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Quella che si svolgerà a Seul nell’agosto 2027 sarà una Giornata mondiale dei giovani inserita in un una società che viaggia velocissima, tra giovani in difficoltà e una Chiesa nata in un modo unico grazie all’iniziativa dei laici

Parte il nostro viaggio verso la Gmg in Corea del Sud: ecco la guida per un Paese che cambia

Avvenire

Ha due grandi ali disegnate sui fianchi e non segue una linea prestabilita. Ogni pomeriggio comincia a girare per le strade di Seongnam, nella periferia a sud-est di Seoul, e va avanti fino a sera. Si chiama Azit ed è un pullman che cerca ragazzi che difficilmente entrerebbero da soli in un centro per chiedere aiuto: giovani che hanno lasciato casa dopo conflitti familiari, violenze o situazioni diventate insostenibili. Si stima che siano circa 250 mila i giovani scappati di casa in questa situazione. «Almeno l’80% dei nostri ragazzi subisce violenze in famiglia, sia verbali che fisiche, e decide di lasciare casa», spiega padre Vincenzo Bordo, missionario degli Oblata di Maria Immacolata che da oltre trent’anni vive in Corea del Sud. È stata sua l’idea, dieci anni fa, di mettersi in strada per aiutare questi ragazzi. «Quando parcheggiamo, montiamo delle tende accanto al pullman, in modo tale che ci sia spazio per tutti i giovani che arrivano. C’è da mangiare, qualcuno con cui parlare e il supporto per trovare una sistemazione: tutto quello di cui i ragazzi hanno bisogno ad Azit lo trovano». È da qui che comincia “Qui Corea. Storie da Seoul verso la Gmg”, il nuovo podcast di Avvenire, realizzato in collaborazione e con il supporto del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile in vista della Giornata mondiale della gioventù nell’agosto del 2027 che si terrà a Seul.
In Corea si dice ppalli ppalli: presto, presto. Si studia fino a sera, si compete per le università migliori, si lavora senza sosta. È il Paese di Parasite, dei BTS e di Samsung, dove una modernità travolgente convive con tradizioni millenarie, tra templi, sciamani e antichi rituali.Più della metà dei coreani dichiara di non avere una religione, eppure buddismo, cristianesimo, confucianesimo e sciamanesimo continuano a segnare la vita quotidiana.Nell’agosto 2027 la Corea ospiterà la Giornata mondiale della gioventù. Noi ci arriveremo attraverso 11 puntate, incontrando giovani alle prese con la pressione della perfezione, famiglie divise dalla guerra, comunità che costruiscono solidarietà e una Chiesa dalla storia unica.

La Corea del Sud è ormai molto più vicina di quanto dica la distanza. K-pop, K-drama, K-beauty, cinema e tecnologia hanno trasformato una consonante in un marchio globale. Ma questa “k” racconta solo una parte del Paese che accoglierà giovani da tutto il mondo. Dietro c’è una società che in poche generazioni ha attraversato guerra, dittatura, industrializzazione e democratizzazione. Una società che corre velocissima, in cui studio, lavoro e successo pesano molto sulla vita dei più giovani; un Paese ancora diviso dal Nord e segnato da una guerra mai chiusa da un trattato di pace; una realtà profondamente secolarizzata, ma dove continuano a convivere cattolicesimo, protestantesimo, buddismo e tradizioni sciamaniche. Un luogo in cui, tornando indietro nei secoli, si scopre una storia insolita: la prima comunità cattolica coreana nasce infatti dall’iniziativa di alcuni laici e non da missionari arrivati dall’estero. È l’unico caso in tutta la storia della Chiesa. È anche da questa Corea, molto lontana dall’immagine patinata dell’onda culturale coreana, che parte il percorso verso la Gmg. Nel corso delle puntate si attraverseranno altri nodi della società e della storia del Paese: il servizio militare obbligatorio e la divisione della penisola, le disuguaglianze raccontate anche dal cinema, il costo umano della competizione e dell’industria dell’immagine, la solitudine, la memoria della dittatura e delle violenze rimaste a lungo ai margini del racconto pubblico. A fare da filo ci saranno anche alcune delle parole che accompagnano il cammino verso Seul – pace, verità, coraggio, amore – messe però alla prova dei fatti. Che cosa significa parlare di pace in un Paese ancora diviso? Di verità in una società molto attenta all’immagine? E di coraggio quando le pressioni sociali spingono tanti al limite?

In questa prima puntata sono intervenuti padre Vincenzo Bordo e Don Antonio Dong-Won Cho, che ha collaborato alla realizzazione del sussidio in preparazione alla Gmg. Hanno partecipato anche Mariasole Maggiolo ed Emanuele Francescut, che si trovano a Seul come volontari internazionali della Cei

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Quando la popolarità di un missionario digitale travalica la Rete

Don Cosimo Schena nella foto ufficiale del suo nuovo profilo Facebook

Nato a Brindisi, 47 anni, prete da quando ne aveva 30, oggi parroco nel quartiere brindisino La Rosa, don Schena ha una solida formazione in filosofia e in psicologia clinica, oltre che in teologia. Passo in rassegna i contenuti pubblicati su Instagram negli ultimi 30 giorni: molti i post centrati sull’amore per gli animali, caratteristici della sua comunicazione; un paio su Carlo Acutis, a commento dei film usciti su di lui; altrettanti sull’ultimo libro, “Posso farti una domanda?”, e sull’arrivo in parrocchia di una significativa reliquia del santo a cui è intitolata, Francesco d’Assisi. Le immagini sono assai varie, alcuni assistite o del tutto realizzate dall’IA. Spesso i testi (nei video o nel primo commento) si concludono con un punto interrogativo, a testimoniare la disponibilità di questo presbitero a mettersi in dialogo con chi lo segue. Il volto, il tono della voce, le espressioni, le posture: si conferma per don Schena come per tanti altri missionari digitali popolari la qualità di “bucare lo schermo”, in lui molto ben sostenuta da una parola ricca e tornita.
Anche don Cosimo Schena fa parte dei missionari digitali che si ritraggono nel volume a cura di Paolo Curtaz e Rosy Russo “La Chiesa ti ascolta” (San Paolo 2025). Sono tre pagine che confermano le qualità che mette in mostra sui social. Nella missione digitale questo presbitero vede «una grande opportunità per la Chiesa», purché essa riconosca che «ogni follower può essere un’anima». Ne parla come di una «vocazione» rivolta ai lontani: usare tutto ciò che si è per essere eco della voce del Signore «proprio lì dove sembrerebbe più assente»; saper bussare, anche solo «con una storia, un reel, una frase scritta con il cuore», alle porte «dell’anima di chi non ha più forza per credere». Ma la Rete per lui «non è solo un luogo da evangelizzare», è un’umanità da amare: con lo sguardo, con parole che accarezzano, con empatia. Non teme paragoni forti: se un profilo «riesce a spezzare il pane della Parola e a condividerlo in mezzo a meme e pubblicità (…), è già un altare». A sé stesso e ai compagni e le compagne di missione raccomanda la preghiera, l’autenticità, la verità, la misericordia. E tra le virtù teologali da testimoniare fa una scelta ben precisa: «Un missionario digitale non è un influencer della fede ma un servitore della speranza».

Avvenire

Liturgia 25 Ottobre 2026 XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Colore Liturgico  Verde

Gesu

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I farisei vivevano per meditare la legge, per capirla, per interpretarla. Alcuni sono riusciti a capire Gesù Cristo che ha detto a uno di loro che non era lontano dal regno dei cieli (Mc 12,34). E un altro fariseo, Paolo di Tarso, riuscì ad essere l’apostolo dei gentili. Ma tanti tra di loro, al contrario, rifiutavano il giovane Rabbi di Nazaret, e lo hanno messo a morte sulla croce… Interpretando la legge, i farisei ottenevano una casistica minuziosa che rendeva il giogo della legge insopportabile.
Ed è per questo che non potevano capire Gesù che, secondo loro, infrangeva il riposo del sabato guarendo i malati il sabato, e anche dicendo che il Figlio dell’uomo era padrone del sabato e che questo giorno, così importante, era stato fatto per l’uomo, e non il contrario… (Mt 12,8; Mc 2,27).
Gesù disfa il repertorio molto complicato dei precetti, e lo riassume nell’amore di Dio e del prossimo sopra tutto. Egli considera che questo è il primo comandamento, da cui tutti gli altri derivano… Di fronte a queste parole non possiamo fare altro che rivedere la nostra condotta, riconoscere i nostri errori e proporci in modo concreto di vivere per amore, di morire per amore.
Antifona d’ingresso
Gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto. (Sal 104,3-4)
Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
accresci in noi la fede, la speranza e la carità,
e perché possiamo ottenere ciò che prometti,
fa’ che amiamo ciò che comandi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno A):
O Padre, che per amore
continuamente crei e rinnovi il mondo,
donaci la gioia di un cuore libero e pacificato,
capace di amare te sopra ogni cosa
e il prossimo come noi stessi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Prima lettura
Es 22,20-26
Se maltratterete la vedova e l’orfano, la mia ira si accenderà contro di voi.
Dal libro dell’Èsodo

Così dice il Signore:
«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto.
Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.
Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».

Parola di Dio
Salmo responsoriale
Sal 17
Ti amo, Signore, mia forza.

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato.
Seconda lettura
1Ts 1,5-10
Vi siete convertiti dagli idoli, per servire Dio e attendere il suo Figlio.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia.
Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.
Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.

Parola di Dio
Canto al Vangelo
Gv 14,23

Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia.
Vangelo
Mt 22,34-40
Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore
Preghiera dei fedeli
(Dall’Orazionale CEI 2020)
Innalziamo unanimi la nostra preghiera al Padre, ricco di misericordia, perché continui a vegliare su di noi con provvidente tenerezza.
Preghiamo insieme e diciamo: Benedici la tua Chiesa, Signore.

1. Per la santa madre Chiesa: nella fedele testimonianza di tutti i battezzati sia nel mondo il segno efficace dell’amore di Dio che salva. Preghiamo.
2. Per i ministri della Chiesa: con instancabile sollecitudine ricerchino i fratelli che si sono smarriti, per offrire loro la gioia del perdono. Preghiamo.
3. Per i popoli della terra: si spengano rivalità e violenze e cresca l’impegno sincero per il bene comune nella giustizia e nella pace. Preghiamo.
4. Per i giovani delusi da false promesse: nasca in loro un ardente desiderio di cercare Gesù Cristo con apertura d’animo e senza pregiudizi. Preghiamo.
5. Per noi qui riuniti: donaci di attendere con perseveranza il ritorno del Cristo glorioso, servendolo sofferente nella carne dei fratelli. Preghiamo.

O Padre, donaci di camminare sotto la guida del tuo Spirito, e fa’ che ci rallegriamo per i germi di bene che spargi nel cuore di ogni uomo. Per Cristo nostro Signore.
Preghiera sulle offerte
Guarda, o Signore, i doni che ti presentiamo,
perché il nostro servizio sacerdotale
renda gloria al tuo nome.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione
Esulteremo per la tua vittoria
e nel nome del nostro Dio alzeremo i vessilli. (Sal 19,6)

Oppure:
Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi,
offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. (Ef 5,2)

Oppure (Anno A):
Amerai il Signore tuo Dio
con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima
e con tutta la tua mente. (Mt 22,37)
Preghiera dopo la comunione
Si compia in noi, o Signore,
la realtà significata dai tuoi sacramenti,
perché otteniamo in pienezza
ciò che ora celebriamo nel mistero.
Per Cristo nostro Signore.

Tre giorni di barca fino alla parrocchia, un vescovo alla fine del mondo

La missione del vescovo polacco in Papua Nuova Guinea
Cammina davanti al Santissimo Sacramento, perché quando si ferma le zanzare non gli permettono di pregare. Solo il 5% della superficie della diocesi è terra, il resto è acqua. Per raggiungere alcune comunità ci vogliono anche tre giorni. “Questa è la fine del mondo”, afferma a Vatican News monsignor Jacek Tendej, vescovo della diocesi di Alotau-Sideia in Papua Nuova Guinea in occasione dell’odierna Giornata missionaria mondiale

Don Paweł Rytel-Andrianik e Artur Hanula – Città del Vaticano – Vatican News

Monsignor Tendej non aveva mai pensato di andare in missione. Per molti anni è stato preside di un liceo. “Dicevano tutti: morirai qui”, ricorda con un sorriso. Nessuno avrebbe mai immaginato che un giorno avrebbe cambiato il luogo del suo ministero.

Un’e-mail quasi dimenticata

Un mese dopo l’elezione di Papa Francesco, don Tendej riceve un messaggio dalla Curia Generale della sua Congregazione dei Preti Missionari. Aveva un’uscita con i giovani, ma l’ha rinviata. “Ho capito che non faceva per me”, racconta. Quando finalmente ha letto il messaggio, non riusciva a crederci: gli veniva proposto di andare in Papua Nuova Guinea. Chi va in missione a 50 anni?, afferma oggi sorridendo. In quel periodo trascorse molto tempo in adorazione del Santissimo Sacramento. La lettura della lettera di Papa Francesco alla Conferenza episcopale argentina si è rivelata un punto di svolta. Vi era scritto che una Chiesa che non esce verso le persone si ammala mentre se esce può avere un incidente, e che preferiva mille volte una Chiesa incidentata a una Chiesa malata. “Forse è la risposta dello Spirito Santo”, riflette monsignor Tendej.

Viaggio nell’ignoto

“Sono partito senza sapere come sarebbe andata a finire”, ricorda. Lì divenne rettore del seminario teologico. “Il seminario non sembrava molto un seminario, ma a poco a poco siamo riusciti a mettere tutto a posto”, afferma. “In alcune stanze il sole entrava attraverso il tetto. E quando pioveva, ogni tanto bisognava portare fuori un secchio d’acqua. Nella mia stanza, per fortuna, gocciolava direttamente nel lavandino”, aggiunge ridendo.

Un’altra sorpresa

Nel luglio 2025, don Tendej viene convocato dal Nunzio apostolico, che gli comunica che Papa Leone XIV lo ha nominato vescovo della diocesi di Alotau-Sideia: “Il Santo Padre Leone ti chiede di diventare vescovo ad Alotau”. Sebbene fosse estremamente sorpreso, ha accettato la nomina e ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 27 settembre 2025. “Mi sono trasferito dalla capitale alla fine del mondo. È davvero la fine del mondo”, dichiara. La diocesi di Alotau-Sideia è costituita per il 95% da acqua e solo il 5% della sua superficie è terra. Sedici parrocchie si trovano sulle isole e raggiungerle durante le visite è una grande sfida. “Per raggiungere i più lontani ci vogliono anche tre giorni”, sottolinea. Monsignor Tendej è lieto che di recente sia stato possibile avere altri missionari per la Papua Nuova Guinea.

Biblioteca Vaticana e Fondazione Orsini, sinergia per valorizzare 415 volumi

Accordo BAV - Fondazione Orsini per la conservazione e la valorizzazione della Biblioteca di Fulvio Orsini

Un accordo quadriennale per sostenere il restauro, la digitalizzazione e lo studio dei manoscritti appartenuti nel Cinquecento a Fulvio Orsini. Il prefetto don Mauro Mantovani: “Una circolarità virtuosa tra divulgazione digitale e ritorno alla fonte originale”

Paolo Ondarza – Città del Vaticano – Vatican News

Quattrocentoquindici manoscritti che raccontano la ricchezza della cultura classica e dell’umanesimo europeo. Di questi, 272 necessitano di interventi di restauro, mentre 147 devono ancora essere digitalizzati. Sono i numeri del Fondo Orsini custodito dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, al centro di un accordo quadriennale con la Domenico Napoleone Orsini & Martine Bernheim Orsini Foundation per la conservazione, la digitalizzazione e la valorizzazione della raccolta appartenuta a Fulvio Orsini, erudito, antiquario e collezionista vissuto tra il 1529 e il 1600.

Vangelo e Parola del giorno 19 Ottobre 2026

Letture del Giorno
Prima Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Ef 2,1-10

Fratelli, voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste, alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle Potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Anche tutti noi, come loro, un tempo siamo vissuti nelle nostre passioni carnali seguendo le voglie della carne e dei pensieri cattivi: eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri.
Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.

 

Salmo Responsoriale

Dal Sal 99 (100)

R. Il Signore ci ha fatti e noi siamo suoi.
Oppure:
R. Salvati dall’amore, cantiamo un canto nuovo.

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza. R.

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo. R.

Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome. R.

Perché buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione. R.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio»

Tragedia in chiesa: sacerdote muore colpito dalla croce crollata durante la messa in diretta social in Ecuador

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Padre Patricio Alfredo Sánchez Molinari è morto schiacciato dalla pesante Croce che si è staccata improvvisamente dalla parete della chiesa dietro l’altre mentre il prete celebrava la funzione religiosa a Guayaquil.
Tragedia durante la messa in Ecuador dove un sacerdote, Padre Patricio Alfredo Sánchez Molinari, è morto schiacciato dalla pesante Croce che si è staccata improvvisamente dalla parete della chiesa mentre il prete celebrava la funzione religiosa a Guayaquil. Lo spaventoso incidente sabato davanti agli occhi atterriti di decine di fedeli presenti nell’edificio religioso ma anche davanti a tanti fedeli che assistevano online alla funzione che veniva trasmessa in diretta streaming sui social.

Il terrificante incidente si è consumato nel pomeriggio di sabato 17 ottobre mentre il sacerdote celebrava la consueta messa quotidiana presso la parrocchia di “Nostra Signora del Perpetuo Soccorso”, nel centro della città capoluogo di Guayaquil, sulla costa dell’Ecuador. Come si vede dalle terribili immagini che hanno ripreso il momento dell’incidente mortale, tutto è avvenuto in pochi attimi senza che il prete si accorgesse di quanto stava accadendo e senza che nessuno dei presenti potesse intervenire in tempo.

La pesante croce in legno con sopra la statua di Gesù crocifisso, che era alle spalle del sacerdote sull’altare, si è staccata improvvisamente dalla parete nella parte superiore colpendolo in pieno alla testa senza dargli scampo. Sotto shock i fedeli e i collaboratori che erano presenti sul posto e che sono intervenuti subito dopo mentre la telecamera che riprendeva la funzione religiosa veniva immediatamente spenta. Per il prete inutili i successivi soccorsi allertati dai fedeli: Il sacerdote è morto praticamente sul colpo ed è stato possibile solo accertarne il decesso. Al momento non sono ancora stati resi noti i dettagli e i motivi relativi alle cause del distacco della croce.

“Vi informiamo che il nostro amato Padre Patricio Alfredo Sánchez Molinari, che ha prestato servizio come sacerdote della parrocchia della Chiesa del Perpetuo Soccorso nella Vicaría Centro, è salito alla Casa del Padre per godere della sua presenza e della sua gloria”, coì oggi l’arcidiocesi di Guayaquil ha confermato il decesso del parroco invitando i fedeli a unirsi alle preghiere. “L’Arcidiocesi di Guayaquil si unisce in preghiera per l’eterno riposo della sua anima ed esprime la sua solidarietà, affetto e vicinanza alla famiglia redentorista, ai suoi familiari e amici. Riposa in pace”  ha scritto l’ arcivescovo, monsignor Luis Cabrera Herrera.

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‘La professoressa precaria per 10 anni va risarcita dal ministero’

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Supplente a contratto nella scuola per 10 anni, una professoressa di spagnolo, che poi entrò di ruolo, ha diritto a un indennizzo per il lungo tempo da precaria.

Lo ha deciso una sentenza civile della corte di appello di Firenze. Il Ministero dell’Istruzione non era d’accordo: poiché la docente aveva raggiunto il ‘posto fisso’ vincendo un concorso, non avrebbe avuto diritto ad alcunché, dato che ormai era stata stabilizzata. Invece ora il Mim dovrà risarcirla con quattro mensilità di stipendio a copertura di tutto il periodo di precariato. “L’immissione in ruolo avvenuta per concorso non cancella il risarcimento per gli anni di precariato”, ha deciso la corte di appello confermando una sentenza del tribunale di Arezzo. In buona sostanza l’assunzione a tempo indeterminato non costituisce sanatoria del dovuto pregresso, a partire dai mancati scatti di anzianità.

“La docente – spiega l’avvocato Amedeo Stoppa che l’ha assistita – ha conquistato il posto con le proprie capacità, non come effetto ‘diretto e immediato’ dell’abuso. Per questo l’immissione in ruolo non ripara il danno e il risarcimento resta dovuto. Quando il concorso è stato bandito, inoltre, l’abuso era già compiuto da anni”. Per quasi dieci anni, la prof aveva insegnato letteratura e lingua spagnola nello stesso istituto superiore della provincia di Arezzo, firmando 13 contratti annuali (con scadenza al 30 giugno) dal 2009-2010 al 2024-2025.

In tutto 114 mesi e 27 giorni di supplenze: oltre il triplo del limite europeo di 36 mesi. Nel 2020 vinse il concorso ordinario classificandosi al primo posto in graduatoria, poi l’immissione in ruolo avvenne solo il 1 settembre 2025, cinque anni dopo. La docente si è rivolta al tribunale perché fosse accertata la illegittima reiterazione dei contratti a termine per superamento dei 36 mesi e per ottenere indennizzo ‘per danno subito’. Il primo giudice ha accolto il ricorso. Ma poi il provvedimento è stato impugnato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito con un argomento preciso: avendo vinto il concorso ed essendo ormai stabilizzata, la docente ha già ottenuto una riparazione, e nulla le è più dovuto. Ora la sezione lavoro della corte d’appello di Firenze lo ha rigettato, ha confermato l’indennizzo – che segue le determinazioni del tribunale di Arezzo in un range normativo da 4 a 24 mesi di stipendio -, e ha pure rilevato che il concorso del 2020 era una vera selezione di merito, con prova preselettiva, due prove scritte e una prova orale, aperta anche a chi era già di ruolo.

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Jenna Ortega, tra social e IA stiamo perdendo sempre più le relazioni umane. E’ alla Festa del cinema di Roma con Klara e il sole di Waititi da un libro di Ishiguro

Oggi tra social e IA “stiamo perdendo sempre di più le relazioni umane.

Oramai si usa l’intelligenza artificiale anche per scrivere le email, per fare cose molto semplici, ed è lo stesso con i social. E’ molto più facile interagire dietro uno schermo, farlo di persona è un po’ diverso. Oggi molti ragazzi hanno un’ansia sociale più intensa” e “ho la sensazione che l’intelligenza artificiale abbia aumentato queste difficoltà nel rapportarsi con gli altri”. Lo dice una delle dive più amate della nuova generazione, Jenna Ortega, alla Festa del cinema di Roma, dov’è arrivata con il regista Taika Waititi per presentare Klara e il sole, film tratto dall’omonimo romanzo del premio Nobel Kazuo Ishiguro, con Amy Adams, Mia Tharia, Aran Murphy, Steve Buscemi e Natasha Lyonne che arriverà in sala il 22 ottobre distribuito da Eagle Pictures.

Nella storia distopica, Ortega (che ha da poco finito le riprese della terza stagione della serie Netflix Mercoledì) si cala nei panni di un’androide/amica artificiale che da tempo aspetta di essere scelta per poter svolgere il suo compito.

Resta comunque ottimista: una positività che viene ripagata, quando viene scelta da Josie (Mia Tharia), adolescente diventata geniale, grazie a un potenziamento genetico. La teenager, gravemente malata, trova in Klara una grande sintonia nonostante le resistenze a quell’amicizia, da parte della madre (Amy Adams) che ha già perso una figlia. “Amo della storia il fatto che sebbene questo robot non comprenda appieno il mondo, sappia percepire cosa sia l’amore. Quando lo riconosce nelle persone che la circondano, le guida a connettersi a un livello mai sperimentato prima – osserva -. Si concentra sul rapporto umano, non su quello artificiale”.

Ortega, classe 2002, attrice da quando aveva 11 anni, sottolinea che sin dai primi ruoli ha iniziato “a riflettere sui messaggio, che attraverso di noi arrivano alle persone. All’inizio lavoravo nella televisione per bambini e lì c’era molta pressione: ti insegnano a comportarti o a parlare in un certo modo”. Crescendo, “il mio tipo di recitazione è cambiato, i ruoli sono cambiati, ma le pressioni ci sono sempre, soprattutto dai social, e sono ancora di più quelle che devono affrontare le donne”.

Un personaggio come Klara “è stato molto stimolante perché era diverso da tutto ciò che avevo fatto prima. Guarda il mondo con un livello di ottimismo, gioia ed entusiasmo diverso da quello dei miei altri personaggi recenti, piuttosto depressi, lunatici e angosciati. Questa è la bellezza dell’arte: può essere interpretata in tanti modi diversi da persone diverse.

Mercoledì va in giro a parlare di quanto vorrebbe uccidere le persone, eppure è uno dei personaggi più simpatici che abbia mai interpretato ed è quello con cui il pubblico si identifica di più”. Come attrice “mi metto al servizio della storia nel miglior modo possibile, e a volte questo significa interpretare un personaggio antipatico o ingiusto”. Tutto dipende “dalla propria funzione nella storia. Certo, voglio riflettere messaggi positivi, ma spesso questi arrivano in forme differenti”.

Diventata una diva da adolescente, Ortega ha imparato a proteggere il suo privato e la libertà delle sue scelte: “Penso di essere molto fortunata ad avere un meraviglioso sistema di supporto: la mia famiglia e i miei amici, che conosco da tutta la vita, sono sempre stati così gentili e protettivi con me, senza mai mettermi sotto pressione – spiega -. Ho sperimentato diversi livelli di successo. A volte è stato travolgente e terrificante, facendomi sentire piuttosto disconnessa dal mondo intorno. Ma soprattutto, sono consapevole del fatto che molte persone mi osservino, come personaggio pubblico. Ognuno poi è libero di formarsi le proprie opinioni ed esprimerle online. Non è ragionevole però cercare di accontentare tutti. Non tutti si sentiranno in sintonia con te, ma non posso nemmeno portare il peso del mondo sulle mie spalle. Tutto quello che posso fare è cercare di essere la versione migliore di me stessa, imparare il più possibile ed essere gentile con chi mi sta intorno. Ciò che conta di più sono le persone che amo”. Oggi “mi conosco più a fondo”. Infine a chi le chiede come si comporterebbe Mercoledì con un’amica artificiale come Klara, l’attrice risponde sorridendo: “Non credo durerebbe molto, Mercoledì non la farebbe mai parlare e la farebbe diventare depressa… poi la fine potrebbe essere solo una”, conclude, mimando un’esplosione.

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Migliaia di giovani albanesi hanno protestato a Tirana e hanno chiesto le dimissioni del primo ministro Edi Rama. I manifestanti si sono scontrati con la polizia

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Migliaia di giovani albanesi hanno protestato sabato nel centro della capitale Tirana, chiedendo le dimissioni del primo ministro Edi Rama, nel quinto giorno consecutivo di manifestazioni antigovernative. Le proteste, innescate dal malcontento per la corruzione e la mancanza di posti di lavoro, si sono estese in diverse regioni del Paese.

La manifestazione davanti al Ministero dell’Istruzione è degenerata in violenze dopo che diversi giovani mascherati hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine. La polizia ha usato granate assordanti, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, mentre i manifestanti hanno lanciato bombe molotov. Negli ultimi giorni sono state infrante finestre e incendiati edifici governativi.

Secondo la polizia, dall’inizio delle proteste sono state fermate circa 500 persone, di cui 330 sono state rilasciate. Negli scontri sono rimasti feriti 120 agenti di polizia e 45 manifestanti, ma il bilancio dei dimostranti feriti potrebbe essere più alto.

Il movimento studentesco rappresenta la sfida più seria finora per Edi Rama, primo ministro dal 2013 e rieletto lo scorso anno per un quarto mandato. Le proteste sono state precedute da manifestazioni contro un progetto turistico di lusso sostenuto da investitori, tra cui Jared Kushner. Rama respinge le accuse e afferma di non avere intenzione di dimettersi.

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