Biancaneve a teatro eroina dell’amore

Avvenire
di Roberto Mussapi

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di Roberto Mussapi


di Gabriella Greison – Avvenire
Proseguo la mia carrellata di scienziati e scienziate della storia. Li studio negli archivi mentre scrivo i miei libri, e in questo spazio prezioso nel web mi fermo su di loro per cercarne la spiritualità. Perché io la mia la sto ancora cercando, e da fisica non posso far finta che questa domanda non esista. Oggi vi parlo di Alan Turing.
Alan Turing ha formalizzato il concetto di algoritmo con la macchina che porta il suo nome, ha posto le basi teoriche dell’informatica moderna e ha contribuito in modo decisivo alla decifrazione dei codici Enigma durante la Seconda guerra mondiale. Prima ancora che esistessero i computer come li conosciamo, Turing immagina una macchina astratta capace di eseguire istruzioni elementari una dopo l’altra. Sembra un’idea semplice, quasi ingenua: leggere un simbolo, scriverne un altro, spostarsi di una posizione. Eppure dentro quella semplicità c’è il fondamento di tutto il mondo digitale. Ogni software, ogni algoritmo, ogni intelligenza artificiale è figlia di quella macchina teorica. Turing fa un’altra domanda, ancora più disturbante: una macchina può pensare? Non la pone in termini metafisici, ma operativi.
Se un interlocutore non riesce a distinguere le risposte di una macchina da quelle di un essere umano, allora cosa significa davvero “pensare”? Non è provocazione, è rigore. È il tentativo di spostare la domanda dall’essenza al comportamento. Ma la vita di Turing non è solo matematica. Dopo aver contribuito in modo decisivo alla vittoria contro il nazismo, viene perseguitato dal suo stesso Paese per la sua omosessualità. Sottoposto a castrazione chimica, isolato, umiliato.
La sua mente è considerata geniale quando serve, deviante quando non rientra nella norma sociale. Qui la sua spiritualità si fa dolorosa. Turing ci ricorda che l’intelligenza non garantisce giustizia. Che il progresso tecnico non coincide automaticamente con il progresso morale. E che una società capace di costruire macchine universali può essere ancora incapace di accogliere la differenza umana.
L’insegnamento universale è doppio: da un lato, la mente può creare strumenti potentissimi partendo da gesti elementari. Dall’altro, nessun algoritmo può sostituire la dignità. Oggi che viviamo immersi nell’intelligenza artificiale, la domanda non è solo cosa possono fare le macchine. È cosa vogliamo fare noi con esse. E soprattutto: che idea di umano stiamo programmando nel codice? E allora la domanda, semplice e diretta: quando giudicate qualcuno, lo fate con la logica di un algoritmo o con la complessità di una coscienza? E siete sicuri che il progresso che amate sia anche progresso per tutti? Se vi va, scrivetemi a interferenze@avvenire.it: leggerò tutte le vostre risposte.
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Seminario in Vaticano: nell’era digitale il ruolo essenziale delle onde corte
Satelliti e digitali non hanno reso meno attuale uno dei metodi storici di diffusione radiofonica. Lo ricorda l’incontro organizzato dalla Commissione Media Digitali dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma e in collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione, svolto al centro di Santa Maria di Galeria, nel giorno dell’azione dell’Accordo con l’Italia per un centro agrovoltaico. Masci: l’obiettivo è far ascoltare la voce del Papa ovunque
Michele Raviart – Città del Vaticano – Vatican News
Nel corso dei decenni, i sistemi radiofonici in onde corte hanno rappresentato uno dei principali strumenti di comunicazione della Santa Sede, accompagnando l’evoluzione tecnologica attraverso continui processi di ammodernamento. Nonostante la diffusione delle tecnologie digitali, le onde corte continuano a svolgere un ruolo essenziale nel coprire grandi distanze e raggiungere aree che attualmente non sono servite da sistemi più moderni, come il DAB+ e il satellite. Questo il contesto nel quale si è svolto, nel Centro radio di S. Maria di Galeria della Santa Sede, il seminario tecnico “Sistemi Radio Broadcast in Onde Corte”, organizzato dalla Commissione Media Digitali dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma e in collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. Tra i temi approfonditi, dunque, i principi della propagazione radio, gli aspetti regolatori e le caratteristiche tecniche degli impianti, con l’intervento diretto del personale specializzato che ne cura la gestione.
Masci: le onde corte arrivano dove i sistemi digitali non possono
“Non possiamo pensare la comunicazione solo per chi ha una connessione veloce, uno smartphone recente, un abbonamento dati o dimestichezza con le piattaforme digitali”, ha sottolineato l’ingegnere Francesco Masci, direttore della Direzione tecnologia del Dicastero per la comunicazione. Per questo “le onde corte conservano una caratteristica preziosa”, ha ribadito, “possono coprire grandi distanze, superare confini geografici e raggiungere territori nei quali altre reti non arrivano o non sono affidabili, per altro senza altri soggetti intermediari”. In particolare, in contesti difficili, le onde corte “possono continuare a svolgere un ruolo quando le infrastrutture digitali sono assenti, interrotte, limitate o condizionate, per esempio a causa delle guerre”.
Rendere accessibile a tutti l’ascolto della voce del Papa
Questo è tanto più vero se si considerano le specificità della comunicazione della Sante Sede che, continua Masci, “ha una responsabilità particolare: rendere accessibile la voce del Papa a tutti coloro che desiderano ascoltarla. Indipendentemente dalla posizione geografica, dalla cultura, dalle possibilità tecniche ed economiche, dalla lingua, dalla condizione sociale o dalle infrastrutture disponibili”.
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Salute mentale, De Mendonça: il mondo educativo affronti le fragilità dei giovani
Il cardinale prefetto Dicastero per la Cultura e l’Educazione con i media vaticani a margine di un convegno internazionale alla Casina Pio IV. “Contro i disagi diffusi, necessarie politiche di prevenzione e di sostegno per ragazzi e famiglie”. Emilce Cuda: “Sviluppare un programma a livello regionale con i governi iberoamericani”
Patricia Ynestroza e Daniele Piccini – Città del Vaticano – Vatican News
“La sfida più grande oggi è intercettare le vulnerabilità presenti negli spazi educativi, come il disagio mentale tra gli studenti”. Così il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, parlando con i media vaticani, ha tracciato una direzione di lavoro per quanti sono impegnati in campo educativo, a margine del convegno internazionale Mappe di speranza per un’agenda educativa regionale: salute mentale, tecnologie digitali ed educazione. L’incontro si svolge oggi, 29 maggio, e domani, presso la Casina Pio IV dei Giardini Vaticani ed è organizzato dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, dalla Pontificia Commissione per l’America Latina e dall’Organizzazione degli Stati iberoamericani per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (OEI).