«Quale negozio vorresti saccheggiare?»: nelle chat dei ragazzi il sondaggio choc



Avvenire
Parma è una delle città che sabato scorso ha visto le aule scolastiche svuotarsi per il timore di possibili violenze. «Sui social e nelle chat giravano allarmi su stupri, violenze e aggressioni. Molte famiglie si sono spaventate, anche legittimamente, e hanno deciso di tenere i figli a casa da scuola – nota il sindaco, Michele Guerra –. Abbiamo subito visto che c’era qualcosa di strano: gli stessi messaggi che circolavano nelle chat di Parma sono comparsi anche a Cremona, Bologna, Milano, Como e in tante altre città. In alcuni casi erano addirittura identici. Quello che mi ha colpito è stata proprio questa strategia della paura: mi è sembrato evidente che l’obiettivo fosse creare terrore».
Avete capito chi lanciava e diffondeva gli allarmi?
Nel caso di Parma, già da giovedì la polizia era al lavoro e aveva identificato gli amministratori di una chat che diffondeva messaggi con contenuti anche violenti. Erano minorenni, sono stati diffidati e la manifestazione che preparavano è stata annullata. Nel frattempo, però, alcune forze e soggetti politici locali hanno cavalcato la paura e amplificato quegli allarmi via social. Con il risultato che diverse aule sono rimaste quasi deserte. Se fosse successo soltanto a Parma, avremmo potuto considerarlo un episodio isolato. Ma quando ho visto quello che accadeva anche in altre città e ho parlato con altri sindaci, ho cominciato a pensare che ci fosse una strategia. Ed è una cosa piuttosto inquietante.
Che cosa può fare un sindaco per contrastare questo tipo di disinformazione?
Si fa il possibile per costruire un’informazione consapevole, corretta e fondata sui fatti. Venerdì ho diffuso un video in cui ho spiegato che cosa era accaduto e come avevamo lavorato con la Questura. Non è stato sufficiente: dobbiamo fare in modo che, in casi come questo, tornino a esserci punti di riferimento riconoscibili e autorevoli, capaci di fornire informazioni attendibili. E questo a prescindere dalle appartenenze politiche.
Una manifestazione, alla fine, c’è stata anche a Parma.
Sì, ed è stata una manifestazione tranquilla. Ho parlato con molti giovani: chiedono impegni seri su istruzione, casa, lavoro e protestano per la spesa militare. Sentono che nel mondo che si sta costruendo per la loro generazione non c’è nulla. Gli adulti e la politica non possono ignorarli. Mentre a Parma la manifestazione era pacifica, i controlli della Questura hanno portato al fermo e alla denuncia, nei pressi di un presidio studentesco, di un militante di estrema destra. Aveva con sé un manganello, mentre nell’auto e nell’abitazione sono stati trovate due pistole, un pugnale e simboli nazifascisti.
La violenza giovanile, però, è un problema crescente anche nella sua città. Parma avrebbe rischiato scenari simili a quelli di Milano se la Questura non fosse intervenuta preventivamente?
Non posso dire con certezza se quello che stavano organizzando a Parma avrebbe potuto trasformarsi in una rivolta violenta. Il problema della crescente rabbia dei giovani c’è e ha radici diverse: condizioni socioeconomiche, modelli falsati di realizzazione proposti dai social, un senso profondo di ingiustizia, anche rispetto alle questioni globali come le guerre. Si aggiunga la quasi completa assenza della voce dei giovani dai dibattiti che riguardano il presente e il futuro del Paese e dell’Europa. Mi è capitato spesso di incontrare ragazzi protagonisti di episodi di violenza: ciò che emerge è soprattutto un enorme sentimento di esclusione dai sistemi in cui vivono.
Che risposta può dare loro una città?
Militarizzare le strade non è la soluzione, può servire a smorzare l’incendio ma non spegne il fuoco. Servono politiche sociali sui territori che integrino davvero i giovani nelle nostre società, restituendo loro quella dignità che sentono di non ricevere ad ogni livello, a partire dall’istruzione fino ai giganteschi temi economici e lavorativi. Di fronte agli episodi di violenza di questi giorni è chiaro che abbiamo sottovalutato troppe cose e per troppi anni. Il fatto che la rabbia esploda a livello nazionale ed europeo ci dice che dobbiamo svegliarci e smetterla di credere che basti tamponare la protesta o inventarsi l’ennesimo decreto sicurezza per sentirsi a posto con la coscienza.

Avvenire
Le violenze e i saccheggi dei giorni scorsi a Milano hanno acceso una discussione anche nel mondo del rap e della trap. Sui social, il confronto fra artisti si è presto trasformato in uno scontro a distanza, con accuse e repliche. Ma al di là delle polemiche, la vicenda solleva una questione che merita di essere affrontata senza pregiudizi: quale responsabilità hanno i musicisti quando parlano a una generazione che cerca ascolto, riscatto e riconoscimento?
Le ragioni del disagio non possono essere liquidate. Affitti insostenibili, salari insufficienti, precarietà e disuguaglianze sono problemi reali, che colpiscono soprattutto chi parte con meno opportunità. Il rap, fin dalle origini, ha saputo raccontare questa realtà, dando voce, anche con durezza di toni, a esperienze spesso ignorate. Per questo il king del rap italiano Marracash, cresciuto nel quartiere periferico milanese della Barona, ha rivendicato il proprio impegno contro le disparità sociali, sostenendo che la protesta fosse prevedibile e destinata a continuare. A suscitare le maggiori contestazioni è stata soprattutto una sua frase, «con le buone non cambi le cose», che si presta a interpretazioni ambigue. Il rapper ha poi chiarito di non voler incitare alla violenza, attribuendo all’intera società una responsabilità per quanto accaduto.
Altri artisti hanno condiviso l’esigenza di non fermarsi alla condanna dei disordini. Lo storico rapper torinese Willie Peyote ha detto che non è d’accordo con chi dice che «la violenza va sempre condannata. Viviamo in un sistema molto violento che lascia molti giovani senza prospettive». Il giovane rapper genovese Sayf ha contestato l’indignazione di chi si scandalizza per le vetrine infrante senza interrogarsi sulle disuguaglianze e sulle tragedie internazionali; il rapper Ghali, invece, ha invitato a distinguere chi manifesta pacificamente da chi ricorre alla violenza, senza smarrire le ragioni della protesta. La questione è complessa, sfumata, talora ambigua perché la frustrazione, per quanto comprensibile, non trasforma il furto in una rivendicazione sociale.
In questo senso, la critica di Fedez coglie una contraddizione che merita attenzione. Alcuni artisti solidarizzano con chi contesta i modelli consumistici, ma contribuiscono a diffondere un immaginario nel quale il successo si misura attraverso capi firmati, orologi preziosi, automobili costose e gioielli. Il rapper non ha risparmiato neppure se stesso, riconoscendo la responsabilità della scena musicale nel promuovere quell’idea di affermazione personale: «A promuovere quella idea di successo ci siamo noi». Non è una questione di colpevolizzare chi ha raggiunto il benessere: come ha replicato lo stesso Marracash, aver fatto fortuna non impedisce di desiderare una società più giusta. Il problema è un altro: quei beni, esibiti continuamente come segni di successo, diventano anche gli oggetti del desiderio di tanti giovanissimi. E sono proprio le vetrine di alcuni marchi a essere finite nel mirino dei saccheggi a Milano.
Qui il cortocircuito è evidente. Se il lusso viene raccontato come prova tangibile di essere arrivati, come stupirsi che chi si sente escluso individui in quei negozi il simbolo di tutto ciò che non può permettersi? Sarebbe però ingiusto fermarsi alle contraddizioni. Nel rap italiano non mancano testi di notevole qualità autorale, capaci di raccontare con profondità le periferie, le fragilità, le disuguaglianze e le inquietudini di una generazione. Sono brani che meritano di essere ascoltati e conosciuti, anche più di tanta musica ridotta a slogan, ostentazione e parole vuote.
Lo ha ricordato oggi don Luigi Ciotti alla preapertura del Premio Tenco che si inaugura domani, durante una masterclass all’Ariston dedicata alla forza della musica in quanto presidente onorario dell’associazione “Musica contro le mafie”, davanti a centinaia di studenti delle scuole medie e superiori di Sanremo. Richiamando la lezione di Guccini, De André, Battiato e dei Subsonica, ha parlato della musica come strumento capace di trasmettere contenuti, stimolare coscienze e creare legami. Ai ragazzi ha suggerito di distinguere fra educatori e seduttori: fra chi usa le parole per aprire orizzonti e chi, dietro formule scintillanti, cerca soltanto di vendere merci e trasformare le persone in consumatori. Ha ricordato inoltre, specie alla politica, che le persone vanno incontrate e i problemi affrontati, non il contrario. È una lezione che riguarda anche il mondo della musica contemporanea. Ai giovani servono adulti disposti ad ascoltarli, istituzioni capaci di rispondere e artisti consapevoli della propria influenza.

Nella notte, ignoti si sono introdotti all’interno della chiesa e hanno profanato il tabernacolo, rubando le pissidi con le ostie consacrate e il calice
Furto nella notte alla parrocchia Maria Santissima del Carmelo a Termini Imerese, centro in provincia di Palermo. Ignoti si sono introdotti all’interno della chiesa e hanno profanato il tabernacolo, rubando le pissidi con le ostie consacrate e il calice.
La vicinanza dell’arcivescovo Lorefice: “Oltraggio, preghiamo”
L’episodio ha suscitato la ferma condanna dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, e dell’intera comunità ecclesiale, che si è stretta attorno al parroco don Giuseppe Zucchetto e ai fedeli.
“Condanniamo l’atto di rubare in parrocchia, che è la casa tra le case” ha dichiarato Lorefice.
“Ripariamo l’oltraggio fatto all’Eucaristia con la comunione della nostra preghiera e preghiamo per la conversione di chi ha compiuto questo gesto, perché non si disumanizzi, chieda perdono a Dio e si penta nei pensieri e nelle azion”.
La solidarietà dei sacerdoti e della comunità
Alla vicinanza dell’arcivescovo si è unita anche la voce dei sacerdoti della città, che hanno espresso profonda amarezza per un gesto ritenuto di gravità inaudita, capace di ferire il cuore di ogni credente. I parroci termitani hanno invitato la comunità a unirsi in un atto di riparazione e a invocare la misericordia divina per il ravvedimento dei responsabili.
qds.it

Prenderanno il via domani le attività di “Come-Te 2.0”, il progetto rivolto a giovani e adulti con disabilità, gestito dalla cooperativa Aress Fabiola e finanziato dal Comune di Termini Imerese. Il percorso educativo e di socializzazione mira a valorizzare le capacità cognitive, motorie e relazionali dei partecipanti attraverso cinque laboratori principali: ortoterapia, ginnastica motoria, laboratorio musicale, socializzazione e sviluppo delle autonomie personali. Le attività, progettate in stretta sinergia con i referenti dei servizi territoriali del Comune, si svolgeranno nei locali del centro Crisci Ranni a Termini Imerese.
Anche quest’anno sarà garantito il servizio di trasporto dedicato, pensato per favorire la partecipazione di tutti e alleggerire il carico organizzativo delle famiglie. Tra gli elementi qualificanti di questa nuova edizione, figura la co-progettazione tra ente pubblico e terzo settore. Aress Fabiola metterà infatti a disposizione anche la propria struttura equestre, offrendo ai partecipanti ulteriori occasioni di socializzazione e di contatto diretto con la natura. Il programma prevede, inoltre, uscite sul territorio, appositamente organizzate per favorire l’orientamento, l’inclusione sociale e lo sviluppo delle autonomie personali al di fuori del centro.
Non mancheranno, infine, attività dedicate alle famiglie, parte integrante del percorso di sostegno e accompagnamento. A guidare i partecipanti sarà l’équipe multidisciplinare della cooperativa Aress Fabiola, che metterà a disposizione professionalità ed esperienza per accompagnare ciascuno in un percorso personalizzato di crescita e partecipazione. L’obiettivo resta mettere al centro la persona con disabilità, riconoscendone le potenzialità, promuovendone l’autonomia e garantendo un sostegno concreto alle famiglie. Con il potenziamento di “Come-Te 2.0”, Aress Fabiola rinnova così il proprio impegno a favore dell’inclusione e della solidarietà, contribuendo a dare risposte concrete ai bisogni del territorio.
Un impegno che poggia su basi solide: da quasi un trentennio Aress si occupa infatti di disabilità, dimostrando costante attenzione ai bisogni e alle esigenze delle fasce più fragili e rappresentando una realtà ormai consolidata per i servizi ai disabili svolti in convenzione con l’Asp di Palermo e di molti altri enti locali.
Come-Te 2.0, inclusione a Termini Imerese
https://www.palermotoday.it/attualita/come-te-2-0-termini-imerese.html
© PalermoToday

Modifiche agli orari ferroviari per chi viaggia tra la Lombardia e il Piemonte. Da lunedì 19 ottobre a sabato 12 dicembre 2026, alcuni treni regionali e RegioExpress subiranno un posticipo di tre minuti dell’orario di arrivo a destinazione a causa di lavori di manutenzione straordinaria sulla linea ferroviaria tra Rho e Parabiago.
Gli interventi interessano una tratta utilizzata anche dai collegamenti diretti verso il Piemonte, in particolare quelli che raggiungono Arona e Domodossola. Per i viaggiatori che si spostano tra queste località e Milano, sarà quindi importante tenere conto delle variazioni previste durante il periodo dei lavori.
Treni per Arona e Domodossola, le linee interessate
Le modifiche riguardano quattro relazioni ferroviarie in partenza da Milano. Nel dettaglio, sono coinvolti i treni RegioExpress da Milano Centrale verso Arona e Domodossola, i regionali da Milano Porta Garibaldi verso Arona e Domodossola, i RegioExpress diretti a Varese e Porto Ceresio e i regionali sulla relazione Milano Porta Garibaldi–Luino.
Per tutti i collegamenti indicati è previsto un posticipo di tre minuti dell’orario di arrivo a destinazione. La variazione resterà in vigore per l’intero periodo dei lavori, dal 19 ottobre al 12 dicembre 2026.
Cosa cambia per i viaggiatori piemontesi
L’intervento interessa soprattutto chi utilizza i collegamenti ferroviari tra Milano e il territorio del Lago Maggiore, compresi Arona e Domodossola. Per chi parte dal Piemonte o deve raggiungere queste località dalla Lombardia, la modifica riguarda l’orario di arrivo dei treni indicati, che sarà posticipato di tre minuti.
Non sono invece indicate, nelle informazioni disponibili, variazioni dirette per i treni in partenza da Torino. Per questo motivo, chi viaggia sulle altre relazioni ferroviarie piemontesi non deve considerare automaticamente coinvolto il proprio collegamento.
La raccomandazione per chi deve mettersi in viaggio è verificare gli orari aggiornati del treno scelto, soprattutto se sono previsti cambi o coincidenze con altri servizi ferroviari.
I lavori tra Rho e Parabiago proseguiranno fino al 12 dicembre 2026. Per tutta la durata degli interventi, i collegamenti interessati continueranno quindi a osservare il posticipo di tre minuti sull’arrivo a destinazione.
torinocronaca.it

L’ex casa parrocchiale ristrutturata con 1,2 milioni di euro e servirà per rispondere ai casi di emergenza abitativa
l sogno è diventato realtà. Lunedì 26 ottobre a Domodossola è in programma l’inaugurazione di «Una casa per tutti». Il progetto è nato da un’idea del parroco don Vincenzo Barone: l’obiettivo è dare risposte all’emergenza abitativa di cui anche Domodossola non è esente.
«Questa struttura è nata per testimoniare la vicinanza della nostra comunità a chi attraversa un momento di difficoltà» spiega il parroco. I lavori di riqualificazione hanno portato alla creazione di sei i mini appartamenti nati dalla trasformazione dell’ex casa parrocchiale in via Pellanda, alle spalle della collegiata, nel cuore storico di Domodossola. Dalla metà del secolo scorso l’edificio non è stato più abitato dai preti (che vivono nella casa di fronte): è stato utilizzato sporadicamente negli anni successivi anche come polo di carità per la distribuzione di abiti alle persone indigenti.
Poi con il Covid la struttura è stata chiusa. Il progetto «Una casa per tutti» ha preso corpo circa tre anni fa. A livello finanziario sono state utilizzate risorse provenienti dall’8 per mille della Chiesa cattolica e dalle Fondazioni Cariplo e Comunitaria.
I mini appartamenti, di diversa ampiezza, sono destinati all’accoglienza temporanea di famiglie in situazioni difficili. Il recupero dello stabile è stato lungo e complesso, anche perché si tratta di un edificio soggetto a vincoli da parte della Soprintendenza. I lavori sono partiti dalla demolizione di alcune parti interne; poi c’è stata la fase del consolidamento delle strutture e infine la sistemazione del tetto. Costo complessivo dell’intervento oltre 1,2 milioni.
Si inaugura lunedì 26
Per salutare un progetto diventato reale la parrocchia domese ha organizzato un momento speciale. L’appuntamento è in programma lunedì 26 alle 18 in collegiata. Un momento di preghiera accompagnato alla condivisione delle tappe che hanno portato alla realizzazione della «Casa per tutti» farà da prologo alla benedizione della struttura. «Accoglienza, speranza e dignità. Una comunità che accoglie, costruisce il futuro» è lo slogan scelto da don Vincenzo Barone per accompagnare la cerimonia di inaugurazione.

Dopo un’estate di caldo record e a venti giorni dall’inizio della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Antalya (COP31), il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) ha pubblicato un nuovo rapporto sulle emissioni di gas serra e sulle prospettive del riscaldamento globale. Il quadro delineato è preoccupante: «La possibilità di contenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali – si legge nel documento – è ormai svanita».
Ciò significa che se anche i governi rispettassero gli impegni climatici assunti con gli Accordi di Parigi, la Terra è avviata verso un aumento delle temperature di circa 2,6 °C entro il 2100.
Pubblicato ogni anno dal 2010, l’Emissions Gap Report dell’UNEP fornisce ai responsabili delle politiche ambientali indicazioni sul divario tra le emissioni di gas serra previste e quelle compatibili con gli obiettivi climatici internazionali. Il rapporto rappresenta uno strumento di riferimento per i negoziati delle conferenze delle Nazioni Unite sul clima come quella che sta per cominicare in Turchia.
Le edizioni precedenti avevano già sollevato dubbi sulla possibilità di rispettare l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C. Quella appena pubblicata descrive il mancato raggiungimento della soglia come «imminente e inevitabile».
Gli scienziati stimano che la temperatura media globale sia già aumentata di circa 1,4 °C rispetto ai livelli preindustriali. Le speranze si concentrano ora sulla possibilità di limitare temporaneamente il riscaldamento a circa 1,8 °C e, successivamente, rimuovere dall’atmosfera una quantità sufficiente di anidride carbonica per riportare le temperature verso la soglia di 1,5 °C. Per limitare i danni è importante anche ridurre il più possibile il periodo durante il quale le temperature globali rimarranno al di sopra della soglia critica.
Il rapporto sottolinea che «ogni ulteriore frazione di grado e ogni anno aggiuntivo di riscaldamento aumenta i rischi climatici». Tra le conseguenze più preoccupanti figurano i cambiamenti potenzialmente irreversibili nelle calotte glaciali, nel carbonio immagazzinato nel permafrost, nella circolazione oceanica e negli ecosistemi corallini, oltre agli impatti sempre più gravi sull’uomo.
Il mondo è ancora «pericolosamente lontano» persino dagli obiettivi minimi, ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, aggiungendo però che «disponiamo degli strumenti necessari per cambiare rotta e allontanarci dall’orlo del precipizio».
Ma quali?
Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP, ha sottolineato che una drastica riduzione delle emissioni globali di gas serra è l’unica strada per mantenere gli impatti climatici entro limiti gestibili. Secondo gli obiettivi indicati nel rapporto, le emissioni dovrebbero diminuire del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040.
Per raggiungere questi traguardi sarebbe necessario triplicare la capacità di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035, ridurre drasticamente il ricorso ai combustibili fossili ed eliminare completamente il carbone entro il 2040.
La transizione energetica e la riduzione delle emissioni rappresentano quindi passaggi fondamentali per limitare il riscaldamento globale e contenere i rischi associati ai cambiamenti climatici.
Analizzando nel dettaglio le emissioni di gas serra, il rapporto evidenzia un incremento particolarmente significativo negli Stati Uniti. «In termini quantitativi, l’aumento registrato negli Stati Uniti (133 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente) ha superato di gran lunga quello di tutti gli altri Paesi ed è stato determinato dalla maggiore domanda di elettricità e dalla ripresa della produzione di energia elettrica da carbone», si legge nel documento.
Agli Stati Uniti sarebbe riconducibile il 70% dei 189 milioni di tonnellate di anidride carbonica aggiuntive immesse nell’atmosfera nel 2025. Nel complesso, 124 Paesi avrebbero aumentato le proprie emissioni, mentre 63 (la maggio parte europei) le avrebbero ridotte nell’arco di dieci anni.
«Il messaggio principale è semplice: i governi devono agire subito, adottando politiche che riducano il più rapidamente possibile l’uso dei combustibili fossili», ha affermato Bill Hare, amministratore delegato di Climate Analytics, istituto internazionale che si occupa di scienza e politiche climatiche.

Al bancone frigo una dozzina o poco meno di forme di salumi. Reparti ortofrutta e macelleria svuotati. Già da venerdì scorso. «Le uniche bottiglie rimaste sono quelle dei liquori», fa un mezzo sorriso Maurizio, salumiere, che sbuca da dietro il bancone, mentre passeggia tra gli scaffali vuoti. «Sente l’eco?», si fa strada nei corridoi di un supermercato, periferia ovest di Gela, punto vendita strategico anche per la vicina Butera, borgo a 10 chilometri da qui. «Siamo stati letteralmente presi d’assalto. Penso che tra un paio di giorni, se la situazione non cambia, abbasseremo la saracinesca. Sono rimasti giusto qualche confezione di yogurt, pochi latticini e pacchi di biscotti. Le famiglie hanno comprato farine e ingredienti per far da sé. In alcuni momenti – prosegue – mi tornano in mente i giorni della pandemia», riflette. «Abbiamo svuotato tutti i magazzini», si intromette Giovanni, da qualche settimana alle prese con la nuova mansione. «Abbiamo scaricato le ultime balle di merce circa quindici giorni fa, poi abbiamo riempito le scaffalature con le scorte, ora non c’è più nulla». «Pensi che beffa, oggi ho trovato i volantini delle offerte nella mia cassetta postale, naturalmente non c’è nulla», si fa avanti Roberta che lascia il supermercato dopo una toccata e fuga. La protesta di autotrasportatori e trattoristi è iniziata già venti giorni fa. Prima un timido capannello con bandiere e striscioni; poi un presidio ad oltranza con mezzi e lavoratori che hanno incrociato le braccia ed esposto bandiere e cartelli.
All’ingresso della città il traffico rallenta. Decine di mezzi pesanti a motori spenti costringono gli automobilisti a procedere a passo di lumaca. C’è chi scatta foto e chi procede indifferente; chi a bordo della propria auto si fa largo tra i camion, parcheggia e raggiunge i manifestanti. «La loro protesta non deve rimanere isolata, ci coinvolge tutti e lo stiamo toccando con mano», si avvicina Antonio, in mano un thermos di caffè ed un pacco di biscotti. Il presidio è permanente. Giorno e notte. La coda dei tir si allunga verso la statale per Catania, un’altra decina di camion-container e mezzi agricoli fermi al primo ingresso di Niscemi, ancora chiuso dopo la frana. Ieri mattina la “visita” degli studenti delle scuole superiori della città. In migliaia sono scesi in strada per una pacifica passeggiata fino all’area di protesta per incontrare gli autotrasportatori e gli agricoltori. «Non ce lo aspettavamo», riferiscono all’unisono Matteo e Rosario, entrambi coltivatori diretti e proprietari di carciofeti, raccogliendo la condanna unanime per gli episodi di violenza di queste ultime ore. «Siamo qui per ribadire il valore della partecipazione democratica», interviene Melania, 17 anni, studentessa del Liceo artistico “Majorana”. «Chi oggi protesta è costantemente ignorato e trascurato, nonostante stia alla base della nostra economia. Non sono qui per fare un discorso egoistico e gridare “voglio stare in Sicilia”, ma per stare al fianco di chi storicamente è ignorato e oggi ha invece bisogno di essere ascoltato».
Nella serata consiglio comunale monotematico e straordinario convocato nell’area del presidio dai comuni di Gela, Niscemi e Butera. I disagi si allargano intanto a macchia d’olio. Da giorni carburante esaurito in quasi tutte le stazioni di rifornimento della città con i pendolari del mondo della scuola che valutano di chiedere ai Dirigenti la possibilità di lezioni a distanza. Al mercato settimanale poco meno di una cinquantina le bancarelle allestite a dispetto delle consuete quattrocento con gli avventori che si aggirano tra i commercianti alla ricerca soprattutto di scorte alimentari. «I nostri frigoriferi si svuotano» racconta Francesco, titolare di Sabìa, ristorante e pizzeria che adesso fa i conti con «la merce che non arriva. Soprattutto i prodotti caseari che arrivano dalla provincia di Ragusa e le verdure di stagione. Siamo così costretti a rivedere il nostro menù». «Abbiamo raccolto pochissima carta, cartone e plastica», constata Orazio, operatore ecologico che al secondo turno per il prelievo dei rifiuti differenziati torna in discarica «con il mezzo praticamente semi-vuoto. Se non c’è merce, non si producono rifiuti». Intanto sui social si moltiplicano foto e video di scaffali semi vuoti con supermercati che se fino a qualche giorno fa rassicuravano sulla presenza della merce tra i reparti, oggi pubblicizzano invece solo l’elenco dei prodotti disponibili.
Avvenire

Dal 23 al 25 ottobre torna il triduo di iniziative spirituali, artistiche e culturali per la festa dedicata ai santi Crisanto e Daria, patroni della città di Reggio Emilia.
Il primo appuntamento è venerdì 23 ottobre alle ore 21 in Cattedrale a Reggio Emilia per il concerto di Musica Sacra Contemporanea dal titolo “Come una grande quercia: La Musica Sacra di John Rutter.
Esibizione dei docenti dell’Istituto diocesano di Musica e Liturgia “don Luigi Guglielmi” e Coro Diocesano.
Sabato 24 ottobre è in programma la visita al Palazzo Vescovile alle ore 10.30 dal tema “Il racconto dell’architettura reggiana attraverso i suoi luoghi simbolo”, un percorso guidato tra trame di fede e di pietra.
Alle ore 18 in Cattedrale la celebrazione delle Ordinazioni Diaconali per l’imposizione delle mani e la preghiera dell’Arcivescovo Morandi. Diretta streaming su La Libertà Tv.
Domenica 25 ottobre, a chiusura del triduo, il solenne Pontificale presieduto dall’Arcivescovo Giacomo Morandi alle 11.30 in Cattedrale e alle 16, sempre nel Duomo reggiano, la Liturgia di Mandato alle Corali e Animatori Musicali della Liturgia.
