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Il nuovo Codice della strada tocca anche i pedoni: ecco le nuove norme per chi attraversa

Il nuovo Codice della strada tocca anche i pedoni: ecco le nuove norme per chi attraversa

Avvenire

La strada non è soltanto degli automobilisti. Sembra un’ovvietà, ma forse la novità più interessante dello schema di decreto del nuovo Codice della strada, approvato in via preliminare dal governo, sta proprio qui: per la prima volta con tanta evidenza il legislatore prova a guardare alla circolazione come a un sistema nel quale convivono automobilisti, motociclisti, ciclisti, utenti dei monopattini e pedoni. E nel quale sicurezza significa proteggere i più deboli, ma anche chiedere a tutti una quota di responsabilità. Il testo uscito dal Consiglio dei ministri non è ancora legge: dovrà passare attraverso i pareri del Consiglio di Stato, della Conferenza Unificata e delle commissioni parlamentari prima di tornare al Governo per il via libera definitivo. In teoria, entro metà marzo 2027 il Nuovo Codice della strada potrebbe essere approvato definitivamente. L’entrata in vigore, invece, probabilmente, sarà fissata al 1° gennaio 2028.

Dunque alcune norme potranno ancora cambiare. Ma l’impianto è definito e, per chi si muove a piedi, contiene una piccola rivoluzione culturale. La prima riguarda gli attraversamenti. Al pedone viene esplicitamente richiesto un comportamento prudente prima di impegnare la carreggiata: non basta insomma trovarsi dalla parte giusta della legge per essere automaticamente dalla parte giusta della sicurezza. Il principio è semplice e persino banale: prima di attraversare occorre verificare che farlo sia possibile senza pericolo. Una precisazione che sembra scritta più per il buon senso che per il Codice, ma che racconta quanto sia cambiata la strada, soprattutto nelle città, dove automobili, bici, moto, monopattini e persone si contendono spazi sempre più congestionati.
È sopravvissuta anche un’altra norma presente nelle prime bozze: fuori dai centri abitati, di notte e sulle strade prive di illuminazione, chi procede a piedi dovrà rendersi visibile. Una prescrizione che sposta una parte della prevenzione sul pedone stesso. Non significa equiparare chi cammina a chi conduce un mezzo da una o due tonnellate, naturalmente, ma riconoscere che essere visti è una componente essenziale dell’essere sicuri.
È invece scomparsa dal testo approvato dal Governo la disposizione che aveva fatto più discutere durante l’estate: la multa da 75 euro per il pedone sorpreso ad attraversare utilizzando smartphone, tablet o altri dispositivi elettronici. Nella bozza iniziale il divieto era piuttosto dettagliato e prevedeva alcune eccezioni, ad esempio per l’uso in vivavoce o con auricolari che consentissero comunque di percepire i rumori circostanti. Nel passaggio al Consiglio dei ministri la sanzione è stata cancellata. Resta però il problema che aveva suggerito la norma: quello del “pedone distratto”, figura ormai familiare nelle nostre città, con gli occhi sullo schermo e spesso le cuffie nelle orecchie mentre entra sulla carreggiata. Non sarà una multa specifica a impedirlo, almeno per ora: toccherà ancora affidarsi al buon senso.

Contemporaneamente, però, il nuovo Codice rafforza la tutela di chi attraversa correttamente. Il mancato rispetto della precedenza a pedoni e ciclisti potrà infatti essere accertato anche a distanza. È una novità tutt’altro che marginale: significa estendere la tecnologia dei controlli automatici a una delle violazioni più frequenti e pericolose della circolazione urbana. Finora telecamere e dispositivi elettronici sono stati associati soprattutto a velocità, semafori e accessi alle Ztl; domani potranno servire anche a difendere concretamente chi mette piede sulle strisce. Ed è forse qui il punto più significativo della riforma: provare a uscire dall’eterna contrapposizione tra automobilista “colpevole per definizione” e pedone sempre e comunque innocente. La gerarchia delle responsabilità resta inevitabilmente legata alla capacità di fare danno: chi guida un’automobile ha nelle mani un mezzo potenzialmente letale e deve comportarsi di conseguenza. Ma vulnerabilità non può significare irresponsabilità. La sicurezza stradale funziona soltanto se ciascuno fa la propria parte.
Il principio ritorna nelle norme dedicate ai monopattini: arrivano il divieto di manovre improvvise e a zig-zag e, per quelli a noleggio, l’obbligo di fotografare il mezzo correttamente parcheggiato alla fine dell’utilizzo. Potranno essere individuate aree di sosta anche sui marciapiedi, ma soltanto garantendo il passaggio dei pedoni e delle persone con disabilità. Per queste ultime c’è poi una novità importante: tutti i Comuni dovranno aderire alla piattaforma nazionale CUDE, affinché il contrassegno disabili venga riconosciuto sull’intero territorio nazionale.
Il resto del nuovo Codice contiene molte novità destinate a far discutere. Le multe vengono generalmente arrotondate al ribasso e viene sospeso l’adeguamento automatico biennale all’inflazione: le sanzioni oggi fissate a 26 e 42 euro, ad esempio, scenderanno a 25 e 40. Per l’eccesso di velocità si abbandona la logica dei soli scaglioni introducendo un criterio progressivo legato ai km orari oltre il limite.

Cambiano anche le abitudini quotidiane dell’automobilista: patente e documenti di circolazione non dovranno più necessariamente essere portati con sé perché potranno essere verificati telematicamente. Sale da 50 a 65 anni l’età fino alla quale il rinnovo della patente per automobili e moto resta decennale. Inoltre entrerà in vigore la possibilità, per i motociclisti, di utilizzare la corsia di emergenza in autostrada in caso di incidenti o rallentamenti. Salta, rispetto al testo base, l’abbassamento a 17 anni dell’età minima per conseguire la patente B. Occorrerà ancora la maggiore età.

La protesta studentesca arriva in Italia. A Torino gli scontri sono già un caso

La protesta studentesca arriva in Italia. A Torino gli scontri sono già un caso

Avvenire

Sulla scia delle proteste scoppiate prima in Francia, e poi a ruota in Spagna e Albania, anche gli studenti italiani iniziano ad agitarsi. Le prime turbolenze si sono registrate nell’area torinese, che negli ultimi anni si è già distinta per rivendicazioni di piazza, non sempre pacifiche. Una ventina gli istituti superiori in stato di agitazione, tra occupazioni e autogestioni, a Torino e dintorni. In alcuni casi, come all’istituto Bosso Monti e al Sella, si sono verificati danneggiamenti, come già accaduto nei giorni scorsi in altre scuole. Sul posto sono intervenuti polizia e carabinieri. Un ragazzo di 17 anni è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato per danneggiamento aggravato. Un carabiniere è rimasto ferito dal lancio di una pietra ed è stato dimesso dall’ospedale con una prognosi di dieci giorni. Ad agire è stato un gruppo di circa quaranta giovani, col volto coperto da maschere di Carnevale e da passamontagna.
Il movimento per ora appare piuttosto frammentato. Ci sono stati momenti di tensione davanti ai cancelli dell’istituto alberghiero Colombatto, dove favorevoli e contrari all’occupazione della scuola si sono fronteggiati. Tra i contrari all’occupazione erano presenti anche militanti di Azione Studentesca, organizzazione giovanile legata a Fratelli d’Italia (poi premiati dal vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, per il gesto di “resistenza”). Gli episodi si sono verificati davanti alla sede centrale dell’istituto, dove già mercoledì era stato impedito un tentativo di occupazione. Sono volati spintoni, insulti e anche botte. Qualcuno avrebbe anche lanciato petardi e usato un estintore per spegnere i bollenti spiriti dell’opposta fazione.
Anche a Genova l’atmosfera si sta surriscaldando. Tre le scuole superiori occupate: il liceo Gobetti di Sampierdarena, l’istituto Calvino di Sestri Ponente e il liceo Lanfranconi di Voltri, alla vigilia dello sciopero nazionale di venerdì organizzato dal movimento di Opposizione studentesca di alternativa (Osa). La manifestazione è stata battezzata “No Meloni Day”, e i bersagli sono variegati: il decreto Valditara, il carovita, il carobenzina, la riforma degli istituti tecnici e professionali, la richiesta di “finanziare la scuola pubblica e non la guerra”.
Ma a scendere in campo sono anche i docenti: quelli dell’Alto Adige in primis, affiancati dai colleghi trentini che garantiscono di battersi per una istruzione di qualità. Tra le azioni adottate c’è il boicottaggio delle gite scolastiche, considerate troppo gravose e rischiose. Una mossa che sta raccogliendo il consenso degli stessi studenti, in teoria i primi danneggiati dalla presa di posizione. «I professori stanno usando le nostre gite come mezzo per protestare e per farsi ascoltare dalla Provincia – fanno notare gli studenti del liceo Da Vinci di Trento -, e a causa di questo meccanismo siamo proprio noi ad essere le prime vittime, privati di esperienze uniche che non torneranno più. Dobbiamo stare dalla loro parte e protestare insieme per il bene comune, proprio per sbloccare questa situazione».
La protesta ha raggiunto anche Roma. Un corteo studentesco, con tanto di tende al seguito, con partenza da piazzale della Minerva alla Sapienza, si è svolto nel primo pomeriggio di giovedì. La mobilitazione è stata organizzata dai collettivi studenteschi, tra cui Cambiare Rotta, per denunciare tra le altre cose l’emergenza abitativa e gli sfratti che colpiscono gli studenti universitari provenienti da zone di guerra. Lo slogan della mobilitazione è “Per la casa, per la dignità e per tutto! Noi la guerra non la paghiamo”. Un concetto condito da un più bellicoso “Ogni piazza sarà rivoluzione”.
Intanto, le tende piantate da giorni davanti a Montecitorio traslocheranno in piazza del Popolo. «Il costo della vita è diventato insostenibile, non ce la facciamo più. Lo hanno dimostrato tutte le mobilitazioni nate a Roma e nel resto del Paese» afferma Sabrina Brizzola, coordinatrice dell’Unione degli Universitari, nel rilanciare l’appello ad unirsi alla mobilitazione rivolto anche a lavoratori, pensionati e singoli cittadini. L’autunno è appena iniziato, ma si preannuncia già piuttosto caldo.

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Svezia / La libertà di coscienza divide il clero luterano, mentre si discute dei requisiti per le future ordinazioni. Sullo sfondo, la vitalità dei movimenti legati al dettato biblico, che attirano giovani

Chiesa luterana di Svezia, 126 sacerdoti contro l'obbligo di celebrare i matrimoni gay

Centoventisei sacerdoti contro l’obbligo di celebrare matrimoni omosessuali. È il numero che in questi giorni ha portato alla luce una divisione che nella Chiesa luterana di Svezia (Svenska kyrkan) viene da lontano, ma che potrebbe essere arrivata a un passaggio decisivo. A raccontare la protesta sono i principali media nazionali, dal quotidiano Dagens Nyheter alla radio pubblica Sveriges Radio. Alla lettera dei 126, che chiedono di conservare la libertà di non celebrare nozze tra persone dello stesso sesso, ha risposto un controappello di oltre cento sacerdoti, favorevoli invece a superare l’attuale disciplina.
All’origine della controversia c’è una mozione presentata da cinque gruppi al Kyrkomötet, il sinodo nazionale della Chiesa svedese, massimo organo deliberativo composto da 251 membri eletti. L’obiettivo è superare il compromesso del 2009, quando furono introdotti i matrimoni omosessuali lasciando ai singoli sacerdoti la libertà di non celebrarli. Una libertà che i 126 firmatari chiedono di preservare. Non tutti, peraltro, sono contrari a quelle nozze: alcuni le celebrano, ma ritengono che anche la posizione di chi le rifiuta debba continuare ad avere diritto di cittadinanza nella Chiesa. La commissione competente del sinodo ha proposto di respingere la mozione, chiedendo però di approfondire le possibilità di realizzarne gli obiettivi. L’assemblea sarà chiamata a pronunciarsi nella sessione del 16-18 novembre.
La Chiesa luterana di Svezia conta poco meno di 5,4 milioni di membri, circa la metà della popolazione. È articolata in 13 diocesi, 1.256 parrocchie e 27 comunità all’estero. Ha conservato una struttura episcopale con 14 vescovi, compreso l’arcivescovo di Uppsala, Martin Modéus, che ne è il primate.
Separata dallo Stato soltanto nel 2000, la Svenska kyrkan è tra le realtà più liberal del protestantesimo europeo. Già nel 1958 aprì il ministero sacerdotale alle donne, ordinate per la prima volta nel 1960, decenni prima della Chiesa anglicana. Nel 1997 ebbe la sua prima donna vescovo e nel 2014, con Antje Jackelén, la prima donna primate. Sul terreno della morale familiare e sessuale ha progressivamente assunto posizioni secolarizzate, fino all’introduzione, nel 2009, del matrimonio religioso per le coppie omosessuali.
Eppure, al suo interno è sopravvissuto un piccolo mondo fedele alla tradizione dottrinale luterana e all’autorità della Scrittura, che continua a considerare il matrimonio come unione tra un uomo e una donna. Punto. Sono realtà come l’Evangeliska Fosterlands-Stiftelsen (Efs), movimento di risveglio evangelico-pietista fondato nel 1856 che, anziché separarsi dalla Chiesa nazionale, scelse di rinnovarla dall’interno. Conversione personale, evangelizzazione, missione e centralità della Bibbia ne costituiscono ancora oggi i tratti caratteristici. Nel 2025 il direttivo dell’Efs ha ribadito che la Bibbia resta il riferimento fondamentale per la fede e morale, riaffermando la concezione del matrimonio come unione tra un uomo e una donna. Accanto all’Efs operano anche realtà influenzate dal movimento carismatico internazionale, come Oasrörelsen, nata negli anni Ottanta, che promuove incontri di preghiera e iniziative per i giovani, insistendo sulla centralità della Bibbia e dell’Eucaristia. Anche Oasrörelsen sostiene il matrimonio sia per definizione solo quello tra uomo e donna.
Questa fedeltà al dettato biblico ha già provocato forti tensioni con i vertici della Chiesa svedese. Nel 2019 una sacerdotessa legata all’Efs fu sospesa dal ministero nella diocesi di Luleå per alcune affermazioni sull’omosessualità durante una catechesi con i cresimandi. Nel maggio 2020 la Commissione d’appello della Chiesa svedese annullò il provvedimento, stabilendo che non esisteva una posizione vincolante per tutti sulle relazioni omosessuali e che, pertanto, le affermazioni della sacerdotessa non violavano la dottrina ecclesiale né le promesse dell’ordinazione. Le tensioni sono poi riemerse più volte, fino alla decisione del 2025 di consentire alle parrocchie di chiedere, in sede di assunzione, se un sacerdote sia disponibile a celebrare matrimoni omosessuali oppure no.
Un aspetto particolarmente significativo è la presenza di giovani in questi ambienti tradizionali, che non sembrano dunque destinati a esaurirsi con le generazioni più anziane. La stessa Sunniva Rettinger, la sacerdotessa di Oskarshamn che ha promosso la lettera dei 126, ha 38 anni e si è formata alla Johannelunds teologiska högskola di Uppsala, l’istituto storicamente legato all’Efs che prepara anche candidati al ministero presbiterale. Una realtà che registra un interesse crescente: tra il 2024 e il 2025 le candidature ai suoi diversi percorsi formativi sono salite da 383 a 442, e il percorso di preparazione al sacerdozio è quello che registra la maggiore richiesta.
Il dato generazionale acquista un peso particolare alla luce del confronto in corso sulle future ordinazioni. Nell’aprile scorso tutti i vescovi della Svenska kyrkan hanno indicato come obiettivo che i candidati al ministero siano disponibili a celebrare matrimoni sia eterosessuali sia omosessuali. In un documento ad hoc, Vägar framåt, vengono prospettati percorsi di formazione e discernimento che possono arrivare, in ultima istanza, alla mancata ammissione di un candidato. Non si tratta ancora di un requisito obbligatorio generalizzato, ma la prospettiva rischia di chiudere le porte del ministero proprio a una parte di quei giovani che, attraverso i movimenti di risveglio, continuano ad avvicinarsi alla vita ecclesiale. In una Chiesa alle prese con una secolarizzazione terminale e una partecipazione religiosa ai minimi termini, è un interrogativo che riguarda il suo stesso futuro.
Tensioni analoghe si registrano tra l’altro anche nella vicina Finlandia, dove alcuni storici movimenti luterani di risveglio, tra cui correnti lestadiane, che prendono il nome dal pastore svedese Lars Levi Laestadius (1800-1861), promotore nell’Ottocento di un movimento di rinnovamento religioso in Lapponia, stanno organizzando una federazione per salvaguardare la propria identità teologica e assicurare la presenza di sacerdoti nelle loro comunità.

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Avvenire

“Se questo è politica…”: papa Leone e quei valori del Vangelo incompatibili con l’estrema destra

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di Markus Krienke*

Leone XIV ha voluto chiarire senza ambiguità che l’ideologia dell’estrema destra è incompatibile con il cristianesimo. Questa realtà sta guadagnando campo in Occidente attraverso una politica discriminatoria che fa della «remigrazione» la propria parola d’ordine. Con una breve ma netta affermazione pronunciata durante il volo di rientro dalla Francia il 28 settembre, Leone ha ribadito la sua ferma posizione, espressa già un anno fa: per essere pro-life non basta posizionarsi contro l’aborto se allo stesso tempo si è a favore della pena di morte e si negano i diritti fondamentali ai migranti. Inoltre, il Papa ha confermato la presa di posizione dei vescovi tedeschi del 17 settembre scorso in seguito alle elezioni in Sassonia-Anhalt. In essa si afferma l’incompatibilità tra l’AfD e i valori costituzionali: i vescovi ribadiscono la fermezza nella loro difesa e la loro  coerenza con il Papa.

Per mons. Heiner Wilmer, presidente dell’episcopato tedesco, «l’AfD è palesemente di orientamento nazionalista ed etnonazionalista. Per questa ideologia non c’è posto né dentro, né fuori dai luoghi di culto, né nel cristianesimo, né nell’ebraismo, né nell’islam».

Come anche il Papa, Wilmer rivendica che non si tratta affatto di ledere la separazione tra Stato e Chiesa attraverso un’ingerenza illegittima nella sfera politica, ma di sottolineare l’appropriazione indebita del cristianesimo da parte della destra estrema e di difendere quei riferimenti fondamentali della coesione sociale per i quali la Chiesa si impegna. Se la Chiesa non ha il diritto di intervenire nella sfera politica, certamente ha il dovere di alzare la voce quando la dignità umana viene lesa in modo grave ed evidente. In altre parole, nella difesa della vita e della persona, la Chiesa non può mai valicare la linea della politica. Con un’affermazione tipica del suo stile, riferibile anche a questa posizione, il Papa ironizza: «Se questo è considerato fare politica, allora l’ho fatta».

Leone  ha dato avvio, qualche giorno fa, alla sua catechesi sulla Gaudium et spes, ricordando che «il distacco tra fede professata e vita quotidiana va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo».

In altre parole, ogni cristiano laico è chiamato, proprio per la sua fede, a difendere e sostenere i valori della dignità umana, dei diritti e della democrazia, perché «non può accettare strutture inique». Così egli «investe nella libertà», come il Papa ha ricordato al Partito Popolare Europeo, lo scorso aprile. Proprio per questo i cristiani devono stare all’erta quando i partiti di estrema destra come l’AfD cercano l’alleanza e usano simboli cristiani, trovando nella Chiesa persone disposte a sostenerli. In questo momento storico,

il Papa non teme di far valere pienamente la sua autorità istituzionale per riaffermare l’autentico messaggio biblico: l’universalismo, la misericordia e l’amore dei nemici sono valori del Vangelo inconciliabili con le ideologie di estrema destra, poiché queste ultime limitano la solidarietà a chi appartiene al proprio popolo, operano forme di selezione e discriminazione tra gli esseri umani e parlano di «peccato dell’empatia».

*docente di etica alla Facoltà di teologia di Lugano

catt.ch

Ha 117 anni e non è mai stata dal medico: “Il mio segreto? Zero farmaci e basilico in tasca”

Ha 117 anni e non è mai stata dal medico: "Il mio segreto? Zero farmaci e basilico in tasca"

AGI –

A 117 anni, Qamile Marra non si preoccupa più di tanto di dimostrare di essere forse la donna più anziana del mondo, né tantomeno di convincere gli uffici previdenziali albanesi che non è deceduta.

Per una donna nata sotto l’Impero Ottomano, che ha compiuto 36 anni due settimane prima della fine della Seconda guerra mondiale e che è sopravvissuta alla dittatura comunista in Albania, l’obiettivo principale resta quello di godersi la vita.

Ha 117 anni e non è mai stata dal medico: “Il mio segreto? Zero farmaci e basilico in tasca”
“La vita è bella, come il monte Tomorr in fiore”, dice all’AFP con un sorriso, riferendosi a una delle vette più alte dell’Albania, mentre siede davanti alla sua casa a Ferras, a circa 100 chilometri a sud della capitale Tirana. Circondata da alberi da frutto, Marra trascorre quasi tutta la sua esistenza in questo villaggio, coltivando i propri prodotti e accudendo il bestiame. “Si vive finché Dio ha stabilito”, racconta con il volto profondamente segnato dalle rughe e incorniciato dal tradizionale fazzoletto bianco sul capo.

Ha 117 anni e non è mai stata dal medico: “Il mio segreto? Zero farmaci e basilico in tasca”
Secondo la data di nascita riportata su diversi documenti ufficiali — il 19 agosto 1909 — Marra sarebbe più anziana di due giorni rispetto alla britannica Ethel Caterham, attualmente riconosciuta dal Guinness dei primati come la donna vivente più longeva al mondo. Determinare con certezza l’età dei “supercentenari” può rivelarsi complesso: uno studio che ha vinto il premio Ig Nobel 2024 evidenzia come molte persone note per l’estrema longevità provengano da aree con registri lacunosi o diffuse frodi pensionistiche.

Tuttavia, Marra dispone di una documentazione solida che sembra confermare la sua età. I suoi familiari contattan o il Guinness dei primati esibendo un certificato di nascita del 1945, un passaporto del 1978 e una carta d’identità recente: tutti riportano la medesima data di nascita. Ha 117 anni e non è mai stata dal medico: “Il mio segreto? Zero farmaci e basilico in tasca”
La sua longevità coglie di sorpresa persino le autorità locali, che interrompono l’erogazione della pensione al compimento del suo centesimo anno di età. Il figlio ottantenne Hysen spiega: “Non credevano che mia madre fosse ancora viva”, ricordando di aver dovuto fornire prove e testimonianze per far riprendere i sussidi. Solo di recente il governo le concede una pensione statale speciale in riconoscimento della sua età straordinaria.
Ha 117 anni e non è mai stata dal medico: “Il mio segreto? Zero farmaci e basilico in tasca”
Il segreto di tanta longevità risiede nelle sue abitudini quotidiane. Marra si alza presto per spazzare il cortile, annaffiare i fiori e dare da mangiare alle galline, prima di gustare il suo caffè preferito. Ama fare passeggiate nel frutteto con il figlio, raccogliendo melograni maturi e infilandosi foglie di basilico in tasca per “godersi il profumo”. Suo figlio conferma che non è mai andata da un medico e non ha mai preso alcun farmaco.
Il marito di Marra è scomparso 36 anni fa, ma lei sorride ancora ricordando il loro matrimonio combinato e pieno d’amore: “Altrimenti, come avrei potuto avere sette figli da lui?”. Oggi vede crescere attorno a sé ben cinque generazioni della sua famiglia.

Della sua giovinezza conserva un’unica fotografia vecchia di quasi un secolo, che ritrae una diciottenne con lo stesso foulard bianco che indossa ancora oggi. “Quando vedo gente che va e viene per casa, sono felicissima”, conclude commossa.

Agi

Sono tre gli esami che hanno portato all’intervento del Papa

Il Policlinico Gemelli - RIPRODUZIONE RISERVATA

I tre esami che hanno portato i medici ad indicare al Papa la necessità di intervenire al polmone sono stati: una broncoscopia robotica con biopsia, una tac toracica con contrasto e una pet. Lo ha detto il direttore della sala stampa vaticana, Matteo Bruni, rispondendo ai giornalisti.

La presidente del Perù, Keiko Fujimori, ha espresso pubblicamente la vicinanza della nazione a Papa Leone XIV a seguito delle notizie sul suo stato di salute. Attraverso un messaggio ufficiale, ha sottolineato la reazione del popolo peruviano e ha invitato tutti i cittadini a unirsi spiritualmente. “I peruviani accolgono con profonda tristezza la notizia sulla salute del nostro caro Papa”, ha scritto Fujimori. Esortando la popolazione a formare una “grande catena di preghiera”, la presidente ha invocato il Signore dei Miracoli affinché accompagni il pontefice in questo momento complicato per permettergli di rimettersi presto. Nel testo, Fujimori ha ricordato il legame del Papa con il Paese sudamericano. “Santo Padre, questa terra, che è anche la sua casa, la abbraccia con immenso affetto”, ha concluso la presidente, sottolineando l’importanza di ricambiare con la preghiera il sostegno ricevuto tante volte dal pontefice in passato.

ansa

 

A Papa Leone XIV diagnosticato un cancro ai polmoni; quali sono le possibilità di guarigione?

Papa Leone XIV aveva un cancro ai polmoni - Foto 1.

in vietnam.vn

Al Papa è stato diagnosticato un cancro ai polmoni.
Secondo Reuters, il Vaticano ha annunciato che Papa Leone XIV è stato sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione del lobo inferiore del polmone destro il 13 ottobre e gli è stato diagnosticato un adenocarcinoma polmonare, una forma comune di tumore ai polmoni.
Il Papa, 71 anni, è stato ricoverato all’ospedale Gemelli di Roma il 13 ottobre per un intervento chirurgico di rimozione di un tumore al polmone, scoperto dai medici durante un recente controllo di routine.

Il chirurgo capo del Papa, Stefano Margaritora, e il suo medico personale, Luigi Carbone, hanno affermato che l’intervento, durato circa 90 minuti, è riuscito senza complicazioni.

“Per un trattamento radicale, abbiamo rimosso il lobo inferiore del polmone destro mediante chirurgia video- assistita”, hanno affermato i due medici, sottolineando che l’obiettivo dell’intervento era rimuovere tutto il tessuto canceroso.

I polmoni umani sono composti da cinque lobi: il polmone destro ne ha tre, mentre il polmone sinistro ne ha due.
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Un esperto medico ha affermato che per valutare le condizioni del Papa è necessario conoscere le dimensioni del tumore e se il cancro si è diffuso ai linfonodi. Il Vaticano non ha ancora fornito queste informazioni.

Il Papa ha ripreso conoscenza e si sta riposando nella sua stanza d’ospedale. In precedenza, il Vaticano aveva annunciato che il Papa sarebbe rimasto ricoverato per una settimana per riprendersi e che tutti i suoi impegni pubblici erano stati annullati fino al 20 ottobre.

Cosa ne dicono gli esperti?
L’AFP, citando una fonte vaticana, ha riferito che sono in corso ulteriori esami per determinare se il tumore ha metastatizzato.
“Anche con una diagnosi, non sappiamo a che stadio si trovi la malattia. Questo è fondamentale per la prognosi e il trattamento”, ha affermato il dottor Stephen Liu, specialista in tumori polmonari presso la Georgetown University (USA).

Ha spiegato: “Se il tumore al polmone è piccolo e il cancro non si è diffuso ai linfonodi, molto probabilmente la sola chirurgia è sufficiente per la guarigione. Tuttavia, se l’analisi finale mostra che il cancro si è diffuso ulteriormente, ciò significa una prognosi meno favorevole.”

Juanita Mora, portavoce medica dell’American Lung Association, ha sottolineato che se questo tipo di cancro viene diagnosticato precocemente, la prognosi è molto buona.

Ha affermato che molti fattori determineranno l’esito del trattamento, tra cui lo stadio in cui viene diagnosticato il tumore e la presenza o meno di metastasi.
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Secondo lei, nei casi in cui il tumore viene rimosso chirurgicamente, quando il cancro viene diagnosticato precocemente ed è ancora localizzato, il tasso di sopravvivenza a 5 anni per i pazienti affetti da adenocarcinoma polmonare è compreso tra l’80% e il 98%.

“Saranno i medici a stabilire se per curare l’adenocarcinoma polmonare ha bisogno di chemioterapia, radioterapia, terapia mirata o immunoterapia”, ha affermato.

Dopo l’intervento chirurgico, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che lui e sua moglie hanno pregato per la salute di Papa Leone dopo la diagnosi. “Che Dio gli dia forza”, ha scritto Rubio sui social media.

Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha dichiarato di aver pregato anche lui per il Papa, definendolo “una voce di pace, compassione e ragione nel nostro mondo moderno”.

PACE

Papa operato al Gemelli, asportato un tumore maligno al polmone

Il Papa al Gemelli - RIPRODUZIONE RISERVATA

Tolto il lobo destro. Il Vaticano: ‘Intervento per un adenocarcinoma concluso positivamente’

Il verdetto era in qualche modo atteso: il Papa è stato operato per un tumore maligno, tecnicamente “un adenocarcinoma polmonare”, come hanno comunicato i medici.

Una diagnosi dunque non positiva ma il Vaticano assicura che “l’intervento si è concluso positivamente, nei tempi e nei modi previsti e il Santo Padre è rientrato in stanza”.

Il tumore c’era, dunque, e il Papa se lo aspettava. Ma lo stadio iniziale del nodulo polmonare, come il fatto che fosse circoscritto, lasciano ai medici comunque una conclusione positiva. Anche perché chirurgicamente è stata asportata tutta la parte malata. Sono il dottor Luigi Carbone, il medico personale del Papa, e il professor Stefano Margaritora, che ha guidato l’equipe in sala operatoria, a comunicare che “il Santo Padre è stato sottoposto, come programmato, all’intervento di chirurgia toracica.

Per rendere l’intervento radicale, è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita”. Dunque non solo il nodulo, visto che “l’esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori”. Il Pontefice è stato in sala operatoria per circa tre ore, ha comunicato ancora il Vaticano, mentre la durata vera e propria dell’intervento è stata della metà, circa 90 minuti. “L’intervento è riuscito e non ci sono state complicanze” è la conclusione.

Dopo l’operazione il Papa si è svegliato regolarmente ed è rientrato, dopo un breve periodo di osservazione, nella sua stanza al decimo piano. “Il Papa ha anche chiesto la cena”, fa sapere ai giornalisti il portavoce Matteo Bruni. L’équipe chirurgica era composta da sette medici e guidata dal prof. Stefano Margaritora, coadiuvato dalla prof.ssa Elisa Meacci, dalla dott.ssa Maria Teresa Congedo, e dal dott. Leonardo Petracca Ciavarella. L’équipe anestesiologica era composta dal prof. Massimo Antonelli, dal dott. Giovanni Punzo e dal dott. Giuseppe Bello.

Papa Leone era arrivato poco dopo le 13 al Policlinico Gemelli. Sorridente e sereno per affrontare questa prova, l’intervento al polmone, che ha tenuto in apprensione la Chiesa, perché comunque la notizia annunciata dallo stesso Pontefice domenica all’Angelus era del tutto inattesa. L’immagine di Leone era, e tutti si augurano che possa restare, quella di un uomo sportivo, più giovanile rispetto ai suoi 71 anni.

Accanto al Papa, nella giornata, ci sono stati i suoi segretari, don Edgar e don Marco, e le suore peruviane che si occupano di lui. La Chiesa nel mondo si è stretta davanti a quella sala operatoria. “Speriamo che al più presto possa risolvere questo problema. Siamo fiduciosi”, ha detto il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin che ha ammesso di avere appreso la notizia come un fulmine a ciel sereno. D’altronde Papa Leone aveva abituato, in questi sedici mesi di pontificato, alla sua immagine sportiva e salutista. Il controllo di routine dopo il viaggio in Francia aveva fatto emergere un problema da risolvere.

E il Papa, ligio alle indicazioni dei medici, ha deciso che questo passo doveva essere fatto il più presto possibile, anche per cercare di salvare il viaggio in Sudamerica, a novembre, per il quale è già tutto pronto. Anche se l’esito dell’intervento mette in forte dubbio questo appuntamento. Tanti oggi hanno pregato per lui. L’amico agostiniano ed Elemosiniere, il vescovo agostiniano Luis Marín de San Martín, invita a non fare troppi “drammatismi”. Si è pregato per Papa Leone anche a Gaza: “Lo accompagniamo da qui con il nostro affetto e la nostra preghiera, sapendo che lui, come sempre, ci rassicura, prega per noi e ci invia la sua benedizione”, ha fatto sapere il parroco della Sacra Famiglia, padre Gabriel Romanelli.

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L’intervento del papa è andato bene

Papa Leone XIV al suo arrivo al Policlinico Gemelli di Roma, 13 ottobre 2026 (ANSA/ANGELO CARCONI)
Papa Leone XIV al suo arrivo al Policlinico Gemelli di Roma, 13 ottobre 2026 (ANSA/ANGELO CARCONI)

L’intervento per rimuovere un nodulo polmonare a papa Leone XIV si è concluso in maniera positiva, «nei tempi e nei modi previsti». Lo ha comunicato la sala stampa del Vaticano, aggiungendo che il papa è rientrato nella sua stanza al Policlinico Gemelli di Roma, dove era stato ricoverato martedì all’ora di pranzo. In serata sono previsti ulteriori aggiornamenti.

Un nodulo polmonare è una piccola area di tessuto più denso all’interno del polmone, visibile su una radiografia o su una TAC. La maggioranza dei noduli è benigna e può avere cause molto differenti, e la probabilità che si tratti di un tumore generalmente è bassa. Leone XIV, che ha 71 anni, aveva annunciato di dover essere operato durante la preghiera dell’Angelus in piazza San Pietro domenica mattina. Il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, aveva detto che il nodulo era stato riscontrato durante esami medici di routine e che il papa dovrebbe rimanere in ospedale per circa una settimana dopo l’intervento.

Il Post

Il Papa in sala operatoria al “Gemelli”: attesa sull’esito dell’intervento

Il Papa in sala operatoria al “Gemelli”: attesa sull’esito dell’intervento

Avvenire

Sorride Leone XIV quando scende dall’auto che si è appena fermata davanti al policlinico “Gemelli” di Roma. È il giorno del suo ricovero in ospedale. E anche dell’intervento chirurgico che lui stesso aveva annunciato. Fino a poche ore prima del suo arrivo, non era stato confermato che l’inizio della degenza dovesse corrispondere all’ingresso in sala operatoria. Invece è la Sala Stampa vaticana ad annunciare al mondo sia l’arrivo nel “nosocomio dei Papi” intorno all’ora di pranzo, sia l’intervento nel pomeriggio per rimuovere il nodulo al polmone «individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato», come il Pontefice aveva spiegato domenica all’Angelus raccontando della sua malattia e dell’imminente ricovero. Nodulo scoperto durante alcuni controlli di routine, fanno sapere fonti vaticane: quindi, non dovuti a “segnali spia” che avrebbero fatto scattare l’allarme sulle condizioni cliniche del Papa. A eseguire l’intervento l’équipe medica di chirurgia toracica guidata dal professor Stefano Margaritora. Operazione su un Papa che ha 71 anni di età ed è al suo diciassettesimo mese di pontificato. Nel tardo pomeriggio è atteso il bollettino medico ufficiale.
L’arrivo di papa Leone XIV al policlinico “Gemelli” di Roma per il ricovero e l’intervento al polmone / Ansa
L'arrivo di papa Leone XIV al policlinico "Gemelli" di Roma per il ricovero e l'intervento al polmone / Ansa
Sono da poco passate le 13 quando Leone XIV si presenta al “Gemelli”. Ad attenderlo una folla giunta fin dal mattino che lo saluta con calore. Il Papa ricambia, toccato dall’affetto della gente, mentre raggiunge a piedi l’entrata principale con il suo consueto passo sostenuto. Il volto è sereno. Ad accompagnarlo i due segretari personali, monsignor Edgard Iván Rimaycuna Inga e don Marco Billeri, e il prefetto della Casa pontificia, l’arcivescovo Petar Rajič. Assieme a lui anche il medico curante Luigi Carbone. All’arrivo Leone XIV viene accolto dai vertici del policlinico universitario: il presidente Daniele Franco, il direttore generale Daniele Piacentini, il direttore sanitario Andrea Cambieri. Un messaggio giunge anche dalla rettrice dell’Università Cattolica, Elena Beccalli, che esprime al Papa a nome di tutta la famiglia dell’ateneo «la nostra affettuosa vicinanza. Nel momento del ricovero in ospedale, manifestando il forte legame che unisce l’ateneo alla Fondazione policlinico universitario “Agostino Gemelli”, lo accompagniamo con la preghiera e con profonda gratitudine per il suo magistero, che ci esorta a mettere al centro la dignità di ogni persona e a costruire dialogo e pace».
L’arrivo di papa Leone XIV al policlinico “Gemelli” di Roma per il ricovero e l’intervento al polmone / Ansa
L'arrivo di papa Leone XIV al policlinico "Gemelli" di Roma per il ricovero e l'intervento al polmone / Ansa
Le ore dell’inizio del ricovero del Papa e dell’intervento sono accompagnate dalla preghiera anche all’interno dell’ospedale. Alle 18 nella cappella San Giovanni Paolo II del policlinico il cardinale vicario di Roma, Baldo Reina, guiderà la recita del Rosario per esprimere la vicinanza e l’affetto della Chiesa di Roma al suo vescovo. Alla stessa ora, tutte le comunità parrocchiali e religiose della diocesi faranno altrettanto affidando Leone XIV all’intercessione della Vergine. All’ora di pranzo don Nunzio Currao, uno dei cappellani dell’ospedale, ha presieduto la Messa nella cappella del quarto piano, quello dell’accesso principale da cui è entrato Leone. Nella cappella principale invece, al piano inferiore, il lezionario è aperto sulla pagina del Vangelo del giorno, tratto da quello di Luca, un dialogo tra Gesù e il fariseo in cui il Signore invita all’elemosina.
L’arrivo di papa Leone XIV al policlinico “Gemelli” di Roma per il ricovero e l’intervento al polmone / VATICAN MEDIA
L'arrivo di papa Leone XIV al policlinico "Gemelli" di Roma per il ricovero e l'intervento al polmone / VATICAN MEDIA
A ospitare Leone XIV è il decimo piano del “Gemelli”, quello che Giovanni Paolo II aveva ribattezzato il “Vaticano 3” per indicarlo come “casa” del Papa dopo la Città del Vaticano e Castel Gandolfo. Ala con l’appartamento pontificio che era stato allestito per la prima volta nei primi anni Ottanta per Wojtyla dopo l’attentato del 1981 e che è stato utilizzato anche dai suoi successori.

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