Terremoto Nepal / Il dirigente della scuola secondaria Tribhuvan Trishuli a Nuwakot racconta i momenti drammatici prima del disastro: “Se non avessimo preso una decisione rapida, ora non saremmo qui”

La devastazione provocata dall'alluvione a Devighat, nel distretto di Nuwakot, in Nepal

Avvenire

I minuti possono a volte sgusciare via, inavvertiti, leggeri come foglie. A volte, invece, in quello stesso fluire, può concentrarsi un peso enorme: lo stesso che separa la vita dalla morte. E, mercoledì, Rajendra Dawadi, preside della scuola secondaria Tribhuvan Trishuli a Nuwakot, ha avuto a disposizione una manciata di minuti, appena dieci, per prendere una decisione al volo, letteralmente. Senza indugi. Raggranellare quei pochi minuti alla bomba di acqua e fango che di lì a poco si sarebbe abbattuta sul Nepal. Quella decisione Dawadi l’ha presa, in tempo. Via tutti. Evacuare. Abbandonare la scuola. E, contemporaneamente, fermare i bus che stavano affluendo. Così, anticipando di un soffio il fiume di morte e distruzione, il preside nepalese ha salvato i 900 studenti della sua scuola. “Se non avessimo preso una decisione rapida, se fossero passati anche solo 10 minuti, nessuno di noi, studenti compresi, sarebbe stato in grado di parlare con voi oggi”, ha raccontato alla Bbc, Dawadi.
I contorni della tragedia continuano a dilatarsi. Il bilancio delle vittime è salito ancora, a 903 morti, quello dei dispersi a 4.247. Numeri destinati a peggiorare. Secondo i media statali cinesi, queste cifre sono da aggiornare con le 16 vittime e i 546 dispersi sul fronte cinese della frana che portano il bilancio complessivo a 919 morti e 4.793 dispersi. L’elenco dei dispersi in Nepal comprende 592 stranieri e 933 lavoratori impiegati in progetti idroelettrici lungo il fiume travolto dalla piena. Secondo la protezione civile nepalese, nel solo distretto di Nuwakot il numero dei dispersi è aumentato drasticamente a 1.158, rispetto ai 115 segnalati ieri, e altri 562 dispersi sono registrati nel distretto di Rasuwa. Tra i dispersi figurano 45 soldati dell’esercito nepalese, 38 agenti di polizia e 19 funzionari doganali e dell’immigrazione. In India, le autorità dello Stato dell’Uttar Pradesh hanno dichiarato di aver recuperato 17 corpi dai fiumi provenienti dal Nepal, presumibilmente vittime delle inondazioni non conteggiate nel bilancio complessivo.
Nella scuola la sensazione che domina è ancora quella dell’incredulità. E di dolore per la sorte che è toccata a tante, troppe persone: familiari, parenti, amici, conoscenti. Il preside Dawadi rivive quei momenti, terribili e veloci. Gli avvertimenti piovuti da quattro persone diverse nel giro di pochi minuti. Il pericolo percepito come imminente. La decisione. L’evacuazione. “Un genitore è venuto da me e mi ha detto: “Sta arrivando una grande alluvione, sono qui per portare via mia figlia, la porterò con me”. I genitori non si affrettano senza un valido motivo, quindi era chiaro che non avrei dovuto perdere un secondo per evacuare i bambini”, racconta ancora. “Ho deciso che non dovevo più rimandare. Anche se l’alluvione non fosse arrivata, si trattava solo di una giornata di lezioni. Sono orgoglioso di aver salvato così tante vite”, conclude.
Yunisha Amatya, ha 16 anni, ed è una delle studentesse che si trovavano all’interno dell’edificio scolastico. “Io e i miei amici siamo sopravvissuti per soli 10 secondi”, ha raccontato alla Bbc. “Poco prima dell’alluvione, eravamo in classe a studiare. Gli insegnanti si erano riuniti in un unico punto e inizialmente non avevano idea di cosa fosse successo. Dopo cinque minuti, gli insegnanti sono venuti a informarci dell’alluvione e ci hanno chiesto di tornare a casa”, Quindi la fuga, salendo lungo la collina dietro la scuola. E la salvezza.

Quando i mercati sono Luoghi dell’Infinito

Quando i mercati sono Luoghi dell'Infinito

Avvenire

Se vuoi capire una città, un paese, un territorio, vai al mercato. Non troverai soltanto le espressioni della sua storia e le abitudini dei suoi abitanti, ma il suo presente e le direzioni del suo futuro. I mercati, qualsiasi essi siano, sono un fenomenale termometro per misurare il mondo. Accorciano distanze, scavano in profondità, ribaltano le mappe. Prima che un luogo di commercio, sono da sempre una geografia in movimento, un atlante vivente in cui ogni merce e ogni persona raccontano un viaggio già compiuto e un altro ancora da intraprendere. Il numero 319 di Luoghi dell’Infinito, in edicola e in digitale da martedì 1 settembre, parte da qui.
Apre lo speciale lo scrittore Giuseppe Culicchia con un racconto di Porta Palazzo, il più grande mercato all’aperto d’Europa, accompagnato dal reportage realizzato per Luoghi dal fotografo torinese Federico Ravassard. È un cosmo che ha visto succedersi le migrazioni e le lingue di Torino: dal piemontese dei contadini ai dialetti arrivati dal Sud, fino alle presenze dal resto del mondo. Oggi a Porta Palazzo si trovano letteralmente il mondo e la città insieme: prodotti, attività storiche e nuove, persone che vi lavorano o vi passano, storie che hanno trovato casa nella piazza. Un luogo dalla fama difficile, duro nel lavoro quotidiano, ma che, scrive Culicchia, «non respinge nessuno».
Luigino Bruni parte dalla parentela antichissima fra mercato e religione: la fides è insieme fede e fiducia e gli scambi hanno avuto bisogno fin dall’origine di un orizzonte religioso. Il centro del saggio è il sacrificio, interpretato come forma di commercio con la divinità, un do ut des nel quale la grazia attesa richiede un prezzo. Questa logica, secondo Bruni, ha resistito anche alla novità evangelica della misericordia, entrando nella spiritualità cristiana e poi nel capitalismo.
In un’Europa divisa politicamente e in un Mediterraneo attraversato dai conflitti, i mercanti medievali hanno costruito regole comuni capaci di rendere possibile lo scambio fra lingue, monete e ordinamenti differenti. Antonio Musarra mette al centro la lex mercatoria, insieme di pratiche fondate sulla fiducia e sulla reputazione, e gli strumenti che permettevano di governare il rischio: notai, commenda, lettere di cambio, assicurazioni marittime.
Con Eugenio Giannetta ci si perde nel Gran Bazar di Istanbul, dentro un labirinto di odori, colori e lingue. Il racconto segue l’esperienza diretta del mercato, dai banchi delle spezie ai tessuti e agli ori, dai piccoli rituali del tè e dei dolci offerti dai commercianti alla contrattazione, rito collettivo nel quale l’autore ammette di non eccellere.
Ferdinando Zanzottera ricostruisce la storia e il significato urbano dei mercati coperti, partendo dalle Halles raccontate da Zola come grande “ventre” della città. Dalla fine del Settecento ferro, ghisa e vetro trasformano il mercato in infrastruttura pubblica, ordinando approvvigionamento e vendita senza cancellarne la dimensione civica. Il percorso tocca il Mercato Centrale di Firenze, le Vettovaglie di Livorno, Milano, Parigi e diversi esempi sudamericani. Tutelare questi edifici significa preservare anche banchi, pratiche quotidiane e relazioni, evitando che diventino semplici scenografie gastronomiche o turistiche.
Dal “non luogo” di Marc Augé al supermercato contemporaneo. Marta Santacatterina segue i cambiamenti della Grande distribuzione organizzata attraverso nuove abitudini alimentari, private label, acquisti online e locker, sistemi di pagamento senza casse e coupon personalizzati dagli algoritmi, mentre i punti vendita si trasformano progressivamente in hub di servizi.
Davide Re guarda ai mercati tecnologici come al luogo in cui l’innovazione smette di essere prototipo e incontra bisogni e desideri delle persone. Il viaggio attraversa soprattutto l’Asia, dove robot umanoidi, semiconduttori, intelligenza artificiale e nuove forme di interazione fra uomo e macchina anticipano ciò che potrebbe entrare nella vita quotidiana.
Il viaggio cambia radicalmente prospettiva con Daniele Bellocchio, che segue la destinazione finale di una parte dei rifiuti prodotti dal Nord globale. A Old Fadama, alla periferia di Accra, migliaia di persone ricavano rame e altri metalli dagli e-waste bruciando cavi e apparecchiature in condizioni gravemente tossiche. Bellocchio ricostruisce le rotte dell’elettronica dismessa e poi allarga l’indagine al fast fashion e a Panipat, a nord di Delhi, dove enormi quantità di abiti scartati vengono selezionate e rigenerate. I due luoghi sono esempi di pollution outsourcing: l’esternalizzazione sulle popolazioni più povere dei costi del consumo occidentale.
Nello Scavo parte dall’esperienza diretta su diversi fronti per mostrare come guerre, Stati collassati e frontiere chiuse producano economie nelle quali anche le persone diventano merce. Dalla Somalia alla Cambogia, dai Balcani alla Libia fino all’Ucraina, cambiano i traffici e gli intermediari, ma ritorna lo stesso meccanismo: la vulnerabilità trasformata in prezzo. In Libia migranti, petrolio, armi e droga entrano nello stesso sistema; in Ucraina la deportazione dei bambini mostra una forma diversa di sottrazione della persona alla propria storia.
A Odessa Lucia Capuzzi entra nello Starokonnyi, il mercato più antico della città, che continua a funzionare nonostante le sirene e la guerra. Nel quartiere popolare di Moldavanka i banchi vendono cimeli sovietici, oggetti domestici e beni diventati difficili da reperire, rendendo accessibile ciò che altrove resta fuori dalla portata di una popolazione impoverita dal conflitto. Il mercato accompagna la storia del quartiere da Isaak Babel’ al crollo sovietico fino all’invasione russa e conserva una forte vocazione di spazio autonomo rispetto al potere ufficiale.
Chiude lo speciale France Leclerc, autrice del testo e delle fotografie di un ampio reportage dal Koley Market di Calcutta, mercato all’ingrosso vicino alla stazione di Sealdah che lavora senza interruzione. I venditori coprono le lampade con cellophane colorato per accentuare i toni delle merci, trasformando i banchi in ambienti rossi, verdi e gialli. Ma il Koley Market è soprattutto una città nella città, dove alcuni lavoratori ricavano perfino piccoli spazi in cui abitare. Al centro delle immagini sono i turban wallahs, portatori spesso migranti dal Bihar o dal Bangladesh che trasportano da soli o in gruppo carichi di centinaia di chili.
Apre la sezione Arti & Itinerari Francesca Orsi con un servizio dedicato a Fan Ho, in occasione della prima grande mostra italiana sul fotografo cinese a Palazzo Falletti di Barolo a Torino. La Hong Kong degli anni Cinquanta e Sessanta emerge attraverso un bianco e nero in equilibrio fra attenzione umanista alla vita quotidiana e una rigorosa ricerca compositiva fatta di diagonali, geometrie e forti contrasti di luce.
Chiude il numero Lorenzo Fazzini dalla Maryhouse di New York, la casa dove Dorothy Day ha vissuto e operato e dove ancora oggi il Catholic Worker prepara pasti e accoglie persone in difficoltà. Le stanze, i libri, il giornale Catholic Worker e gli oggetti rimasti accompagnano il racconto di una figura che con Peter Maurin ha unito Vangelo e azione sociale, spiritualità e impegno per la giustizia. Nella casa continua a vivere la sua indicazione: «Farsi fratelli, non benefattori».

Diocesi di Novara e successione episcopale: il dibattito sulle nomine

Basilica di San Gaudenzio - ATL Novara - Arte e Storia Scheda

Le dinamiche relative alla successione episcopale tornano al centro del dibattito ecclesiale a seguito delle ricostruzioni della stampa piemontese sulla diocesi di Novara, guidata dal vescovo Franco Giulio Brambilla vicina al momento del cambio di testimone. Tra le ipotesi avanzate da osservatori ed esperti di vicende curiali, si evidenzia il profilo di don Michele Falabretti, responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, il cui nome affianca le altre candidature valutate dagli organi preposti.

Al di là del “toto-vescovo” e delle analisi giornalistiche sulle differenti sensibilità pastorali, la comunità dei fedeli e la rete delle parrocchie guardano al processo di nomina episcopale come a un momento importante di discernimento per il futuro della Chiesa locale. La scelta della guida diocesana si intreccia con le sfide dell’evangelizzazione, il coinvolgimento delle giovani generazioni e la riorganizzazione territoriale delle Unità Pastorali.

Tag: Diocesi Novara, Vescovo Brambilla, Don Falabretti, Nomine Episcopali, Parrocchie Online

La collezionista di record. Nadia Battocletti non smette mai di correre dietro alla storia e ieri ha compiuto l’ennesimo sorpasso

 

QN Sport

Al meeting di Bellinzona la mezzofondista trentina ha centrato l’ennesimo primato: quello italiano sui 1.500 metri. Nadia chiude con il tempo di 3’57’’54 (13° a livello mondiale in stagione): migliorato sensibilmente il 3’58’’11 timbrato da Sintayehu Vissa nel 2022. Ci riesce vincendo con il solito splendido finale, il cambio di passo a duecento metri dal traguardo quando trova un varco per portarsi in testa e lanciare la sua volata. In gara la portacolori delle Fiamme Azzurre rimane chiusa all’inizio dell’ultima tornata, con qualche contatto alle spalle dell’altra americana Addison Wiley che poi finisce al secondo posto in 3:58.96 dopo l’allungo irresistibile dell’azzurra.

Un risultato raggiunto a cuor leggero che completa la collezione di tutti i record azzurri del mezzofondo: 1.500 metri indoor e outdoor, 3.000 metri in sala e all’aperto, 5.000 e 10.000 metri, 5 km e 10 km su strada. “Sono molto contenta – dice Nadia –, è bello correre liberi di mente come ho fatto qui. Sapevo che la gara era organizzata alla perfezione e dall’ultimo giro cominciavo a sentire l’arrivo che si avvicinava, iniziavo ad avere energie in più. C’era tanto caos a 300 metri dalla fine, poi ho visto un buco per uscire e mi sono detta che era il momento giusto”.

Gioie anche dal Grand Prix Brescia. Secondo posto nel peso per Leonardo Fabbri: il toscano lancia a 21,99, ma viene beffato dal giamaicano Rajindra Campbell (22,59). Seconda anche Sara Fantini nel martello: 74.30 metri per la primatista italiana Venti centimetri più avanti DeAnna Price. Terza Elisa Coiro negl 800 metri (1’58’’62).

Sempre più StraordiNadia. La 26enne trentina trionfa anche nei 1500 metri del meeting svizzero di Bellinzona, fermando il cronometro a 3′ 57′’ 54 e stabilendo il nuovo primato italiano

Meeting di Bellinzona. Battocletti da record, la collezione è finita
«Bello correre liberi di mente come ho fatto qui» dice raggiante Nadia Battocletti, «all’ultimo giro ho iniziato a sentire energie in più e nel caos ai 300 ho trovato il momento giusto». E così ecco un’altra gemma che si aggiunge al doppio oro europeo di Birmingham nei 5mila e 10mila metri e alla vittoria in Polonia, suggellando un’estate memorabile. L’atleta delle Fiamme Azzurre si prenderà adesso una pausa, rinunciando alle finali di Diamond League per dedicarsi alla scrittura della tesi di Laurea e staccare dalla routine frenetica che l’accompagna quotidianamente, prima di rituffarsi negli allenamenti. Tra un anno ci sono i Mondiali di Pechino, tra due le Olimpiadi di Los Angeles. E anche se Nadia non vuole sbilanciarsi, in molti pensano che solo lei possa spodestare sua maestà Beatrice Chebet.

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La doppietta agli Europei e il successo in Polonia hanno cancellato la delusione del Gala di Roma?

«Mi hanno aiutato a ritrovare fiducia in me stessa. Nella preparazione avevo faticato e quindi riuscire a confermare i due titoli Europei ha avuto un certo peso. Magari da fuori è sembrato facile, ma non lo è stato».

A proposito di facilità, quando corri sembri in controllo dall’inizio alla fine. È veramente così o la tua è una sorta di poker face?

«Quando entro in gara sono effettivamente spesso in controllo e questo è merito del lavoro fatto in allenamento. Anche ad alta intensità riesco a tenere d’occhio le mie avversarie e capire se il ritmo è quello giusto».

A Birmingham quindi sapevi di averne molto di più delle tue avversarie nel finale?

«Mi ero preparata bene e per ritmi più sostenuti, ma sia i 5mila che i 10mila sono state gare molto tattiche. Sapevo di avere del margine per il giro finale e l’ho sfruttato alla grande».

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Rispetto al biennio 2024-2025, Nadia Battocletti è più forte oggi?

«Mi manca una conferma importante come quella della doppia medaglia al Mondiale di Tokyo 2025, ma i parametri rilevati in allenamento dicono di sì».

La tua grande rivale adesso è Beatrice Chebet. È battibile?

«Gli scorsi anni era senza dubbio un gradino sopra a tutte, però non penso ci siano atleti imbattibili. È difficile, ma credo che in futuro si possa fare».

A breve ti laureerai in Ingegneria edile. Come si concilia lo studio con una vita da atleta professionista di primo livello?

«Non è stato semplice, ho scelto una facoltà tosta. A volte lo sport è addirittura passato in secondo piano rispetto allo studio. Ora invece ho finito gli esami e sono più tranquilla, tra settembre e ottobre riprenderò con la mia tesi».

Tua mamma dice che dovresti staccare di più a volte, è vero?

«Me lo dice spesso e ha ragione, ma avevo delle scadenze e io odio non rispettare i tempi prestabiliti quindi non avevo molta scelta».

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Meglio una medaglia ai Mondiali di Pechino o un 110L?

«Direi una medaglia a Pechino. I voti sono una cosa extra, ci tengo fino a un certo punto».

Un difetto

«Faccio fatica a vivere le cose con la giusta leggerezza».

L’Italia dello sport olimpico è sempre più multietnica.

«È vero ed è bellissimo. Lo sport è un’attività sociale e quindi può aiutare a favorire l’integrazione nel quotidiano».

Mancano meno di due anni a Los Angeles. Se potessi sognare l’Olimpiade perfetta, come sarebbe?

«A volte sogni in grande e poi la realtà ti riporta coi piedi per terra, quindi non voglio spingermi troppo in là con i pensieri. Diciamo che sono consapevole di avere la possibilità di fare bene, poi a volte serve anche fortuna».

E nel caso in cui l’Olimpiade andasse benissimo, cosa ti regaleresti?

«Mi concederei qualche viaggio e la possibilità di respirare un attimo senza l’ossessione di dover subito riprendere gli allenamenti».

Il Giornale

Domodossola/ Dal 1° settembre 2026 nascono i nuovi Istituti Comprensivi Domo 1 e Domo 2

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Ossola News

Due poli scolastici, con la divisione delle scuole medie Floreanini, che riorganizzeranno l’offerta educativa cittadina tra continuità e nuovi percorsi

Dal 1° settembre prende ufficialmente avvio la nuova organizzazione scolastica a Domodossola con la nascita dei due Istituti Comprensivi, Istituto Comprensivo Domo 2 e Istituto Comprensivo Domo 1, che ridisegnano l’assetto della scuola sul territorio con l’obiettivo di rafforzare continuità educativa, progettazione e ampliamento dell’offerta formativa. La nascita dei due Istituti Comprensivi porterà anche alla divisione delle scuole medie Floreanini, già in passato due entità distinte ma che furono accorpate per dare vita a un unico istituto scolastico di scuola secondaria di primo grado. Oggi non si tratta solo di una divisione delle due sedi delle scuole medie, una in via Terracini l’altra in via Ceretti in entità distinte, ma di una vera riorganizzazione della rete scolastica voluta dalla Regione Piemonte sia per razionalizzare le risorse, alla luce anche della diminuzione della popolazione scolastica, ma anche per migliorare la continuità didattica dalla scuola dell’infanzia sino alle medie.

Le iscrizioni si sono chiuse già a inizio anno, e il numero delle famiglie che ha scelto uno piuttosto che l’altra scuola media, è rimasto sostanzialmente invariato. Per il nuovo anno scolastico, al Domo 2 di via Terracini saranno attivate 6 classi prime per un totale di 119 studenti, di cui 40 nel percorso ordinario e 79 nel percorso musicale. Al Domo 1 di via Ceretti le classi prime saranno 3 con 53 iscritti complessivi.

Per il Domo 2, la dirigente Chiara Varesi assieme allo staff di dirigenza, sottolinea come la nuova fase rappresenti un’evoluzione naturale del lavoro svolto negli anni precedenti, a partire dall’esperienza della scuola media unita. “Portiamo con noi un bagaglio consolidato di competenze e attenzione alla qualità della didattica – spiegano infatti – insieme a un forte impegno su inclusione, dialogo con le famiglie e radicamento nel territorio”. In particolare viene evidenziato come la nuova struttura consentirà di costruire un percorso più coerente tra primaria e secondaria: “La collaborazione tra ordini di scuola permetterà una conoscenza più approfondita degli alunni e una progettazione condivisa, rendendo il passaggio meno brusco e più graduale”.

Nel delineare la visione del nuovo istituto, la dirigenza insiste anche sulla costruzione di un’identità comune: “Sarà un processo che richiederà ascolto e partecipazione. Le differenze tra i plessi diventeranno una risorsa per innovare, ma servirà una visione educativa condivisa che metta al centro il successo formativo degli studenti”.

Sul piano dell’offerta formativa, il Domo 2 conferma le due anime già consolidate: il percorso ordinario e quello musicale. Nel primo confluirà il nuovo progetto “Stra-Ordinario”, che integra esperienze sportive, ambientali e culturali legate al territorio. Il percorso musicale, invece, prosegue una tradizione pluridecennale con attività di coro, orchestra, collaborazioni con il Conservatorio e progetti di avvicinamento alla musica già nella scuola primaria.

“Vogliamo che tra qualche anno le famiglie percepiscano il nostro istituto come una scuola accogliente, innovativa e affidabile – concludono Varesi e lo staff – capace di valorizzare talenti e benessere degli studenti, oltre ai risultati scolastici”.
Per il Domo 1, la dirigente Patrizia Taglianetti descrive invece un avvio all’insegna della continuità e dell’integrazione tra esperienze educative differenti. “Non partiamo da zero – spiega – ma dall’incontro tra la tradizione della scuola dell’infanzia e primaria e quella della secondaria di via Ceretti. L’obiettivo è costruire una scuola-comunità moderna, inclusiva e capace di dare coerenza al percorso dai 3 ai 14 anni”.

Taglianetti pone al centro la nascita del curricolo verticale come elemento strategico: “Accompagnare gli studenti lungo tutto il primo ciclo significa evitare frammentazioni e valorizzare ogni fase della crescita, con un monitoraggio continuo e una progettazione unitaria”. In questa prospettiva, anche il lavoro tra docenti assume un ruolo centrale: “Si apre una stagione di progettazione comune che rappresenta una grande opportunità per tutti”.

Un altro punto chiave riguarda il rapporto con il territorio e la continuità tra ordini di scuola. “La scuola primaria ha da sempre un forte legame con le realtà locali – sottolinea – e questo approccio verrà esteso alla secondaria con progetti ponte, laboratori condivisi e attività di tutoraggio tra studenti”.

Guardando al futuro, la dirigente immagina un istituto capace di innovare anche sul piano metodologico: “Il nostro obiettivo è fare del Domo 1 un modello di innovazione didattica e partecipazione. Gli ambienti di apprendimento saranno al centro di una progettazione che coinvolgerà i docenti e valorizzerà le competenze già presenti”.

In chiusura, Taglianetti richiama anche il ruolo del sistema educativo 0-6 e l’ingresso del plesso “Collodi” nel nuovo istituto: “È un arricchimento profondo, non solo numerico. È nei primi anni che si costruiscono le basi dell’apprendimento e dell’inclusione. Accogliere questi bambini significa rafforzare l’intero percorso educativo”.

Con l’avvio del nuovo anno scolastico, i due istituti si preparano dunque a una fase di riorganizzazione che punta a consolidare identità diverse ma complementari, con l’obiettivo comune di accompagnare la crescita degli studenti in modo più strutturato e coerente.

Liturgia 6 Settembre 2026 XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Colore Liturgico  Verde

Gesu

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In questa pagina del Vangelo di Matteo vengono riferiti alcuni “loghia”, ossia alcune parole o sentenze, così come furono autenticamente pronunciate da Gesù. Esse sono poste all’interno del discorso elaborato da Matteo sul modo di comportarsi dei cristiani in seno alla comunità. Per comprenderlo, questo discorso deve essere collegato alla frase conclusiva della sezione precedente, in cui si afferma: “Dio non vuole che neppure uno di questi piccoli si perda”.
È un monito a chi dirige la comunità, di non escludere nessuno, senza prima aver tentato ogni mezzo per correggerlo dal suo errore o dal suo peccato. Niente, infatti, è più delicato della correzione fraterna. La regola data da Cristo per la vita e la conduzione della comunità è quella di tenere presente la gradualità del procedere. Ognuno deve lasciarsi guidare dalla preoccupazione di salvaguardare, con ogni cura, la dignità della persona del fratello.
Il primato è dato, perciò, alla comunione. Deve essere salvata ad ogni costo, perché la comunione è tale solo se mette in opera ogni tentativo atto a convertire il peccatore.
Se il fratello persiste nell’errore, non sarà il giudizio della comunità in quanto tale a condannarlo, bensì il fatto che lui stesso si autoesclude dall’assemblea dei credenti. Così avviene nella scomunica pronunciata dalla Chiesa; essa non fa altro che constatare una separazione già avvenuta nel cuore e nel comportamento di un cristiano.
Antifona d’ingresso
Tu sei giusto, o Signore, e retto nei tuoi giudizi:
agisci con il tuo servo secondo il tuo amore. (Sal 118,137.124)
Colletta
O Padre, che ci hai liberati dal peccato
e ci hai donato la dignità di figli adottivi,
guarda con benevolenza la tua famiglia,
perché a tutti i credenti in Cristo
sia data la vera libertà e l’eredità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Padre, che gioisci nell’esaudire
la preghiera concorde dei tuoi figli,
metti in noi un cuore e uno spirito nuovi,
perché sentiamo la vita come il dono più grande
e diventiamo custodi attenti di ogni fratello,
nell’amore che è pienezza di tutta la legge.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Prima lettura
Ez 33,1.7-9
Se tu non parli al malvagio, della sua morte domanderò conto a te.
Dal libro del profeta Ezechièle

Mi fu rivolta questa parola del Signore:
«O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.
Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.
Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato».

Parola di Dio
Salmo responsoriale
Sal 94
Ascoltate oggi la voce del Signore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».
Seconda lettura
Rm 13,8-10
Pienezza della Legge è la carità.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge.
Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.

Parola di Dio
Canto al Vangelo
2Cor 5,19

Alleluia, alleluia.
Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione.
Alleluia.
Vangelo
Mt 18,15-20
Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello.Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Riconoscendoci poveri e bisognosi di perdono rivolgiamo al Padre la nostra preghiera, riponendo in lui tutta la nostra speranza.
Preghiamo insieme e diciamo: Accogli, Signore, la nostra preghiera.

1. Illumina le coscienze con la tua parola e rendile disponibili al pentimento: l’esperienza della riconciliazione nella Chiesa sia segno e strumento di pace per ogni creatura. Noi ti preghiamo.
2. Dona a tutti i tuoi ministri la stessa sollecitudine di Cristo, buon pastore: rendili appassionati nella ricerca di quanti si sono smarriti. Noi ti preghiamo.
3. Guarda ai popoli che soffrono a causa della violenza, dell’odio e delle guerre: suscita in tutti l’impegno di una leale collaborazione per il conseguimento della giustizia e della pace. Noi ti preghiamo.
4. Conforta i nostri fratelli malati: benedici le loro famiglie, e sostieni sulla via della croce i discepoli di Cristo. Noi ti preghiamo.
5. Concedi a noi la tua misericordia: la gioia del perdono renda tutti capaci di accoglienza reciproca. Noi ti preghiamo.

O Padre, guarda la nostra povertà e soccorrici con la tua grazia, perché ci sentiamo da te amati e custoditi. Per Cristo nostro Signore.
Preghiera sulle offerte
O Dio, sorgente della vera pietà e della pace,
salga a te nella celebrazione di questi santi misteri
la giusta adorazione per la tua grandezza
e si rafforzino la fedeltà e la concordia dei tuoi figli.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Come la cerva anela ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela a te, o Dio.
L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente. (Sal 41,2-3)

Oppure:
Io sono la luce del mondo;
chi segue me, non camminerà nelle tenebre,
ma avrà la luce della vita. (Gv 8,12)

Oppure (Anno A):
Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te,
va’ e ammoniscilo fra te e lui solo;
se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello. (Mt 18,15)
Preghiera dopo la comunione
O Padre, che nutri e rinnovi i tuoi fedeli
alla mensa della parola e del pane di vita,
per questi grandi doni del tuo amato Figlio
aiutaci a progredire costantemente nella fede,
per divenire partecipi della sua vita immortale.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Chiese Orientali, il Papa concede ai Sinodi la facoltà di rimuovere i Patriarchi

Il Palazzo Apostolico

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Con un Motu Proprio pubblicato oggi, 29 agosto, Leone XIV stabilisce la competenza del Sinodo dei Vescovi a rimuovere il proprio Patriarca per “ricomporre la comunione ferita, anche rimuovendolo dall’ufficio, per causa grave” nel caso in cui fosse “irrimediabilmente compromesso” il loro “legame”. Spetterà al Pontefice la concessione dell’assenso alla decisione sinodale

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Vuole colmare una lacuna normativa la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio di Leone XIV Mutua concordia, pubblicata oggi, 29 agosto, con la quale vengono modificati i canoni 106 e 126 del Codice dei canoni delle Chiese Orientali e che attribuisce al Sinodo dei Vescovi la facoltà, attraverso “un procedimento ordinato”, di rimuovere dal proprio ufficio un Patriarca nel caso in cui per motivi gravi, sia irrimediabilmente compromesso il loro rapporto. Le nuove disposizioni entrano “immediatamente in vigore”.

Ai Sinodi dei Vescovi, secondo il Codice, spetta eleggere il Patriarca, annunciarne la nomina, procedere all’intronizzazione, e anche accettare la rinuncia, dopo aver consultato il Papa. Ora, in seguito al Motu Proprio, ferme restando le prerogative della Sede Apostolica, i Sinodi dei Vescovi sono chiamati “a ricomporre la comunione ferita, anche rimuovendo dall’ufficio, per causa grave, il proprio Patriarca, con una procedura che, nel rispetto delle norme, gli garantisca il diritto alla piena difesa dinanzi al Sinodo”. Al Papa spetterà la “concessione dell’assenso alla decisione sinodale, per essere certi che sia garantita la piena libertà dei Padri nell’esprimere la propria scelta, al riparo da qualsiasi possibile indebita pressione interna o esterna”. Non era infatti presente nel Codice dei canoni delle Chiese Orientali una disposizione che indicasse come intervenire nel caso di “una grave e irrimediabile compromissione della comunione” tra Sinodo dei Vescovi e Patriarca.

Convocazione del Sinodo dei Vescovi per inadempienze del Patriarca

Il Pontefice ha disposto che al canone 106, dopo il § 2, si inserisca un nuovo paragrafo, il §3, nel quale si specifica che “qualora il Patriarca ometta di adempiere agli obblighi” previsti dallo stesso Codice, “il Sinodo dei Vescovi della Chiesa patriarcale può essere legittimamente convocato dal Vescovo più anziano per ordinazione episcopale, avente diritto di voto; e se anche questi omette di procedere alla convocazione, tale facoltà ricade sui successivi Vescovi, più anziani per ordinazione episcopale, a ciò disponibili, aventi diritto di voto”.

La procedura per la rimozione del Patriarca

Nel canone 126, con il Motu Proprio, viene introdotto il §3, il quale stabilisce che “per una causa grave, riconosciuta tale dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa patriarcale, il medesimo Sinodo, convocato seguendo quanto previsto dai cann. 106 § 1, n. 3, e 108 § 3, può chiedere al Patriarca di rinunciare all’ufficio”. Con il successivo §4 si dispone, poi, che se, dopo tale richiesta “il Patriarca non rinunciasse al proprio ufficio, il Vescovo più anziano per ordinazione episcopale, avente diritto di voto, provvede all’elezione di un nuovo Presidente da parte del Sinodo, il quale sottopone la rimozione del Patriarca al suffragio segreto di almeno due terzi dei membri del Sinodo con diritto di voto, nel rispetto della sua facoltà di difesa dinanzi al Sinodo stesso”. Al Presidente spetta anche informare il Papa, che dovrà dare “l’assenso alla rimozione che rende vacante la sede patriarcale”.

“Il sacro legame” tra Patriarca e Sinodo dei Vescovi

Esistendo nelle Chiese Orientali uno stretto rapporto che unisce il Patriarca – il quale presiede la sua Chiesa patriarcale come padre e capo, tamquam pater et caput (CCEO, can. 55) – e il Sinodo dei Vescovi, da lui stesso convocato e guidato, condizione per una vita ecclesiale feconda, nell’unità dello Spirito e nell’interesse unico della Chiesa stessa, è la sussistenza di una relazione armonica tra di loro. Ma il Codice dei canoni delle Chiese Orientali, che determina il funzionamento e i compiti dei Sinodi dei Vescovi, non stabiliva nulla nel caso in cui, “il sacro legame tra il Pater et Caput e gli altri Vescovi venisse irreparabilmente compromesso”, comportando “una grave ferita cui dover porre rimedio, come sollecitato anche da numerosi Presuli orientali”.

Per ripristare la comunione ecclesiale

Con il Motu Proprio, entra in vigore, dunque, una disciplina da seguire in presenza di una frattura insanabile tra Patriarca e Sinodo, in caso di mancate dimissioni da parte del Patriarca. Ciò perchè, se l'”armonia ecclesiale risultasse gravemente inficiata” spiega Leone XIV, occorre ripristinarla “nel contesto della comunione ecclesiale”, perciò attraverso l’Assise sinodale, la quale, “in situazioni di particolare emergenza, che comportano una grave e irrimediabile compromissione” di tale comunione, adesso ha la possibilità di “chiamare il Patriarca a rispondere del proprio operato”. Le nuove norme stabiliscono che al Sinodo spetta formulare le gravi ragioni che hanno determinato la rottura, chi e come va riunito il Sinodo, la maggioranza dei votanti richiesta per porre termine al mandato patriarcale e la garanzia della salvaguardia dei diritti di difesa del Patriarca.

Le Chiese interessate dalla normativa

Le disposizioni del Papa intendono valorizzare le prerogative del Sinodo dei Vescovi delle Chiese orientali cattoliche, dotandole di una nuova facoltà che sia coerente con la loro natura di Chiese sui iuris e riportando ad esse ciò che in esse nasce, perché meglio queste sono in grado di comprendere e di valutare la situazione, riservando al Romano Pontefice un ruolo di garanzia. Quanto stabilito nel Motu Proprio si applica anche, per la loro natura, alle Chiese arcivescovili maggiori (cfr can.152).

Come una moderna “missionaria”, Katharina Zellweger, donna di origini svizzere, ha portato avanti attività di tipo sociale con la Caritas nel Paese più discusso dell’Asia. Ora i suoi racconti sono entrati a far parte di un libro

Miss Kathi, l'impegno umanitario e la Corea del Nord. «Non è vero che sono dei robot»

Alla fine, è tutta una questione di sguardi. Se riesci a vedere i nordcoreani «non come robot sottoposti al lavaggio del cervello, ma come individui unici, ciascuno con le proprie speranze, i propri sogni e le proprie paure», allora puoi amarli e, perfino, spendere per loro trent’anni della tua vita. Parola di Katharina Zellweger, la donna occidentale che, al mondo, meglio conosce il “Regno Eremita”. Lo documenta in “Miss Kathi. Saving lives in North Korea”, in uscita l’1 settembre, un libro – scritto con Mike Chinoy, pubblicato in lingua inglese dalla casa editrice statunitense Post Hill Press – che restituisce, in 384 fitte pagine, l’unicità dell’esperienza di questa laica luterana, nata nel 1952 nel villaggio di Teufen, in Svizzera.

Racconta lei stessa: «Tra il 1995 e il 2019 ho compiuto 75 viaggi in Corea del Nord e ho vissuto a Pyongyang per cinque anni (dal 2006 al 2011), lavorando dapprima per la Caritas, poi per la Direzione dello sviluppo e della cooperazione del governo svizzero e, in seguito, alla guida della mia organizzazione non governativa KorAid. Per quanto ne so, nessun altro vanta una storia così lunga e ininterrotta di impegno umanitario in Corea del Nord». Ha scritto un giornalista del Los Angeles Times: «Sembrava improbabile che un’europea alta e bionda potesse diventare una persona così ben informata dall’interno», eppure Kathi è riuscita a conquistarsi la fiducia della gente, tant’è che «il libro mette in luce l’umanità e persino l’umorismo della vita all’interno della Corea del Nord». Generalmente i saggi sulla Corea del Nord sono resoconti di alto livello sulla diplomazia relativa ai programmi nucleari e missilistici oppure racconti di rifugiati e disertori. «Ma il fatto è – sottolinea Zellweger – che la maggior parte dei nordcoreani sono persone comuni, che lottano per sopravvivere. Tra loro ci sono i più vulnerabili: donne, bambini, i più poveri, gli affamati e i disabili, le persone al centro del mio lavoro».
Uno slogan di Caritas – «Un mondo in cui una persona soffre meno è un mondo migliore» – è ciò che ha affascinato la giovane Kathi e l’ha spinta a lasciare la fattoria paterna dove faceva il fieno d’estate e il sidro in autunno. Fin da bambina si era innamorata di Hong Kong, da quando un amico di famiglia le aveva regalato un annuario sulla città. La svolta decisiva data 1978: dopo aver lavorato per alcuni anni come assistente sociale e funzionaria per la libertà vigilata di giovani delinquenti a San Gallo, Kathi vede su un giornale un annuncio per un posto di lavoro dall’altra parte del mondo e nell’anno dei tre Papi si trasferisce a Hong Kong, dove diverrà un’infaticabile collaboratrice del coordinatore della Caritas locale, padre Francesco Lerda del Pime.
Nel 1995 la Corea del Nord, devastata dalla carestia, abbandona la dottrina dell’autosufficienza e chiede aiuto alla comunità internazionale. Kathi coordina l’invio di 1.400 tonnellate di riso per conto di Caritas. Operazione tutt’altro che semplice, dal momento che molti governi occidentali esitavano a inviare cibo per non sostenere il regime. Zellweger era convinta del contrario: «Lasciare morire di fame i nordcoreani a causa del disgusto per il sistema politico del Paese era moralmente sbagliato».

Il libro di Zellweger contiene gustosi aneddoti: da “Stille Nacht” cantata in tedesco da una guida nord-coreana in un bunker anti-aereo, al regalo sorprendente di due sacerdoti sudcoreani piombati nel suo ufficio: un sacchetto di Mc Donald’s con 300 mila dollari raccolti tra i fedeli di Seul per acquistare riso per i bambini del Nord. Non manca il racconto di due commuoventi visite (nel 2000 e nel 2002) di monsignor Celestino Migliore, inviato vaticano; gli fu concesso di celebrare Messa nell’unica chiesa cattolica della città, la cattedrale di Changchung. Kathi ricorda di essere rimasta sorpresa e ammirata dalla fede degli anziani che la gremivano.
Nonostante l’attuale clima cupo e a dispetto di «un sistema politico incredibilmente rigido e profondamente diffidente nei confronti degli estranei», Zellweger continua a nutrire speranza. «Le decine di migliaia di nordcoreani che sono sopravvissuti alla carestia grazie agli aiuti internazionali e le trentamila persone che hanno riacquistato la vista grazie all’aiuto di KorAid dimostrano che è possibile ottenere risultati, aiutare chi ne ha più bisogno, anche nelle circostanze più difficili». Proprio per il suo impegno inesauribile e coraggioso nel 2006 ha ricevuto, lei di fede protestante, l’onorificenza pontificia dell’Ordine di San Gregorio Magno: la più alta attribuita a un laico.

Avvenire

Alberto Ravagnani a “Ballando con le stelle”: la crisi vocazionale, la dimensione corporea e la sfida delle parrocchie online

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L’ufficializzazione di Alberto Ravagnani come concorrente della nuova edizione di Ballando con le stelle su Rai 1 torna ad accendere la riflessione sul tema dell’abbandono del sacerdozio e sulle dinamiche della comunicazione pastorale. Dopo l’addio al ministero annunciato all’inizio del 2026, l’ex sacerdote ed ex influencer parrocchiale si ritrova al centro del dibattito pubblico per una scelta che tocca nodi complessi: il rapporto con la corporetà e il senso della testimonianza cristiana nello spazio digitale e mediale.

Nel suo annuncio, Ravagnani ha parlato del desiderio di “riappropriarsi del proprio corpo e dargli voce”, evidenziando una frattura interiore tra la dimensione spirituale formale e l’esigenza personale di espressione. Per la comunità ecclesiale e per la rete delle parrocchie online, questa vicenda solleva interrogativi cruciali sulla tenuta delle vocazioni al tempo dei social media: come conciliare l’esposizione mediatica con l’essenza del servizio sacerdotale? Quale accompagnamento offrire ai sacerdoti impegnati nell’evangelizzazione digitale per evitare che il ruolo di comunicatore prenda il sopravvento sulla missione pastorale?

Il caso rappresenta un invito a riflettere sulla cura delle vocazioni, sulla sostenibilità emotiva del ministero e su come l’ambiente digitale influenzi la percezione e la vita dei pastori d’oggi.

Tag: #AlbertoRavagnani, #ParrocchieOnline, #Sacerdozio, #Vocazione, #ChiesaEDigitale