I mosaici di Pesaro, un tesoro ritrovato sotto la cattedrale

«Quando il 1° maggio 2022 ho messo piede nella cattedrale per essere ordinato vescovo di Pesaro, ricordo la forte emozione nel vedere i meravigliosi mosaici accompagnare i miei passi. Sedici secoli di fede cristiana attraversano questo luogo. Percorrendo la navata centrale ci si ritrova a galleggiare in un viaggio interiore ed è possibile rivivere la stessa esperienza dei nostri antenati: quella della “Biblia pauperum”, la Bibbia dei poveri, che un tempo doveva far arrivare a tutti il messaggio di salvezza narrato per immagini e allegorie». Così l’arcivescovo Sandro Salvucci riassume il suo primo approccio con i mosaici bizantini rimasti sepolti dal XIII secolo. Durante questi lunghi anni, piccole porzioni di tessellato riemersero grazie all’antica usanza delle sepolture scavate nelle fondamenta delle chiese. Le attestazioni relative ai primi rinvenimenti musivi risalgono al 1611. Ma fu l’architetto fermano Giovan Battista Carducci a descrivere lo straordinario ritrovamento nel suo libro “Grande musaico” del 1866, arricchito da disegni dettagliati e ricostruzioni dell’antica basilica paleocristiana.
Si arriva così agli anni Novanta quando, in previsione del Giubileo del 2000, vengono avviati i lavori di rifacimento del piano calpestabile. L’opera prevedeva la presenza di alcune finestrature per consentire la vista dei mosaici. Riemerge allora dal passato l’antico tessellato in tutto il suo splendore. Arrivano le troupe televisive, mentre le immagini spettacolari della scoperta fanno il giro del mondo. Il grande storico dell’arte Federico Zeri parla di “un capolavoro unico nel suo genere”. 1600 mq di mosaici pavimentali su due livelli risalenti al V e alla metà VI secolo, quest’ultimo coevo al ripristino dell’autorità di Costantinopoli in Italia. Pannelli musivi dal raffinato linguaggio geometrico tipico della tradizione orientale bizantina di cui oggi restano poche testimonianze essendo andati perduti quasi del tutto i pavimenti basilicali di Ravenna, sede dell’Esarcato da cui Pesaro dipendeva.
Nel 1999 l’allora arcivescovo Angelo Bagnasco consentì a fedeli e visitatori l’accesso allo scavo archeologico. In una sola settimana 20mila persone poterono ammirare l’immenso tesoro custodito dal tempo. «Un grandioso tessellato policromo che ricopre l’intera superficie della chiesa dove si possono ammirare colombe, cervi e pavoni dal preminente significato teologico – spiega oggi Filippo Alessandroni, direttore dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi – riferimenti cristologici si ritrovano nella simbologia dei pesci e dei grappoli d’uva eucaristici. Ed ancora animali favolosi e terrificanti come lamie, sirene bicaudate, possenti centauri. Spiccano il basilisco e il grifo antropomorfo, elementi che rappresentano l’eterna lotta tra il bene e il male e una scena navale tratta dal ciclo troiano del ratto di Elena».
Il pavimento inferiore apparteneva alla prima basilica (V secolo) composta da tre navate separate da due file di colonne; nello spazio antistante sorgeva un grande quadriportico a servizio dei catecumeni e degli indigenti.
Tra il 535 e 553, dopo un probabile smontaggio parziale della struttura, le più alte cariche dell’Impero Romano d’Oriente, come il generale Narsete e il console onorario Iohannis, ne avviarono la ricostruzione. Di fatto la rinnovata basilica di Pesaro fu costruita direttamente dall’Impero di Giustiniano. Il mosaico superiore resterà in uso fino al tardo medioevo quando venne riedificata la cattedrale. Fa effetto notare come le basiliche di San Vitale e Santa Apollinare in Classe di Ravenna siano pressoché contemporanee a questi anni pesaresi.
Oggi i mosaici sono tornati al centro di un ambizioso e articolato progetto che vede in stretta sinergia Arcidiocesi, Comune di Pesaro, Università degli Studi di Urbino (cattedra di Archeologia medievale) e Università Politecnica delle Marche di Ancona. Il tutto sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro e Urbino. Nei mesi scorsi si è così potuto procedere ad un nuovo intervento di ampliamento delle vetrate con una moderna illuminazione led, lavori finanziati dalla Fondazione Scavolini.
Per iniziativa del soprintendente Andrea Pessina si sta realizzando in questi giorni una collaborazione tra Pesaro e Aquileia. «Entrambi i siti mostrano numerosi elementi comuni: una basilica paleocristiana con due livelli di mosaici e numerose similitudini circa i motivi iconografici – spiega Pessina – inoltre a Pesaro lo straordinario deposito archeologico è ancora in buona parte inesplorato. Stiamo parlando delle prime manifestazioni del cristianesimo in Italia». Non nasconde la propria soddisfazione Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia. «Abbiamo aderito con grande entusiasmo alla proposta del sovrintendente Pessina e siamo rimasti meravigliati nel vedere quanto fatto da Pesaro. La nostra area archeologica ha ottenuto nel 1998 il riconoscimento Unesco. L’intento è quello di far nascere buone pratiche condivise, per questo nel mese di giugno una delegazione pesarese sarà ad Aquileia in occasione delle giornate archeologiche. L’idea è di partire insieme per poi coinvolgere anche Ravenna e gli altri luoghi che rappresentano la koinè culturale che ha sempre contraddistinto le due sponde dell’Adriatico».
Per il sindaco di Pesaro Andrea Biancani «i mosaici rappresentano anche una leva culturale e turistica». Entro qualche settimana verrà inaugurato uno spazio innovativo che permetterà, attraverso visori e monitor, di esplorare il pavimento musivo digitalizzato nella sua interezza. Un progetto che sarà visitabile all’interno del Museo Diocesano, prospiciente la cattedrale. Un’esperienza immersiva finanziata dal Comune di Pesaro (CTE Square – Casa delle Tecnologie emergenti), la cui realizzazione è stata coordinata dall’Università Politecnica delle Marche.
Avvenire

Comunicazione vaticana, il nuovo prefetto è una giornalista americana: chi è Montse Alvarado

Giornalista e manager, laica, 40 anni, originaria di Città del Messico ma con passaporto statunitense dal 2008. «Molto preparata e determinata», la descrivono i suoi collaboratori. Maria Montserrat Alvarado, per tutti Montse Alvarado, è il nuovo prefetto del Dicastero per la comunicazione. Leone XIV ha scelto una donna per guidare la macchina della comunicazione della Santa Sede: prima donna non consacrata a capo di un dicastero vaticano e seconda nella storia della Curia Romana dopo suor Simona Brambilla, prefetto per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica nominata da papa Francesco. Alvarado, che dal 2023 è presidente e direttrice operativa della divisione informazione di Ewtn, il maggiore network cattolico americano, succede a Paolo Ruffini, 70 anni il prossimo 4 ottobre, che dal 2018, per volontà di papa Bergoglio, guida il Dicastero per la comunicazione dopo essere stato direttore del Giornale Radio Rai, di Rai Radio Uno, di Rai3 e di Tv2000. Dicastero che, secondo la riforma di Francesco, sovrintende a Vatican News, Radio Vaticana, L’Osservatore Romano, Vatican Media (servizi fotografici, audio e video), Sala Stampa della Santa Sede, Libreria Editrice Vaticana, Tipografia Vaticana e Filmoteca Vaticana. Una laica che subentra a un laico. «Sebbene questa nomina sia stata inaspettata – spiega Alvarado in una prima dichiarazione –, la accolgo con il sincero desiderio di servire il Santo Padre all’inizio del suo pontificato. Sono grata a Paolo Ruffini e non vedo l’ora di continuare, nell’amicizia e nella speranza, l’importante lavoro di rafforzamento del Dicastero affinché possa continuare a servire la Chiesa a Roma e ovunque per comunicare Cristo al mondo». Il nuovo prefetto inizierà il suo mandato il 1° novembre. La nomina di Leone XIV si inserisce nel percorso di rinnovamento di posizioni-chiave della Curia che ha già interessato il Dicastero per i vescovi, quello per il servizio della carità, quello per i testi legislativi, oltre al sostituto in segreteria di Stato.
Montse Alvarado, neo prefetto del Dicastero per la comunicazione / X 
Montse Alvarado, neo prefetto del Dicastero per la comunicazione / X 
A settembre le foto pubblicate sul web raccontano dell’udienza del Papa con Montse Alvarado e con l’arcivescovo di Filadelfia, Nelson Perez, che ha definito la giornalista «una giovane leader cattolica vivace, intelligente e curiosa». Nata in Messico, consegue la laurea in scienze politiche alla Florida International University e il master alla George Washington University. Dopo aver ottenuto la cittadinanza statunitense, inizia a lavorare nel 2009 per il Becket Fund, organizzazione che si batte per la libertà religiosa negli Usa, dove rimane per 14 anni diventandone direttrice. Il Wall Street Journal la chiama un «difensore di tutte le religioni». Lo dicono anche le dodici vittorie dei casi discussi alla Corte Suprema, fra cui quelli a favore delle Piccole Sorelle dei Poveri, dei detenuti musulmani nel braccio della morte, dei servizi sociali cattolici di Filadelfia, dei diritti civili delle scuole ebraiche e delle sinagoghe, della salvaguardia delle agenzie di affidamento familiare di ispirazione religiosa. Inoltre collabora con il Comitato per la libertà religiosa della Conferenza episcopale degli Stati Uniti.
Nel marzo 2021 entra nel circuito Ewtn, acronimo che sta per Eternal Word Television Network e che riassume il progetto comunicativo lanciato nel 1981 da madre Angelica, religiosa delle clarisse sacramentarie e figlia di immigrati italiani. Montse Alvarado si fa conoscere a livello internazionale come conduttrice del programma settimanale “Ewtn News in depth“, talk di attualità dove i temi politici, culturali e religiosi vengono affrontati da una prospettiva cattolica. In seguito al successo della trasmissione che porta la sua firma, le viene affidata la guida esecutiva del network che conta undici canali televisivi in diverse lingue capaci di raggiungere 400 milioni di famiglie in 160 Paesi e territori, che gestisce produzioni radiofoniche per 600 emittenti, che realizza format digitali. Il gruppo si definisce «la più grande organizzazione comunicativa cattolica al mondo che produce contenuti in inglese, spagnolo, tedesco, francese, portoghese e italiano». Nella sua qualità di responsabile della divisione notizie, Alvarado coordina le piattaforme Ewtn che includono la Catholic News Agency, il National Catholic Register, il gruppo Aci (tutte di proprietà) e la programmazione di notiziari televisivi e radiofonici di Ewtn.
Alvarado ha confidato di aver guardato Ewtv fin da bambina in Messico: «Il network riflette profondamente la Chiesa universale. La mia esperienza di cattolica in Messico non è poi così diversa da quella di cattolica americana di oggi, perché Ewtn ha creato quel ponte». La nomina al timore del network era stata accolta con entusiasmo dal cardinale Timothy Dolan, oggi emerito di New York, che considera Alvarado «una giornalista di prim’ordine, un’amministratrice eccellente e, altrettanto importante, una fedele figlia della Chiesa». L’incarico «è un’impresa enorme, impossibile senza l’aiuto di Dio – aveva dichiarato la nuova direttrice di Ewtv al Register subito dopo la designazione – ma credo che sia il momento perfetto per questa squadra di abbracciare una nuova prospettiva che rispecchia ciò che Madre Angelica ha sempre desiderato per Ewtn». E aveva descritto la visione della fondatrice come «imprenditoriale, improntata all’eccellenza e fiduciosa nella Provvidenza».
In una lettera ai dipendenti del Dicastero per la comunicazione, il prefetto uscente Ruffini spiega: «Il Dicastero ha impresso nel proprio Dna il dovere di rimanere costantemente in sintonia con il mondo della comunicazione in rapida evoluzione. Dal momento in cui siamo nati come istituzione, la nostra stella polare è stata e rimane questa: non fermarci mai, passare il testimone continuando a correre, essere presenti qui e ora, in questo preciso istante, come pietra di paragone di una comunicazione che è strumento di una comunione che cresce nel tempo. Sono entrato nell’ultimo tratto della corsa, prima del momento in cui – nel lungo viaggio che è la nostra vita lavorativa – avendo raggiunto i 70 anni, l’età prevista per il pensionamento, passerò il testimone a Montserrat Alvarado come prossimo prefetto. Ci conosciamo bene. E nei prossimi mesi lavoreremo a stretto contatto, nello spirito di comunione che ci unisce nella Chiesa». Michael P. Warsaw, presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato di Ewtn, riferisce che Alvarado si è guadagnata «la fiducia e il rispetto di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di lavorare al suo fianco». E aggiunge: «Le offriamo le nostre preghiere, il nostro incoraggiamento e il pieno sostegno della famiglia Ewtn mentre intraprende questa importante missione al servizio di papa Leone XIV e del suo pontificato».
Avvenire

EBU: salvaguardare le radio, presidio di libertà e pluralismo

 

In discussione a livello europeo il Digital Networks Act per regolamentare il sistema di comunicazione e informazione del continente per i prossimi anni. La European Broadcasting Union sottolinea l’urgenza di non sacrificare il ruolo della radio nell’era del digitale. Fondamentale la presenza dei ricevitori radiofonici nelle automobili.

Vatican News

Ancora oggi, nonostante la rivoluzione tecnologica dell’Intelligenza Artificiale, la Radio continua ad essere il mezzo di informazione ritenuto più affidabile dai cittadini europei. Un valore che è presidio di libertà al servizio del pluralismo e del sistema democratico. E’ quanto sottolinea Alessandro Gisotti, vicedirettore dei media vaticani, che rappresenta Radio Vaticana alla European Broadcasting Union, dove è anche presidente del Radio and Audio News Group. Al microfono di Luca Collodi, intervenuto nella trasmissione di Radio Vaticana “Sound Magazine”, Gisotti si sofferma sulla discussione in corso a livello europeo del Digital Networks Act la nuova normativa generale sulle telecomunicazioni del Vecchio Continente. Fondamentale per EBU, spiega Gisotti, è mantenere la piena accessibilità alle emittenti radiofoniche a partire dalle automobili.

E’ in discussione al livello europeo il Digital Network Act, la normativa che ridisegnerà la comunicazione digitale del continente per i prossimi anni. Perché è così importante per il nostro futuro?

Il Digital Networks Act (DNA) è una proposta legislativa dell’Unione Europea che punta a ridefinire le comunicazioni digitali del Vecchio Continente tenendo conto delle straordinarie innovazioni tecnologiche degli ultimi anni, a partire dall’IA. L’obiettivo è quello di creare un quadro normativo unitario – in questo momento ci sono diverse norme, direttive che riguardano la materia –  il più possibile al passo con i tempi. E’ importante perché non riguarda solo le infrastrutture digitali, la connettività, le reti broadband, ma avrà un impatto anche sui contenuti informativi che i cittadini europei potranno leggere, vedere, ascoltare nei prossimi anni. Quindi, è una questione che riguarda anche la buona salute dei nostri sistemi democratici, se ci pensiamo bene. Il DNA dovrebbe essere approvato nel 2027. In questi mesi è in corso un procedimento lungo e articolato di discussione all’interno delle istituzioni europee, in particolare presso la Commissione, il Parlamento e il Consiglio dell’UE. E’ una fase molto significativa perché nella discussione entrano in gioco non solo i governi e i parlamenti nazionali, ma anche i mezzi di informazione, soprattutto del servizio pubblico, e gli operatori delle telecomunicazioni così come ovviamente le Big tech companies del mondo digitale.

Uno dei punti chiave in discussione è la permanenza della radio nelle automobili. Cosa chiede al riguardo la European Broadcasting Union (EBU) di cui Radio Vaticana è tra i membri fondatori?

Esattamente. Uno dei punti centrali del dibattito in corso riguarda proprio la presenza della radio nelle automobili. Ad aprile, durante la Radio Assembly d’Europa a Sofia, dove ho partecipato a nome della Radio Vaticana, abbiamo deciso che come EBU bisogna chiedere con forza che il Digital Networks Act preveda l’obbligo per le aziende automobilistiche di mantenere ricevitori radio terrestri integrati in tutte le nuove auto vendute nell’Unione Europea. Per questo a tutti i livelli: nazionale ed europeo, le radio pubbliche stanno cercando di sensibilizzare le istituzioni, gli esponenti dell’economia e della società a sostenere questa iniziativa che va sotto il nome di Radio Ready.

Quali tecnologie radiofoniche dovrebbero essere garantite nelle automobili secondo EBU?

Secondo la proposta di emendamento di EBU al testo in discussione, nelle automobili dovrebbe essere possibile ricevere sia la radio analogica sia quella digitale terrestre. Questo significa garantire la presenza delle tecnologie FM e DAB/DAB+. Anche sulla scorta della mia esperienza come presidente del Radio and Audio News Group d’Europa posso dire che oggi i Paesi europei utilizzano strategie diversificate di distribuzione: in alcuni si fa ancora largo uso della FM, mentre in altri si sta sviluppando sempre più il DAB+. Per questo motivo, la normativa europea dovrebbe tenere conto di questa diversificazione, garantendo una inclusività tecnologica e assicurando che tutti gli utenti possano ascoltare la radio in automobile, in qualsiasi Paese si trovino.

Ma perché la presenza dei ricevitori radio nelle automobili viene considerato così decisivo da parte delle radio pubbliche d’Europa?

Le automobili rappresentano il luogo in cui la radio viene ascoltata più frequentemente. Secondo le ultime rivelazioni, quasi il 60 per cento dell’ascolto radiofonico è oggi concentrato nei movimenti in automobile. Molte persone ascoltano notiziari, programmi, ovviamente musica, e aggiornamenti sul traffico proprio durante gli spostamenti quotidiani o durante viaggi più lunghi. La EBU evidenzia allora che, senza la garanzia della presenza della radio nei veicoli, milioni di cittadini europei potrebbero perdere un importante strumento per ricevere informazioni affidabili e di interesse pubblico. Né sottovaluterei che la radio in auto contribuisce alla sicurezza stradale, perché permette di ricevere aggiornamenti e notizie senza distrazioni legate all’uso di smartphone. Ogni anno purtroppo sono tantissimi gli incidenti, anche gravi, dovuti proprio all’utilizzo dei cellulari mentre si è alla guida.

Si può dire che la Radio, nonostante i cambiamenti così rapidi e profondi del sistema informativo, è ancora cruciale e resta un bene irrinunciabile anche per la tenuta dei sistemi democratici?

Assolutamente sì! A livello dei media di servizio pubblico europeo c’è l’assoluta consapevolezza che la radio è un servizio essenziale, un vero presidio di libertà a beneficio dei sistemi democratici e della libertà di informazione. La Radio continua ad essere uno strumento universale perché è gratuita e dunque accessibile a tutti. La Radio funziona anche in situazioni di emergenza, pensiamo all’Ucraina travolta dalla guerra o al blackout elettrico nella penisola iberica l’anno scorso. Inoltre, tutte le rilevazioni a livello europeo confermano che la Radio è il mezzo di informazione di cui i cittadini europei si fidano di più. Ecco perché la radio va salvaguardata: è un baluardo del pluralismo informativo. Per tutte queste ragioni, nel Digital Networks Act europeo si deve garantire uno spazio adeguato alle emittenti radiofoniche. La radio è un bene prezioso e va tutelato.

Annunciato il tema della Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato 2026 «Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci»

 

«Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci»: è tratto dal Libro del profeta Isaia (2, 4) il tema del messaggio di Leone XIV per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato che si celebrerà, come da tradizione, il prossimo 1° settembre. Lo ha reso noto stamane il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale (Dssui) attraverso un comunicato in cui si sottolinea il legame tra i conflitti armati e il deterioramento dell’ambiente.

«Un tale deterioramento — si afferma — costituisce, da un lato, una grave violazione del nostro dovere di prenderci cura del creato e, dall’altro, una minaccia a lungo termine per la vita di centinaia di milioni di persone». Al contempo si osserva che, nonostante «la consapevolezza ormai diffusa dei numerosi legami esistenti tra la guerra e le risorse naturali», non si è giunti «alla creazione di istituzioni adeguate né a decisioni responsabili volte a evitare i conflitti e a risolvere pacificamente le controversie».

Il tema del messaggio — prosegue la nota — è «una visione di Isaia che profetizza la trasformazione delle armi in attrezzi agricoli». Per questo, esso «invita esplicitamente a privilegiare lo sviluppo e la sostenibilità piuttosto che la violenza e la distruzione».

Osservatore

Lo sport sia scuola di fraternità e strumento di pace

 

Lo sport sia scuola di fraternità, strumento di pace e spazio di incontro. È la preghiera elevata da Leone XIV nel video con l’intenzione per il mese di giugno, diffuso oggi, martedì 2, attraverso la Rete mondiale di preghiera del Papa, in collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione.

Mediante la campagna multimediale «Prega con il Papa», il Pontefice eleva la sua supplica al «Signore della vita», rendendo grazie per il dono dello sport, soprattutto per quanti «glorificano Dio con l’esercizio del corpo, per le amicizie che nascono sul campo e per la gioia di giocare in squadra».

Il Vescovo di Roma chiede dunque che la pratica sportiva sia sempre «una scuola di fraternità e non di sterile rivalità, uno spazio d’incontro e non d’esclusione, una via di pace e non di violenza». Lo sport, infatti, possiede «un linguaggio universale che avvicina le culture, unisce i popoli e semina rispetto, solidarietà e crescita personale».

Infine, il Papa si rivolge a Dio: «Non ci manchi mai il tuo Spirito — è la sua supplica —, che ci rende un’unica squadra, unita a Te, per costruire comunione e fraternità nella storia».

L’orazione del Pontefice arriva in un mese ricco di appuntamenti sportivi, come il Grande Slam del tennis, sport di cui lo stesso Leone XIV è appassionato: domenica prossima, 7 giugno, si concluderà il torneo parigino del Roland Garros, mentre dal 29 giugno al 12 luglio Londra ospiterà le gare di Wimbledon. Il mondo calcistico, inoltre, si prepara a scendere in campo per la coppa del mondo Fifa che per oltre un mese — dall’11 giugno al 19 luglio — si disputerà in sedici stadi di tre diversi Paesi americani: Stati Uniti, Canada e Messico.

«Lo sport è uno di quegli spazi unici in cui l’umanità si incontra davvero — afferma il direttore internazionale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa, il gesuita Cristóbal Fones —. È un ponte di dialogo che trascende frontiere, lingue e ideologie. In campo, in pista, in piscina, persone di culture e nazioni diverse condividono lo sforzo, il sacrificio, la gioia della vittoria e il dolore della sconfitta». Costanza, disciplina, «il valore del lavoro ben fatto, l’umiltà davanti ai propri limiti», prosegue il religioso, sono i valori trasmessi dallo sport, insieme a qualcosa che, forse, è ancora «più bello»: ricordarsi che «nessuno vince davvero da solo. Abbiamo bisogno dell’altro».

L’invito del Papa alla preghiera, dunque, esprime la speranza che questi «valori così umani — il rispetto, la solidarietà, la crescita personale — non restino confinati al campo di gioco, ma trasformino il nostro modo di vivere insieme nel mondo».

Non è la prima volta che Leone XIV riflette sul mondo sportivo: basti ricordare la Lettera La vita in abbondanza, pubblicata il 6 febbraio in occasione dell’apertura dei XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina. In tale documento, il Pontefice metteva in guardia dalla dittatura della performance che può indurre al doping, dalla strumentalizzazione politica dello sport e dal considerarlo un videogame.

Rilanciando inoltre il valore dell’incontro, della relazione e dell’accoglienza, «espressioni più semplici e più profonde di umanità riconciliata», Leone XIV incoraggiava «vivamente» tutte le Nazioni a riscoprire e a rispettare la Tregua olimpica quale strumento di speranza, simbolo e profezia di un mondo riconciliato.

Successivamente, lo scorso aprile, ricevendo gli atleti che avevano gareggiato a Milano-Cortina, Leone XIV aveva ribadito questa stessa visione: «Nel tempo attuale, così segnato da polarizzazioni, rivalità e conflitti che sfociano in guerre devastanti — aveva detto —, il vostro impegno assume un valore ancora maggiore: lo sport può e deve diventare davvero uno spazio di incontro! Non un’esibizione di forza, ma un esercizio di relazione».

Non si può, infine, non citare il Giubileo degli sportivi, celebrato a Roma nel giugno 2025, nell’ambito dell’Anno Santo della speranza. Anche in quell’occasione Leone XIV aveva affermato che «lo sport è una via per costruire la pace, perché è una scuola di rispetto e di lealtà, che fa crescere la cultura dell’incontro e della fratellanza». «In una società segnata dalla solitudine, in cui l’individualismo esasperato ha spostato il baricentro dal noi all’io, finendo per ignorare l’altro — aveva concluso — lo sport, specialmente quando è di squadra, insegna il valore della collaborazione, del camminare insieme», divenendo così un importante strumento di ricomposizione e di incontro tra i popoli.

Opera Pontificia affidata alla Compagnia di Gesù, la Rete Mondiale di Preghiera del Papa è presente in oltre 90 Paesi e riunisce una comunità spirituale di più di 22 milioni di persone, impegnate a vivere ogni giorno con disponibilità a collaborare alla missione di Cristo.

Osservatore