“Franco Battiato. Un’altra vita”, la mostra oltre il tempo e lo spazio a Roma

Franco Battiato © Fondazione Franco Battiato - Ph. Alessio Pizzicannella
Fino al 26 aprile, nello spazio Extra Maxxi di Roma, l’esposizione celebra la poliedricità del compositore siciliano attraverso un percorso immersivo tra musica, pittura e cinema. “Io sono un compositore – diceva Battiato – e non importa qual è il mezzo, io devo raccontare e lo faccio con una mia creazione, una mia composizione”, ricorda il curatore della rassegna Giorgio Calcara
Vatican News

Martina Accettola – Città del Vaticano

“Eterna è tutta l’arte dei musei, carine le piramidi d’Egitto. Un po’ naif i lama tibetani, lucidi e geniali i giornalisti”, così cantava Franco Battiato in Magic Shop (1979). La canzone, seguendo il leitmotiv dell’album L’era del cinghiale bianco, critica apertamente gli esempi di falsa sacralità – nella cultura evangelica i “mercanti del tempio” – ed esalta invece ciò che è veramente sacro. Si sviluppa così una dialettica costante tra l’arte autentica, capace di trascendere il tempo ed elevare lo spirito, e l’arte immobile e mercenaria. Oggi, a essere celebrata in un museo, è la poliedricità dello stesso artista italiano: fino al 26 aprile, nello spazio Extra Maxxi di Roma, è aperta la mostra Franco Battiato. Un’altra vita. L’evento, curato da Giorgio Calcara insieme a Grazia Cristina Battiato, nipote del musicista, rende omaggio alla vita e all’opera del genio siciliano a cinque anni dalla sua scomparsa. Coprodotta dal Ministero della Cultura e dal Maxxi, la rassegna è organizzata da C.O.R. (Creare, Organizzare, Realizzare) di Alessandro Nicosia, in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato ETS.

 

Martedì 03 Febbraio 2026 Messa del Giorno San Biagio

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SAN BIAGIO, VESCOVO E MARTIRE – MEMORIA FACOLTATIVA
Colore Liturgico bianco
Antifona
Questo è un vero martire;
per il nome di Cristo ha versato il proprio sangue,
non ha temuto le minacce dei giudici:
così è giunto nel regno dei cieli.

Oppure:

Tutto considero una perdita
a motivo della conoscenza di Cristo
e della comunione alle sue sofferenze,
per rendermi conforme alla sua morte. (Cf. Fil 3,8.10)

Colletta
Esaudisci, o Padre, il popolo che ti invoca:
l’intercessione del martire san Biagio
ottenga da te pace e salute nel tempo presente
e l’aiuto per giungere alla gioia dei beni eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Prima Lettura
Figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te!
Dal secondo libro di Samuèle
2Sam 18,9-10.14b.21a.24-25a.30-32; 19,1-3

In quei giorni, Assalonne s’imbatté nei servi di Davide. Assalonne cavalcava il mulo; il mulo entrò sotto il groviglio di una grande quercia e la testa di Assalonne rimase impigliata nella quercia e così egli restò sospeso fra cielo e terra, mentre il mulo che era sotto di lui passò oltre. Un uomo lo vide e venne a riferire a Ioab: «Ho visto Assalonne appeso a una quercia». Allora Ioab prese in mano tre dardi e li ficcò nel cuore di Assalonne, che era ancora vivo nel folto della quercia. Poi Ioab disse all’Etìope: «Va’ e riferisci al re quello che hai visto».
Davide stava seduto fra le due porte; la sentinella salì sul tetto della porta sopra le mura, alzò gli occhi, guardò, ed ecco vide un uomo correre tutto solo. La sentinella gridò e l’annunciò al re. Il re disse: «Se è solo, ha in bocca una bella notizia».
Il re gli disse: «Mettiti là, da parte». Quegli si mise da parte e aspettò. Ed ecco arrivare l’Etìope che disse: «Si rallegri per la notizia il re, mio signore! Il Signore ti ha liberato oggi da quanti erano insorti contro di te». Il re disse all’Etìope: «Il giovane Assalonne sta bene?». L’Etìope rispose: «Diventino come quel giovane i nemici del re, mio signore, e quanti insorgono contro di te per farti del male!».
Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse; diceva andandosene: «Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!». Fu riferito a Ioab: «Ecco il re piange e fa lutto per Assalonne». La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: «Il re è desolato a causa del figlio».

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale
Dal Sal 85 (86)

R. Signore, tendi l’orecchio, rispondimi.

Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e misero.
Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te confida. R.

Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.
Rallegra la vita del tuo servo,
perché a te, Signore, rivolgo l’anima mia. R.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche. R.

Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.

Cristo ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle nostre malattie. (Cf. Mt 8,17)

Alleluia.

Vangelo
Fanciulla, io ti dico: Àlzati!
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 5,21-43

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Parola del Signore.

Sulle offerte
Padre clementissimo,
effondi su queste offerte la tua benedizione,
e confermaci nella fede
che san Biagio testimoniò versando il suo sangue.
Per Cristo nostro Signore.

Oppure:

Ti presentiamo, o Signore, queste offerte
nella memoria del tuo santo martire Biagio,
che nessuna prova poté separare dall’unità del corpo di Cristo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Antifona alla comunione
Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto:
senza di me non potete far nulla. (Gv 15,5)

Oppure:

«Chi segue me, non camminerà nelle tenebre,
ma avrà la luce della vita», dice il Signore. (Gv 8,12)

Dopo la comunione
Rinnovati dai santi misteri, ti preghiamo, o Signore:
fa’ che, imitando la mirabile costanza di san Biagio,
otteniamo il premio eterno
promesso a chi soffre a causa del tuo nome.
Per Cristo nostro Signore.

Lettura e Vangelo del giorno 3 Febbraio 2026

Prima Lettura

Dal secondo libro di Samuèle
2Sam 18,9-10.14b.21a.24-25a.30-32; 19,1-3

In quei giorni, Assalonne s’imbatté nei servi di Davide. Assalonne cavalcava il mulo; il mulo entrò sotto il groviglio di una grande quercia e la testa di Assalonne rimase impigliata nella quercia e così egli restò sospeso fra cielo e terra, mentre il mulo che era sotto di lui passò oltre. Un uomo lo vide e venne a riferire a Ioab: «Ho visto Assalonne appeso a una quercia». Allora Ioab prese in mano tre dardi e li ficcò nel cuore di Assalonne, che era ancora vivo nel folto della quercia. Poi Ioab disse all’Etìope: «Va’ e riferisci al re quello che hai visto».
Davide stava seduto fra le due porte; la sentinella salì sul tetto della porta sopra le mura, alzò gli occhi, guardò, ed ecco vide un uomo correre tutto solo. La sentinella gridò e l’annunciò al re. Il re disse: «Se è solo, ha in bocca una bella notizia».
Il re gli disse: «Mettiti là, da parte». Quegli si mise da parte e aspettò. Ed ecco arrivare l’Etìope che disse: «Si rallegri per la notizia il re, mio signore! Il Signore ti ha liberato oggi da quanti erano insorti contro di te». Il re disse all’Etìope: «Il giovane Assalonne sta bene?». L’Etìope rispose: «Diventino come quel giovane i nemici del re, mio signore, e quanti insorgono contro di te per farti del male!».
Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse; diceva andandosene: «Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!». Fu riferito a Ioab: «Ecco il re piange e fa lutto per Assalonne». La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: «Il re è desolato a causa del figlio».

Salmo Responsoriale

Dal Sal 85 (86)

R. Signore, tendi l’orecchio, rispondimi.

Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e misero.
Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te confida.   R.

Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.
Rallegra la vita del tuo servo,
perché a te, Signore, rivolgo l’anima mia.  R.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.   R.

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 5,21-43

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: alzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Scopri chi è San Biagio, perché è diventato santo, curiosità e chi lo festeggia il 3 febbraio

LA STORIA DI SAN BIAGIO - Ruvesi.it

San Biagio è una figura venerata in tutto il mondo cristiano, particolarmente noto per essere il protettore della gola. La sua festa, celebrata il 3 febbraio, è un’occasione per ricordare la sua vita e i miracoli attribuiti a lui.

San Biagio nacque a Sebaste, in Armenia, nel III secolo. Fu vescovo della sua città e si distinse per la sua grande fede e il suo impegno pastorale. È noto per essere stato un medico prima di diventare vescovo, il che spiega la sua associazione con la guarigione delle malattie. Secondo la tradizione, San Biagio compì numerosi miracoli, tra cui quello di salvare un bambino che stava soffocando a causa di una lisca di pesce. Questo evento è alla base della sua associazione con la protezione della gola.

San Biagio subì il martirio sotto l’imperatore Licinio nel 316. Fu arrestato e torturato per la sua fede cristiana, rifiutando di rinnegare la sua religione. La leggenda narra che durante la prigionia continuò a compiere miracoli, guarendo i malati e confortando i prigionieri. Fu infine decapitato, e la sua morte rese ancora più forte la sua venerazione tra i fedeli.

Una delle tradizioni più diffuse legate a San Biagio è la benedizione della gola. In molte chiese, il 3 febbraio, i fedeli partecipano al rito in cui due candele incrociate vengono poste sulla gola dei partecipanti, invocando la protezione del santo. Inoltre, San Biagio è anche il patrono degli specialisti della gola, come otorinolaringoiatri e cantanti.

San Biagio è venerato in molte parti del mondo. In Italia, è particolarmente celebrato in località come Maratea, dove si trova una delle sue reliquie più importanti. In Spagna, la festa di San Biagio è molto sentita in città come Valladolid e Segovia. Anche in alcune regioni dell’America Latina, come il Paraguay, si celebrano festività in suo onore, con processioni e eventi religiosi.

La devozione a San Biagio continua a essere forte, non solo per i miracoli attribuiti a lui, ma anche per il suo esempio di fede e coraggio di fronte alla persecuzione. La sua storia ispira molti fedeli a cercare la sua intercessione per la guarigione e la protezione.

3 febbraio. S. Biagio, il mal di gola e le candele: la storia del santo guaritore

San.Biagio
Nelle chiese la benedizione e la richiesta di intercessione al vescovo e martire. Ecco la vera origine del rito

Nelle chiese la benedizione e la richiesta di intercessione al vescovo e martire. Ecco la vera origine del rito

Alla festa della presentazione di Gesù al Tempio, che si celebra oggi, segue domani 3 marzo in molte chiese un rito molto sentito nella devozione popolare: la benedizione col tocco delle candele benedette oggi e con l’invocazione: «Per intercessione di san Biagio, vescovo e martire, ti liberi il Signore dal male di gola e da ogni altro male».

Perché proprio san Biagio? Secondo una tradizione agiografica Biagio nacque nella seconda metà del III secolo nella comunità armena di Sebaste – l’attuale Sivas, città turca di 300mila abitanti nell’Anatolia centrale – fu medico e per le sue virtù e la sua vita esemplare la popolazione lo acclamò vescovo. Ma lui, seguendo una ispirazione dello Spirito Santo, si ritirò in una grotta sui monti, protetto da bestie feroci che gli erano affezionate come animali domestici. Proprio gli animali, tuttavia, finirono con il tradirlo. Nel 316, durante la persecuzione dei cristiani dell’imperatore d’Oriente Licinio, i soldati del governatore Agricola erano alla ricerca di leoni, tigri, orsi per il circo nel quale dovevano essere esposti i cristiani. Ne videro un certo numero davanti alla grotta di Biagio e con un’unica operazione arrestarono il santo e catturarono gli animali. Biagio non abiurò la fede e venne condannato a morte. Fu picchiato e scorticato vivo con dei pettini di ferro, quelli che venivano usati per cardare la lana, e infine decapitato. Mentre attendeva l’esecuzione Biagio operò alcuni miracoli. Un giorno si presentò alla sua cella una madre disperata, il figlio stava per soffocare per una lisca che gli si era conficcata in gola: il santo benedisse il ragazzo che guarì. In un’altra occasione si presentò una povera donna cui un lupo aveva divorato il maiale: il santo le restituì il suino, mentre la donna gli regalò una candela. Biagio le promise la sua particolare benedizione associata all’offerta annuale delle candele.

Le reliquie di san Biagio sono custodite nella Basilica di Maratea (Potenza), dove arrivarono nel 723 all’interno di un’urna marmorea assieme a un carico partito da Sebaste e diretto a Roma, viaggio interrotto sulle coste della Basilicata a causa di una bufera.
San Biagio è patrono di numerose città italiane. Una sua statua si trova collocata anche su una guglia del duomo di Milano. E i milanesi di una volta conservavano sempre una piccola parte del panettone natalizio per consumarla nel giorno del santo.
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