Attacco all’Iran, giallo su Khamenei. Medio Oriente in fiamme ‘Guida Suprema presto in tv’. Forti esplosioni a Tel Aviv e Dubai

Una foto di Khamenei © ANSA/EPA

Ansa

Medio Oriente in fiamme dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, mentre si attende di chiarire il giallo sulla sorte della Guida Suprema Alì Khamenei, dato per morto da funzionari dello Stato ebraico e invece annunciato a breve in un intervento in tv dall’emittente televisiva iraniana Al-Alam TV, rilanciata da Al Jazeera.

Più tardi Haaretz ha scritto che Israele ‘indaga per verificare’ se Khamenei ‘sia rimasto ferito’.

Il regime degli ayatollah continua a rispondere con il lancio di missili. Esplosioni si sono udite nel centro di Tel Aviv, riferisce la corrispondente dell’ANSA sul posto, e nella città suonano incessantemente le sirene d’allarme. Attacchi sono stati avvertiti e visti sulla celebre isola artificiale Palm Jumeirah di Dubai, che ospita ville, resort e spiagge. Due testimoni hanno riferito all’Afp di aver udito un’esplosione, visto alzarsi una colonna di fumo nero e denso salire da un hotel e sentito le sirene delle ambulanze accorrere sul luogo. Le autorità di Dubai hanno confermato che si è verificato un ‘incidente’ in un edificio della zona che ha causato quattro feriti. Da chiarire la dinamica, ma diversi video mostrano un esplosione dopo l’impatto di quello che sembra un drone o un missile.

Un metodo straordinario per combattere le perdite urinarie
Uroxel
Bloccato a Dubai anche il ministro della Difesa Crosetto, che era andato nell’Emirato ieri sera con un volo civile per andare a prendere la sue famiglia. Per tornare in Italia, ora l’esponente deve ora attendere che riaprano i voli, sospesi per l’attacco all’Iran.

Le Guardie della Rivoluzione hanno annunciato intanto il lancio di una nuova ondata di missili contro basi statunitensi situate nell’area del Golfo. Altre esplosioni sono state riportate, oltre che negli Emirati Arabi Uniti, anche a Dohai, in Qatar. Il Kuwait ha fatto sapere che un drone ha colpito l’aeroporto internazionale di Kuwait City ‘provocando lievi ferite a diversi dipendenti, oltre a limitati danni materiali al terminal per i passeggeri’. Gli Stati Uniti hanno esortato le navi commerciali a evitare il Golfo Persino.

Agenzia ANSA
Israele e Stati Uniti attaccano l’Iran. Teheran risponde all’offensiva. Colpita anche Dubai, bloccato il ministro Crosetto – Notizie – Ansa.it
Colonne di fumo nero visibili nella capitale iraniana e in altre città. Sirene d’allarme a Gerusalemme. L’Idf: ‘Missili verso Israele’ (ANSA)

Una drammatica escalation nella quale anche il governo iraniano sta invitando gli abitanti di Teheran a lasciare la città, attraverso sms recapitati sui cellulari. ‘Tenute in conto le operazioni congiunte condotte dagli Stati Uniti e dal regime sionista contro Teheran e alcune grandi città, dirigetevi, se possibile e mantenendo la calma, verso altre località’, si legge nel messaggio. Fino a nuovo ordine chiuse tutte le università.

Mentre il sito web della magistratura iraniana di Mizan afferma che è salito a 85 il bilancio delle vittime dell’attacco attribuito a Israele a una scuola femminile a Minab, nel sud del Paese. Secondo Fox News, negli attacchi gli Stati Uniti hanno usato per la prima volta i droni kamikaze e missili Tomahawk.

Protestano i democratici americani, secondo i quali l’attacco in Iran potrebbe trasformarsi per Trump in un ‘Iraq 2.0’, come lo definiscono alcuni componenti della commissione Difesa, cioè illegittimo per non aver consultato il Congresso.

In attesa della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite convocata alle 22 su richiesta di Cina e Russia, sale l’allarme nel mondo per il rischio di una guerra globale.

Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, in una telefonata con il collega russo Lavrov ha chiesto che ‘la comunità internazionale e in particolare il Consiglio di Sicurezza dell’Onu adottino misure decisive per fermare gli aggressori e rendere responsabili i criminali’. In Italia la premier Meloni ha convocato un nuovo vertice di governo per stasera a Palazzo Chigi.

‘Medio Oriente di nuovo in fiamme’, è il titolo dell’Osservatore romano che, nell’articolo di cronaca di prima pagina, evidenzia che ‘il rischio è ora che il conflitto si allarghi’. C’è attesa per le parole sul conflitto che il Papa potrebbe pronunciare domani all’Angelus.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Media Israele: “Khamenei è stato ucciso”

Media Israele: "Khamenei è stato ucciso"

Rai News

La Guida suprema dell’Iran, ayatollah Khamenei, sarebbe stato ucciso negli attacchi lanciati da Usa e Israele. Lo ha dichiarato un alto funzionario di Tel Aviv alla televisione israeliana Channel 1. Si attende tuttavia una conferma della sua morte.

La residenza ufficiale di Khamenei è stata rasa al suolo negli attacchi, ma si era diffusa la notizia che l’ayatollah non si trovasse a Teheran.

Riconciliazione, epifania dell’amore di Dio

di: Vittorio Francesco Viola

confessione

Riprendiamo di seguito, per gentile concessione dell’editore, la Prefazione di mons. Vittorio Francesco Viola, segretario del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, al volume di Andrea Dall’Amico, Il luogo del sacramento della riconciliazione come Epifania dell’amore di Dio per l’uomo peccatore, Cittadella, Assisi 2026.

SCHEDA LIBRO ONLINE SU AMAZON CON 5% SCONTO

Dal giorno del nostro peccato nel giardino di Eden, la Santissima Trinità ha segnato la storia degli uomini con infiniti interventi di misericordia fino a volerla “riempire” di misericordia con l’incarnazione del Verbo: Cristo è, in un certo senso, la misericordia incarnata (cfr. Giovanni Paolo II, Dives in misericordia, n. 2), è la visibilità e l’efficacia dell’amore del Padre «ricco di misericordia» (Ef 2,4), che libera l’uomo schiavo del peccato.

La potenza delle parole e dei gesti di Gesù, che culminano tutti nella sua Pasqua, continuano ad essere presenti ed efficaci nella celebrazione del sacramento della riconciliazione: attraverso la dimensione rituale, la potenza delle parole dette all’adultera – Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più (Gv 8,11) – diventano evento attuale nel quale opera la grazia del perdono come una concreta possibilità di vita nuova.

Scrive papa Francesco nella Lettera Apostolica Desiderio desideravi (n. 42): « … La Liturgia è fatta di cose che sono esattamente l’opposto di astrazioni spirituali: pane, vino, olio, acqua, profumo, fuoco, cenere, pietra, stoffa, colori, corpo, parole, suoni, silenzi, gesti, spazio, movimento, azione, ordine, tempo, luce. Tutta la creazione è manifestazione dell’amore di Dio: da quando lo stesso amore si è manifestato in pienezza nella croce di Gesù tutta la creazione ne è attratta. È tutto il creato che viene assunto per essere messo a servizio dell’incontro con il Verbo incarnato, crocifisso, morto, risorto, asceso al Padre».

Per questo motivo il luogo dove si rende presente la grazia dei sacramenti non può mai essere solo un inerte contenitore, ma è pienamente parte della potenza dell’agire rituale, ne favorisce le dinamiche proprie e da esse viene a sua volta plasmato.

È, dunque, lecito domandarsi come tutto questo accade per il sacramento della riconciliazione. A questa non facile domanda l’autore cerca, con rigore scientifico e intuizioni originali, di dare una risposta.

Attraverso un metodo analitico, comparativo e integrativo, dopo un attento status quaestionis, evidenzia come vi sia una pluralità di approcci al tema della relazione tra lo spazio e la celebrazione: funzionale-architettonico, storico-teologico, antropologico. Lo studio riesce ad integrarli tra loro. Il rapporto metaforico tra lo spazio dedicato al sacramento e il rito celebrato viene colto come prioritario per trasmettere i contenuti teologici del sacramento stesso, sulla linea di quanto affermato dalla Nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana La progettazione di nuove chiese (18 febbraio 1993) al n. 2: «Lo spazio liturgico, sia durante che al di fuori della celebrazione, con una sua specifica modalità interpreta ed esprime simbolicamente l’economia della salvezza dell’uomo, divenendo visibile profezia dell’universo redento».

In questo orizzonte concettuale, viene tracciato lo sviluppo del sacramento della Penitenza dalle origini fino all’Ordo attuale, cogliendone il senso teologico e la funzionalità celebrativa. Alla luce di quanto emerso, vengono analizzate e confrontate alcune realizzazioni di luoghi per la celebrazione del sacramento della Riconciliazione, con l’obiettivo di giungere a nuove proposte, concrete e sostenibili, per fare del luogo della celebrazione una epifania dell’amore di Dio per l’uomo peccatore.

Lo sviluppo della celebrazione del sacramento della riconciliazione mostra, forse più di altri sacramenti, come la comprensione teologica si esprima sempre in una forma rituale: la varietà di forme che la penitenza ha assunto, mostra un continuo sviluppo della riflessione teologica.

Questo studio affronta la questione del luogo della celebrazione a partire dal punto di arrivo di una riflessone sul sacramento che trova espressione nella riforma dell’Ordo Pænitentiæ voluta dal Concilio Vaticano II. Alcune «tensioni», non sempre facilmente integrabili, presenti al suo interno si riflettono inevitabilmente anche sulla questione del luogo della celebrazione. Ulteriori sviluppi nella riflessione teologica potranno aprire altri spazi di approfondimento sulla dimensione rituale.

Al momento, queste pagine offrono, come dicevo, alcune proposte utili. Tra queste è interessante – anche per un approfondimento del tema della ministerialità battesimale – quella che attribuisce un ruolo ai lettori istituiti in relazione anche alla funzionalità rituale del luogo dedicato alla celebrazione.

Ritengo che questo studio offra un duplice contributo. Da una parte invita a rilanciare una riflessione sul sacramento della riconciliazione: oltre ad essere necessaria, trova oggi un contesto che, pur nella sua complessità, la può favorire. Dall’altra suggerisce alcune indicazioni che, se accolte, permettono fin da subito di migliorare la prassi celebrativa, rendendola più coerente con i principi esposti nei Prænotanda dell’Ordo. E questo a cominciare dal luogo nel quale ci viene dato di incontrare la forza liberante della misericordia di Dio.

 

Mons. Vittorio Francesco Viola O.F.M.,
Arcivescovo Segretario
del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti

in Settimana News

ZeroArmi, cresce l’esposizione delle banche italiane nel settore delle armi

Esercitazioni NATO a Bergen, Germania

Pubblicato il secondo rapporto elaborato da Fondazione Finanza Etica insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo, che analizza 24 gruppi bancari sulla base del loro grado di esposizione all’industria militare. Simone Siliani, direttore di Fondazione Finanza Etica: “Il nostro compito è informare i risparmiatori. Spesso non sono pienamente consapevoli”
Guglielmo Gallone – Città del Vaticano

Quanto sono coinvolte le banche italiane nel settore degli armamenti? È da questa domanda che parte la seconda edizione di ZeroArmi, il rapporto elaborato da Fondazione Finanza Etica insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo, che analizza 24 gruppi bancari sulla base del loro grado di esposizione all’industria militare.

Il report di ZeroArmi
La valutazione si fonda su tre indicatori: partecipazioni azionarie in aziende del comparto bellico, finanziamenti a imprese o programmi militari e servizi finanziari connessi all’export di armamenti. «Il nostro obiettivo è offrire una panoramica complessiva del rapporto tra sistema bancario e industria delle armi», spiega Simone Siliani, direttore di Fondazione Finanza Etica. «Non ci limitiamo all’export, come avviene nella relazione annuale del governo al Parlamento prevista dalla legge 185/90, ma analizziamo tutte le modalità attraverso cui una banca può sostenere il settore». La metodologia si basa su una matrice di valutazione e su un percorso di confronto diretto con gli istituti. «Le banche hanno la possibilità di dialogare con noi, fornire documentazione, chiarire dati. Quando accettano l’engagement, il risultato finale è un quadro verificato e fondato su informazioni oggettive».

Il modello di Banca Etica
Quest’anno 17 banche su 24 hanno partecipato al confronto; in otto casi sono stati sottoscritti accordi di riservatezza che hanno consentito di analizzare informazioni non pubbliche. Il risultato finale assegna un punteggio sintetico: più è alto, maggiore è il coinvolgimento o minore la trasparenza. Una sola banca ottiene un punteggio pari a zero, risultando priva di coinvolgimenti diretti nel settore degli armamenti secondo i criteri adottati dal rapporto. Banca Etica. «Si tratta di una scelta costitutiva», osserva Siliani. «Banca Etica, come altre banche etiche europee, ha inserito nello statuto e nelle proprie policy l’esclusione completa del settore militare, così come dei fossili o del gioco d’azzardo. È una scelta identitaria, ma dimostra che si può essere una banca sana, operativa e capace di remunerare gli investimenti pur restando fuori dagli armamenti». Accanto agli indicatori tradizionali, l’edizione 2025 introduce in via sperimentale l’analisi delle policy di investimento sui fondi collocati dalle banche. «Su 24 istituti, 11 hanno una policy che abbiamo potuto esaminare. Per ora non incide sul punteggio, ma potrebbe farlo in futuro. Avere una policy chiara significa dichiarare in modo trasparente quali scelte si compiono nella costruzione degli strumenti di investimento».
Il perimetro della difesa
Il rapporto non entra nel merito delle singole strategie industriali né ridefinisce autonomamente il perimetro del concetto di difesa, oggi molto più ampio rispetto alla produzione tradizionale di armamenti. Ancor più dopo l’aggressione russa all’Ucraina nel 2022, questo settore può includere ambiti come intelligence, cybersicurezza, protezione delle infrastrutture critiche, difesa da minacce ibride e tecnologie dual use, sempre più centrali nelle politiche di sicurezza europee. ZeroArmi non stabilisce una propria classificazione teorica di questi ambiti, ma si attiene ai dati dichiarati dalle imprese stesse e agli elenchi riconosciuti a livello internazionale. «Ci basiamo sulle informazioni fornite nei bilanci e nei report societari, oltre che su liste consolidate come quelle delle principali aziende del comparto militare», spiega Siliani. «Se un’impresa presenta una quota significativa o prevalente del proprio fatturato nel settore militare, la consideriamo tale. Noi non ridefiniamo il concetto di difesa: misuriamo il rapporto tra le banche e imprese che si auto-identificano, o sono riconosciute, come appartenenti a quel comparto».

L’allarme per i risparmiatori
In questo senso, il rapporto fotografa il legame finanziario tra sistema bancario e industria della difesa così come essa si configura oggi, senza entrare nel dibattito – politico e strategico – su dove debba essere tracciato il confine tra sicurezza, difesa e armamento. Questa è, in fondo, una scelta in linea con l’essenza stessa che anima Banca Etica. «Anche se il comparto militare oggi gode di un favore particolare – osserva Siliani -, è indicato come strategico e, secondo le nuove interpretazioni della tassonomia europea, può persino rientrare nei fondi classificati come sostenibili, noi questa scelta non la condividiamo per niente». Anzi, conclude il direttore di Fondazione Finanza Etica, «riarmarsi può essere una pericolosissima illusione. Le corse agli armamenti nella storia hanno spesso preceduto conflitti devastanti. Pensiamo alla prima guerra mondiale. Il nostro compito è informare i risparmiatori, anzitutto sulle scelte delle banche ma poi anche su possibili rischi. Ogni qualvolta sembra che si moltiplichino le voci di un possibile accordo sull’Ucraina, i titoli delle aziende della difesa traballano sui mercati. Abbiamo visto cali immediati del 3 o 4 per cento. Questo significa che sono imprese fortemente orientate a una monocultura produttiva e quindi esposte a una dinamica che le rende strutturalmente vulnerabili se il contesto cambia. Se i risparmiatori che si affidano alle banche fossero pienamente consapevoli delle dinamiche finanziarie ed aziendali in gioco, potrebbero assumere decisioni diverse».

Un caso non solo italiano
E infine bisogna considerare il contesto nel quale questa relazione s’inserisce, cioè quello di una crescita strutturale della spesa militare globale, confermata anche dall’International Institute for Strategic Studies, secondo cui nel 2025 la spesa mondiale per la difesa ha raggiunto i 2.630 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 2.480 del 2024. In Europa l’incremento reale è stato del 12,6%, con una quota che supera il 21% della spesa globale. Dal 2014 il continente registra una crescita reale consecutiva della spesa per la difesa, segno che il riarmo non appare più una reazione temporanea ma una tendenza consolidata.
Vatican News

#sanremo2026 la voce di Papa Francesco per la pace

A Sanremo la voce di Papa Francesco per la pace
Al Festival di Sanremo irrompe la voce di Papa Francesco. E lo fa come un sussurro che diventa monito, nella cornice scintillante del Teatro Ariston. «Non rassegniamoci alla guerra». Parole che risuonano a sorpresa, a chiusura dell’originale rilettura proposta da Dargen D’Amico nella serata delle cover. Non una semplice operazione musicale, ma un manifesto pacifista cucito su misura per uno dei palchi più popolari del Paese.
Dargen, insieme a un complice Pupo, costruisce un mash-up denso di rimandi. Sulla melodia di Su di noi si innestano le parole de Il disertore, il brano scritto nel 1954 da Boris Vian, feroce atto d’accusa contro l’assurdità dei conflitti. A Pupo il compito di restituire il ritornello del suo successo, mentre Dargen intreccia strofe che trasformano la nostalgia in presa di posizione, accompagnati dalla tromba di Fabrizio Bosso.
L’operazione si fa ancora più simbolica con l’inserto strumentale di Gam Gam, canto ebraico scritto negli anni Ottanta da Elie Botbol su testo biblico e reso popolare in versione elettronica nel 1994 dai dj Mauro Pilato e Max Monti. Un richiamo al Salmo 23 che attraversa culture e generazioni, diventando preghiera laica contro ogni violenza.
Il culmine emotivo arriva nel finale. Prima un frammento del monologo conclusivo de Il grande dittatore di Charlie Chaplin: «Più che macchinari ci serve umanità». Poi la voce di Papa Francesco. In una festa della musica che non dimentica le ferite del mondo, l’appello del Pontefice si fa eco di un’urgenza collettiva.
Gli inni alla pace attraversano l’intera serata. J-Ax si presenta con una spilla della pace sul cappello per cantare La vita l’è bela insieme ai Cochi e Renato, a Paolo Rossi, Paolo Jannacci e al duo Ale e Franz.
Ad aprire la serata è Laura Pausini, che entra all’Ariston accompagnata da sbandieratori con bandiere arancioni. «Make music not war» si legge nel tripudio finale di colori. Da Ritorno ad amare il medley passa a Immensamente e a Io canto. «Io canto. È la cosa che mi fa sentire più libera. Ognuno di noi ha diritto di sentirsi libero, di essere ascoltato», dice dal palco. Parole che si intrecciano idealmente con quelle del Papa.
In una serata così, “calza a pennello” la presenza di Bianca Balti, tornata a condurre a un anno dalla sua testimonianza più forte. «È passato un anno ma sembra un giorno. E si vede dai miei capelli!», sorride la top model che lo scorso anno si presentò calva, mostrando le cicatrici degli interventi per il tumore. «Mi rendo conto di rappresentare qualcosa di più quest’anno. La malattia è una cosa che vivono in tantissimi. Questo palco mi ha dato la possibilità di lanciare un messaggio bellissimo. Sono qui per godermela non solo per me, ma per tutte le persone che hanno sofferto». La sua presenza diventa segno di resilienza e speranza.
Toccanti e importanti anche le parole del professore Schettini che invita i genitori ad ascoltare i figli. “Siete il campo magnetico piu’ importante per i vostri figli. Non dovere lasciarli soli”.
La musica scorre tra emozioni e sorprese. Un commosso Gianni Morandi appare a sorpresa per duettare con il figlio Tredici Pietro sulle note di Vita, brano portato al successo con Lucio Dalla. «Quando mi ha chiesto di essere con lui a Sanremo ero incredulo», scrive Morandi sui social. «Mi ha detto che sarebbe stato uno dei momenti più belli della sua vita».
Omaggio a Dalla anche dagli Stadio con Tommaso Paradiso in La prima luna. A Mina e Alberto Lupo guardano Fulminacci e Francesca Fagnani con una divertita Parole parole a ruoli invertiti. Enrico Nigiotti e Alfa commuovono con En e Xanax di Samuele Bersani, dedicata alla salute mentale. Arisa coinvolge il Coro del Regio di Parma in Quello che le donne non dicono, Nayt e Johan Thiele affascinano con una versione pulita de La canzone dell’amore perduto di De André.
Alla fine, la vittoria della serata delle cover va a Ditonellapiaga e Tonypitony con una travolgente e ironica versione di The lady is a tramp. Ma al di là della classifica, resta l’eco di un appello che supera la gara: non rassegnarsi alla guerra, scegliere l’umanità. Anche – e forse soprattutto – in una sera di festa.
Avvenire

Il deragliamento del tram a Milano. La prima ricostruzione dei fatti e il video choc


Due morti e trentotto feriti. Il mezzo, anziché andare dritto, avrebbe imboccato una svolta dopo non essersi fermato alla stazione precedente. L’ipotesi di uno scambio rimasto aperto. Alcune persone sono rimaste incastrate, sul posto sono accorse numerose ambulanze. La linea in questione è la numero 9. Restano 6 persone in codice giallo. Si indaga per omicidio colposo

Un tram della linea 9 è deragliato a Milano, finendo la sua corsa fuori dai binari contro un edificio e investendo delle persone, che si trovano al momento incastrate sotto il mezzo. È accaduto poco dopo le 16 in viale Vittorio Veneto con il tram che stava procedendo da piazza Repubblica verso Porta Venezia.
Ci sono 2 vittime. Il bilancio dell’incidente è ancora provvisorio. I feriti sono 38: 6 sono i codici gialli e 32 quelli verdi. Lo rendono noto i vigili del fuoco, che stanno operando con cinque mezzi e 25 uomini. Sul posto anche le forze dell’ordine e il 118. Stanno intervenendo numerose ambulanze, dato che alcune persone sono ancora incastrate sotto il tram. Non è chiaro se stessero attraversando la strada e il mezzo abbia dovuto fare una brusca frenata o una manovra improvvisa per evitarle. Il tram, che procedeva ad alta velocità, è uscito dai binari ed è finito contro un edificio.
Un tram della linea 9 deragliato a Milano in zona Porta Venezia, che ha travolto delle persone e colpito un edificio dopo essere uscito dai binari. Milano, 27 febbraio 2026, ANSA/Davide Canella
Un tram della linea 9 deragliato a Milano in zona Porta Venezia, che ha travolto delle persone e colpito un edificio dopo essere uscito dai binari. Milano, 27 febbraio 2026, ANSA/Davide Canella
Il procuratore di Milano Marcello Viola si sta recando sul luogo dove è deragliato il tram, in zona porta Venezia. Da quanto si è saputo, nelle prossime ore sarà aperto un fascicolo per omicidio colposo e lesioni colpose per ricostruire quanto è avvenuto. Sul posto sono subito accorsi anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e l’assessora alla Mobilità del Comune, Arianna Censi.
Secondo le prime ricostruzioni, il tram non si sarebbe fermato alla stazione precedente. La lanterna (il semaforo dei tram) all’incrocio tra corso di porta vittoria e via lazzaretto segnava a sinistra. Lo scambio era aperto a sinistra, il 9 andava dritto in via vittorio veneto, da piazza repubblica, verso porta Venezia. Il mezzo avrebbe preso lo scambio a sinistra a 20-40 all’ora ed è deragliato. C’è un video in cui si vede il tram che letteralmente si inclina uscendo dai binari, taglia l’incrocio e si schianta contro il palazzo di fronte. Lo scambio era aperto a sinistra perché evidentemente il tram prima ha girato a sinistra. Ticca al tramviere manovrare lo scambio e.la lanterna ti segnala com’è girato.
Avvenire