Pattinaggio di velocità, l’Italia a squadre è d’oro

L'Italia medaglia d'oro nell'inseguimento a squadre di pattinaggio di velocità: Davide Ghiotto, Michele Malfatti es Andrea Giovannini / Afp / Daniel Munoz

Davide Ghiotto, Michele Malfatti e Andrea Giovannini hanno vinto la medaglia d’oro nell’inseguimento a squadre di pattinaggio di velocità, battendo in finale gli Stati Uniti: i campioni mondiali ed europei in carica hanno portato la quarta medaglia all’Italia nella disciplina, dopo i due ori di Francesca Lollobrigida e il bronzo di Riccardo Lorello.

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Pellegrino e Barp bronzo nella sprint a coppie di fondo

Elia Barp in gara / Afp / Javier Soriano

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La coppia italiana, formata da Federico Pellegrino ed Elia Barp, ha vinto la medaglia di bronzo nella sprint a squadre a tecnica libera, bissando così il metallo che gli stessi due portacolori azzurri avevano vinto domenica nella staffetta (assieme a Davide Ganz e Martino Carollo). Oro, come previsto, alla Norvegia del fuoriclasse Johannes Høsflot Klæbo, già al quinto successo su cinque gare.

Medaglie azzurre. Short track, la staffetta femminile è d’argento

Medaglie azzurre. Short track, la staffetta femminile è d'argento

Elisa Confortola, Arianna Fontana, Chiara Betti e Arianna Sighel hanno vinto la medaglia d’argento nella staffetta femminile di short track; oro alla Corea, bronzo al Canada. Per Arianna Fontana si tratta della quattordicesima medaglia olimpica: supera così lo storico primato di Edoardo Mangiarotti, che rea salito 13 volte sul podio nella scherma tra il 1936 e il 1960.

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Politica / Il richiamo del Colle al «rispetto tra le istituzioni» e il nuovo affondo della premier

Il richiamo del Colle al «rispetto tra le istituzioni» e il nuovo affondo della premier

di Vincenzo R. Spagnolo – avvenire.it
A sorpresa, il capo dello Stato presiede il “plenum” del Consiglio superiore della magistratura: un gesto eloquente, da leggere come un monito ad abbassare i toni della campagna referendaria sulla riforma. Ma a sera, in un video sui social, Meloni torna a tuonare contro le sentenze dei giudici in materia d’immigrazione.

Alle dieci del mattino, quando il capo dello Stato Sergio Mattarella si reca a sorpresa a Palazzo Bachelet, diventa subito chiaro che la sua intenzione è quella di lanciare un messaggio. E di farlo, com’è suo costume, associando un gesto simbolico a un intervento asciutto ma eloquente. Finora, in un settennato e mezzo, non aveva mai presieduto i lavori ordinari del plenum del Consiglio superiore della magistratura, di cui pure – secondo Costituzione – è il vertice. «Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni – è la premessa -. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm». Ecco dunque la ragione dell’arrivo inatteso: «Avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza nell’interesse della Repubblica». Affermazioni granitiche, che arrivano durante una rovente campagna referendaria sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale e a metà di una settimana iniziata con un nuovo scontro fra Governo e magistratura associata.
Ghiaccio sullo scontro rovente
L’organo di autogoverno delle toghe è infatti stato bersagliato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che nei giorni scorsi ha lamentato – rifacendosi a una valutazione di anni prima del pm antimafia siciliano Nino Di Matteo – l’esistenza di «un sistema para-mafioso» e correntizio, responsabile delle nomine effettuate dal Csm. Un sistema che, secondo Nordio, la riforma eliminerebbe, attraverso il sorteggio “puro” dei membri togati. L’aggettivo «para-mafioso» ha innescato la reazione dell’Associazione nazionale magistrati e la presa di distanza dello stesso Di Matteo, contrario alla riforma. Nel frattempo, il ministero di Giustizia ha chiesto all’Anm di poter conoscere i finanziatori del Comitato “Giusto dire No”, ricevendo in risposta un pacato diniego: «Il Comitato è autonomo, non dipende da noi. E rendere pubblici i nomi dei finanziatori lederebbe la privacy di privati cittadini». Come se non bastasse, alcune indiscrezioni hanno svelato come in via Arenula si stia già lavorando ai decreti attuativi della riforma, quasi dando per scontata l’affermazione del Sì (anche se, al momento, i sondaggi ipotizzano un testa a testa). Un crescendo di tensioni al quale, dal Colle più alto delle istituzioni repubblicane, il capo dello Stato deve aver assistito con preoccupazione. Fino a decidere di far pervenire nei Palazzi della Politica un segnale chiaro, una secchiata di acqua gelida sulle braci del “surriscaldamento globale” del confronto fra poteri.
«Il Csm può fare errori,ma merita rispetto»
Da Mattarella arrivano dunque nette sottolineature sul «ruolo di rilievo costituzionale del Csm» e sulla «necessità di ribadire il rispetto che occorre nutrire da parte di altre istituzioni» nei confronti del Consiglio. Il Csm – ricorda il presidente, ben consapevole delle traversie di anni recenti, a partire dal caso Palamara – «non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune ed errori» e a suo carico «non sono precluse critiche». Tuttavia, «si registrano errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, esecutivo, giudiziario». Pertanto, è il suo monito finale prima della sospensione della seduta e del commiato, occorre un «rispetto vicendevole» fra i poteri e le istituzioni dello Stato, nell’interesse del Paese.
Nordio: faremo la nostra parte
Il “blitz” a Palazzo Bachelet segna la giornata, con le opposizioni pronte a invitare la maggioranza a toni più pacati, per dirla col leader 5s Giuseppe Conte. «Un discorso di altissimo profilo, Mattarella va ringraziato» aggiunge la segretaria dem Elly Schlein. Per il Governo, il vicepremier Antonio Tajani invita «tutti ad abbassare i toni, a cominciare dai magistrati come il procuratore Gratteri, che ha usato un linguaggio non consono al ruolo». Dal canto suo, Nordio (dopo aver definito l’Anm «terrorizzata perché la riforma gli toglie potere») dice di condividere «l’esortazione del presidente» in un momento «in cui i toni del confronto politico tendono ad esacerbarsi». E assicura: «Faremo la nostra parte nel mantenere la dialettica referendaria nei limiti di una contrapposizione pacata e rispettosa».
Il nuovo affondo serale della premier
Alle 19.30, tuttavia, bissando la sortita di martedì in cui aveva criticato la «magistratura politicizzata» per l’indennizzo accordato a un immigrato pluricondannato, la premier Giorgia Meloni diffonde un nuovo video sui social. Riferendosi ai 76mila euro assegnati all’Ong Sea Watch, la cui nave capitanata da Carola Rackete era stata sequestrata dalle autorità italiane – la premier critica una sentenza «surreale» che «lascia senza parole» dopo una «lunga serie di decisioni assurde». Così, nei Tg della sera, i titoli sul monito di Mattarella finiscono per fare pendant con l’ira di Meloni contro certi giudici. Un doppio registro che fa presagire come come, al netto di appelli e buone intenzioni, nel mese finale prima del voto il confronto possa rischiare di raggiungere temperature da altoforno.

Il cacao crolla ma il cioccolato resta caro: la crisi nascosta dei contadini africani

Il cacao crolla ma il cioccolato resta caro: la crisi nascosta dei contadini africani

Avvenire

Le quotazioni sono diminuite in un anno del 70%, ma costi industriali e strategie aziendali tengono alti i listini dei dolciumi. In Ghana e Costa d’Avorio sacchi invenduti e redditi bloccati mettono in difficoltà migliaia di piccoli produttori

Il prezzo del cacao scende, quello del cioccolato resta ostinatamente alto. A prima vista un paradosso, in realtà il ritratto preciso di una filiera globale lunghissima, dove il tempo degli affari non coincide mai con quello dei consumatori. Le quotazioni internazionali del cacao sono crollate progressivamente fino ai 3.200 dollari la tonnellata registrati ieri, il 70% in meno rispetto al picco di un anno fa, quando siccità e malattie delle piante in Africa occidentale avevano prosciugato i raccolti e infiammato le borse merci. Una stagione migliore nei due principali Paesi produttori, Costa d’Avorio e Ghana, e l’aumento della produzione anche in altri Stati, come l’Ecuador, hanno incrementato l’offerta sui mercati. Ma entrando in un supermercato i consumatori difficilmente avvertiranno alcun sollievo: le uova pasquali, già esposte sugli scaffali, non costeranno di meno.
Sacchi di cacao invenduti in Costa d’Avorio/Reuters
Sacchi di cacao invenduti in Costa d'Avorio/Reuters
Negli Stati Uniti, solo tra inizio anno e la prima settimana di febbraio, il prezzo al dettaglio del cioccolato è salito del 14% su base annua, dopo un +7,8% di aumento nel 2025. In Europa l’incremento è stato più severo: in Germania si è toccato il +18,9%. Spiegano gli analisti che i grandi gruppi lavorano su contratti pluriennali e trasformano oggi cacao acquistato mesi fa, quando la materia prima costava molto di più. È lo stesso fenomeno osservabile nei carburanti: il costo della materia prima cala subito, quello finale segue, quando accade, con lentezza.
Ma non c’è solo questo: i rincari dell’ultimo triennio hanno lasciato conseguenze importanti sul mercato. I consumatori hanno comprato meno prodotti, e le aziende hanno reagito riducendo la quantità di cacao nelle ricette o spingendo su caramelle e snack alternativi. Nel 2025 il fatturato globale del cioccolato è cresciuto, ma il numero di pezzi venduti è diminuito dell’1,3%. La domanda si è insomma raffreddata, contribuendo alla caduta dei prezzi internazionali. Le multinazionali si muovono con cautela. Mondelez, proprietaria di marchi come Cadbury, Toblerone e Oreo, ha aumentato i listini globali dell’8% nel 2025 per compensare i costi delle fave di cacao. In Europa l’incremento è stato più forte e le vendite sono diminuite. Il presidente e amministratore delegato Dirk Van de Put ha ammesso: «Abbiamo imparato che alcune soglie di prezzo sono cruciali, e abbiamo già corretto per riportare i prodotti al livello giusto». In Nordamerica però non sono previsti tagli immediati dei prezzi. Anche The Hershey, tra i principali produttori nordamericani, continua a muoversi su contratti a lungo termine, con il cacao acquistato ai prezzi record dell’anno scorso.
Produzione di cacao in Costa d’Avorio/Reuters
Produzione di cacao in Costa d'Avorio/Reuters
C’è anche un fattore psicologico-speculativo. Quando il consumatore si abitua a un prezzo più alto, l’industria non ha fretta di ridurlo. Alcuni clienti scelgono prodotti più economici, altri fanno il contrario: se la barretta standard si avvicina al costo di un prodotto premium, vale la pena spendere un poco di più. Così crescono insieme sia i marchi discount sia quelli di fascia alta, mentre la fascia media soffre. Il ribasso del prezzo della materia prima, inoltre, si disperde lungo la catena: energia, trasporti, marketing stagionale e packaging pesano ormai quanto il cacao. Le uova di Pasqua sono l’esempio perfetto: oggetti voluminosi, fragili, ricchi di imballaggi e licenze commerciali. Il prezzo finale dipende molto più dalla distribuzione che dal cacao stesso.
Tra i piccoli agricoltori africani, che garantiscono quasi la totalità della produzione, la discesa delle quotazioni del cacao ha aperto una crisi drammatica. In Ghana, secondo produttore mondiale, migliaia di contadini aspettano ancora di essere pagati. Joseph Bermah Dautey, 65 anni, ha consegnato sei sacchi di fave di cacao mesi fa e non ha ricevuto nulla. «Da circa tre settimane mangio una volta al giorno, la situazione è molto difficile», racconta. Quasi impossibile, così, sostenere i costi della piantagione. Nei porti ghanesi si sono accumulate circa 50mila tonnellate di cacao invenduto. Il prezzo minimo fissato dall’autorità nazionale ghanese supera infatti quello internazionale e i trader evitano di comprare, lasciando senza liquidità le comunità rurali. La Ghana Cooperative Cocoa Farmers and Marketing Association, che rappresenta centinaia di migliaia di coltivatori, chiede prima di tutto i pagamenti arretrati. Il vicepresidente Theophilus Tamakloe è netto: «Quello che è già stato acquistato e non pagato deve essere saldato immediatamente». Solo dopo, dice, si potrà discutere di adeguare il prezzo locale al mercato mondiale. In Costa d’Avorio la situazione è simile. Il governo ha avviato un programma pubblico per acquistare 100mila tonnellate di cacao e scongiurare tensioni sociali. Le fave di cacao, nei climi tropicali, possono essere conservate solo pochi mesi: quando restano nei magazzini perdono valore e le conseguenze ricadono sulle famiglie che le hanno prodotte.
Se per l’industria occidentale il calo del prezzo del cacao è un sollievo contabile che forse però solo in parte e gradualmente si tradurrà nel lungo periodo in una discesa dei prezzi per i consumatori, per i coltivatori africani, invece, la caduta delle quotazioni significa redditi incerti, debiti e talvolta fame. Il cioccolato rimane un lusso tutto sommato accessibile nelle città europee, ma la sua filiera continua a poggiare su un equilibrio fragile. Tra la piantagione e la tavoletta si apre un abisso fatto di futures, contratti, logistica globale e potere di mercato. Ma ogni oscillazione delle quotazioni rischia di diventare, per chi il cacao lo raccoglie, un pasto in meno e una stagione perduta.

Olimpiadi invernali del gusto: i pizzoccheri vincono l’oro, sul podio risotto allo zafferano e cotoletta

Pizzoccheri, risotto giallo e cotoletta alla milanese

Il piatto tipico valtellinese, a base di pasta di grano saraceno, patate, verze e formaggio, celebrato da New York Times, Javier Zanetti e Lucas Pinheiro Braathen

pizzoccheri, piatto tipico della Valtellina, conquistano l’oro del gusto ai Giochi di Milano Cortina, lasciando al risotto giallo la medaglia d’argento e alla cotoletta alla milanese il bronzo.

È questo il podio della tavola lombarda emerso da un sondaggio online promosso da Lombardia Notizie, l’agenzia di stampa della Regione, che ha fotografato le preferenze del pubblico proprio mentre l’attenzione internazionale è puntata sui territori olimpici.

La consultazione è stata realizzata attraverso una “storia” pubblicata sul profilo Instagram ufficiale dell’agenzia, visualizzata da circa 3.000 follower. Il 48% dei votanti ha indicato i pizzoccheri come piatto simbolo, il 24% ha scelto il risotto allo zafferano e il 22% la cotoletta alla milanese; i canederli, in rappresentanza delle aree alpine non lombarde, si sono fermati al 6%. Il team social della Regione sottolinea come l’iniziativa non abbia valore scientifico ma rappresenti un indicatore di tendenza per il comparto agroalimentare e della ristorazione che sta beneficiando della visibilità legata all’evento olimpico.

Il primato dei pizzoccheri non nasce soltanto da un voto online, ma è stato confermato sul campo. Giornalisti internazionali presenti in Valtellina hanno dedicato ampio spazio al piatto, con articoli apparsi anche su testate d’oltreoceano come il New York Times. Apprezzamenti sono arrivati anche dal mondo sportivo: l’ex capitano dell’Inter Javier Zanetti li ha definiti “numero uno a tavola”, mentre il campione olimpico di slalom gigante Lucas Pinheiro Braathen ha celebrato l’oro olimpico con una cena a base della specialità valtellinese.

Piatto identitario della provincia di Sondrio e dell’arco alpino lombardo, i pizzoccheri sono una pasta corta e larga preparata con farina di grano saraceno, condita con patate, verze o coste (a seconda della stagione), formaggio locale — in particolare il Casera — e abbondante burro fuso aromatizzato con aglio. Una ricetta sostanziosa, nata per affrontare il clima montano e che oggi si è distinta nelle località dove si svolgono i giochi.
Al secondo posto si colloca il risotto giallo, noto anche come risotto alla milanese, caratterizzato dall’uso dello zafferano che conferisce il tipico colore dorato e un profumo intenso; tradizionalmente è legato alla cucina cittadina e spesso accompagnato dall’ossobuco. Terza la cotoletta alla milanese, grande costoletta di vitello, impanata e fritta nel burro.
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