Natale solidale alla scuola dell’infanzia

Tratto da La Libertà n. 45
23 dicembre 2023
L’attenzione agli altri, soprattutto a chi è in situazione di disagio; il senso dell’accoglienza e della condivisione sono comportamenti che si imparano sin dai primi anni di vita. È questa la lezione, semplice ma efficace, che viene dalla scuola parrocchiale dell’infanzia “Santa Teresa” in città.
Nel corso dell’Avvento dalle insegnanti e dalla coordinatrice è stata proposta alle bambine e ai bambini frequentanti la storica istituzione educativa e alle loro famiglie di raccogliere generi alimentari non deperibili e prodotti per l’igiene personale e per la casa, da destinare al Centro di Ascolto del Centro storico Caritas di stradone del Vescovado che assiste circa duecento famiglie che versano in una difficile situazione economica. Sono circa quattrocento le persone assistite: si tratta spesso di famiglie numerose, con figli piccoli e con problemi di salute o con i genitori senza lavoro.

Generosa veramente è stata la risposta; il sapere della finalità dell’iniziativa ha sollecitato tanti a donare con larghezza implementando le disponibilità del Centro di Ascolto, che ogni sabato provvede nei locali della parrocchia di Sant’Agostino a consegnare oltre cento pacchi con generi alimentari e per l’igiene ad altrettanti nuclei familiari.

Nei giorni scorsi alcuni volontari del Centro assieme al parroco don Luca Grassi si sono recati presso la scuola per ringraziare le bambine e i bambini della loro generosità e per illustrare a chi sarà destinato quanto raccolto. Don Luca ha sottolineato la bellezza e l’importanza del gesto compiuto assieme alla necessità di essere sempre attenti a chi è in situazione di povertà. Al termine dell’incontro ad ogni bimbo è stata consegnata una stellina d’argento in segno di ringraziamento e per significare che il loro gesto ha illuminato il Natale di altri coetanei.

Dalla Terra Santa l’appello dei patriarchi di Gerusalemme a una pace giusta per i luoghi dove è nato il Salvatore e per tutto il mondo

Messaggio di Natale dei Patriarchi e dei Capi delle Chiese di Gerusalemme 2023

 

Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace”.(Isaia 9:6)

Noi, Patriarchi e Capi delle Chiese di Gerusalemme, trasmettiamo i nostri auguri di Natale ai fedeli di tutto il mondo nel nome di nostro Signore Gesù Cristo, il Principe della pace, nato qui a Betlemme più di duemila anni fa.

Nell’estendere questi saluti, siamo ben consapevoli che lo facciamo durante un periodo di grande calamità nella terra natale di nostro Signore. Negli ultimi due mesi e mezzo, la violenza della guerra ha portato a sofferenze inimmaginabili per, letteralmente, milioni di persone nella nostra amata Terra Santa. I suoi continui orrori hanno portato miseria e dolore inconsolabile a innumerevoli famiglie in tutta la nostra regione, evocando analoghe grida di angoscia da ogni parte della terra. Per coloro che si trovano in circostanze così terribili, la speranza sembra lontana e irraggiungibile.

Eppure è in un mondo simile che nostro Signore stesso è nato per darci speranza. Dobbiamo ricordare che qui, durante il primo Natale, la situazione non era molto lontana da quella odierna. Così la Beata Vergine Maria e San Giuseppe ebbero difficoltà a trovare un luogo dove far nascere il loro figlio. C’è stata l’uccisione di bambini. C’era un’occupazione militare. E c’era la Sacra Famiglia che veniva sfollata come rifugiata. Esteriormente, non c’era motivo di festeggiare se non la nascita del Signore Gesù.

Tuttavia, in mezzo a tanto peccato e dolore, l’Angelo apparve ai pastori annunciando un messaggio di speranza e di gioia per tutto il mondo: “Non temete, perché ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà per tutte le persone. Poiché oggi è nato per voi nella città di Davide un Salvatore, che è Cristo il Signore” (Luca 2:10–11).

Nell’incarnazione di Cristo, l’Onnipotente è venuto a noi come Emmanuele, “Dio con noi” (Matteo 1:23), per salvarci, redimerci e trasformarci. Dovevano adempiersi le parole del profeta Isaia: “Il Signore mi ha consacrato con l’unzione… mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, a proclamare l’anno di grazia del Signore” (Isaia 61:1–2a; Luca 4:18–19).

Questo è il messaggio divino di speranza e di pace che il Natale di Cristo ispira in noi, anche in mezzo alla sofferenza. Perché Cristo stesso è nato e vissuto in mezzo a grandi sofferenze. Egli, infatti, ha sofferto per noi, fino alla morte di croce, affinché la luce della speranza risplendesse nel mondo, vincendo le tenebre (Gv 1,5).

È in questo spirito natalizio che noi, Patriarchi e Capi delle Chiese di Gerusalemme, denunciamo tutte le azioni violente e chiediamo la loro fine. Allo stesso modo invitiamo le persone di questa Terra e di tutto il mondo a cercare le grazie di Dio affinché possiamo imparare a camminare insieme sui sentieri della giustizia, della misericordia e della pace. Infine, invitiamo i fedeli e tutti coloro di buona volontà a lavorare instancabilmente per il sollievo degli afflitti e per una pace giusta e duratura in questa Terra che è ugualmente sacra alle tre Fedi monoteiste.

In questo modo, infatti, rinascerà la speranza del Natale, a partire da Betlemme e si estenderò da Gerusalemme fino ai confini della terra, realizzando così le consolanti parole di Zaccaria, secondo cui «un’aurora dall’alto sorgerà su di noi per dare luce a coloro che giacciono nelle tenebre e nell’ombra di morte, guidando i nostri passi sulla via della pace» (Lc 1,78-79).

Famiglia Cristiana