Le voci di cristiani, ebrei, musulmani, induisti e buddhisti insieme per il momento di spiritualità comune al Convegno di pastorale giovanile di Sacrofano. Annunciato il Giubileo dei giovani 2025

Il momento di spiritualità condiviso con le comunità di diverse fedi religiose a Sacrofano durante il Convegno nazionale di pastorale giovanile

Il momento di spiritualità condiviso con le comunità di diverse fedi religiose a Sacrofano durante il Convegno nazionale di pastorale giovanile – .

E chi meglio dei giovani può abbattere il muro delle divisioni? Chi meglio delle nuove generazioni può curare le ferite di un mondo segnato dai conflitti, dalla cura degli interessi di parte, dalla manipolazione di quella che dovrebbe essere l’esperienza più universale di tutte, la fede religiosa? Questa forza dirompente e profetica che nasce quando i giovani s’incontrano, al di là di ogni differenza di appartenenza religiosa, si è manifestata in tutta la sua evidenza al Convegno nazionale di pastorale giovanile a Sacrofano: il terzo giorni, infatti, si è chiuso con un momento interreligioso di spiritualità che ha visto la partecipazione degli incaricati della cura delle nuove generazioni delle diverse denominazioni religiose presenti in Italia. E così si sono trovati assieme giovani ebrei, musulmani, induisti e buddhisti, oltre a quelli delle diverse confessioni cristiane, ma anche i rappresentanti delle associazioni e delle aggregazioni che s’impegnano a favore dei giovani.

La preghiera condivisa: profezia giovane per il mondo

«Un’evento storico», l’ha definito il direttore dell’Ufficio nazionale Cei per l’ecumenismo e il dialogo religioso, don Giuliano Savina, che ha collaborato con il Servizio nazionale per la pastorale giovanile per la realizzazione dell’appuntamento. Dopo un momento condiviso, con la lettura di messaggi dedicati alla riflessione su come “umanizzare l’umano”, ogni comunità ha tenuto distinti momenti di preghiera aperti a tutti gli incaricati e collaboratori delle Pastorali giovanili italiane presenti al Convegno.

E se le preghiere hanno lanciato un forte messaggio di comunione e condivisione, ancora più intenso e luminoso è stato il momento della cena, condivisa dai convegnisti assieme ai gruppi delle altre fedi che hanno partecipato al momento di spiritualità. Una vera e propria festa collettiva, dove le differenze non sono sparite ma hanno condiviso uno spazio, un gesto, dimostrando che stare insieme è possibile.

Il momento conviviale condiviso tra gli incaricati di pastorale giovanile e le delegazioni delle altre religioni e confessioni

Il momento conviviale condiviso tra gli incaricati di pastorale giovanile e le delegazioni delle altre religioni e confessioni – .

I ragazzi ebrei e musulmani: la fede non deve dividere

«Possiamo e dobbiamo creare una rete tra noi giovani, anche di religioni diverse per dare un segnale a questo mondo», dice Manuel, giovane ebreo di 24 anni, venditore di prodotti per dentisti, che sorride e offre a chi passa dal loro tavolo una piccola coppa di frutta e un tiramisu.

«No la fede non può e non deve essere motivo di divisione – aggiunge Adam, liceale musulmano di 17 anni –. E se lo diventa è solo perché c’è qualcuno che le manipola a vantaggio di propri interessi particolari. Il punto di partenza per gettare ponti e costruire legami per un mondo più giusto e in pace, sono di sicuro i valori comuni, che uniscono tutte le religioni. Il mio credo – chiosa il giovane – mi dona, ad esempio, un valore fondamentale che è il rispetto, per me stesso, per gli altri, per Dio. Penso che tutti possano partire da qui».

Un sogno, quello di un mondo unito costruito dai giovani di tutte le religioni, che anche il vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, presidente della Commissione episcopale Cei per l’ecumenismo e il dialogo: «Il futuro non va solo atteso – ha detto il presule – ma va anche sognato. E allora, momenti come quello che abbiamo vissuto qui stasera ci dicono che possiamo sognare veramente un mondo dove possiamo vivere realmente assieme. Questo è il senso ultimo anche della cura delle nuove generazioni».

L’annuncio: il Giubileo dei Giovani dal 28 luglio al 3 agosto 2025

L’ultima giornata dei lavori a Sacrofano ha visto l’intervento di Paolo Cortellessa, del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, che ha ricordato l’importanza per le nuove generazioni del tema della sostenibilità e della corresponsabilità in questo impegno di sostegno a tutta la vita della comunità cristiana.

E poi le conclusioni di don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile, che ha auspicato per la Chiesa italiana «un servizio alle nuove generazioni mite, umile, aderente alla realtà e grato». E poi l’annuncio finale con l’invito al Giubileo dei giovani che si terrà a Roma dal 28 luglio al 3 agosto 2025, che sarà caratterizzato da tutti i passaggi che caratterizzano il pellegrinaggio giubilare, ai quali si aggiungerà un appuntamento dedicato ai giovani italiani.

avvenire.it

Il progetto. Caccamo: “Diamo la parola ai giovani del mondo sul futuro”

Il cantautore ha presentato all’Onu la versione internazionale del “Manifesto per il cambiamento” che raccoglie le idee dei ragazzi dalle università di Usa, Giappone, Brasile, Messico ed Europa”

Caccamo: "Diamo la parola ai giovani del mondo sul futuro"

Marco Anelli © 2022 IG: @marco_anelli_studio WEB: www.marcoanelli.com

Le parole dei giovani possono cambiare il mondo. Ne è convinto Giovanni Caccamo, cantautore raffinato con la vocazione dell’operatore culturale, che ha visto crescere il suo progetto Parola ai giovani tanto da esportarlo oggi in tutto il mondo. L’artista ha stato presentato il 5 aprile al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, presso l’Economic and Social Council, il Manifesto for change – Youth and future, la declinazione internazionale del progetto Parola ai giovani, insieme a padre Antonio Spadaro, Jesse Paris Smith, Rebecca Foon, Alessia Zanelli e con una speciale video performance di Patti Smith. Si tratta di un concorso di idee, rivolto ai giovani di tutto il mondo, di ogni religione, identità di genere ed estrazione sociale, per creare insieme un manifesto culturale di cambiamento in occasione del forum internazionale dei giovani “Change the World Model Un” in collaborazione con Diplomatic Ong.

«Presentare questo progetto nato in Italia all’Onu di fronte a 5000 giovani provenienti da 142 paesi è stato incredibile» racconta ad Avvenire Giovanni Caccamo. «Sono appena rientrato da un giro di tavole rotonde con gli studenti delle più prestigiose università americane, Yale University, Harvard University, Berklee College of Music, Wellesley College negli Stati Uniti; poi a settembre sarò presso UNAM in Messico, UANIL in Brasile, Università di Tokyo in Giappone e la Sorbonne Université a Parigi».

“Cosa cambieresti della società in cui vivi e in che modo? Qual è la tua parola di cambiamento?”. Queste le due domande poste da Caccamo a cui i ragazzi sono chiamati a rispondere per iscritto. «I migliori testi selezionati tra quelli ricevuti, saranno raccolti, come accaduto in Italia, in un libro intitolato Manifesto for change. Il volume sarà impreziosito da un dialogo intergenerazionale con alcune delle figure culturali di riferimento più ispirate al mondo» aggiunge il cantautore. Una piccola selezione di testi sarà stampata su fogli di carta cotone con caratteri tipografici in piombo e consegnata ad alcuni dei più importanti artisti internazionali contemporanei che ne trarranno ispirazione per un’inedita opera d’arte, come già successo in l’Italia con artisti come Maurizio Cattelan, Michelangelo Pistoletto, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino. Il ricavato della vendita del libro e delle opere sarà devoluto alla Andrea Bocelli Foundation a sostegno di progetti rivolti alla formazione e alla valorizzazione delle nuove generazioni e a Pathway to Paris, a supporto di soluzioni innovative per combattere il cambiamento climatico globale.

Anche di questo parlerà oggi Caccamo in piazza San Pietro di fronte ai 70mila giovani attesi per “A braccia aperte”, l’Incontro nazionale dell’Azione Cattolica con Papa Francesco (diretta su Rai1 a partire dalle 9.30 circa). «Verso mezzogiorno per una mezz’ora canterò alcuni brani e parlerò dell’impegno dei giovani per il futuro» aggiunge. Un’ulteriore occasione di confronto con il cantautore su questi temi sarà il 2 luglio a Grado (Gorizia) dove Caccamo sarà protagonista dell’incontro pubblico “Le parole che ci cambiano” nell’ambito della Festa di Avvenire (ore 21.00 in Campo Patriarca Elia, la piazza antistante la Basilica di Sant’Eufemia). Inoltre il 16 maggio Giovanni Caccamo al Duomo di Milano presterà la voce alla Messa Arcaica per soli, coro e orchestra di Franco Battiato (suo mentore) a trent’anni dalla sua prima pubblicazione discografica. Ad eseguirla il Coro da Camera di Torino diretto dal maestro Dario Tabbia e l’Orchestra da Camera Canova sotto la guida del maestro Antonio Ballista, con Lorna Windsor, mezzosoprano, e Giovanni Caccamo nel ruolo che fu dello stesso Battiato. «Sarà un grande momento di preghiera e meditazione collettiva».

«Con Youth and future vorrei farmi portavoce della mia generazione – aggiunge l’artista 34enne -, consapevole del dovere dei giovani di creare un nuovo orizzonte in questo momento storico di grave crisi, conflitti e disgregazione». Il progetto è realizzato con il supporto di Banca Ifis, Pulsee Luce e Gas e la filantropa Alessia Zanelli. Lanciato originariamente in Italia nel 2022 con grande successo e pubblicato lo scorso 13 maggio da Treccani, con una straordinaria prefazione di Papa Francesco, il Manifesto per il cambiamento, nasce dal desiderio di Caccamo di contrastare il nichilismoche minaccia la società odierna. «Tutto nasce dal mio ultimo disco Parola che rilancia l’appello di Andrea Camilleri ai giovani di rimettere al centro delle nostre vite l’importanza della “Parola” e provare a far sorgere una piccola luce di un nuovo umanesimo – aggiunge Caccamo -. Per il disco ispirato ad alcune pagine della letteratura italiana, ho avuto la fortuna di avere compagni di viaggio come Patty Smith, Liliana Segre, Willem Dafoe. Ho pensato poi che servisse la risposta di migliaia di giovani, così ho lanciato un concorso di idee rivolto a tutti ragazzi italiani under 35, raccogliendo attraverso tavole rotonde nelle università, nelle carceri e nei centri di accoglienza italiani i testi che hanno dato vita al primo libro. Il Papa è stato straordinario nello scrivere una lettera indirizzata a tutti dove ha detto “Siate giovani in grado di cambiare il modo di cambiare”».

Cosa ha detto Caccamo all’Onu per convincere i ragazzi? «Troppo spesso ci arrendiamo di fronte alle nostre fragilità, sopraffatti da un mondo virtuale che mette in onda vite perfette facendoci sentire inadeguati e mai all’altezza, ho detto nel mio discorso – spiega -. Bach scrisse la sua “Toccata e Fuga in Re Minore” a 20 anni. Michelangelo scolpì la Pietà a 23 anni e iniziò a dipingere la volta della Cappella Sistina a 33. È nostro dovere rimboccarci le maniche e chiederci quali possano essere i cambiamenti più urgenti e necessari nel nostro presente”. Come agire? “Ogni sera, prima di addormentarci, sforziamoci di trovare almeno una decina di piccole, grandi cose che hanno reso la nostra giornata speciale e per cui imparare a dire “grazie”. Credere nella pace, ad esempio, significa imparare a sciogliere i conflitti della nostra vita; sforzarci di perdonare e chiedere scusa mettendo in circolo nuove dosi d’amore e gentilezza».

avvenire.it

L’8 febbraio a Padova Paola Bignardi ha presentato ai docenti delle aree di filosofia e teologia della Facoltà le conclusioni dell’indagine sui giovani che hanno abbandonato la Chiesa (ma non la fede)

© Tony Antoniou

Cerco dunque credo? Si intitola così l’atteso volume che uscirà a fine marzo, curato da Paola Bignardi e da Rita Bichi per i tipi di Vita e Pensiero.

La pubblicazione, che si preannuncia corposa, presenta i risultati della ricerca sui “giovani in fuga” svoltasi nel 2023, promossa dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo di Milano, a cui ha collaborato anche la Facoltà teologica del Triveneto.

Ulteriori dati dell’indagine sono stati anticipati da Paola Bignardi, intervenuta nell’incontro con i docenti delle aree di filosofia e teologia svoltosi nella sede della Facoltà a Padova nella mattinata di mercoledì 8 febbraio 2024.

Contemporaneamente si sono incontrati anche gli altri docenti, per un totale di circa novanta persone, espressione della didattica e della ricerca della Facoltà.

Perché si allontanano dalla Chiesa
Rivolgendosi ai filosofi e ai teologi, Paola Bignardi ha sintetizzato i risultati della ricerca in dieci punti, concentrando l’attenzione su due di essi: le diverse tipologie di allontanamento e la trasformazione dell’esperienza della fede in spiritualità.

Sono state identificate sei tipologie di allontanamento: allontanamento evolutivo (l’esperienza del catechismo da ragazzi li ha convinti che quello che hanno imparato di religioso è “cosa da ragazzi”, per cui è trascurabile diventando adulti); allontanamento per disinteresse (nessun interessamento vero la dimensione trascendente); allontanamento esistenziale (a fronte delle domande di senso della vita, la proposta religiosa non ha dato una risposta soddisfacente); allontanamento critico (presa di distanza verso la formazione cristiana, soprattutto rispetto ad alcuni temi morali); allontanamento maturativo (vissuto per scelta, per onorare la propria intelligenza, la propria inquietudine, il proprio comprensibile scetticismo); allontanamento “arrabbiato” (la Chiesa li ha delusi e non vogliono più avere contatti con il mondo ecclesiale).

Per la maggior parte degli intervistati la presa di coscienza del proprio allontanamento dalla Chiesa avviene tra i 16 e i 17 anni.

La pratica religiosa spesso è stata abbandonata anche prima, in genere dopo la cresima, ma è solo dopo qualche anno che diviene una scelta esplicita e consapevole.

È molto significativo che alcuni di loro si siano allontanati dagli ambienti ecclesiali dopo essere stati impegnati nelle parrocchie come educatori o capi scout, dunque con responsabilità educative e organizzative.

Dopo l’abbandono, l’esperienza di fede diventa “spiritualità”, intesa in molti modi, come, ad esempio: un viaggio alla ricerca di sé stessi, avere un centro, farsi delle domande, fare spazio all’ascolto dell’ignoto, fare introspezione.

Non rifiuto ma ricerca
I giovani parlano per immagini, non per concetti. Una ragazza si rappresenta con un’immagine efficace: «Mi sento come in una stanza buia in cerca dell’interruttore». Un altro descrive così il suo abbandono della Chiesa, ma non della fede: «Non mi ritengo ateo, non mi ritengo una persona che non crede più in Dio, che non ha un lato spirituale; semplicemente non penso che quello sia il mio modo di pregare, di essere parte, di dimostrare il mio lato spirituale, perché è una cosa che io vivo più come una cosa individuale, più come una cosa relativa a me e non a un gruppo di persone. Alla fine, mi ritrovavo sempre a ripetere le solite preghiere un po’ a pappagallo perché tutti le dicevano e a non crederci davvero».

Queste narrazioni esprimono una metamorfosi del credere, cioè una trasformazione dell’esperienza religiosa in navigazione solitaria, una fede molto intima e sostanzialmente personale, a tratti individualistica.

Di queste diverse trasformazioni dell’esperienza della fede in spiritualità ne sono state evidenziate in particolare tre: interiorità, natura e connessione.

Interiorità, intesa come incontro con il proprio io profondo, con i dubbi e con le domande più scomode.

Natura, intesa come “luogo” della spiritualità, contesto in cui immergersi per recuperare una forma di contatto con Dio. La creazione continua a essere “via” che conduce a Dio.

Infine, connessione, intesa non come legame, ma come un processo; è il sentire che la propria vita non è gettata nel mondo, abbandonata alla propria solitudine, ma è in relazione a “qualcosa” o a “qualcuno”, indeterminato o personale, altro o Altro.

Questa esperienza di “connessione” si pone agli antipodi della religione istituzionale perché la Chiesa – dicono questi giovani – fa come “da filtro” e non permette di sperimentare il legame in quanto troppo rigida, perché in essa è già tutto precostituito.

Questa accurata esplorazione nel mondo giovanile, realizzata a dieci anni di distanza dal volume intitolato Dio a modo mio (2013), conferma che è in atto un mutamento antropologico molto profondo.

Le trasformazioni in atto nel modo di vivere l’umano rendono sempre più necessario il superamento dello schema interpretativo Chiesa-mondo, tipico delle costituzioni conciliari, a favore di un approccio più antropologico alle questioni religiose, intese come rapporto diretto tra Vangelo e uomo.

Tale spostamento si colloca nel quadro generale del processo di reinterpretazione del cristianesimo nell’attuale contesto culturale e sociale e lascia aperte molte domande. Di fatto, con le varie forme di “allontanamento”, i giovani chiedono alla Chiesa una maggiore affidabilità e coerenza con l’originaria esperienza evangelica. Sperando che non sia ormai già troppo tardi.

settimananews

Il 65% dei giovani dichiara di essere stato vittima di violenza e tra questi il 63% ha subito atti di bullismo e il 19% di cyberbullismo

in Famiglia Cristiana

È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio indifesa realizzato da Terre des Hommes, insieme a OneDay e alla community di ScuolaZoo, che ha coinvolto oltre 4.000 ragazzi e ragazze tra i 14 e i 26 anni. I dati sono stati presentati a Milano in vista del Safer Internet Day, in occasione di un incontro con le scuole organizzato da Terre des Hommes in collaborazione con Polizia di Stato – Polizia Postale e delle Comunicazioni Lombardia e OneDay Group, che come nelle edizioni, precedenti ha affidato a ScuolaZoo la conduzione dell’evento e l’intrattenimento degli studenti.

La percentuale di chi ha subito una violenza, sia fisica che psicologica, sale al 70% se si considerano le risposte delle ragazze e all’83% tra chi si definisce non binario e scende al 56% tra i maschi. Anche le tipologie di violenza subite sono diverse tra i generi, a eccezione delle violenze psicologiche e verbali che colpiscono in egual misura maschi e femmine (71% in generale e per le femmine; 69% per i maschi).

Si configura come un fenomeno più maschile, invece, il bullismo (M 68% e F 60%); al contrario, il cyberbullismo sembra colpire di più le ragazze (F 21% e M 16%). Non stupisce invece che tra gli atti di violenza più segnalati dalle ragazze ci sia il catcalling, ovvero commenti di carattere sessuale non graditi ricevuti da estranei in luoghi pubblici, al 61% (per i maschi solo al 6%, in generale al 40%) e le molestie sessuali al 30% (al 7 per i maschi, 23% in generale). Tutte le tipologie segnano percentuali più alte tra chi si definisce non binario: violenze psicologiche o verbali e bullismo (80%), Cat calling (66%), molestie sessuali (36%), cyberbullismo (27%).

Bullismo e cyberbullismo, così come le violenze psicologiche e verbali, prendono di mira soprattutto l’aspetto fisico (79%). A seguire l’orientamento sessuale (15%), la condizione economica (11%), l’origine etnica e geografica (10.5%), l’identità di genere (9%), la disabilità (5%) e la religione (4%).

Le conseguenze sui soggetti di queste violenze sono diverse e pesanti. La prima è la perdita di autostima, sicurezza e fiducia negli altri, riscontrata dal 75% dei giovani. In un contesto in cui la salute mentale dei ragazzi è sempre più a rischio, appare preoccupante che il 47% affermi di soffrire di ansia sociale e attacchi di panico come prodotto di queste violenze tra pari e che il 45% segnali isolamento e allontanamento dai coetanei. Gli altri effetti negativi sono: difficoltà di concentrazione e basso rendimento scolastico (28%), depressione (28%), paura e rifiuto della scuola (24%), disturbi alimentari (24%), autolesionismo (20%).

Tra le violenze fisiche, di cui è stato testimone il 46.5% dei ragazzi, le più frequenti sono le aggressioni (68%) e gli scherzi pesanti (63%).

I PERICOLI DEL WEB

Dopo la scuola (66%), il web è percepito come il luogo dove è più probabile essere vittime di violenza, indicato dal 39% delle risposte. Se si guardano le risposte delle ragazze, Internet scende al terzo posto (36%) superato dalla strada (41%), arriva invece al quarto posto (36%) tra chi si definisce non binario, superato oltre che dalla strada anche dalla famiglia (entrambe al 44%). Il rischio maggiore in cui si può incorrere online, per il 56% dei ragazzi, è il cyberbullismo. Seguono il Revenge porn (45%), il furto d’identità, la perdita della privacy (35%), l’adescamento da parte di estranei (35%), le molestie (30%), l’alienazione dalla vita reale (25%), lo stalking (23%), la solitudine (9%) e il sentirsi emarginati (6%). Meno dell’1% ritiene invece che sul web non si corrano rischi.

La percezione del web della Gen Z è, quindi, quella di un luogo pericoloso, su cui andrebbe esercitato un maggiore controllo. Per prevenire la violenza che passa dalla rete, per 6 ragazzi su 10, sarebbe utile una maggiore regolamentazione della stessa. Solo l’8% vedrebbe, invece, un rischio per la propria libertà personale con un aumento di tale regolamentazione. È significativo constatare che il 30% pensa che una maggiore regolamentazione non porterebbe a nessun cambiamento in termini di protezione.

«Adottare delle regole stringenti che possano prevenire e limitare la violenza in rete è sempre più fondamentale. Oggi sono gli stessi ragazzi e ragazze a chiedercelo. Ed è nostro dovere ascoltarli, e continuare a dialogare con loro per aumentare la consapevolezza su questi aspetti, perché sono loro le prime vittime di linguaggi e atteggiamenti online sempre più violenti e sempre più pervasivi» afferma Paolo Ferraradirettore Generale Terre des Hommes Italia. Proprio per prevenire e contrastare ogni forma di violenza online sui minori la Fondazione ha presentato una proposta di riforma legislativa che mira a garantire una tutela più effettiva delle vittime di reati online. «L’Osservatorio indifesa è un punto di accesso privilegiato alle istanze dei giovanissimi, ormai un punto fisso di ascolto e confronto, ma che diventa poi coinvolgimento e partecipazione concreta grazie al Network indifesa, ai progetti insieme al mondo sportivo, alla creazione di spazi dedicati a loro, come l’Hub Spazio indifesa», conclude Ferrara.

«L’Osservatorio indifesa, realizzato in collaborazione con OneDay Group e ScuolaZoo, mette in evidenza come le violenze in rete abbiano un impatto significativo sulla salute mentale e il benessere dei giovani» commenta Gaia Marzo, Corporate Communication Director, Equity partner di OneDay Group e membro del Comitato Scientifico di Indifesa. «In particolare, il cyberbullismo compromette la sicurezza e l’integrità emotiva dei ragazzi ed ha conseguenze a lungo termine, tra cui disturbi alimentari, depressione e difficoltà di concentrazione a scuola. Il target di riferimento dell’Osservatorio, la GenZ, mostra di essere consapevole dei pericoli che corre in rete e per questo chiede che venga studiata una regolamentazione ad hoc e che siano introdotti a scuola programmi educativi per promuovere un ambiente online più sicuro e sano per tutti. Stante un quadro così edotto è ora nostra responsabilità fare da ponte con le istituzioni per dare seguito e concretezza a queste necessità».

La Chiesa che sognano i giovani è parte di un Amore più grande

Tratto da La Libertà n. 6
10 febbraio 2024
Domenica 4 febbraio, al centro pastorale “Sacro Cuore” a Reggio Emilia, un’ottantina di giovani ha vissuto un momento sinodale insieme al vescovo Giacomo Morandi e a don Carlo Pagliari, responsabile della Pastorale Giovanile. In un clima di confronto e preghiera i giovani hanno riflettuto su otto ambiti di impegno pastorale: dalla Università agli ospedali e alla vita comunitaria. Per una nuova evangelizzazione.

Giovani protagonisti della tavola rotonda della “famiglia” del Premio Zayed

L'intervento di Shaddy, ventenne statunitense di origine palestinese, alla seconda tavola rotonda del Premio Zayed, nell'Emirates Palace di Abu Dhabi

Se il Documento sulla Fratellanza Umana è un “programma di vita per il futuro dell’umanità”, come è convinto il cardinale Leonardo Sandri, ad Abu Dhabi come membro della giuria del Premio Zayed 2024, alla seconda tavola rotonda che ha seguito la consegna del riconoscimento, è giusto che i protagonisti siano stati i giovani. Giovani che avevano già preso la parola nel terzo panel del Majlis, l’assemblea organizzata nella Casa della Famiglia Abramitica la mattina del 4 febbraio, Giornata Internazionale della Fratellanza Umana proclamata dall’Onu a fine 2020, e quinto anniversario della storica firma, nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, della Dichiarazione congiunta, da parte di Papa Francesco e del Grande Imam di Al-Azhar Al-Tayyeb.

vaticannews

La bella sorpresa del mercato editoriale: i giovani leggono e comprano in libreria

Nel 2023 le vendite sono salite dello 0,8% a 1,7 miliardi grazie ai fumetti e alla promozione sui social network. Alberto Ottieri (Fondazione Mauri): «La formazione dei giovani librai stupisce»

La bella sorpresa del mercato editoriale: i giovani leggono e comprano in libreria

Ansa

Un 2023 ancora in crescita, trainato a sorpresa dai giovani lettori. Gli italiani tagliano i consumi, ma non rinunciano al libro. Lo vogliono di carta, lo comprano nelle librerie e prediligono gli autori di casa. A fare luce su un settore, quello dell’editoria, che dopo la pandemia sta vivendo una seconda primavera, i dati diffusi dall’Aie (l’Associazione italiana editori) nel corso della giornata conclusiva del 41° seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri che si è svolto come tutti gli anni a Venezia.

L’editoria “trade” – vale a dire romanzi e saggistica di ogni genere, con l’esclusione dei testi scolastici – è cresciuta dello 0,8% in valore, con un fatturato di 1,7 miliardi. Al contrario c’è stata una lieve flessione delle copie: quasi 112 milioni (-0,7%) quelle vendute.

«Il mercato del libro ha avuto un grande balzo del 15% nel 2021 – spiega Alberto Ottieri, presidente della Fondazione Umberto ed Elisabetta Mauri, vicepresidente e Ad di Messaggerie italiane –. Merito soprattutto della nascita di nuovi fenomeni che hanno come protagonisti i giovani basti pensare ai fumetti che, trainati dai manga, hanno raddoppiato il loro fatturato in quattro anni passando da 50 a 100 milioni di euro». A spopolare tra gli adolescenti i “romance” storie leggere, con ambientazione sentimentale o fantasy, promosse dagli autori, Felicia Kingsley è la star dell’anno, su Instagram e Tik tok. «Una nuova letteratura di intrattenimento – sottolinea Ottieri – che si basa sulla nascita di vere e proprie comunità sui social dove i giovani riscoprono anche i classici e le librerie come luoghi adatti a loro». Per quanto riguarda i costi il prezzo di vendita è aumentato appena dell’1,5% (circa 15 euro), poco più di un quarto dell’inflazione (5,7%). Negli ultimi quattro anni il prezzo di copertina è cresciuto del 2,6%, contro una crescita generale dei prezzi del 15,7%.

Numeri che testimoniano la riduzione dei margini di guadagno degli editori e il loro sforzo per tenere bassi i prezzi e non deprimere la domanda. «Uno dei problemi è il costo del denaro con i tassi di interesse in forte aumento, ma è un settore vivace che non si abbatte e punta sull’efficienza per colmare la riduzione della marginalità, ad esempio lavorando sulla diminuzione resi ed ottimizzando la distribuzione» aggiunge Ottieri.

Meno ottimista Innocenzo Cipolletta, presidente di Aie secondo il quale «il 2024 sarà una sfida difficile per il venir meno di alcune misure a sostegno della domanda di libri, mentre la crescita dei costi di produzione pesa sui bilanci degli editori». Da qui la richiesta di «una politica industriale per il libro, che è centrale nella crescita economica e culturale del Paese».

Per quanto riguarda i canali di vendita le librerie recuperano terreno rispetto al 2022: da qui passa il 54,7% di tutto il mercato, con un calo del 10% rispetto ai valori pre-pandemia. L’online si attesta al 40,7%, stabile la grande distribuzione al 4,6%. Crescono l’ebook e l’audiolibro ma sono residuali (6%) perché gli italiani preferiscono la carta. La narrativa italiana segna una crescita del 7,2% e tra i dieci libri più venduti sette sono italiani.

Per Ottieri un elemento fondamentale della ripresa è la nuova generazione di librai che «prima della pandemia rappresentava un punto di domanda, insieme alla sopravvivenza dei negozi fisici» ma adesso è una realtà solida.

Le librerie indipendenti che sono le più piccole, richiedono un investimento più limitato, circa 30-40mila euro per un negozio di 100 metri quadrati, e si poggiano sulla grande professionalità dei titolari e il loro entusiasmo. «Quarant’anni fa quando abbiamo cominciato a fare i primi corsi – dice il presidente della Fondazione Mauri – i librai indipendenti erano gli unici che vendevano i libri, il 90% passava da loro, oggi rappresentano appena il 17% del mercato, perché ci sono le catene, la grande distribuzione, l’e-commerce, gli audiolibri».

Il seminario di perfezionamento per librai, che fornisce competenze approfondite in ambito economico, è una finestra su questo mondo fatto da giovani appassionati, con una prevalenza di donne, laureati, che parlano l’inglese. Nel corso dell’anno, alla Triennale di Milano, vengono organizzati una trentina di corsi tematici rivolti alle nuove leve. «Il mercato è molto cambiato anche i librai indipendenti si affiliano a un franchising per fare network – conclude Ottieri –. I giovani che incontriamo hanno una formazione completa che stupisce per la giovane età. Basti pensare che devono occuparsi del servizio al cliente, di gestire il personale e l’assortimento (ci sono 1,5 milioni di libri in Italia e ogni anno ne escono 80mila), organizzare eventi. Un mestiere molto sfidante che non si può improvvisare. Siamo in buone mani. In Italia c’è il dibattito sui giovani disaffezionati al lavoro ma nelle librerie, mi sento di dirlo, questo problema non esiste».

avvenire.it

Il Vescovo di Reggio Emilia Morandi incontra i giovani per una nuova evangelizzazione

Cari giovani,
con questa lettera vi invito a vivere insieme una giornata di fraternità e di riflessione insieme il 4 febbraio 2024, presso il Centro pastorale
Sacro Cuore di Baragalla (via Monsignor Gilberto Baroni, 1 – Reggio Emilia), dal titolo “La Chiesa che sogniamo. Giornata sinodale per una nuova evangelizzazione”.
Il mio desiderio è che possiamo vivere un’esperienza di comunione ecclesiale: vorrei con voi ascoltare, pensare e pregare per il bene della nostra Chiesa e delle nostre comunità. Sarà l’occasione anche per riflettere non solo sulle attese e speranze delle nuove generazioni, ma anche per rinnovare il nostro linguaggio e la capacità comunicativa della nostra Chiesa.
Una nuova e rinnovata evangelizzazione, infatti, non può che scaturire da cuori oranti e che accolgono l’invito a stare in ascolto di quanto lo Spirito suggerisce e ispira alla Chiesa.
Pertanto, cari fratelli e sorelle più giovani, mi auguro che tanti di voi possano accogliere questo invito a vivere un tempo disteso di ascolto, confronto e lavoro insieme, per dar vita ad una missione nuova nella nostra Diocesi.

Qui di seguito il programma della giornata:

ore 8.30 apertura lavori con momento di preghiera disteso guidato dal Vescovo in ascolto della Parola, con condivisione a gruppi.
ore 9.30 relazione di don Carlo Pagliari sulla situazione attuale culturale ed ecclesiale: quali spunti per l’evangelizzazione?
ore 10.15 coffee break
ore 10.30 inizio dei lavori di gruppo, divisi in gruppi di interesse
ore 13.00 pranzo al sacco
ore 14.00 lavori di gruppo e preparazione delle restituzioni
ore 15.30 dialogo dei giovani col Vescovo sulle proposte uscite e programmazione nuove prospettive
ore 16.30 Eucarestia presieduta dal Vescovo Giacomo
Il programma della giornata chiede a chi sceglie di partecipare di essere presente a tutto il percorso, in modo da favorire l’ascolto profondo e la condivisione fraterna.
Sono invitati a partecipare i giovani tra i 18 e i 30 anni. Ai parroci o agli educatori chiedo di coinvolgere in modo personale i giovani, con i quali si potrà continuare in seguito questo lavoro anche nelle singole comunità e nei singoli gruppi.

Ho ancora nel cuore le giornate a Toledo e a Barcellona dell’estate scorsa, insieme con voi e i vostri sacerdoti per la GMG di Lisbona. Dio ci sorprende sempre e ci colma di consolazione! Proprio in quelle giornate ho imparato che spesso siete voi giovani, con la vostra carica di entusiasmo e la vostra richiesta di testimonianza e di autenticità, ad imprimere al cammino di rinnovamento della nostra Chiesa un’accelerazione provvidenziale. Chiedo sempre al Signore che la grazia di quanto vissuto, possa riversarsi, come un balsamo tonificante, sulla vita delle nostre comunità! Cari giovani fate udire la vostra voce, con umiltà e semplicità, facendo tesoro del Bene ricevuto da chi vi ha preceduto e portando quella novità che è solo opera dello Spirito Santo che agisce nel cuore di chi lo lascia entrare.
Ci vediamo domenica 4 febbraio al Sacro Cuore: mi attendo molto da questo incontro!

+ Giacomo Morandi
laliberta.info 

Giovani incontro a Dio: ecco la vera felicità

Dal 3 al 5 gennaio i Missionari del Preziosissimo Sangue invitano i ragazzi a un incontro nel segno dell’allegria e della preghiera. Tra gli ospiti anche Lele Spedicato, dei Negramaro

-

– – –

avvenire.it

«Felice e grande quando ti unisci a Dio». Questa frase del fondatore san Gaspare del Bufalo è stata scelta come titolo del Convegno nazionale rivolto ai giovani promosso dall’Ufficio di pastorale giovanile della congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, presso la Fraterna Domus a Sacrofano alle porte di Roma dal 3 al 5 gennaio prossimi. Sono attesi 300 giovani dai 15 ai 20 anni che appartengono alla «Unione Sanguis Christi» o simpatizzano per la spiritualità del Sangue di Cristo. «È un incontro pensato dai giovani per i giovani, per tutti coloro che nutrono il desiderio di mettersi in gioco ancora una volta con Gesù» si legge nel comunicato di presentazione dell’appuntamento. «Tre giorni in cui c’è spazio per la riflessione e l’ascolto, per il divertimento e l’allegria – prosegue la nota della congregazione -. Il Convegno, però, è anche e soprattutto luogo di conversione, se vissuto con profondità. Ogni giorno i giovani ricevono tante provocazioni che li inducono ad interrogarsi sul senso della loro esistenza o su come stanno spendendo la loro vita. Il Convegno può essere una sollecitazione a fare un salto di qualità, da una visione superficiale del mondo ad una densa di significato».

Prevista anche la presenza di alcuni atleti paralimpici «per sensibilizzare sulla diversità come ricchezza». Ma sono previsti anche gli interventi di «Vito Alfieri Fontana ex produttore di mine antiuomo con cui parleremo di guerra; Lele Spedicato, chitarrista dei Negramaro e l’Associazione Italiana Carlo Urbani con cui rileggeremo il periodo della pandemia». A concludere questi tre giorni a Sacrofano sarà la Veglia eucaristica nella serata finale.

Spazi Giovani, gli operatori incontrano 2mila studenti reggiani ogni anno

REGGIO EMILIA – L’educazione socio affettiva, intesa come processo educativo che si occupa di atteggiamenti, sentimenti, credenze ed emozioni, e l’educazione sessuale, intesa all’interno del contesto della definizione di salute sessuale dell’OMS, sono due mandati regionali sulla prevenzione e promozione del benessere degli spazi giovani.

L’educazione socio-affettiva permette ai ragazzi di soffermarsi su di sé e sull’altro, incentivando la capacità di cogliere la dimensione emotiva, che possiamo considerare uno degli aspetti che aiutano a sviluppare relazioni “sane” e non relazioni chiamate oggi “tossiche”. Lasciare lo spazio per la gestione di quanto si sente, e non reagire ad un sentire, non sempre ben decifrato, permette di agire in un contesto di maggiore rispetto e libertà.

Dal 2019 in tutta la provincia di Reggio Emilia è presente l’Open G, progetto che rappresenta l’impegno dell’Azienda USL IRCCS di Reggio Emilia ad attuare concretamente le linee di indirizzo dalla Regione Emilia-Romagna in favore della popolazione adolescente e giovane adulta (14-28 anni), al fine di prevenire il disagio psichico. Open G (Centro Adolescenza e Spazi Giovani) è un punto di accesso unico d’ascolto in tutta la Provincia, che permette di dare alla persona la risposta più adeguata al bisogno che porta, sia rispetto ad un criterio di gravità, avendo un accesso agevolato ai servizi della Salute Mentale, sia rispetto ad un bisogno di integrazione sociale, avendo canali preferenziali con la rete educativa e sociale del territorio grazie al coordinamento dei Tavoli Adolescenza. Nel solo anno scolastico 2022-23 gli Spazi Giovani hanno risposto alle richieste di 12 scuole secondarie di primo grado, coinvolgendo 797 studenti di 42 classi 3° e 604 adulti di riferimento; di 13 scuole secondarie di secondo grado, coinvolgendo 1267 studenti di 66 classi 2°e 163 adulti di riferimento.

Lo Spazio Giovani è uno spazio rivolto ai giovani in fase adolescenziale (14-19 anni) in cui un’équipe multidisciplinare, composta da psicologi e psicologhe, ostetriche e ginecologhe, promuove la salute sessuale della popolazione attraverso l’attività ambulatoriale e le collaborazioni con le Scuole e le famiglie del territorio.

L’incontro con i giovani avviene in modalità differenti (sia individuale che di gruppo; sia diretto che mediato da adulti significativi), ma sempre con l’ottica che comprende gli aspetti biologici, sociali e psicologici di questi giovani diretta alla promozione della salute e prevenzione della violenza, rispettando le differenze individuali e le somiglianze collettive.

La letteratura scientifica avverte da tempo che il solo passaggio di informazioni ha limitate ricadute sui comportamenti e sugli atteggiamenti che sostengono stili di vita sani, motivo che ha spinto gli operatori degli Spazi Giovani dei diversi distretti a proporre progetti ed interventi che differiscano dal tradizionale “intervento dell’esperto” consapevoli che la salute sessuale sia un tema complesso, che si fonda su vari aspetti della persona, e che le informazioni scientifiche avessero bisogno di essere mediate da relazioni significative per poter essere assimilate dagli adolescenti, nostri interlocutori preferenziali.

Si sono quindi messe a fuoco delle progettualità in collaborazione con le scuole secondarie di primo e di secondo grado in cui gli insegnanti, adulti significativi in relazione con gli studenti, sono attivi mediatori relazionali dei contenuti che consentono l’esplorazione dei vari aspetti (emotivi, cognitivi, valoriali e culturali). La possibilità di discutere, di sentirsi ascoltati, di apprendere nuove informazioni e di riflettere, ha consentito ai ragazzi incontrati di prendersi un tempo per incrementare le proprie competenze, con particolare rilievo verso aspetti quali consapevolezza, problem solving e pensiero critico che li sostengono a sviluppare altre abilità come la gestione delle emozioni e la comunicazione efficace, così difficoltose in una fase di vita, l’adolescenza, in cui i cambiamenti sono numerosi e su più livelli coinvolgendo aspetti nucleari della persona.
stampareggiana.it

Sempre meno fedeli a Messa. «Ecco da dove possiamo ripartire»

Il calo delle presenze dopo il Covid, l’assenza dei giovani, il disagio per riti “scadenti”. Le diocesi si interrogano sulla partecipazione in crisi alle celebrazioni. Parla il vescovo Busca
La celebrazione della Messa in una parrocchia italiana

La celebrazione della Messa in una parrocchia italiana – Siciliani

Il campanile non chiama più come accadeva fino a pochi anni fa. Invece di un popolo intorno alla mensa eucaristica, c’è un “gregge disperso” che frequenta sempre meno le Messe nelle parrocchie italiane. E qualcuno parla di «chiese vuote». Sintesi semplicistica, a dire il vero, per raccontare il calo della partecipazione alle celebrazioni. Come ha mostrato di recente la testata online dei dehoniani Settimana News.it. Chi prende parte a un rito religioso almeno una volta alla settimana è circa il 19% della popolazione. Una cifra che si è ridotta di un terzo in diciotto anni. «È evidente la diminuzione della pratica della fede. Ma occorre ricordare che l’esperienza ecclesiale non si esaurisce entro i confini del rito. Come narra il Vangelo, Cristo è passato beneficando e risanando tutti quelli che incontrava nei contesti ordinari della vita. Ecco, la Chiesa intercetta non soltanto coloro che si siedono sulle panche ma l’intero popolo di Dio che comprende anche chi si interroga sulla verità e sul bene. Del resto non dobbiamo disconoscere che c’è una diffusa ricerca di spiritualità nel nostro Paese, di cui la Chiesa è chiamata a farsi interprete», spiega il vescovo di Mantova, Gianmarco Busca, presidente della Commissione episcopale Cei per la liturgia. E subito propone una domanda: «Dovremmo chiederci: chi si è allontanato da chi? È la gente che si è allontanata dalla Chiesa o da determinate ritualità; oppure è la Chiesa che si è allontanata dalle persone perdendo in parte la sua capacità di incontro nel nome del Vangelo? Comunque spesso siamo di fronte a comunità con legami fragili, con appartenenze deboli e talvolta anche con uno stile di fraternità a velocità variabile».

Nodi al centro del convegno del Triveneto che si tiene oggi a Verona dove arriveranno 750 rappresentanti delle quindici diocesi del Nordest con i loro pastori. È la fase finale di un itinerario dal basso che già nel titolo racconta della crisi attrattiva delle liturgie: “Ritrovare forza dall’Eucaristia”. «Nelle sintesi diocesane giunte a Roma per il Cammino sinodale della Chiesa italiana – afferma Busca – è emersa una qualità celebrativa un po’ deludente, un anonimato delle liturgie che non può essere trascurato. Si chiede maggiore attenzione da parte di chi presiede e delle assemblee. Oppure di superare una gestione clericale dei riti. Inoltre viene sottolineato un divario fra liturgia e vita che balza agli occhi soprattutto nell’omelia: in molti hanno manifestato il proprio malessere di fronte a riflessioni che non hanno una lingua materna e non riescono a sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda spirituale che si irradia nelle nostre città». Busca sarà uno dei relatori dell’appuntamento di oggi insieme con suor Elena Massimi, religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice, presidente dell’Associazione professori di liturgia.

Il punto di partenza è proprio l’addio alla Messa. Un distacco che il Covid, complice la serrata nazionale nel 2020, ha amplificato. «Con la pandemia – afferma il presidente della Commissione Cei – la frequenza ai riti domenicali ha subìto un calo sensibile. Tutto ciò ha palesato disagi che erano latenti da tempo. Dopo la ripresa delle celebrazioni comunitarie, un segmento dei fedeli non è tornato. Era la loro una partecipazione abitudinaria e poco motivata? O c’è dell’altro? Qualcuno ha detto che l’emergenza sanitaria è stata un’occasione persa perché non ha contribuito a far comprendere che l’incontro con Dio avviene non soltanto nei riti mediati dal sacerdote e con la comunità, ma che c’è anche una liturgia domestica con la preghiera in famiglia al centro. E c’è un sacerdozio battesimale che andava più valorizzato. Abbiamo affollato il web di pseudo-ritualità. E in alcuni è passata l’idea che la Messa in tv fosse non solo più comoda ma equivalente. Ciò ha alimentato il rischio di una spiritualità fai-da-te che è affine a una certa cultura contemporanea di stampo individualistico. Invece l’esperienza cristiana implica una comunità in carne e ossa, che celebra il mistero attraverso la corporeità, che sta sul territorio, dove ai momenti celebrativi si aggiungono percorsi di fraternità e missione».

La celebrazione della Messa in una parrocchia italiana

La celebrazione della Messa in una parrocchia italiana – Gambassi

All’appello mancano in particolare i ragazzi: i praticanti assidui tra gli adolescenti (14-17 anni) sono passati dal 37% del 2001 al 12% del 2022 e quelli tra i 18 e 19 anni sono scesi dal 23% nel 2001 all’8% nel 2022. «L’estraneità dei giovani alla liturgia è lo specchio di una Chiesa a due velocità: quella degli “over” che vanno a Messa e quella delle nuove generazioni che si ricompattano nei grandi eventi come la Gmg o che ha forme aggregative diverse rispetto a quella liturgica – osserva il vescovo di Mantova –. Non è vero che i giovani peccano di giovanilismo. Le critiche per riti noiosi, indecifrabili, soprattutto poco vivi e coinvolgenti sono da tenere in debito conto. Fa pensare che a Lisbona i giovani abbiano partecipato con entusiasmo ogni giorno all’Eucaristia o che nei campi estivi le celebrazioni siano accolte positivamente. Inoltre sono gli stessi giovani a privilegiare contesti comunitari, come lo sono quelli liturgici».

Allora da dove ripartire? Anzitutto, dagli itinerari di avvicinamento all’Eucaristia. Con la formazione alla liturgia. «Servono proposte per riapprendere questo linguaggio dell’anima – sprona Busca –. Ogni ritualità, come quella sportiva o musicale, ha un linguaggio iniziatico: ci sono parole, gesti, azioni che vengono compresi da chi segue uno sport o la musica perché qualcuno lo ha introdotto. Anche la lingua liturgica ha necessità di essere imparata. E la si apprende frequentandola. Nel celebrare, ad esempio, si coglie il valore del silenzio, si è toccati dalla vicinanza degli altri, si viene catturati dal messaggio di una preghiera, si è aiutati dalla spiegazione della Parola. Ma c’è anche una capacità di adattamento che da sempre la liturgia ha. Essa è un corpo vivo, non un fossile e può ricorrere a parole nuove o a approcci che colgono le sensibilità di oggi. Guai però a scadere in forme di stampo televisivo o all’eccentricità».

Poi c’è la qualità dei riti che può essere riassunta nel motto “Più Messa, meno Messe”. «Succede che si tenga un’Eucaristia domenicale per otto persone e l’ora successiva per altre quindici. Moltiplicare le Messe e smembrare l’assemblea è contrario alla natura dell’Eucaristia che implica il “convergere in uno”. E la quantità rischia di andare a discapito della dignità liturgica». In aiuto possono venire l’arte e il canto. « Non sono elementi accessori ma parte della liturgia stessa – avverte il presidente della Commissione episcopale –. Essi indicano come la lode a Dio si avvalga anche di leve culturali diversificate. Perché culto e cultura vanno di pari passo». E l’altare è sorgente di carità. « Nell’Eucaristia – conclude Busca – Cristo si rende presente per farci dono della sua Pasqua. Un dono ricevuto che diventa dono restituito nel servizio e nell’abbraccio al prossimo. Essere stati alla mensa del Signore apre a una prassi di ospitalità del fratello che è chiamata a farsi annuncio del Risorto. Altrimenti tutto si riduce all’assistenzialismo o alla filantropia».

avvenire.it

Todos!. Il messaggio della Gmg di Lisbona: condividere e scegliere

Il senso di un’esperienza di fede, di relazione, di scoperta, d’incontro, compiuta da tantissimi giovani arrivati da tutto il mondo (65mila dall’Italia) per la Giornata mondiale della gioventù
Giovani alla Gmg di Lisbona salutano papa Francesco

Giovani alla Gmg di Lisbona salutano papa Francesco – Ansa

avvenire.it

Cos’hanno detto alla Chiesa i giovani della Gmg di Lisbona? E cosa si attendono ora? Di quali domande sono portatori? Cosa può fare la Chiesa per tenere viva la speranza che si è accesa in loro? E cosa devono fare genitori ed educatori? Apriamo oggi uno spazio di riflessione a più voci, che proseguirà nei prossimi giorni sulle pagine di Catholica, ispirato a quel «Todos, todos, todos!» di papa Francesco che ai giovani a Lisbona ha detto che «nella Chiesa c’è spazio per tutti. Nessuno è inutile, nessuno è supefluo, c’è spazio per tutti. Così come siamo. Tutti, tutti, tutti». I contributi saranno pubblicati anche su Avvenire.it/giovani. (F.O.)

Alla Giornata mondiale della gioventù di Lisbona i giovani erano davvero tanti, 65mila venivano dall’Italia. Non sono andati in vacanza. Sono stati mossi da alcune motivazioni che dobbiamo cercar di mettere a fuoco.

La prima è che hanno voluto fare un’esperienza. Non un’esperienza qualunque, ma un’esperienza di fede. In Occidente, certo, la fede cristiana è in crisi. Nei giovani di Lisbona la fede c’era, eccome. Non già una fede abitudinaria, espressa con linguaggi e riti che non si comprendono più, bensì la ricerca e l’espressione di modi più consoni alla realtà quotidiana di vivere le relazioni degli esseri umani fra loro, e fra gli esseri umani e il creato, alla luce della relazione con Dio. La scommessa della loro fede è di riuscire a inserire all’interno di tale relazione religiosa ciò che importa davvero della vita quotidiana.

La seconda motivazione è che i nostri ragazzi e le nostre ragazze hanno voluto fare un’esperienza a modo loro. Si è trattato di un’esperienza di relazione, di scoperta, d’incontro. Essa si è inserita naturalmente, nel contesto della Gmg, in parole, gesti, riti – come la confessione e la comunione – centrali nella tradizione cristiana. Tale tradizione è stata in molti casi trasformata in qualcosa di davvero personale.

La terza motivazione, connessa alle prime due, è legata al fatto che l’esperienza di Lisbona è stata il frutto di una scelta. I ragazzi e le ragazze hanno voluto andarci. Sono stati magari sollecitati dalle loro comunità di appartenenza o da qualche adulto di riferimento, ma alla fine sono stati loro a scegliere. Hanno così sperimentato che quando c’è una scelta – in particolare quando c’è una scelta che ha a che fare con la fede – tutto diventa più significativo.

La quarta motivazione, infine, si ricollega al fatto che i nostri ragazzi e le nostre ragazze vogliono fare le cose insieme. Hanno bisogno l’uno dell’altro, forse più che in passato. Le relazioni rafforzano. Le relazioni buone esaltano le esperienze buone. E dunque una fede vissuta comunitariamente permette di fare cose che da soli non si riesce a fare.

Qual è allora l’identikit della fede di questi ragazzi e ragazze? E quali sono i pericoli in cui essa può incorrere? È una fede che fornisce qualcosa di nuovo. È una fede da vivere insieme, che offre orientamento, accogliente, attrattiva se non viene percepita come qualcosa d’imposto. Tutto ciò comporta anche rischi, come accade sempre quando si abbandonano vie consolidate. Il principale sta nel considerare l’esperienza fatta come una semplice emozione, che colpisce e passa. Invece la fede richiede di essere costantemente alimentata e consolidata. Un altro rischio è di scivolare, per aprirsi alle relazioni con gli altri, in una falsa idea di tolleranza, per la quale va bene tutto. Ma i nostri ragazzi e le nostre ragazze non possono rinunciare a quello che sono, tanto più dopo averlo guadagnato con fatica. Un ultimo rischio sta nel modo in cui le relazioni sono vissute. L’esperienza di Lisbona è stata davvero un’esperienza in quanto è stata fatta in presenza, incontrando tante persone, condividendola e non già sostituendola (ecco il rischio), con le connessioni online.

I nostri ragazzi corrono in particolare questi rischi. Ma stanno trovando anche strade nuove. La loro esperienza di fede, ciò che esprimono e ciò che cercano, ci può dire molto. Non resta che stare ad ascoltarli.

di Adriano Fabris,  professore ordinario di Filosofia morale ed Etica della comunicazione – Università di Pisa