece negato categoricamente qualsiasi coinvolgimento del governo.

Dopo 101 giorni, la Rivoluzione dei Fenicotteri continua così a misurarsi con tanti spazi democratici contemporaneamente ed è diventata un banco di prova per la qualità della democrazia albanese: per il diritto di manifestare senza essere fermati, di documentare l’operato della polizia senza vedere la propria libertà negata per giorni, di contestare le decisioni delle istituzioni e di far circolare quelle immagini e quelle parole senza che vengano rese invisibili da meccanismi opachi di moderazione digitale.

Cento giorni di protesta hanno già dimostrato che una grande parte della società albanese non è più disposta a essere spettatrice delle decisioni prese sul proprio territorio e sul proprio futuro. Decisioni che modificano territori, amministrazioni locali, beni comuni e vita quotidiana delle persone.

Il prossimo passaggio sarà già sabato 12 settembre, quando la diaspora è chiamata a raggiungere Tirana per un nuovo corteo: partenza alle 19 da Sheshi Nënë Tereza e arrivo a Sheshi Skënderbej per unirsi alla protesta principale. Una marcia annunciata come civica, simbolica e pacifica.

Dopo un’intera estate trascorsa nelle strade asfaltate di Tirana, tra presìdi, arresti, denunce, cortei e tentativi di oscuramento, il movimento continua così a ripetere la promessa con cui ha attraversato questi 101 giorni: «Nesër më shumë». Domani, ancora di più.

pressenza.com

Albania, scontri a Tirana: centesimo giorno di proteste contro il progetto di Kushner

Proteste in Albania, intervista a Fatos Lubonja | lavialibera

(LaPresse) A Tirana, capitale dell’Albania, la polizia si è scontrata con i manifestanti durante l’ultima protesta contro un controverso progetto immobiliare di lusso legato a Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Gli agenti hanno impedito ai dimostranti di raggiungere il Parlamento, riunito per la prima volta dopo la pausa estiva. La manifestazione ha segnato il centesimo giorno consecutivo di proteste. Nel centro di Tirana, i manifestanti hanno sfidato il cordone di polizia, lanciando uova e pomodori contro gli agenti in tenuta antisommossa. Le proteste, ribattezzate la «rivoluzione dei fenicotteri» per i numerosi cartelli raffiguranti l’uccello rosa, sono nate dall’opposizione a un grande progetto edilizio sulla costa. Secondo i critici, l’intervento potrebbe provocare danni ambientali e limitare l’accesso del pubblico al litorale. Con il passare delle settimane, le manifestazioni si sono trasformate da una protesta contro il progetto immobiliare in una contestazione più ampia del governo socialista del primo ministro Edi Rama, al potere da lungo tempo. Rama sostiene invece l’investimento, affermando che potrebbe contribuire a modernizzare il Paese dopo decenni di isolamento durante il regime comunista. Durante la protesta, i manifestanti hanno scandito slogan come «rivoluzione!», mentre la polizia scortava i parlamentari durante gli spostamenti da e verso il Parlamento. Diversi dimostranti sono stati fermati, anche se non è stato immediatamente chiarito se nei loro confronti siano stati effettuati arresti.

Settembre, la scuola, l’adolescenza, una crisi: tutte le ripartenze di una famiglia (e come affrontarle)

Una famiglia in bicicletta

Avvenire

Ogni giorno, in qualche angolo del mondo, c’è una famiglia che si sveglia e riparte. Sa che, per funzionare, deve ricominciare ogni volta. Ricominciare non significa azzerare tutto, ma ripartire dal punto in cui si era arrivati per fare un passo avanti rispetto alla situazione precedente. La psicologia parla di resilienza familiare che è non tanto la capacità di tornare esattamente a dove già si era giunti, quanto quella di ripartire per attraversare un cambiamento, riorganizzarsi e trovare un nuovo equilibrio. Vale per le ripartenze ordinarie, quelle di ogni giorno, quelle di cui neppure ci accorgiamo, ma anche quelle che rappresentano svolte fisiologiche nel cammino delle famiglie: amori che sbocciano, figli che nascono, crescono, se ne vanno, genitori che rimangono soli. E vale, soprattutto, per quelle straordinarie che seguono eventi importanti, come una malattia grave, un tradimento, un lutto, una separazione, la perdita del lavoro e tanto altro ancora. Anche questi, a ben pensarci, sono eventi normali che, prima o poi, toccano tutti. Ma, per fortuna, non capitano ogni giorno. Le ripartenze straordinarie sono quelle che ci coinvolgono profondamente, che assorbono tonnellate di attesa, di ansia, di preoccupazione, che fanno soffrire e sollecitano a metterci in gioco. Dopo un fatto tanto rilevante, nulla sarà più come prima e quindi noi per primi siamo chiamati a cambiare, appunto a ripartire. Non è mai facile, eppure la ripartenza, in qualunque modo la si intenda, fa parte delle dinamiche con cui ogni famiglia è chiamata a fare i conti.
È quello che sta capitando in questi giorni alla famiglia nel bosco, dopo la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha deciso il ritorno dei figli a casa con un iter a tappe. Le indicazioni dei giudici parlano tra l’altro di iscrizione alla scuola pubblica e di fine settimana con i genitori nella casetta di Palmoli in attesa di un ritorno definitivo per cui però non è stata indicata una data. Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, con i loro tre bambini, comunque la si pensi, sono stati in questi mesi un esempio di resilienza eccezionale. Tante volte, in pochi mesi, sono stati costretti a ripartire. E tante volte, pur dissentendo da quanto loro imposto, hanno accettato il cambiamento. Hanno compreso la necessità di non opporsi con gesti sconsiderati alla decisione del tribunale che, nell’ottobre scorso, ha disposto l’allontanamento dei figli. Una scelta profondamente traumatica per ogni genitore, ma soprattutto per chi, come loro, non si è mai reso protagonista di maltrattamenti, abusi, gesti di violenza o atteggiamenti di indifferenza e di incuria verso i figli. Eppure Catherine e Nathan sono ripartiti cercando di risolvere la questione attraverso gli strumenti della legge, cioè istanze e ricorsi. Poi, altra ripartenza, quando hanno accettato di modificare gli aspetti abitativi del loro casolare ispirato ai principi della deep ecology (ecologia profonda), niente servizi igienici, niente luce elettrica, riscaldamento minimo solo con fonti rinnovabili. E nel marzo scorso c’è stato anche l’allontanamento di Catherine dalla casa-famiglia di Vasto perché accusata di contestare le indicazioni degli educatori. Per alcuni mesi ai genitori è stato anche imposto il divieto di vedere i figli. Poi audizioni, nuove perizie, uno scambio fitto di relazioni e istanze tra avvocati, servizi sociali e tribunale hanno permesso alla famiglia di riprendere fiducia. Il 25 luglio scorso la nuova istanza di ricongiungimento e il 7 luglio l’ascolto dei bambini in audizione protetta.  Passaggi che hanno preparato la decisione dei giudici di martedì scorso e hanno costretto all’ennesima ripartenza a cui sono ora chiamati Catherine e Nathan, con l’impegno di ricostruire la vita familiare – pur con la gradualità imposta dal tribunale – dopo quasi un anno di separazione.

Ripartire può aprire un dissidio tra coerenza e amore?

La maggior parte delle famiglie non vive per fortuna eventi che hanno conseguenze tanto drammatiche, ma la storia di Palmoli ci mostra un aspetto paradossale e su cui occorre riflettere proprio in una prospettiva di ripartenza. Quanto più una famiglia nutre il desiderio di costruire la propria vita secondo un ideale che appare difficilmente conciliabile con il comune modo di pensare e di agire, tanto più la realizzazione di quell’obiettivo può tradursi in incomprensioni, contrasti, intolleranze, interventi da parte delle istituzioni. L’ecologismo radicale della famiglia del bosco presume uno stile di vita incomprensibile per la maggior parte delle persone. Facile immaginare che il loro rifiuto della modernità e il loro anelito a una sorta di primitivismo globale abbia indotto i servizi sociali a denunciare i rischi a cui erano sottoposti i bambini per quanto riguarda salute, istruzione, socializzazione, sicurezza, rapporto con le istituzioni. Non sappiamo se questi rischi fossero reali. Non sappiamo se lo sviluppo psicologico e cognitivo di quei piccoli sarebbe stato davvero messo a rischio dalle scelte dei genitori. Non intendiamo alimentare le fazioni dei pro e dei contro che si sono esercitate già a lungo, anche con toni sgradevoli, nei mesi scorsi. Valgono sul caso le valutazioni equilibrate espresse da Viviana Daloiso nell’analisi uscita mercoledì su Avvenire (vedi qui). Ma qui ci stiamo interrogando sulla galassia delle ripartenze e sappiamo che per Catherine e Nathan il prezzo della ripartenza è stata la rinuncia a una parte significativa del loro stile di vita, conseguenza di un pensiero, quello dell’ecologismo integrale, che rappresenta per loro una profonda convinzione. Di fronte all’amore per i figli però, in questo sconvolgente capitolo della loro vita, i due genitori hanno preferito mettere da parte un’idea tanto controcorrente e per loro strettamente legata a un principio di giustizia, per assecondare le richieste delle assistenti sociali e degli educatori. Accettando di modificare in parte il casolare nel bosco di Palmoli, di trasferirsi temporaneamente nella casa messa a disposizione dal Comune, di iscrivere i figli alla scuola pubblica – come già avevano deciso di sottoporli alle vaccinazioni – hanno scelto la possibilità di ripartire insieme come famiglia, modificando o congelando la propria idea alla luce di quello che era accaduto. Amore talvolta vuol dire anche flessibilità, capacità di comprendere quello che sta accadendo per adeguare il passo agli eventi e proteggere in questo modo le relazioni più importanti. Loro l’hanno fatto e per questo, comunque la si pensi, meritano rispetto e ammirazione. Epure tante domande sorgono. Ma l’intervento del tribunale ha messo a rischio la libertà educativa di una famiglia che, fino a prova contraria, non stava mettendo in atto comportamenti contrari alla legge? Ci sarebbe da aprire un capitolo importante per definire i limiti oltre i quali, in campo educativo, la libertà dei genitori non deve tradursi in un rischio per i figli. E, allo stesso tempo, per vedere nell’intervento delle istituzioni, troppo spesso auspicato quando non avviene ed esecrato quando si manifesta con provvedimenti sanzionatori o limitanti, un accompagnamento, un aiuto, un sostegno e non una contrapposizione inconciliabile. Anche perché, non dimentichiamolo mai, i figli non sono proprietà dei genitori ma sono, come i genitori, cittadini che hanno il diritto di essere tutelati dallo Stato – cioè dalla collettività, da tutti noi – quando vivono momenti di difficoltà, quando vengono privati dei loro diritti, come appunto la salute, la socializzazione, l’istruzione, l’inserimento in un contesto sociale. Il problema è stabilire chi ha il diritto/dovere di intervenire per accertare tutto ciò, e quali competenze deve possedere chi interviene per avviare una valutazione corretta, equilibrata, in grado di mettere al primo posto gli interessi dei soggetti più deboli, in questo caso i bambini. Questioni di grande interesse che non possiamo sviluppare come meriterebbero – ma su cui certamente torneremo a breve – ma questioni che qui è importante accennare perché, ogni momento di crisi comporta un cambiamento e sollecita diverse modalità di ripartenza. E quando queste ripartenze avvengono in una prospettiva di amore non sono mai incoerenti. Anzi, c’è una coerenza dell’amore che supera la coerenza delle idee.

Ripartire,
un percorso irrinunciabile di vita?

Certamente sì. Ogni cambiamento implica una ripartenza. E ogni esistenza è immersa nel cambiamento. La famiglia poi, come tutte le realtà pulsanti di vita, cambia continuamente. È un’esperienza comune. Il “per sempre” dell’amore non è mai stasi ma sollecitazione a riadeguarsi giorno dopo giorno, anzi ora dopo ora. L’amore rivoluziona gli orizzonti e quando due persone decidono di condividere un comune progetto di vita, scelgono allo stesso tempo di cambiare insieme. Purtroppo non ne sono quasi mai consapevoli e, quando cominciano i problemi, una delle frasi che più spesso capita di sentire è: «Non ti riconosco più. Sei diverso. Non sei più quello di prima». Certo, è normale. La disattenzione, i problemi, le paure, le distrazioni, l’ansia, le distanze ci hanno fatto perdere qualche colpo e così nella coppia il cambiamento – scontato e irrinunciabile – è però avvenuto su registri diversi. Uno ha perso di vista quello che stava avvenendo nell’altra. Non ne ha compreso l’evoluzione. Anzi, ha lasciato che si verificasse senza accertarsi che il cambiamento non si traducesse in allontanamento. Attenzione, non è obbligatorio che nella coppia il cambiamento avvenga all’unisono. Anzi, sarebbe quasi impossibile pretenderlo. Ma è importante che ciascuno sia consapevole e coinvolto emotivamente, se non concretamente, nei cambiamenti dell’altro. Solo con questa avvertenza, che diventa attenzione, curiosità, sensibilità, dedizione reciproca, è possibile anche immaginare una ripartenza insieme. La comune volontà di ricominciare – sempre, qualunque cosa accada – è una condizione irrinunciabile per la tenuta della coppia. Tanto più importante quando la famiglia cresce, quando nasce un figlio, quando l’amore a due diventa anche progetto genitoriale e occorre trovare motivazioni ed energia per ripartire in tre, poi in quattro, poi chissà, almeno per chi lo ritiene possibile e ha la volontà e le motivazioni per farlo.
Quando poi il bambino comincia la scuola, e cambiano tempi, responsabilità, relazioni con l’esterno, occorre moltiplicare le attenzioni perché il binomio cambiamento-ripartenza presenta variabili imprevedibili e richiede aggiustamenti continui, verifiche tempestive, decisioni che devono essere prese con responsabilità e competenza. Così quando arriva l’adolescenza ed è indispensabile – cambiamento tutt’altro che agevole e mai scontato – passare dal controllo all’accompagnamento. Ma il cambiamento più traumatico, e quindi la ripartenza più complessa e più devastante per la coppia genitoriale, avviene quando i figli diventano adulti, escono di casa, ed è importante lasciarli andare. La coppia deve così trovare una nuova configurazione. Oggi il passaggio è sempre più sfumato, sempre meno definito. Il crollo dei matrimoni e la diffusione delle convivenze come modalità pressoché generalizzata, rende il passaggio da una famiglia all’altra una modalità tanto fluida quanto impercettibile. La maggior parte dei giovani adulti che allacciano una relazione non si staccano più dalle rispettive famiglie d’origine in modo netto, dall’oggi al domani. Non c’è più la data fatidica, ma una serie di passi non codificati che avvengono in modo imprevedibile e impercettibile. Una prassi sempre più diffusa ma senza alcun regolamento scritto che ha polverizzato ogni rito di passaggio e reso il cambiamento un lungo e silenzioso percorso, con brevi accelerazioni, frequenti soste, imprevedibili ritorni.
Abbiamo più volte analizzato le ragioni culturali, economiche, sociali, spirituali che hanno profondamente modificato in tutto il mondo occidentale l’avvio e il consolidamento del rapporto di coppia – molti inizi, molti ripensamenti, molti fallimenti e ben pochi consolidamenti alla luce delle statistiche su matrimoni e convivenze – ma se oggi vogliamo guardare a un fenomeno più volte analizzato dalla prospettiva delle ripartenze, potremmo dire che per i giovani adulti che tentano, tra tante incertezze, di formare una nuova famiglia e per i loro genitori che consigliano, accompagnano, per quanto possibile, e svolgono soprattutto opera di conforto psicologico, siamo di fronte a una serie infinite di “ripartenze evolutive” con direzione variabile. Sembra una battuta ma è proprio così. La ripartenza evolutiva è quella che sollecita un dinamismo in cui continuamente si modificano ruoli, tempi, aspettative e modalità di relazione. Insomma, se una ripartenza che segue uno sviluppo fisiologico dell’organismo familiare – l’ingresso a scuola, il passaggio all’adolescenza, il fidanzamento, il matrimonio – appare tutto sommato scontata e facilmente gestibile, le “ripartenze evolutive” presentano un alto grado di difficoltà e impongono una profonda capacità di adattamento perché il terreno relazionale su cui poggiano e le prospettive di futuro che alimentano sono fluttuanti e incerte. Se non si è in grado di definire tempi e modalità del cambiamento, come ci si può attrezzare per la ripartenza? Come fare per rimettere mano alla riorganizzazione della propria vita – vale per i figli ma anche per i genitori – se diventa sempre più difficile valutare la consistenza e la durata di quella svolta? Giusto affermare che le ripartenze sono tappe irrinunciabili del nostro percorso esistenziale, ma bisognerebbe capire dove quel percorso finirà per sfociare. Ecco la grande incertezza che grava oggi sulla vita della maggior parte dei giovani adulti e dei loro genitori.

Svolte
straordinarie, c’è sempre da mettersi le mani nei capelli?

Fin qui abbiamo raccontato evoluzioni fisiologiche a cui seguono, o dovrebbero seguire, ripartenze altrettanto fisiologiche. Ma, come sappiamo, la vita non segue mai percorsi predefiniti. Spesso le nostre traiettorie esistenziali subiscono brusche interruzioni, tagli molto dolorosi, spesso occorre azzerare tutto e riconsiderare i nostri obiettivi. A volte le sorprese sono devastanti e terribili. Hanno fatto riflettere le parole che Elisabetta Ligabò, la mamma di Alberto Stasi, ha affidato qualche giorno fa a una lettera aperta in cui rievoca ciò che è capitato alla sua famiglia: un figlio condannato per un omicidio di cui si è sempre professato innocente. Quattro sentenze, nessun movente. Eppure la macchina della giustizia non si è fermata. E mentre il figlio andava in carcere, il marito moriva di crepacuore. Oggi che gli stessi magistrati mettono in dubbio la correttezza di quella condanna e si va verso la revisione del processo, Elisabetta scrive: «Ci sono cose che il tempo non riesce a portare via. Gli anni passano, la vita va avanti, ma certe vicende restano sempre con te». Pensieri di una donna costretta a subire cambiamenti densi di sofferenza, una donna segnata dalle sconfitte, dalle delusioni più atroci, più volte sollecitata dagli eventi a girare pagina, anche lottando da sola – «spesso avevo la sensazione che nessuno potesse capire davvero quello che stavamo vivendo» – e che anche ora, almeno finché la vicenda giudiziaria di Alberto non sarà definitivamente chiarita, non riesce a trovare il senso per una ripartenza. Può succedere anche questo. Un fatto estremamente grave e traumatico impedisce di trovare la forza per accettare il cambiamento e quindi rende impossibile qualsiasi ipotesi di ripartenza. Comprensibile per la madre di un figlio condannato per un omicidio di cui si è sempre dichiarato innocente. Come per i genitori di una figlia morta in circostanze traumatiche che non riescono ad elaborare il lutto. Qualche anno fa, per un’inchiesta sul suicidio giovanile – fino a 24 anni è la seconda causa di morte – avevo incontrato la mamma e il papà di una ragazza che si era tolta la vita gettandosi da un ponte dell’autostrada. Un dolore straziante, parole che non potrò mai dimenticare: «Non riusciamo a lasciarla andare. Non riusciamo a girare pagina. Rassegnarsi vuol dire accettare quello che lei ha fatto, vuol dire accettare che adesso tutta la nostra vita sarà senza di lei. È una svolta a cui non vogliamo neppure pensare». Le conseguenze di un dolore profondissimo come la morte di un figlio – non ne esiste uno più grande per due genitori – portano anche alla determinazione di rifiutare, almeno idealmente, un cambiamento che sconvolge la vita, che ridefinisce, nella sofferenza più assurda, obiettivi e priorità. Succede anche, con contorni e intensità diversi, per una malattia grave, una separazione, un tradimento, la perdita improvvisa del lavoro, un figlio che prende una strada profondamente diversa da quella immaginata, una crisi di fede o di valori. Episodi diversi – come diversa è la portata delle reazioni che suscitano – che impongono comunque uno sforzo intenso per accettare il cambiamento e per immaginare una ripartenza.
Qui – in nessun caso – “ripartire” significa dimenticare ciò che è successo. Mettersi le mani nei capelli, per rimanere alla nostra domanda iniziale, è legittimo. Ma, senza fretta, giorno dopo giorno, occorre riuscire a costruire una nuova normalità perché si deve arrivare a valutare, pur nella sofferenza e nello struggimento, che quella precedente non è più possibile. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti del concetto di resilienza familiare: una crisi importante spesso non è un singolo momento, ma un processo fatto di conseguenze successive e di nuove esigenze alle quali la famiglia deve imparare a rispondere nel tempo.

 Ma come
si fa concretamente a ripartire?

Senza nessuna pretesa di proporre una ricetta valida per ogni circostanza – soprattutto per quelle che, come visto, hanno effetti che sconvolgono la vita – vediamo di individuare sei risposte valide in qualche modo sia per le piccole sia per le grandi ripartenze.
1. Riconoscere che qualcosa è cambiato.
Il primo passo è prendere atto di quanto accaduto, accettare che qualcosa è cambiato. Vietato fare finta di nulla. La ripartenza è impossibile se la famiglia continua a comportarsi come se nulla fosse successo. Dopo una malattia importante, per esempio, non si può semplicemente dire: “Adesso torniamo alla vita di prima”. No, la malattia ha cambiato il quadro organico e l’approccio psicologico, bisogna tenerne conto. Forse la vita di prima non esiste più. Occorre chiedersi: “Che cosa è cambiato? E di che cosa abbiamo bisogno adesso?”
2. Dare un senso a ciò che è accaduto.
È il passaggio più difficile. Non significa necessariamente trovare una spiegazione — soprattutto davanti alla morte o alla malattia — ma dare un senso all’accaduto con una narrazione condivisa. Qui conta la riflessione profonda ma, soprattutto, conta uno sguardo di fede. Tra coloro che vivono i grandi cambiamenti come pagine di un destino avverso e imperscrutabile, e chi si sforza di cogliere nella realtà un senso trascendente anche alla luce della Scrittura e della spiritualità cristiana, c’è un divario profondo, anche in termini di capacità di reagire e di trovare nuovi spunti per andare avanti. “Che cosa ci è successo? Che cosa abbiamo imparato? Che cosa vogliamo conservare? Che cosa dobbiamo lasciare andare?”. La ricerca sulla resilienza familiare attribuisce grande importanza proprio alla capacità di costruire un significato condiviso dell’esperienza. E la fede sostiene questo sforzo.
3. Riorganizzare i ruoli.
Ogni passaggio importante presuppone una riorganizzazione. Una crisi spesso rende inadeguata la vecchia distribuzione dei compiti. Un genitore malato può non essere in grado più fare ciò che faceva prima. Un figlio adolescente può avere bisogno di maggiore autonomia. Un anziano può diventare dipendente dai figli.
Ripartire significa anche poter dire: “Da oggi alcune cose le faremo diversamente.” La flessibilità organizzativa — cambiare ruoli, compiti e modalità di interazione — è considerata uno dei processi fondamentali della resilienza familiare.
4. Ricostruire le relazioni.
La riorganizzazione tocca anche, e forse soprattutto, il mondo delle relazioni. Dopo un tradimento, una separazione o un conflitto non è sufficiente ridefinire la vita sul piano pratico. Bisogna ricostruire la fiducia. E questo richiede tempo: ascolto, riconoscimento del dolore provocato, assunzione di responsabilità, nuove regole e soprattutto esperienze ripetute che dimostrino che qualcosa è realmente cambiato.
5. Stabilire un nuovo ritmo della vita.
Dopo una crisi, dopo un evento traumatico, dopo una malattia importante, occorre anche ridefinire la routine, rimettere a punto piccoli rituali, rinnovare le occasioni di incontro. Qui davvero ogni famiglia deve attingere alla sua fantasia relazionale. Una cena in pizzeria. Una passeggiata. La domenica trascorsa in un certo modo. Una telefonata quotidiana. Una ricorrenza che, nonostante tutto, si continua a celebrare. Sono piccoli gesti che comunicano una volontà comune: “La nostra storia continua.”
6. Non pretendere di fare tutti da soli
Nessuno, nei piccoli o nei grandi cambiamenti, può pensare di fare tutto da solo. Una famiglia può avere bisogno di altre famiglie, amici, nonni, scuola, comunità, servizi sociali, terapeuti, associazioni, comunità ecclesiale. La resilienza familiare comprende infatti anche la capacità di attivare risorse esterne e di non considerare l’autosufficienza un valore assoluto.
E questo permette di arrivare alla conclusione del nostro discorso. Di fronte ai piccoli e ai grandi cambiamenti che impongono piccole o grandi ripartenze, dobbiamo comprendere che la famiglia, comunque la si intenda, è il luogo nel quale si impara a ricominciare, a ripartire. È la grande scuola delle ripartenze. Quelle semplici, quelle difficili, quelle evolutive, quelle che contribuiscono a ridefinire il nostro futuro, la nostra identità, la nostra voglia di costruire il bene.
Il film – Instant Family (2018) – Una famiglia decide di intraprendere il percorso dell’affido e si ritrova ad accogliere tra fratelli, tra cui un’adolescente ribelle
Il libro – Il metodo famiglia felice. Come allenare i figli alla vita di Alberto Pellai e Barbara Tamborini (De Agostini, 2020) – La felicità familiare, sostengono i due autori, non è una foto incorniciata, ma una direzione, una consapevolezza da conquistare giorno dopo giorno, allenando anche la resilienza.

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L’Ossola ricorda i cinque seminaristi morti alla Mizzoccola: tre erano della provincia di Novara

Nel 60° anniversario della tragedia, il 15 settembre una preghiera davanti al monumento e la messa al Santuario di Re presieduta dal vescovo Franco Giulio Brambilla

news novara.it

La diocesi di Novara in collaborazione con il vicariato dell’Ossola ricorda la tragica vicenda dell’incidente mortale a Domodossola dei seminaristi nel 60° anniversario. Il drammatico incidente stradale avvenne nella notte tra il 14 e il 15 settembre 1966. Vicino al ponte della Mizzoccola persero la vita i seminaristi Fanco Gattoni 19 anni, di Maggiate, Candido Medina 18 anni, di Borgomanero, Carlo Motta 23 anni, di Varallo Sesia, Carlo Poletti 19 anni, di Borgomanero e Flavio Robichon 16 anni, di Boccioleto (Vercelli)

I seminaristi stavano andando in pellegrinaggio notturno dalla stazione di Domodossola al Santuario di Re in Val Vigezzo per affidare alla Madonna l’inizio del nuovo anno seminarile, un’auto che viaggiava ad alta velocità travolse il gruppo sulla strada. Il 15 settembre dalle 9.30 alle 10 sarà recitata una preghiera davanti al monumento. Alle 11 invece a Re sarà celebrata la messa presieduta dal vescovo Franco Giulio Brambilla a seguire il pranzo all’ex Casa del pellegrino. Per chi desidera partecipare

Presentati i palinsesti 2026-2027 di Tv2000, Radio InBlu2000 e Play2000

Presentati i palinsesti 2026-2027 di Tv2000, Radio InBlu2000 e della piattaforma Play2000
Numerose novità e oltre 200 film e documentari. In prima tv “I Santi: un viaggio con Martin Scorsese”. Sulla piattaforma Play2000, un catalogo di 27 mila contenuti on demand

Vatican News

Restyling della fascia mattutina, nuovi format dedicati alla cucina e all’economia domestica, Paola Saluzzi la domenica pomeriggio, una docuserie di Alessandro Sortino su San Francesco, ampliamento dell’informazione con un’altra edizione flash del TG2000 alle 10. E oltre 200 film e documentari, tra cui, in prima tv, I Santi: un viaggio con Martin Scorsese in onda dal 5 ottobre ogni lunedì in prima serata. I palinsesti di Tv2000 e Radio InBlu2000 per la stagione 2026-2027, presentati questa mattina a Roma, nello Studio 1 della sede di via Aurelia, dall’amministratore delegato Massimo Porfiri e dal direttore di rete e dell’informazione Vincenzo Morgante.

Presente monsignor Giuseppe Baturi, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, editore delle emittenti. Quest’anno ci sono importanti novità nella programmazione e una significativa evoluzione della struttura del palinsesto, con l’obiettivo di rafforzare l’identità della rete, intercettare nuovi pubblici e consolidare il rapporto di fiducia con gli spettatori. Già ora, oltre il 50% della programmazione giornaliera di Tv2000 è in diretta. Negli ultimi dodici mesi sono state oltre 1.600 le ore live che hanno coperto anche i più rilevanti appuntamenti della Chiesa e i primi viaggi apostolici di Leone XIV.

Nuova fascia mattutina

Tra i cambiamenti più significativi, il rinnovo del palinsesto del mattino. Alle 7 il Rosario, poi alle 7.30 la preghiera delle Lodi mattutine. Di buon mattino, il contenitore condotto da Grazia Serra e Giacomo Avanzi, inizia alle 8 con due sezioni: la prima fino alle 8.24; la seconda, dopo la Messa, dalle 9.05 alle 10. Il Mio Medico, il programma di divulgazione e servizio su sanità e medicina condotto da Monica Di Loreto, inizia invece alle 10.05 e quest’anno ha una novità: la sezione Ospedale aperto, un racconto della sanità pubblica italiana direttamente dai luoghi della cura.

Alle 11 debutta Avanzi il Prossimo – Tutti a Tavola, il nuovo cooking show prodotto dall’Antoniano di Bologna e condotto da Veronica Maya, che porta sul piccolo schermo una nuova idea di cucina, sostenibile e inclusiva. Alle 12.20 arriva Le cose di casa, un nuovo programma dedicato all’economia domestica, condotto da Melania Giacò ed Enrico Selleri, che accompagna il pubblico alla scoperta di strumenti e buone pratiche per una gestione più consapevole delle risorse familiari, promuovendo uno stile di vita attento alla sostenibilità economica e ambientale.

 

Weekend più ricco

L’offerta del fine settimana si rafforza. Tra gli appuntamenti del sabato sera, la docuserie Francesco per davvero – Indagine sul Santo di Assisi, firmata da Alessandro Sortino, che debutta il 26 settembre. Sempre il sabato, da fine ottobre, alle 15.15, in successione, la seconda stagione di Algoretica – Noi e l’intelligenza artificiale, condotto da Monica Mondo; Eccomi, la nuova docuserie che racconta la vocazione femminile alla vita religiosa; Ascoltami, un dialogo tra generazioni alla luce delle Sacre Scritture con l’economista Luigino Bruni ed Eugenia Scotti. Da novembre Paola Saluzzi approda alla domenica pomeriggio, alle 15.15, con il programma Un’altra domenica.

Serate evento

In autunno doppio appuntamento nella millenaria Pieve di Romena, all’insegna della musica, della spiritualità e della poesia. Si parte con I miei frammenti di luce – Sinfonia di voci per ricominciare, evento ideato e guidato da Simone Cristicchi con canzoni, testimonianze e riflessioni condivise insieme a don Luigi Verdi. Si prosegue con il concerto La certezza di essere vivi di Amara, che si esibisce tra testi mistici ed echi spirituali.

Più informazione

Alle cinque edizioni quotidiane del TG2000 e alle due domenicali, agli appuntamenti del Giornale Radio, si aggiunge da quest’anno, dal lunedì al sabato, anche un’altra edizione del Tg flash alle ore 10. Si rafforza così una testata che ha già un importante volume di produzione giornalistica, con oltre 11 mila servizi realizzati nell’arco di un’intera stagione e oltre 300 ore di diretta, arricchite dagli speciali dedicati ai grandi eventi ecclesiali e di attualità. Ci sono ancora le rubriche culturali Terza Pagina e Il Tornasole, a cura di Saverio Simonelli. E il sabato alle 17.30 c’è di nuovo il magazine Storie d’Italia, che esplora le grandi trasformazioni dei territori attraverso il racconto diretto dei suoi protagonisti. L’emittente conferma il suo ruolo di punto di riferimento per l’informazione religiosa e sociale con i programmi religiosi e le dirette dei grandi eventi con Papa Leone XIV, in collaborazione con Vatican Media.

Cinema, fiction, documentari

Una library di oltre 200 titoli e numerose prime tv. Tra le proposte per il prime time: a partire dal 5 ottobre, ogni lunedì, in prima tv, I Santi: un viaggio con Martin Scorsese, docuserie prestigiosa che vede uno dei più grandi autori della storia del cinema accompagnare il pubblico in un viaggio straordinario attraverso le vite di uomini e donne che hanno segnato profondamente la storia del Cristianesimo. Dal 18 ottobre, tutte le domeniche, la serie Disney in prima tv We were the lucky ones, con protagonista una famiglia ebrea determinata a sopravvivere e a riunirsi dopo essere stata separata durante la Seconda Guerra Mondiale. La stagione autunnale inizia con due cicli di film: dal 14 ottobre Racconti Italiani e dal 29 ottobre Affari di famiglia. Tra le nuove docuserie, Pharos – Luci del Mediterraneo, dedicata ai fari italiani e realizzata in collaborazione con la Marina Militare. E Intelligenza artigianale, che racconta la sapienza, l’esperienza, la cultura degli artigiani italiani.

Capisaldi

Siamo noi, giunto alla tredicesima stagione, condotto da Gabriella Facondo alle 15.15, rinnova e rilancia la sua missione originaria: offrire ai telespettatori, giorno dopo giorno, il “controracconto” di quella Italia polarizzata e conflittuale che media e social diffondono. Chiesa viva, condotto da Gennaro Ferrara, torna a raccontare quotidianamente il papato di Leone XIV e della comunità ecclesiale dal lunedì al venerdì alle ore 17.30. Confermati i programmi settimanali: Indagine ai confini del sacro, condotto da David Murgia, lunedì in seconda serata; Retroscena, il magazine sul teatro condotto da Michele Sciancalepore, martedì in seconda serata; Guerra e pace, l’approfondimento di attualità estera condotto da Antonio Soviero, il giovedì in seconda serata; Effetto notte, il rotocalco cinematografico condotto da Fabio Falzone, venerdì in seconda serata; Caro Gesù, pensato e realizzato per i bambini, il sabato alle 10.15, con don Dino Mazzoli, suor Emma Di Ganci, il catechista Paolo Minnielli, le favole di Gianni Rodari raccontate da Mario Incudine e le canzoni dei bambini del Coro dell’Antoniano; Borghi d’Italia, condotto da Mario Placidini, sabato e domenica alle 12.15; Sulla strada, il Vangelo della domenica con suor Roberta Vinerba, sabato alle 14.20 e domenica alle 8; Buongiorno Prof, con gli studenti dell’Istituto Sant’Apollinare e i professori Pierluigi Pavone e Daniela Di Pasquale, la domenica alle 9.20; Terramater, dedicato all’ambiente, alla natura e alla tutela del pianeta, condotto da Carolina Di Domenico, la domenica alle 16.15; Soul, con le grandi interviste di Monica Mondo, la domenica alle 21.05.

La radio

Si rafforza anche Radio InBlu2000 che, con il DAB, è riuscita in questi anni ad affermarsi tra le emittenti radiofoniche nazionali grazie a un palinsesto caratterizzato da musica e intrattenimento, approfondimenti, informazione e dirette ecclesiali. Quest’anno tra i nuovi titoli c’è il programma settimanale Pirandello. Un anno di novelle di Alfonso Veneroso, in onda a partire dal 26 settembre. Un percorso attraverso alcuni dei più significativi racconti di Luigi Pirandello, selezionati dalle diverse raccolte delle Novelle per un anno. Ogni puntata propone la lettura integrale di uno o più racconti, preceduta da un’introduzione critica che ne definisca il contesto, i temi e la straordinaria modernità.

Confermati i programmi: Buongiorno InBlu2000, Magazine InBlu2000, Chiesa e Comunità, Le Parole della sostenibilità, InBlu2000 Replay, Le Classifiche, Le parole di InBlu2000, InBlu Social Club, Buona la prima, Cose di musica, Soul, Vocazioni, InBlu live, Effetto Notte, Retroscena, Disco InBlu2000, Buongiorno InBlu2000 weekend, La Biblioteca di Gerusalemme, Magazine InBlu2000 weekend, Le Classifiche del weekend, Le parole del weekend, La biblioteca dei ragazzi, Playlist InBlu, Caro Gesù, Sulla Strada, Buongiorno Prof, Percorsi di musica sacra.

Digital

In grande espansione con web, social (Instagram, Facebook, X e Threads) e soprattutto Play2000, la piattaforma streaming di Tv2000 e InBlu2000, che a due anni e mezzo dal lancio consolida la propria vocazione digital first, con produzioni originali e contenuti appositamente ideati. Un’attenzione particolare è rivolta alle fasce più giovani. Sono già in preparazione rubriche, podcast e brevi documentari per accompagnare il cammino verso la GMG di Seul 2027. Play2000 si rafforza come casa digitale della Media Company. Il catalogo conta oggi oltre 27.000 contenuti on demand, tra programmi di Tv2000 e InBlu2000, una selezione del cinema di Tv2000, documentari, docuserie, fiction e podcast. A questi si aggiungono le dirette e due canali streaming dedicati ai grandi eventi.

Avvenire

Cinema / Per la Chiesa la comunicazione è fondamentale

La Chiesa e il cinema, sguardi sull’umano: i media Cei insieme al Lido

Avvenire

C’è un momento, al cinema, in cui si spengono le luci e comincia uno sguardo. È forse qui il punto più profondo d’incontro fra cinema e Chiesa: nella capacità di raccontare l’uomo, le sue domande, le sue fragilità e la sua speranza. Al Lido di Venezia, ieri, questo incontro ha preso forma in una giornata eccezionale, la prima che ha riunito insieme i media della Chiesa italiana e il mondo del cinema, promossa dalla Fondazione Ente dello spettacolo all’Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior, nel cuore della Mostra del Cinema.
Sul palco i responsabili dei media della Conferenza episcopale italiana, fra cui il direttore di Avvenire Marco Girardo e il direttore di Tv2000, Radio InBlu e Play2000 Vincenzo Morgante, di fronte ad una rappresentanza dei lettori di Avvenire e di Cinematografo. Un confronto aperto, moderato dal giornalista Federico Pontiggia, su come la Chiesa racconta il cinema, culminato nell’incontro con il regista Giovanni Veronesi e con gli interpreti del film che oggi chiuderà l’83ª Mostra del Cinema di Venezia, Dio ride, Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando.
A dare il tono alla giornata è stato il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi. «L’occhio della Fondazione Ente dello spettacolo è quello di chi vuole ammirare, stimare, l’uomo. Per noi la comunicazione è fondamentale. Dio nella fede cristiana comunica. È un trasmettere, comunicare, ciò che interessa e ama, ma anche ciò che provoca sdegno oppure orrore. Viviamo un mondo carico di tensione, ma anche attraversato da tanto bene. Amiamo il cinema, perché è come un poeta che porta una luce».
Una luce che illumina anche il saluto del presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco: «Un grazie alla Chiesa italiana per essere sempre con noi nell’attestare un percorso di bellezza dove la verità incontra il coraggio. Dove l’informazione latita, si trincera tra censura o autocensura, la Chiesa italiana ha saputo dimostrare la necessità dell’incontro e del dialogo». Sulla stessa linea la senatrice Lucia Borgonzoni, sottosegretario alla Cultura che ha rivendicato l’importanza del percorso a fianco dell’Ente dello Spettacolo per i giovani e per le Sale della Comunità.
È proprio il dialogo la parola chiave indicata da monsignor Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello spettacolo e direttore della rivista Cinematografo pronta a festeggiare il centenario nel 2028. «Dobbiamo raccontare il cinema – ha indicato monsignor Milani -, ma soprattutto fornire spazi di dialogo e confronto. Cerchiamo con i fatti di essere Chiesa nel cinema, perché vogliamo offrire questa possibilità alla comunità»
È in questo spazio che si inserisce naturalmente il lavoro di Avvenire come spiega Marco Girardo, direttore del quotidiano: «Ogni film comincia scegliendo cosa far entrare nell’inquadratura. Ed è esattamente quello che fa un giornale. Ed è qui che si incontrano il cinema e Avvenire». Scegliere cosa guardare significa assumersi la responsabilità di uno sguardo. «Sentiamo la necessità – ha aggiunto Girardo – di allargare lo sguardo, anche su ciò che ci interpella o disturba, ci vogliono coraggio e serietà. E in un’industria culturale che può produrre omologazione, il buon cinema interrompe l’automatismo, ci insegna nuovamente a vedere; e questo è quanto fa anche il nostro quotidiano». Un compito condiviso da Vincenzo Morgante, alla guida di Tv2000, Play2000 e Radio InBlu: «Il cinema mette insieme coraggio, bellezza e verità. Ed è quello che guida anche Tv2000. Noi siamo impegnati anche nel racconto, nella trasmissione e nella fattura. Tra i nostri volti il giornalista Fabio Falzone e il suo programma Effetto notte. Tv2000 ha una library di 170 titoli e organizziamo prime serate con scelte fatte con cura. Inoltre, sulla piattaforma Play2000 quest’anno proporremo 70 cortometraggi e i lavori realizzati dalla nostra Factory».
Per Amerigo Vecchiarelli, direttore dell’Agenzia Sir, «il cinema è uno spazio nel quale la società si incontra, si interroga, si racconta. Guardare il cinema è guardare l’uomo nelle sue inquietudini. Il Sir cerca di raccontare gli eventi con responsabilità e spirito critico». Dal territorio arriva invece lo sguardo di Mauro Ungaro, presidente Fisc: «Grazie alle nostre 190 testate diocesane abbiamo fatto una fotografia di quanto il cinema è presente: il film diventa sempre più l’occasione per approfondire tematiche che legano globale-locale». Anche la comunicazione istituzionale può diventare racconto cinematografico, ha aggiunto Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio promozione sostegno economico (8xmille): «Abbiamo compreso che il sostegno alla Chiesa si racconta e rendiconta. Non desideriamo, come Chiesa, raccontare solo il bisogno ma la risposta a un bisogno».
Ed è stato proprio il cinema a rispondere direttamente alle domande dei direttori dei media Cei, rivolte a Giovanni Veronesi e al cast di Dio ride, dal 29 ottobre nelle sale con PiperFilm. Il film racconta la storia, ambientata nel Seicento, di fra Leopoldo da Casamacchia, (Pierfrancesco Favino), frate anticonformista che annuncia il Vangelo con gioia e con il sorriso, e del cardinale inquisitore Maculani (Silvio Orlando), chiamato a indagare sul sospetto di eresia. «Invece di fare un film comico, per far ridere, ho fatto un film drammatico sulla comicità, perché per me la comicità è una cosa seria. E siccome è una cosa seria, ho pensato che anche Dio la potesse prendere seriamente». Veronesi ha raccontato di essere stato colpito da una citazione di papa Francesco che lo ha guidato nel film: “Si può ridere anche di Dio, basta continuare ad amarlo”. «Mi sembrava un modo per avvicinarsi a Dio, in punta di piedi. Sono riuscito a credere in Dio per due anni. Che non è poco, credetemi. E mi sono stato bene. Poi sono uscito da questo mondo e mi ritrovo un po’ solo, ecco». Per Favino il ruolo di frate Leopoldo «mi ha fatto ricordare di me, mi ha messo nuovi dubbi e nuove domande. Il mestiere dell’attore ha a che fare col mistero». Silvio Orlando porta in scena un cardinale immerso «in una Chiesa che nel ’600 era molto debole e il potere quando è debole diventa moto feroce, ma lui intuisce che quella strada non porta da nessuna parte: l’incontro col frate lo cambierà tanto che diventerà parte del percorso della Chiesa che verrà».

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Abbiamo bisogno del buio per dormire, per vedere le stelle, per accorgerci di luci che durante il giorno scompaiono. Una candela in pieno sole sembra quasi inutile; la stessa candela, di notte, cambia tutta la stanza

Nel buio cambiano le cose alle quali prestiamo attenzione

Dopo la luce viene il buio. Non perché il buio sia il contrario della luce come il freddo è il contrario del caldo o il male del bene. Per la fisica, il buio non è una sostanza. È ciò che sperimentiamo quando ai nostri occhi non arriva abbastanza luce.
Eppure il buio ci sembra una presenza. Da bambini chiediamo che rimanga accesa una lampada. Immaginiamo figure dietro una porta, sotto il letto, lungo il corridoio. Da adulti smettiamo di confessarlo, ma continuiamo a temere altri tipi di oscurità: ciò che non conosciamo, ciò che non possiamo prevedere, quello che potrebbe accadere quando non abbiamo il controllo. Il nostro cervello, davanti a informazioni insufficienti, non resta tranquillo ad aspettare. Completa le immagini, immagina pericoli, riempie i vuoti. È un antico meccanismo di sopravvivenza.
Nell’oscurità, scambiare un ramo per un animale feroce poteva farci fuggire inutilmente; scambiare un animale feroce per un ramo poteva invece interrompere bruscamente la nostra partecipazione all’evoluzione. Per questo il buio amplifica l’incertezza. Non perché contenga necessariamente qualcosa di  terribile, ma perché non ci permette di verificare. Anche l’universo possiede il suo buio. Le stelle emettono luce, ma tra una stella e l’altra si estendono distanze immense. E la materia che vediamo — pianeti, stelle, galassie, noi, i tavoli e tutto ciò contro cui urtiamo — rappresenta soltanto una piccola parte del contenuto del cosmo.
Gli scienziati hanno chiamato “materia oscura” qualcosa che non emette luce e non la riflette, ma di cui osserviamo gli effetti gravitazionali. Non sappiamo ancora precisamente che cosa sia. Sappiamo che sembra contribuire a tenere insieme le galassie. La chiamiamo oscura non perché sia cattiva o minacciosa, ma perché non possiamo osservarla direttamente attraverso la luce. Esiste poi l’energia oscura, il nome dato a ciò che sembra essere legato all’espansione accelerata dell’universo. Due espressioni solenni che, tradotte con una certa sincerità, significano: vediamo che accade qualcosa di enorme e non abbiamo ancora capito fino in fondo che cosa sia.
Questo è uno dei gesti più onesti della scienza: dare un nome anche a ciò che non sa. Non per fingere di averlo spiegato, ma per renderlo una domanda comune, precisa, studiabile. Il buio, dunque, non è sempre un nemico. Abbiamo bisogno del buio per dormire, per vedere le stelle, per accorgerci di luci che durante il giorno scompaiono. Una candela in pieno sole sembra quasi inutile; la stessa candela, di notte, cambia tutta la stanza.
Forse accade anche nella vita. Alcune presenze, alcuni gesti e alcune persone diventano riconoscibili soltanto quando il resto si spegne. Non perché il dolore sia necessario o debba essere celebrato, ma perché nel buio cambiano le cose alle quali prestiamo attenzione.
La domanda di questa settimana è molto semplice. Che cosa vi aiuta quando attraversate un momento buio?

Potete inviare la vostra risposta come commento a alla e.mail redazione.news@yahoo.it

Lettura e Vangelo del giorno 12 settembre 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 10,14-22

Miei cari, state lontani dall’idolatria. Parlo come a persone intelligenti. Giudicate voi stessi quello che dico: il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane. Guardate l’Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali non sono forse in comunione con l’altare?
Che cosa dunque intendo dire? Che la carne sacrificata agli idoli vale qualcosa? O che un idolo vale qualcosa? No, ma dico che quei sacrifici sono offerti ai demòni e non a Dio.
Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni. O vogliamo provocare la gelosia del Signore? Siamo forse più forti di lui?

 

Salmo Responsoriale

Dal Sal 115 (116)

R. A te, Signore, offrirò un sacrificio di ringraziamento.

Che cosa renderò al Signore
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore. R.

A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo. R.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,43-49

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.
L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

La straordinaria storia di Nico Acampora e di PizzAut: «Non smettiamo di far lievitare i sogni»

La straordinaria storia di Nico Acampora e di PizzAut: «Non smettiamo di far lievitare i sogni»

Avvenire

Nel 2027 saranno 10 anni dalla Fondazione Onlus PizzAut. La pazza idea sfornata da Nico Acampora, napoletano di nascita, classe 1971, ex educatore a Cernusco sul Naviglio dove aveva fondato i Cag (Centri di Aggregazione giovanili). Un guru barbuto del Terzo Settore, supportato da sua moglie padre di due figli, Giulietta e Leo al quale, a 2 anni, venne diagnosticato l’autismo.  Una sentenza senza appello per ogni famiglia con un figlio autistico la cui prima reazione è peggio di una quintalata di pomodori scagliati addosso alle nostre coscienze. Ma è stato proprio Leo a mettere per primo le mani in pasta e a preparare quella pizza per una cena tra amici che è stata l’ultima cena privata. Perché quel problema, l’autismo, è diventato il pasto quotidiano da mettere in tavola, per tutti. Il sogno febbrile di Nico, fatto una notte del decennio scorso, oggi è diventata l’utopia concreta che porta il nome dell’ormai premiata ditta di PizzAut. Al primo video-spot pubblicato su Facebook con l’aiuto di Matteo e Kekko della band dei Modà, sono seguiti i messaggi di incoraggiamento di artisti, politici, volti noti e non, a perseguire quel sogno ad occhi aperti di un padre che con sua moglie Stefania e tutti i volontari di PizzAut sono diventati i genitori di ogni figlio autistico d’Italia, e non solo. Un inizio vulcanico quello di Nico che la pubblica ottusità mascherata da hater ha tentato di frenare sul nascere vomitando sui social insulti tipo: “Acampora, se lei pensa di riuscirci, è più handicappato dei suoi ragazzi” e poi “Lei è un razzista perché fa lavorare solo ragazzi autistici”. La risposta al fango è stata fare un passo alla volta continuando a coltivare i sogni.  La storia di Nico Acampora e quella di PizzAut la potete leggere nelle pagine di Vietato calpestare i sogni. La straordinaria storia di PizzAut e dei suoi ragazzi (Solferino). Quasi un best seller, quello scritto da Nico Acampora con Elisabetta Soglio.  Una storia straordinariamente tenera e umana in cui l’ingrediente naturale e imprescindibile è quello che Lollo chiama «l’ammoreeee».
Lollo, con Matteone, Francescone, Lorenzo il Teppa, Matteino e Leonardo il Conte, è stata la prima squadra speciale di pizzaioli che accompagnò Nico alla trasmissione Mediaset Tù sì que vales. Una notte da re, in cui fecero ridere e piangere Maria De Filippi e tutto il suo cast guadagnandosi quel quarto d’ora di celebrità che non si è mai interrotto. Merito della forza dell’amore di padri come Elio delle Storie Tese. Elio cura la prefazione di “Vietato calpestare i sogni” e con il figlio Dante, 16enne, autistico, è entrato far parte del meraviglioso mondo di PizzAut. Una favola, dove le lacrime, la fatica e il sudore degli inizi sono diventate scintille luminose di piccole stelle che adesso sciamano eleganti e in grembiule rosso (quello degli assunti a tempo indeterminato, e sono arrivati a 41) da un tavolo all’altro chiedendo la comanda al cliente che esce sempre soddisfatto e rimborsato, soprattutto nell’anima. «La prima casa di PizzAut è stata quella di Cassina de’ Pecchi, inaugurato nel 2021, il 2 aprile in occasione della Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo – racconta Nico Acampora – . In sala tavoli più grandi delle misure standard, una riga rossa a delimitare la striscia davanti alla quale i camerieri presentano i menù e possono appoggiare piatti e vassoi. Numero del tavolo bello visibile in rilievo. Il sogno realizzato di Francescone qual era? Offrire un pranzo ai suoi genitori. Quello di Andrea invece era poter suonare il violino nel locale. Matteone desiderava solo un lavoro fisso».
Post di cuoricini su ogni obiettivo raggiunto. PizzAut incontra Premier, entra in Senato dove nella commozione generale si discute di andare oltre gli obblighi della “legge 68” riguardo all’ingresso di persone autistiche nel mondo del lavoro. «Ho detto basta con i lavoretti nelle cooperative sociali dove ho visto ragazzi autistici parcheggiati. Basta con l’emarginazione, con l’isolamento a volte involontario di chi prima di conoscerci stava chiuso in camera a conficcarsi una forchetta sulla fronte. La dignità non ha bisogno di lavoretti ma di un lavoro retribuito e a tempo indeterminato».
Il modello PizzAut si diffonde, smuove le coscienze dell’Europarlamento e incuriosisce suor Veronica Donatello arrivata da Roma in incognita per testare “la pizza più buona della galassia” e vedere all’opera i ragazzi di Nico. «Era la fine di settembre del 2021 – ricorda Acampora – . Primo impatto brusco, poi ci capiamo. Suor Veronica entusiasta, promette che ci porterà a Roma da papa Francesco. Promessa mantenuta da un’amica vera di PizzAut. Un incontro indescrivibile, anche se nel libro ci provo… Io avevo già dei precedenti importanti con la Chiesa: il mio amico don Luca Raimondi, di Cernusco come me, vescovo ausiliario di Milano, un giorno mi invita a tenere l’omelia al santuario dei padri Oblati di Rho dove viveva. La mia prima e unica omelia. Pazzesco». Nelle omelie laiche di PizzAut, verso la fine del turno serale, Nico prende il microfono e da showman con il cuore in mano racconta le miserie e gli splendori di ognuna delle vicende dei suoi ragazzi brindando e abbracciando quelli che prima di lavorare a PizzAut non abbracciavano neppure i propri genitori. «Un saluto speciale, con applauso, va sempre a quella lungimirante psicoterapeuta per cui una pizzeria gestita da autistici non poteva e non doveva neppure nascere. Facciamo un applauso anche a lei!». E invece PizzAut è nata, c’è e ha pure raddoppiato. Nell’ex area della Philips, affianco a Burger King, è sorto il secondo splendido locale di Monza. Fuori, accanto all’insegna si legge la scritta: “Siamo fatti di-versi perché siamo poesia”. Dentro, sono state scritte altre pagine di storia straordinaria. «Qui a Monza per dirne una è arrivata l’assunzione per Leo il Conte: ha firmato il suo contratto il 2 giugno 2023 giorno della festa della Repubblica. Lo ha fatto davanti a sua mamma Marzia che a suo marito Roberto piangendo ha detto: “Hai visto, non è stata fatica inutile”».
Il tanto lavoro fatto e buono, come una pizza Bombazza, l’ha toccato con mano anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto trionfante nella sua visita a PizzAut con tanto di Inno alla gioia suonato da Andrea. Orgoglio e dignità dei 41 cavalieri in grembiule rosso attorno alle tavole non rotonde di questo avamposto di autentica civiltà umana che ora “cerca case”. «Stiamo lavorando per l’autonomia abitativa dei ragazzi, così che la sera i genitori non dovranno più venire a riprenderli a mezzanotte ma soprattutto potranno fare vite indipendenti lavorando a un passo dalla loro nuova abitazione – spiega Nico – . Così a Cassina de’ Pecchi in una vecchia corte lombarda abbiamo acquistato cinque appartamenti e un sesto è in fase di ristrutturazione. A Monza abbiamo preso due appartamenti in una palazzina e li consegneremo come benefit aziendale». PizzAut lievita e si espande ancora: «Il 2 aprile o il 1°maggio 2027, PizzAut aprirà il suo terzo locale nel polo universitario della Iulm di Milano. Potremo dare lavoro ad altri 15-20 ragazzi e poi andremo a formare la futura classe dirigente, così che quando un giorno dovrà assumere un ragazzo autistico saprà chi si troverà davanti. Presto, tutte queste novità mi piacerebbe andare a presentarle con i ragazzi da sua Santità papa Leone XIV», dice Nico con la gioia del padre di famiglia che corre dalla mattina alla sera per continuare a coltivare i sogni di domani, senza mollare di un centimetro perché è convinto che «ognuno di noi deve essere il cambiamento che desidera». Quest’anno PizzAut ha guadagnato sempre più notorietà (ultimo visitatore: il fenomeno della Formula 1 Kimi Antonelli che il giorno dopo ha vinto il GP di Monza), ma ha perso anche due grandi e indimenticabili amici: Enrico Celeghin, il papà di Matteo e Gianfranco Cavaliere, il “Nonno”. «Era il nonno di Gabriele, veniva qui alla pizzeria per stare vicino a suo nipote. Scattava foto a tutti e poi le stampava per regalarcele… Lorenzo si è avvicinato per consolarmi e mi dice: “Nico non piangere, il Nonno ci farà le foto anche dal Cielo”. Poi Lorenzo va ad abbracciare Enrico, e io, abbracciando loro due abbraccio il mondo intero».

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