La Tigre è tornata: Federica Brignone oro nel superG #milanocortina2026

L'esultanza di Federica Brignone al termine del suo superG / Reuters / L.Foeger

Dopo la scorsa stagione dominata, dopo il devastante infortunio di aprile che avrebbe potuto porre fine alla sua carriera, dopo un rientro caparbiamente conquistato giorno dopo giorno, Federica Brignone corona il sogno della sua carriera conquistando l’unico alloro che ancora le mancava: la medaglia d’oro olimpica. E ora è arrivata, nel supergigante di Cortina d’Ampezzo. “Questo è incredibile, sono ancora emozionata e ho o ancora l’adrenalina che mi scorre nelle vene”. Così Federica Brignone commenta a caldo. “Oggi ero molto tranquilla, volevo sciare fluida e morbida e farla tutta, era un Super G da fidarsi, – conclude -, non ho cercato di fare la linea perfetta ma di fare le curve più veloce possibile”.

Avvenire

#milanocortina2026 Francesca Lollobrigida ancora a medaglia: nel 5000 metri è di nuovo oro

Francesca Lollobrigida festeggia il suo secondo oro / Anp/Shutterstock/Sem van der Wal

Dopo l’oro nei 3000 metri Francesca Lollobrigida bissa il metallo più pregiato nella gara sui 5000 metri: raggiunto un buon vantaggio a metà gara, ha stretto i denti fino alla fine e, nonostante l’evidente difficoltà, è riuscita a mantenere un piccolo margine sull’olandese Conijn, argento. Bronzo alla norvegese Wiklund.

avvenire

#milanocortina2026 Mattarella in pista per complimentarsi con Brignone

I complimenti di Mattarella a Brignone

Ansa

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è sceso all’arrivo della pista del superG femminile dove ha salutato e fatto i complimenti a Federica Brignone per la conquista dell’oro olimpico. Il Capo dello Stato ha poi salutato il pubblico che lo acclamava: “Presidente sei un grande”, “Grazie Presidente”, “Bravo Presidente” fra le grida rivolte a Mattarella

Brignone, oro dieci mesi dopo il terribile infortunio

L’impresa di Federica Brignone entra nella storia dello sport non solo per l’oro conquistato nelle Olimpiadi di casa. La campionessa azzurra si è presentata ai Giochi dieci mesi dopo il terribile infortunio alla gamba sinistra e un recupero lampo. Sempre stringendo i denti, andando oltre il dolore percepito anche in questi giorni.

#milanocortina2026 Brignone vince l’oro nel superG davanti a Mattarella

Federica Brignone dopo il superG

Impresa di Federica dieci mesi dopo il terribile infortunio alla gamba. Grande attesa anche nel pattinaggio e short track, con Fontana che cerca l’ingresso nella storia

Giornata storica per l’Italia dello sci e per Federica Brignone: la tigre ha vinto l’oro in superG davanti al presidente Mattarella. Attesa anche per il pattinaggio di velocità, dove Francesca Lollobrigida va a caccia nei 5000 del bis dopo l’oro conquistato nei 3000. In serata poi Arianna Fontana, impegnata nei 500 metri nello short track, cerca l’ingresso nella storia. Dovesse conquistare una medaglia, arriverebbe a quota 13 ai Giochi eguagliando il leggendario schermidore Edoardo Mangiarotti.

La Repubblica

La prima Ferrari elettrica della storia si chiamerà Luce e spiazza tutti

La prima Ferrari elettrica della storia si chiamerà Luce e spiazza tutti

Avvenire

La prima Ferrari elettrica della storia si chiama Luce. Ha quattro motori, 1.000 cavalli e interni retrò. Prodotta a Maranello (a eccezione delle celle della batteria che provengono dall’azienda coreana Sk on), arriverà a fine anno e non si tratta solo di un nuovo rivoluzionario modello ma di una vettura spiazzante che rompe completamente con il passato del Cavallino. Il design è stato realizzato dalla società LoveFrom, società del progettista britannico Jonathan Ive che fino al 2019 è stato capo del design di Apple. LoveFrom ha lavorato insieme con il Centro Stile Ferrari guidato da Flavio Manzoni, elaborando il concept.
Per l’abitacolo sono state scelte forme semplici e razionali, per evitare che il guidatore possa distrarsi. Uno stile retrò e minimalista che segue chiaramente l’approccio già visto sui prodotti di casa Apple, dall’iPhone all’iPad al Macbook. Luce è la prima automobile elettrica al mondo con interni privi di plastica e realizzati in vetro e alluminio lavorato a controllo numerico. «Luce combina l’eredità racing di Ferrari, lo spirito senza tempo delle sue vetture sportive e la realtà in continua evoluzione dei lifestyle contemporanei, testimoniando la nostra continua ambizione a superare le aspettative, immaginare il futuro e osare», fanno sapere da Maranello.
Il pannello strumenti si ispira alle auto da corsa d’epoca e all’aeronautica. Al centro della plancia c’è un display che può ruotare in direzione di guidatore o passeggero e, alla base, un maniglione in alluminio per appoggiare la mano ed essere più precisi nella selezione dei comandi. I designer hanno optato per l’alluminio, la cui lega, riciclata al 100%, è fresata direttamente dal pieno e successivamente sottoposta a un processo di anodizzazione all’avanguardia. Il trattamento crea una microstruttura a celle esagonali ultrasottile sulla superficie, garantendo resistenza e durezza. Il risultato è una finitura dal colore intenso e resistente, mentre il vetro utilizzato è altamente resistente, antigraffio e ad alta visibilità grazie a una levigatura di precisione.
Ferrari Luce avrà quattro motori, due per ciascun assale e in grado di governare singolarmente le ruote, alimentati da una batteria da 122 chilowattora integrata nel telaio per una potenza di oltre mille cavalli e un’autonomia di 530 chilometri. La vettura raggiungerà da ferma i 100 all’ora in 2,5 secondi e avrà una velocità massima di 310 chilometri orari. Ferrari non ha ancora annunciato i prezzi della sua prima auto elettrica, ma è possibile che possa costare più di una Purosangue il cui listino parte da circa 400 mila euro.

Il Tortora di Bellocchio: storia di
un incubo italiano

Il Tortora di Bellocchio: storia di
un incubo italiano

Era il 20 febbraio 1987 quando Enzo Tortora tornava su Rai1 alla guida del suo Portobello, dopo la terribile vicenda giudiziaria di cui era stato vittima, commuovendo l’Italia con quel “Dove eravamo rimasti?”, entrato nella storia della televisione, e non solo. Nello stesso giorno, 39 anni dopo, HBO Max rilascia Portobello, serie diretta da Marco Bellocchio che ripercorre (in sei episodi) la terribile vicenda giudiziaria in cui il conduttore rimase coinvolto a causa delle false accuse di un pentito di camorra. Nella serie (già presentata lo scorso settembre, fuori concorso, alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con i primi due episodi), Tortora ha il volto di Fabrizio Gifuni e sua sorella Anna è interpretata da Barbora Bobulova; Lino Musella è il pentito Giovanni Pandico, Romana Maggiora Vergano è Francesca Scopelliti (la compagna di Tortora), Davide Mancini è l’avvocato Raffaele Della Valle (il legale del conduttore). Nel cast ci sono anche, tra gli altri, Gianfranco Gallo (Raffaele Cutolo), Tommaso Ragno (Marco Pannella), Valeria Marini (Moira Orfei), Alessandro Preziosi (Giorgio Fontana, il giudice istruttore che firmò il mandato di arresto e il rinvio a giudizio di Tortora) e Piergiorgio Bellocchio (Ugo, ex brigatista compagno di cella del conduttore).
La storia, uno dei più clamorosi errori giudiziari nel nostro Paese, è nota, almeno a chi ha superato gli “anta”: nel 1983 Enzo Tortora è all’apice del successo. Dal 1977 conduce Portobello, trasmissione che raggiunge 28 milioni di spettatori in prima serata, tutti in attesa del concorrente che riuscirà a far parlare il pappagallo, ospite d’onore dello show. Tortora è il re della tv (insieme ai colleghi Pippo Baudo, Mike Bongiorno e Corrado), il suo programma racconta e conforta il Paese e il presidente Sandro Pertini lo nomina Commendatore della Repubblica. In quegli stessi anni il terremoto dell’Irpinia dà l’ultima scossa agli equilibri già fragili della Nuova Camorra Organizzata. Giovanni Pandico, uomo di fiducia del boss Raffaele Cutolo e spettatore assiduo di Portobello dalla sua cella, decide di pentirsi. Interrogato dai giudici fa un nome inatteso: Enzo Tortora. Quando il 17 giugno 1983 i carabinieri bussano alla sua stanza d’albergo, Tortora pensa a un errore. Ma è solo l’inizio di un’odissea che lo trascinerà dalla vetta al baratro.
Come già accaduto con la serie Effetto Notte dedicata al rapimento di Aldo Moro, anche per Portobello la suggestione a Bellocchio è arrivata da un’immagine, «quella di un uomo – spiega – che, in modo stupito, esce in manette dalla caserma dei carabinieri. Si chiede perché, ad attenderlo, ci siano tanti giornalisti e fotografi. In realtà c’era già una regia, un capitano dei carabinieri gli aveva mentito dicendogli: “Nessuno ti vedrà”. In poche ore la regia di quella grande messa in scena stava già funzionando ed era iniziato un incubo terribile». Quasi la trama di un film horror che però, purtroppo, era realtà: «Ciò che era evidente non lo fu per i giudici perché non potevano sbagliare, non potevano tornare sulla loro decisione. Fu questo che riempì molti di indignazione, rabbia e odio». Bellocchio ammette di non essere mai stato un fan di Tortora: «La sua disgrazia è che era antipatico. A me era un po’ indifferente, non capivo quell’uomo aristocratico che non sbagliava mai una parola, ma all’epoca molti giornalisti di primo livello dissero: “Se lo hanno arrestato, qualcosa avrà commesso”».
Fabrizio Gifuni aggiunge: «Si è detto di lui che fosse un antipatico di successo, un personaggio così popolare con cui, però, una parte d’Italia non simpatizzava. Approfondendo la storia di Enzo Tortora abbiamo visto che era un uomo che si batteva dall’interno dell’unica azienda televisiva di Stato per la fine del monopolio dell’emittenza, uno che non apparteneva né alle due grandi “chiese” dell’epoca, la Dc e il Pci, né alla Loggia P2 scoperta da poco». Inoltre, «era una persona fiera, orgogliosa, che non ammiccava al pubblico. Non aveva la furbizia dei suoi tre colleghi, Pippo Baudo, Mike Bongiorno e Corrado, che sapevano come essere amati. Lui, invece, non voleva cambiare, voleva continuare a parlare un italiano inappuntabile e avere modi da signore con un’attrazione verso l’Inghilterra». Tutto questo, per l’attore, «non giustifica certo quello che gli è successo ma spiega perché una parte del Paese fosse già pronta a voltargli le spalle. C’era un’Italia che già lo aspettava al varco».
A mettere il primo tassello di uno dei più grandi errori giudiziari della storia del nostro Paese è stato il pentito Giovanni Pandico, furioso con il conduttore che non rispondeva alle lettere che gli inviava dal carcere. Come sia stato possibile lo spiega l’attore che lo interpreta: «Uno dei semi del male è l’invidia. Quella che lui prova diventa una forza maligna. Pensa: “Voglio che tu subisca il mio male”. Vuole portare Tortora in carcere e questo è un argomento attuale visto che oggi sembra che, per esistere, bisogna infangare» osserva Lino Musella.
La drammatica vicenda di Enzo Tortora arriva sugli schermi (seppure, per il momento, solo su quelli della piattaforma HBO Max) in un momento in cui nel nostro Paese infuria la campagna referendaria sulla giustizia e il rischio di una strumentalizzazione è dietro l’angolo: «La serie va giudicata per quello che è. Rispetto il referendum ma non c’è alcun rapporto» assicura Bellocchio. Gifuni conferma: «È una sfortunata coincidenza che il progetto di Portobello sia partito anni fa ma sia arrivato a dama proprio in questo momento». A spegnere le possibili polemiche è la manager di HBO Max Laura Carafoli: «La piattaforma è stata lanciata il 13 gennaio. Questo è il primo prodotto italiano che proponiamo ed era importante farlo adesso perché abbiamo scoperto che il 20 febbraio è la data in cui Tortora era tornato in scena. Ci è sembrato un bellissimo modo per rendergli omaggio».
Portobello è una produzione Our Films e Kavac Film in collaborazione con Arte France, Rai Fiction e The Apartment Pictures.
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