«Ai bambini di Gaza il Premio Nobel per la pace»



In questi anni in Duomo è stata approntata una vera e propria opera ingegneristica «che ha richiamato tanti colleghi da tutta Europa, venuti a vederla anche più volte»: il ponteggio sopraelevato per il restauro del tiburio. Lo racconta soddisfatto Francesco Canali, l’ingegnere che dal 2014 dirige i cantieri della Veneranda Fabbrica della cattedrale milanese. All’interno mostra il ponteggio collocato a circa 60 metri sopra l’altare maggiore: si sviluppa per 18 metri da un lato all’altro, ed è composto nella sua interezza da circa otto chilometri di tubi d’acciaio. Chi entra oggi nella basilica può farsi un’idea alzando lo sguardo, avvicinandosi alla crociera: l’altezza e la dimensione del ponteggio sono veramente impressionanti.
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Avvenire
Colore Liturgico Verde
Antifona d’ingresso
O Dio, nostra difesa,
guarda il volto del tuo consacrato.
Per me un giorno nel tuo tempio
è più che mille altrove. (Cf. Sal 83,10-11)
Colletta
O Dio, che hai preparato beni invisibili
per coloro che ti amano,
infondi nei nostri cuori la dolcezza del tuo amore,
perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa,
otteniamo i beni da te promessi,
che superano ogni desiderio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Oppure (Anno A):
O Padre, che nell’obbedienza del tuo Figlio
hai abbattuto l’inimicizia tra le creature
e degli uomini hai fatto un popolo solo,
rivestici degli stessi sentimenti di Cristo,
affinché diventiamo eco delle sue parole
e riflesso della sua pace.
Egli è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Prima lettura
Is 56,1.6-7
Condurrò gli stranieri sul mio monte santo.
Dal libro del profeta Isaìa
Così dice il Signore:
«Osservate il diritto e praticate la giustizia,
perché la mia salvezza sta per venire,
la mia giustizia sta per rivelarsi.
Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo
e per amare il nome del Signore,
e per essere suoi servi,
quanti si guardano dal profanare il sabato
e restano fermi nella mia alleanza,
li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera.
I loro olocausti e i loro sacrifici
saranno graditi sul mio altare,
perché la mia casa si chiamerà
casa di preghiera per tutti i popoli».
Parola di Dio
Salmo responsoriale
Sal 66
Popoli tutti, lodate il Signore.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.
Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.
Seconda lettura
Rm 11,13-15.29-32
I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili per Israele.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?
Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!
Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia.
Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!
Parola di Dio
Canto al Vangelo
Mt 4,23
Alleluia, alleluia.
Gesù annunciava il vangelo del Regno
e guariva ogni sorta di infermità nel popolo.
Alleluia.
Vangelo
Mt 15,21-28
Donna, grande è la tua fede!
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Dio, nostro Padre, ha cura di tutti i suoi figli. Confidando nella sua benevolenza, eleviamo a lui la nostra preghiera di intercessione.
Preghiamo insieme e diciamo: Esaudisci, Signore, la nostra preghiera.
1. Per la santa Chiesa: professando coraggiosamente la sua fede in Cristo, comunichi a tutti gli uomini la beata speranza che la sostiene. Preghiamo.
2. Per il papa, i vescovi e i presbiteri: il Signore li conforti nelle fatiche apostoliche e conceda loro la gioia di vedere il gregge dei fedeli riunito in un unico ovile. Preghiamo.
3. Per i popoli provati dalla guerra: possano presto ottenere un futuro di giustizia e di pace, ed essere orientati a un vero sviluppo. Preghiamo.
4. Per coloro che si consacrano al servizio degli emarginati e degli esclusi: come il Samaritano del Vangelo, siano premurosi nella dedizione al prossimo. Preghiamo.
5. Per noi qui riuniti: la partecipazione a questa santa Eucaristia ci renda capaci di rinunciare a noi stessi per seguire Cristo, mettendo la nostra vita a servizio del suo regno. Preghiamo.
O Padre, il nostro cuore esulta per le tue benedizioni; alla sovrabbondanza dei tuoi doni corrisponda la nostra piena adesione. Per Cristo nostro Signore.
Preghiera sulle offerte
Accogli, o Signore, i nostri doni
nei quali si compie il mirabile scambio
tra la nostra povertà e la tua grandezza,
perché, offrendoti il pane e il vino che ci hai dato,
possiamo ricevere te stesso.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione. (Sal 129,7)
Oppure (Anno A):
Dice Gesù: «Donna, grande è la tua fede!
Avvenga per te come desideri». (Mt 15,28)
Preghiera dopo la comunione
O Dio, che in questo sacramento
ci hai fatti partecipi della vita di Cristo,
ascolta la nostra umile preghiera:
trasformaci a immagine del tuo Figlio,
perché diventiamo coeredi della sua gloria nel cielo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Giorni fa ho scritto della morte di Francesco Guccini, in obbedienza ad un impulso, quello di fissare il dolore per una perdita, che alla mia generazione brucia quasi fisicamente. Ho scritto del vuoto che lascia una personalità straordinaria quando conclude la sue esperienza nel mondo. Quando l’anima si spegne lasciandoci solo una spoglia e la memoria di quello che è stato.
Oggi vorrei riflettere invece su quello che non abbiamo perso, o meglio, su quello che alcune personalità lasciano al di là della loro presenza fisica sulla scena.
Guccini ha raccontato un’Italia che non esiste più, ne è stato, come Pier Paolo Pasolini, ultimo testimone. Non parlo solo dell’Italia dell’impegno politico, ma di una civiltà che affonda le radici in un tempo antico, un tempo povero, fatto di essenzialità. Lo ha fatto con molte delle sue canzoni, con quelle ballate epiche che parlano di “saggi di montagna che citavano Dante a memoria”, tra la Via Emilia e il West. Ci ha spiegato che esiste una cultura orale, lontanissima dall’erudizione accademica (lui che è stato insegnante), dove il racconto si tramanda e si arricchisce alla maniera degli aedi, il fatto in sé che diventa epopea.
Lo ha fatto con i suoi libri, scritti a Pavana, che raccontano la vita di un’Italia contadina, montanara. Che viveva quasi di nulla (castagne ed erba Spagna), l’Italia che ha conosciuto e che lo ha accolto nei primi anni di vita. Quelle immagini, quei volti con le loro rughe fatte di sole, pioggia e fatica bestiale, la ruvidezza di quelle mani, gli odori che ti si fissano nel cervello. Quell’Italia che abbiamo pensato ignorante semplicemente perché aveva una cultura diversa da quella che abbiamo imparato a scuola.
Un’Italia che abbiamo ritrovato nei versi di Pasolini, nei suoi scritti in friulano. Entrambi, Guccini e Pasolini, hanno voluto ritrovare una lingua diversa per raccontare un mondo che piano piano si perdeva, scivolava via insieme ai vecchi che morivano, portando nelle loro tombe povere proprio quella lingua, la lingua dell’Appennino – nella quale l’emiliano non è quello rotondo gioviale del piano, ma si mescola col toscano rude della montagna pistoiese, ma anche con lingue remote, sconosciute – esattamente come il friulano che si perde e finisce a sopravvivere solo nelle parole di Pasolini e di pochi altri.
Se si perde la lingua, vuol dire che prima si è perduta una cultura, un mondo. Si sono perse parole per esprimere sentimenti, valori, per dire cose che non si dicono più, per indicare oggetti che non si usano più. Guccini ci ha regalato le ultime foto di quell’Italia che, per dirla con le parole di un altro poeta, “non aveva letto un milione di libri”, ma sapeva scegliere, sapeva dove andare, non conosceva il compromesso meschino. Un’Italia semianalfabeta che capiva benissimo dove stava il male e il bene.
Chi non si faceva troppe domande, solo quelle essenziali, sceglieva senza esitazione la Resistenza e sapeva andare fino in fondo. Fino in fondo senza alcuna retorica, intrinsecamente eretica, avulsa dalle chiese, sia quelle dei preti che quelle dei rituali di partito, ma densa di valori, di spiritualità senza ritualismo. Un mondo fatto di donne e di uomini che dovevano rispondere ogni giorno alla sempiterna domanda di cosa si metteva nella pentola per sfamare la famiglia. Di cosa si poteva sacrificare per sopravvivere, ma era capace di difendere, a qualunque costo, la propria libertà, la propria dignità, le proprie scelte, la propria famiglia che si allargava al villaggio, al borgo.
Quell’Italia che non era conservatrice, ma sapeva cambiare per andare avanti senza perdersi, restando umana; per questo, solo per questo, non per ideologia, era naturalmente e istintivamente antifascista. Era contro il potere, quando il potere era cosa estranea, cieca, quando non sapeva cogliere le sfumature, le ragioni di un comportamento, come invece fa il maresciallo protagonista della trilogia di Appennino di sangue che non lascia il suo dovere, ma nel compierlo è capace di guardare il cuore degli uomini.
Poi è arrivata la plastica, l’osteria che diventa “RistoBar”, il juke box con le canzonette smidollate, che pigliavano il posto degli stornelli. Guccini è figlio di entrambi i mondi, ma coglie il senso profondo della tragedia che arriva con la scomparsa di quell’Italia e allora fa quello che deve e può fare un intellettuale. La fissa, la fotografa con le parole, la trasforma non in inutile nostalgia, ma la fa diventare testimonianza. Porta l’essenzialità dei valori, contro il luogo comune.
Pasolini ha avuto una vita breve, stroncata dalla violenza di assassini ancora vergognosamente impuniti, Guccini ha vissuto a lungo, sempre troppo poco per chi lo ha amato come fosse un parente prossimo. Ha avuto il tempo di scrivere, di continuare la sua opera di testimonianza di raccolta di storie. Ci ha regalato l’epica di un’Italia che fu, che aveva un cuore ruvido ma immenso. Questa testimonianza è stata uno dei tanti immensi doni che Francesco Guccini ci ha lasciato.
Il Fatto Quotidiano
Colore Liturgico Verde
Antifona d’ingresso
Volgi lo sguardo, Signore, alla tua alleanza,
non dimenticare per sempre la vita dei tuoi poveri.
Alzati, o Dio, difendi la mia causa,
non dimenticare la supplica di chi ti invoca.
(Cf. Sal 73,20.19.22)
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
guidati dallo Spirito Santo,
osiamo invocarti con il nome di Padre:
fa’ crescere nei nostri cuori lo spirito di figli adottivi,
perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Oppure (Anno A):
O Dio, Signore del cielo e della terra,
rafforza la nostra fede
e donaci un cuore che ascolta,
perché sappiamo riconoscere
la tua parola nelle profondità dell’uomo,
in ogni avvenimento della vita,
nel gemito e nel giubilo del creato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Prima lettura
1Re 19,9.11-13
Fermati sul monte alla presenza del Signore.
Dal primo libro dei Re
In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Parola di Dio
Salmo responsoriale
Sal 84
Mostraci, Signore, la tua misericordia.
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.
Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.
Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.
Seconda lettura
Rm 9,1-5
Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.
Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne.
Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.
Parola di Dio
Canto al Vangelo
Sal 129,5
Alleluia, alleluia.
Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
Alleluia.
Vangelo
Mt 14,22-33
Comandami di venire verso di te sulle acque.
Dal Vangelo secondo Matteo
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Alla scuola della parola di Dio e illuminati dallo Spirito, eleviamo la nostra supplica, in comunione con tutti i nostri fratelli nella fede.
Preghiamo insieme e diciamo: Salva il tuo popolo, Signore.
1. Assisti con il tuo Spirito la santa Chiesa: donale di crescere nella fede e nella carità, e di irradiare il fuoco d’amore che il tuo Figlio unigenito è venuto a portare sulla terra. Noi ti preghiamo.
2. Illumina le menti di coloro che guidano le sorti dei popoli: superata ogni barriera culturale o etnica, si adoperino per costruire insieme un futuro di giustizia e di pace. Noi ti preghiamo.
3. Guarda con bontà a tutti i giovani assetati di luce e di amore: accompagnali a scoprire nel Signore Gesù la sorgente della vera gioia e della donazione di sé. Noi ti preghiamo.
4. Conforta gli infermi: concedi loro di trovare pace nella tua volontà, forza e medicina nei sacramenti del tuo amore, consolazione e gioia nella carità dei fratelli. Noi ti preghiamo.
5. Ricordati di noi tutti: donaci la grazia di una fede profonda e uno spirito di autentica orazione, umile e perseverante. Noi ti preghiamo.
O Padre, accogli le nostre suppliche e purifica il nostro cuore, perché si rinnovi in noi la gioia e il desiderio di amarti. Per Cristo nostro Signore.
Preghiera sulle offerte
Accetta con bontà, o Signore, i doni della tua Chiesa:
nella tua misericordia li hai posti nelle nostre mani,
con la tua potenza trasformali per noi in sacramento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Celebra il Signore, Gerusalemme!
Egli ti sazia con fiore di frumento. (Sal 147,12.14)
Oppure (Anno A):
I discepoli sulla barca
si prostrarono davanti a lui, dicendo:
«Davvero tu sei Figlio di Dio!». (Mt 14,33)
Preghiera dopo la comunione
La partecipazione ai tuoi sacramenti
ci salvi, o Signore,
e confermi noi tutti nella luce della tua verità.
Per Cristo nostro Signore.

Il ricordo di Derio Olivero, vescovo di Pinerolo. «Mi disse: mi resta poco tempo, ormai aspetto la fine»
CITTÀ DEL VATICANO «Si è mangiato, si è bevuto un bicchiere, gli ho chiesto di alcune sue canzoni e lui ha parlato di come sono nate, a cominciare da Dio è morto che ascoltavo già al liceo… Poi abbiamo detto: adesso però si canta. E Francesco: ma non le mie, non ne vale la pena. Invece abbiamo cantato, Il vecchio e il bambino , Incontro , lui ci ascoltava…».
Monsignor Derio Olivero, teologo e vescovo di Pinerolo, lo racconta con un sorriso e in effetti la scena è memorabile: lui, il cardinale di Bologna Matteo Zuppi e don Luigi Verdi, fondatore della Comunità di Romena, che cantano Guccini in casa sua, a Pavana, la sera del 24 aprile.
Gliel’avessero detto…
«Sì, pure Guccini sorrideva: mai avrei immaginato, due vescovi e un prete. A un certo punto ha cantato anche lui, una canzone in bolognese sulla Resistenza».
Si è molto parlato di quando nel ’67 la Rai censurò «Dio è morto» e l’unica a trasmettere la canzone fu Radio Vaticana…
«Magari l’avevano ascoltata fino alla fine, quando dice che risorge. È bellissima, quella sera Francesco mi ha raccontato che è nata quando lesse la frase in un manifesto pubblicitario americano. Da quello spunto scrisse un testo che richiama l’autenticità. Aveva saputo interpretare quella crisi che anche il Concilio stava affrontando».
In che senso?
«Il Vaticano II, in quegli anni, ha osato pensare una Chiesa amica di questo mondo, attenta alle parole di chi magari non è cristiano né credente ma dice cose importanti. Venivamo da secoli nei quali eravamo noi a creare la cultura, almeno in Europa. Ma poi la cultura ha iniziato ad avere fonti diverse. E per i cristiani la capacità di ascoltare è diventata una questione assai seria».
Anche Guccini?
«Altroché. Ha saputo interpretare le domande e i sogni del suo tempo. E lo faceva con una onestà assoluta, senza inseguire le mode per due soldi, lo dice pure ne L’ Avvelenata. Di fronte a un uomo e a un poeta così, noi cristiani ci troviamo a casa».
A casa?
«Il cristianesimo è la religione dell’incarnazione, Dio che sta nella storia. E capire il proprio tempo, cogliere l’umano, non è scontato solo perché uno ha il Vangelo. Per questo le canzoni scritte bene, la poesia, l’arte, sono fondamentali anche per dire il cristianesimo».
Si definiva agnostico, non ateo. Come lo spiega?
«Era un uomo aperto, mai ideologico. Interessato, curioso, conosceva la Bibbia come la grande letteratura, ha scritto Shomèr ma mi-llailah?, da Isaia, come Cirano o Odysseus».
Come vi siete ritrovati?
«Grazie a Zuppi: la prossima volta vieni anche tu. Io sono gucciniano da quand’ero ragazzo, l’avevo visto ai concerti. Ci ha accolto la persona che immaginavo: asciutta, un po’ burbera, dal cuore grande. Gli ho portato due bottiglie di Barolo: una serata meravigliosa».
Nelle immagini lo si vede affaticato…
«Ne ha parlato lui stesso: mi resta poco tempo, ormai aspetto la fine. Ma anche quello lo diceva in modo consapevole, asciutto, autentico come è sempre stato».
Corriere della Sera

Si sono svolti in forma privata, come comunicato nei giorni scorsi, i funerali di Francesco Guccini, morto giovedì all’età di 86 anni. La funzione si è tenuta nel giardino della sua casa di famiglia a Pavana, in provincia di Pistoia. Fuori dai cancelli della sua abitazione si è presentata qualche decina di appassionati, che ha applaudito al momento del passaggio della salma del cantautore. Alla cerimonia nel cortile della casa di Guccini ha partecipato circa una quarantina di persone, tra parenti e amici stretti. Tra loro era presente anche il cardinale Matteo Zuppi, cardinale di Bologna, presidente della CEI e tra le persone più vicine al cantautore emiliano. Dopo la cremazione al tempio crematorio di Borgo Panigale, le ceneri di Guccini saranno tumulate a Pavana. Nel mese di settembre, a Bologna, è in programma una funzione commemorativa pubblica per consentire a tutti gli amanti di Guccini di rendergli omaggio un’ultima volta.
ilsole24ore.com

C’è una foto che racconta di un ponte tra mondi apparentemente distanti: due vescovi e un prete seduti in una cucina di Pavana, intenti a intonare i versi di Francesco Guccini sotto lo sguardo divertito del padrone di casa.
È la sera del 24 aprile scorso, quando monsignor Derio Olivero (vescovo di Pinerolo), il cardinale Matteo Maria Zuppi (presidente della Cei) e don Luigi Verdi, varcano la soglia della dimora del “Maestrone” per una cena che mescola musica e riflessione. “Ci siamo conosciuti grazie a Zuppi, che mi disse ‘la prossima volta vieni anche tu'”.
L’episodio è emerso in un’intervista rilasciata da monsignor Derio Olivero al quotidiano Il Corriere della Sera.
Barolo. Così è iniziata la serata: con le due bottiglie di vino che monsignor Olivero ha portato in dono al cantautore. E poi? “Gli ho chiesto di diverse sue canzoni e Francesco mi ha raccontato di come sono nate, iniziando da Dio è morto, che ascoltavo da liceale – dice Derio Olivero -. Volevamo cantare, ma lui disse ‘non le mie, non ne vale la pena’. E invece intonammo le sue canzoni, mentre ci ascoltava”.
E quindi, come è nata Dio è morto? “Dalla suggestione di un manifesto pubblicitario americano: Francesco aveva saputo interpretare quella crisi che anche il Concilio stava cerando di affrontare in quegli anni”.
Com’era veramente il Maestrone? “Ascoltavo le sue canzoni già da ragazzo e ad accoglierci trovai la persona che mi ero sempre immaginato: asciutto ma dal grande cuore”.
La presenza dei tre uomini di Chiesa nella casa di Guccini può sembrare un paradosso: il cantautore si definiva agnostico, ma “era un uomo aperto, mai ideologico. Interessato, curioso, conosceva la Bibbia come la grande letteratura, ha scritto Shomèr ma mi-llailah?, da Isaia, come Cirano o Odysseus”.
Eppure: “Ci disse che gli restava poco tempo e che stava aspettando la fine. Ma anche quello lo diceva in modo consapevole, autentico come è sempre stato”.
lafedelta.it

Sabato 15 agosto, nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il Vicario generale monsignor Giovanni Rossi presiede la Messa alle ore 11.30 in Cattedrale.
La Libertà

Anche quest’anno IDML Don Luigi Guglielmi, Hospice Casa Madonna dell’Uliveto ed Ente Cattedrale di Reggio Emilia celebrano la solennità di S MARIA ASSUNTA (Sagra della Cattedrale) proponendo nella sera della vigilia, 14 agosto alle ore 21 nel cortile del Palazzo Vescovile, SERENATA A MARIA.
L’appuntamento intende onorare la figura di MARIA attraverso testi e musiche che la omaggiano proprio dinnanzi alla statua situata nel cortile del Palazzo Vescovile.
MARINA COLI, attrice narratrice ed educatrice, leggerà testi che partendo da San Francesco e Jacopone da Todi arriveranno fino a Clemente Rebora, Cervantes e Papa Leone.
Le più belle pagine musicali del repertorio lirico e cameristico dedicate a Maria (Verdi, Saint-Saens, Schubert, ecc…) saranno eseguite da Paola Cigna, soprano toscana protagonista nei più importanti teatri europei, accompagnata e sostenuta dalle note di GIOVANNI MAREGGINI al flauto e DAVIDE BURANI all’arpa.
L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Al termine del concerto, piccolo rinfresco e brindisi in occasione della Sagra.
In caso di maltempo il concerto si terrà nella Cripta della Cattedrale.
laliberta.info