Blog Parrocchie Online La vostra finestra su mondo, Chiesa e religioni

Sinner-Ruud: orario, precedenti e dove vederla in tv

(Adnkronos)

Jannik Sinner a caccia del titolo agli Internazionali d’Italia 2026. Oggi, domenica 17 maggio, il tennista azzurro sfida il norvegese Casper Ruud – in diretta tv e streaming, anche in chiaro – nella finale del Masters 1000 di Roma. Sinner è riuscito a raggiungere l’ultimo atto del torneo di casa, proprio come un anno fa, quando fu battuto da Carlos Alcaraz nella finale del Foro Italico.

Prima di battere Medvedev in semifinale, Sinner, dopo il bye del primo turno, ha eliminato Ofner all’esordio, Popyrin nel terzo e Pellegrino nel derby italiano degli ottavi, per poi ripetersi con Rublev nei quarti. Ruud invece ha superato Svajda, Lehecka, Musetti, Khachanov e Darderi.

La finale tra Sinner e Ruud è in programma oggi, domenica 17 maggio, alle ore 17. I due tennisti si sono sfidati in quattro precedenti, tutti vinti dall’azzurro. L’ultimo incrocio risale proprio ai quarti degli Internazionali dello scorso anno, quando Sinner vinse nettamente in due set.

Sinner-Ruud sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali SkySport, ma anche in chiaro su Tv8. Il match sarà visibile anche in streaming sull’app SkyGo, su NOW e sulla piattaforma web di Tv8.

sport

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Papa: “Sbagliato chiamare difesa un riarmo che impoverisce”

Il Papa alla Sapienza - RIPRODUZIONE RISERVATA

“Nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune.

Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile affinché non de-responsabilizzino le scelte umane”.

E’ dalla ‘tribuna’ dell’Aula Magna della Sapienza rivolgendosi a studenti e docenti e da qui idealmente a tutto il mondo, che papa Leone torna a condannare le scelte politiche che privilegiano i finanziamenti in armi a discapito di quelli in istruzione e nei sistemi sanitari come fatto di recente dal ReArm Europe proposto dalla presidenza della Commissione europea. “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran – sottolinea Leone – descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale ‘sì’ alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!. Il Papa, accolto dalla rettrice Antonella Polimeni, parla anche da professore lui che le non solo sulla cattedra di Pietro è salito, e guarda con simpatia agli studenti tra cui si intravedono anche ragazze col velo, rifugiate grazie ai corridoi umanitari universitari da zone di guerra e conflitto come Gaza. ‘”Noi adulti che mondo stiamo lasciando?” interroga l’assemblea Leone, “un mondo – afferma – storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra” che però non deve scoraggiare i più giovani: “Il futuro è ancora da scrivere, nessuno ve lo può rubare'”.

Leone dimostra sensibilità e conoscenza anche di quanto più si annida nell’animo dei ragazzi e delle ragazze: “Dell’inquietudine esiste anche un volto triste – dice -: non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male. Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai. Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia” ma prorpio “questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo”, “noi siamo un desiderio, non un algoritmo!” Alla Sapienza c’è spazio anche per una visita alla mostra allestita nell’ateneo dal titolo che ricostruisce i rapporti con la Chiesa: fu papa Bonifacio VIII a istituirla nel 1303 con la bolla “In Supremae praeminentia Dignitatis”. Un filo annodato sette secoli fa e che si era spezzato quando Benedetto XVI rinunciò, nel 2007, a visitare l’ateneo per le forti contestazioni ricevute, anche dal corpo docente. Una ferita che oggi, quando Leone ha riscosso applausi e sorrisi per il suo invito a collaborare per la pace, appare davvero alle spalle.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Il Papa ai cresimandi: dite “sì” a Gesù, in un mondo che ci vuole portare lontano da Lui

Il Papa con i cresimandi dell'Arcidiocesi di Genova

Leone XIV riceve e saluta a braccio i giovani che si preparano a ricevere il Sacramento della Confermazione dell’Arcidiocesi di Genova. Esorta a non vivere la fede “da soli” ma “insieme”, formando rapporti di amicizia e costruendo comunità “perseveranti”

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano – Vatican News

Mettete un’attenzione particolare a uno dei doni dello Spirito Santo che è chiamato perseveranza.

Il Papa esorta a rimanere, a non fermarsi. Movimenti apparentemente contrastanti, ma che sgorgano in una fede che “viviamo insieme”, oltre il “bello” ma fuggente momento di festa, in un cammino che sembra ricalcare quello descritto dal poeta Eugenio Montale, dove “tutte le immagini portano scritto: ‘Più in là’”. Sono versi tratti dalla poesia Maestrale, scritta dal premio Nobel genovese. Ed è proprio dall’Arcidiocesi del capoluogo ligure, accompagnati dall’arcivescovo monsignor Marco Tasca, che provengono i circa 600 cresimandi, insieme a 150 tra sacerdoti e catechisti, ricevuti questa mattina, 16 maggio, da Leone XIV nell’Aula delle Benedizioni nel Palazzo Apostolico vaticano, dove il Pontefice offre loro questi spunti in un saluto a braccio.

Lampedusa, muore una neonata per ipotermia. Altri migranti con segni di torture

Lo sbarco di migranti sul molo Favarolo a Lampedusa

Ennesimo salvataggio questa notte al largo dell’isola di una imbarcazione su cui viaggiavano 55 migranti provenienti da vari Paesi africani. Nulla da fare per una bimba di appena un mese arrivata in condizioni critiche. La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta. Save The Children: “non è una fatalità, è il fallimento di politiche che continuano a mettere i confini davanti alla vita”

Cecilia Seppia – Città del Vaticano – Vatican News

La motovedetta V1307 della Guardia di Finanza ha battuto sul tempo l’imminente naufragio di una imbarcazione a largo di Lampedusa su cui viaggiavano 55 migranti provenienti da Camerun, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Mali, Nigeria e Sierra Leone. Ha scortato la barca in salvo fino al Molo Favarolo alle 4.30 del mattino e una volta a terra, sotto il coordinamento della Croce Rossa italiana, sono iniziate le procedure di prima accoglienza e trasferimento all’hotspot dell’Isola. Ma per la piccola M. di nazionalità ivoriana e appena un mese di vita, non c’è stato niente da fare. Il respiro le si è fermato nel tragitto dal molo al Poliambulatorio dove però il medico rianimatore ha comunque tentato tutte le manovre necessarie nel tentativo disperato di salvarla, prima di dichiarare il decesso. Causa della morte: ipotermia. La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta ed è stata disposta l’autopsia. “La madre e la sorella della neonata sono invece vive, almeno fisicamente e al momento come conferma ai nostri microfoni Imad Dalil – direttore dell’hotpost CRI Lampedusa – sono accolte nella struttura e per loro come per gli altri è stato attivato il supporto psicologico”. Ma presto la mamma dovrà essere ascoltata in questura per ricostruire i dettagli della traversata e tentare di capire come e quando la bimba ha iniziato a stare male. La salma in giornata verrà trasferita alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana.

Non una fatalità ma un fallimento di tutti
“E’ l’ultima giovane vita spezzata nel tentativo di trovare un futuro migliore, fuggendo da guerre, crisi umanitarie, povertà estrema. Ancora una volta, uomini, donne e bambini hanno affrontato un viaggio disperato verso l’Europa, e ancora una volta il Mediterraneo si è trasformato in un confine di morte, aggravato da politiche restrittive volte alla difesa dei confini e non alla tutela delle persone”, afferma Giorgia D’Errico direttrice delle relazioni internazionali di Save the Children il cui team presente sull’isola è operativo per garantire una risposta immediata ai bisogni dei sopravvissuti, tra cui 20 minori non accompagnati. ”Non è inevitabile, è una scelta – aggiunge. – Quando muore una neonata, non è una fatalità, è il fallimento di politiche che continuano a mettere i confini davanti alla vita. Il diritto a vivere e a cercare protezione non può essere negoziabile. Il rispetto del diritto internazionale deve essere pieno e sostanziale, mettendo il superiore interesse del minore al primo posto”.

Segni di violenza sui migranti in salvo
Oltre alla tragedia che ha colpito la piccola, un’altra di cui si parla troppo poco, lascia sgomenti. Almeno 4 dei 55 migranti sbarcati durante la notte riportavano infatti segni evidenti di violenza sulle braccia e sul dorso compatibili con torture. Lo hanno accertato i medici,durante l’ordinario triage sanitario a cui vengono sottoposte direttamente sul molo Favarolo tutte le persone che raggiungono l’Isola. A confermarlo è Francesco D’Arca, medico responsabile del Poliambulatorio della maggiore delle Pelagie, che gestisce i soccorsi d’emergenza. Sono sopravvissuti al viaggio sì, ma sul corpo hanno cicatrici indelebili, subite presumibilmente nei Paesi d’origine, o inflitte loro dagli stessi trafficanti di essere umani che organizzano le traversate della morte. Per non parlare delle altre cicatrici, quelle che non si vedono ma tagliano l’anima.

Nel 2026 già 1200 migranti morti
Dal 2014 sono più di 34.800 le persone morte o disperse nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere un futuro possibile. Solo quest’anno le vittime sono già più di 1.200, di cui oltre 800 nel Mediterraneo Centrale, e tra loro ci sono anche molti bambini: più di 100 ogni anno negli ultimi tre anni. “L’assenza di vie regolari di accesso all’Europa non consente altra alternativa che intraprendere rotte sempre più pericolose e la mancanza di un sistema strutturato di soccorso rende più frequenti tragedie che potrebbero essere evitate – prosegue D’Errico che a nome di Save the Children ribadisce la necessità di aprire canali regolari e sicuri verso l’Europa, nel pieno rispetto dei diritti umani, e di attivare un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo”. Conclude poi con un appello “che venga garantito a tutte le imbarcazioni impegnate nel salvare vite, comprese quelle delle Ong o i mercantili, di agire senza essere ostacolate”.