Giorgia, Mengoni, Ultimo e Oxa tra i Big di Sanremo 2023

Giorgia © ANSA

Giorgia, Articolo 31, Elodie, Colapesce Dimartino, Ariete, Modà, Mara Sattei, Leo Gassmann, i Cugini di Campagna, Mr Rain, Marco Mengoni sono i nomi dei primi undici Big in gara alla 73/a edizione del Festival di Sanremo (7-11 febbraio) annunciati da Amadeus al Tg1 delle 13.30.

Anna Oxa, Lazza, Tananai, Paola e Chiara, Lda, Madame, Gianluca Grignani, Rosa Chemical, Coma Cose, Levante, Ultimo sono i nomi degli altri undici Big di Sanremo 2023 annunciati da Amadeus al Tg1 delle 13.30.

Dalla finalissima di Sanremo Giovani saranno sei i cantanti che accederanno all’Ariston fra i Big, ha annunciato Amadeus.

Ansa

Santo del Giorno MARTEDÌ 22 NOVEMBRE Santa Cecilia

Dal Martirologio
Memoria di santa Cecilia, vergine e martire, che si tramanda abbia conseguito la sua duplice palma per amore di Cristo nel cimitero di Callisto sulla via Appia. Il suo nome è fin dall’antichità nel titolo di una chiesa di Roma a Trastevere.
Altri Santi
San Benigno, vescovo; sant’Anania, martire.

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Un anno con IDML e Hospice

Tutto il calendario di PHOS HILARON e di RISONANZE DELLA PAROLA

Anche quest’anno il mese di ottobre segna la ripresa degli appuntamenti di PHOS HILARON e RISONANZE DELLA PAROLA, rassegne promosse da Istituto Diocesano di Musica e Liturgia (IDML) “Don Luigi Guglielmi” e Hospice Casa Madonna dell’Uliveto di Montericco.
Teatro, Musica, Letteratura, Spiritualità accompagneranno il pubblico, nelle domeniche pomeriggio, fino al mese di giugno; Phos Hilaron presso la chiesa Santa Maria dell’Oliveto annessa all’Hospice di Montericco, Risonanze della Parola in Cattedrale a Reggio.

il Duo pianistico Sollini-Barbatano

Il cartellone vedrà presenti, di fianco ad amici che tradizionalmente hanno già collaborato con Phos Hilaron, anche nuovi ospiti che rappresentano il meglio del panorama concertistico nazionale. Tra questi: il Duo Silvia Martinelli (soprano) e Andrea Trovato (pianoforte), due affermati musicisti aretini con un progetto di musiche ed immagini legate al romanticismo; il Duo pianistico Sollini-Barbatano che vanta concerti in tutta Europa; il Quartetto Arpe Diem (inusuale e suggestiva compagine arpistica) e last but not least, il Coro della Cappella Musicale San Francesco da Paola.

il Quartetto Arpe Diem

Gli appuntamenti di Risonanze della Parola saranno affidati, come consuetudine, ai commenti musicali dei Docenti IDML e contempleranno testi di Carlo Maria Martini, Tonino Bello e Primo Mazzolari.
Il teatro di impegno civile della compagnia Manachuma (già apprezzato lo scorso anno con “Come un granello di sabbia”) inaugurerà la stagione domenica 30 ottobre con Quanto resta della notte, mentre domenica 12 marzo anche all’Hospice sarà presentato il libro La Principessa e la malattia che la guarì (Edizioni San Lorenzo) con Silvia Ferretti, Francesca Bennati e Roberta Pavarini.

Padre Pier Luigi Maccalli missionario

L’appuntamento di giugno de La Notte Silenziosa vedrà la presenza di monsignor Daniele Gianotti (vescovo di Crema) che dialogherà con padre Pier Luigi Maccalli missionario, per due anni prigioniero nel Sahel. La novità di quest’edizione sarà il concerto Serenata a Maria che sarà proposto la sera del 14 agosto nel cortile del Palazzo vescovile in occasione della solennità dell’Assunta a cui è dedicata la nostra Cattedrale.

 

Un calendario ricco che, speriamo, incontri l’interesse di tanti e che rinnova la collaborazione Hospice-IDML; una collaborazione che si fonda anche sulla certezza che la luce di bellezza sprigionata dall’incontro con la Parola e le parole, con la musica, l’arte in genere e con gli altri, è una vera ancora di salvezza, soprattutto in un periodo come questo così complesso e tormentato. Per informazioni: www.idml.it e www.madonna-uliveto.org.

laliberta.info

Concerto Soli Deo Gloria alla chiesa di Santa Teresa 22 ottobre 2022, ore 21

coro in chiesa

Concerto “Soli Deo Gloria. Organi, Suoni e Voci della Città 2022” – XVIII edizione si terrà sabato 22 ottobre 2022, ore 21, in chiesa di Santa Teresa, via Campo Marzio, Reggio Emilia.

Concerto in ricordo di Maria Vittoria Visconti Spallanzani “Joio” e Maria Cecilia Spallanzani Masini.

Ingresso libero, senza prenotazione, limitato ai posti disponibili.

Federico Bigi organo

Fonte Armonica Ensemble
Annalisa Brutti, Diana Rosa Càrdenas Alfonso soprani
Valeria Cuoghi, Elisa Pellacani contralti
Marco Guidorizzi, Stefano Tosi tenori
Luca Bauce, Marco Bernabei bassi

Chiara Benazzi voce recitante
(Compagnia Teatrale Francesco Campogalliani)

Il programma 

Ludwig van Beethoven
(Bonn, 1770 – Vienna, 1827)
Fuga a 2 voci per organo
1783, WoO31

Louis Claude Daquin
(Parigi, 1694 – Parigi, 1772)
Le Coucou – Rondò (n. 16, dalla III Suite)

Gaetano Valeri
(Padova, 1760 – Padova, 1822)
Sonata – Rondò 

Amilcare Ponchielli
(Paderno Fasolaro, 1834 – Milano, 1886)
Facile marcia per organo 

***

A l’alba venid
dal Cancionero Musical de Palacio 

Francesco Soriano
(Soriano nel Cimino, 1549 – Roma, 1621)
Ave Maris Stella
Ave Regina Caelorum 

Grzegorz Gerwazy Gorczycki
(Rossberg, 1665 circa – Cracovia, 30 aprile 1734)
Omni die dic Mariae 

Josquin Desprez
(1450 circa – Condé-sur-l’Escaut, 27 agosto 1521)
Ave vera Virginitas  

Jacquet de Mantua
(Vitré, 1483 – Mantova, 2 ottobre 1559)
O Jesu Christe 

Thomas Tallis
(1505 circa – Greenwich, 23 novembre 1585)
If ye love Me  

Antoine Brumel
(Brunelles, 1460 – 1513)
Sicut lilium inter spinas

Juan Bautista Comes
(Valencia, 1582 – Valencia, 5 gennaio 1643)
Jesu corona Virginum  

Tomás Luis de Victoria
(Avila?, 1548 – Madrid, 27 agosto 1611)
Veni Sponsa Christi
Jesu dulcis memoria (attr.)

locandina del concerto

La musica è nutrimento dell’anima, e può accadere che renda attuale e vivo qualcosa che sembrava appartenere a un passato ormai sepolto

da Avvenire Apre gli occhi, spalanca il cuore, permette di sperimentare la bellezza di eventi accaduti nel passato rendendoli nuovamente presenti e operanti, può diventare una memoria capace di rivitalizzare l’esistenza. Lo ha toccato con mano il musicista italo-brasiliano Marcelo Cesena quando, al termine di un concerto tenuto in una casa di riposo, un anziano si è avvicinato e ha chiesto di parlargli: «Sono sposato da sessant’anni, mia moglie è stata aggredita dal morbo di Alzheimer, da tempo non mi riconosce più. Vengo qui a trovarla ogni giorno ma è come se non mi vedesse neppure. Durante il concerto lei ha suonato alcuni brani che fanno parte della nostra storia e mentre li ascoltava mia moglie ha cambiato improvvisamente espressione. Lo sguardo si è illuminato, ha cominciato a cantare, ricordava la musica e persino le parole. È accaduto qualcosa che le ha fatto tornare alla mente una parte del nostro passato: si è voltata verso di me ed è come se dopo tanto tempo mi avesse riconosciuto. Ci siamo guardati negli occhi, in quel momento lei era presente come non accadeva da anni. Quella musica ci ha ridato un po’ della vita trascorsa insieme».

Musica. Mario Brunello: Stresa e le mie isole sonore

Parla il violoncellista che dal 2020 da direttore artistico ha rianimato il Festival Internazionale che dal 1962 si svolge attorno al Lago Maggiore
Il violoncellista Mario Brunello, dal 2020 direttore artistico del Festival Internzionale di Stresa

Il violoncellista Mario Brunello, dal 2020 direttore artistico del Festival Internzionale di Stresa

Avvenire

Il Festival Internazionale che dal 1962 si svolge attorno al Lago Maggiore sta cambiando pelle. Questa metamorfosi, questo progetto è uno dei dati più rilevanti dell’affollatissima, e non poco prevedibile, estate musicale italiana. A sessant’anni si può cominciare a diventare vecchi, oppure, talvolta, più saggi. «Stresa, il Lago Maggiore sono luoghi meravigliosi. Tutto intorno le colline, le montagne, un territorio dove natura e cultura si sono intrecciate da secoli e che si possono anche raggiungere a piedi, seguendo sentieri nei boschi. Non ci sono soltanto le luci dei grandi alberghi che si riflettono sul lago. E non c’è più il pubblico che per molti anni ha costituito la maggior parte del pubblico del festival. Sono stati aperti centinaia di bed and breakfast, di agriturismi, la permanenza media dei turisti è di pochi giorni, sono ormai rare le famiglie che passano a Stresa settimane di vacanza», racconta Mario Brunello, 62 anni, violoncellista, dal 2020 direttore artistico di questo festival. «Nel 2021 eravamo ancora limitati dalla pandemia, da quest’anno credo sia visibile un’identità diversa. Ci sono tre Isole nel Lago Maggiore: Isola Bella, Isola Madre, Isola dei Pescatori. Vorrei che il Festival diventasse la quarta isola»
Un filo rosso che attraversa la programmazione, iniziata a luglio e che si concluderà il 9 settembre, è “L’isola Pasolini”. Perché questa attenzione alla sua figura da parte di un musicista come lei?
In un breve saggio dedicato a Johann Sebastian Bach Pasolini considera le vicende umane del compositore quasi quanto la sua vicenda artistica. Chi mai, prima di lui, aveva osato dire che Bach ha avuto una crisi, che ha sofferto? Lo ha umanizzato».
Pasolini scrive che nel terzo movimento della prima Sonata per violino solo, il Siciliano, avverte una «’lotta cantata infinitamente tra la Carne e il Cielo». Condivide questa sensazione, questa immagine?
Per quanto mi riguarda, quella lettura ha cambiato il mio modo di interpretare Bach. Dopo aver letto quelle pagine, ho osservato la musica da uno sguardo un po’ diverso. Ho capito che tutta la musica scritta può rappresentare una lotta tra la Carne e il Cielo.
Domani sera, sabato 20 agosto, è in programma uno degli appuntamenti più attesi, anch’esso concepito come omaggio a Pasolini, che molto amava la Passione secondo Matteo di Bach. Nel ruolo dell’Evangelista, al quale spetta l’importante compito di raccontare la vicenda, lei ha chiamato Vincenzo Capezzuto. Un attore, un cantante, un danzatore, un performer. Perché questa scelta così poco tradizionale?
Si muoverà tra il pubblico, accennerà dei movimenti di danza. Ho cercato lui perché volevo una visione interpretativa non statica e non solo vocale. E la sua voce, che spazia dal barocco al contemporaneo ed è capace di improvvisare, potrà aggiungere nuove intenzioni ad un ruolo che, tradizionalmente, assume una veste piuttosto asciutta. Una faccia d’angelo che può anche provenire dalle periferie di una grande città. Molto pasoliniana.
Per questa esecuzione ha scelto interpreti tutti italiani: i Pueri Cantores della Fondazione Sacro Cuore di Milano, il Coro Ars Cantica, l’Accademia dell’Annunciata. E una nuova versione critica, con degli organici più ridotti.
Una versione, mi viene da dire, quasi da strada. Emergerà più il contenuto che un’esteriore maestosità. Grazie alle ricerche dei musicologi sappiamo che le esecuzioni al tempo di Bach non erano certo affidate a grandi orchestre sinfoniche
Tra i luoghi del territorio dove si sono svolti dei concerti, anche il Tecnoparco di Verbania disegnato negli anni ’90 dall’architetto Aldo Rossi, ultima sua opera e progetto di innovazione che non si è realizzato.
Abbiamo ospitato due concerti di Patti Smith in questa struttura visionaria, che era stata definita la “Silicon Valley” di Verbania. Rossi l’aveva concepita come, per usare una parola di oggi, un grande hub dell’artigianato e della ricerca. I concerti sono andati esauriti e buona parte del pubblico si è come ricordata di avere, nel proprio territorio, anche questo incompiuto gioiello. Qui intorno lavorano delle aziende che rappresentano nel mondo la bellezza del made in Italy e con le quali abbiamo avviato un rapporto di piena collaborazione.
Nella sua carriera di interprete e organizzatore, lei è andato spesso alla ricerca di nuovi luoghi e di nuovi contesti dove far vivere la musica classica. Penso al Festival “I suoni delle Dolomiti” e ai suoi concerti all’alba, tra le montagne. Qui, ha chiesto all’architetto Michele De Lucchi di realizzare una nuova “Catapulta acustica”. Con quali intenzioni?
È un padiglione musicale che si può montare e smontare. Un amplificatore naturale del suono, una meravigliosa macchina scenica pensata per far incontrare nelle migliori condizioni possibili la musica, la natura, il pubblico.

Il caso. Musica in streaming: solo un artista su mille guadagna decentemente

Sono ben 524 milioni le persone che usano piattaforme come Spotify per ascoltare musica. Un business da 13,4 miliardi di dollari. Ma solo pochissimi artisti riescono a guadagnare bene
Musica in streaming: solo un artista su mille guadagna decentemente
da Avvenire
L’abbiamo imparato da tempo: la musica ormai si consuma soprattutto in streaming. Certo, i compact disc vendono ancora un po’ e i vecchi 33 giri sono persino tornati di moda anche tra i giovani. Ma resta il fatto che la maggior parte del mercato musicale è digitale grazie a piattaforme come Apple Music, Spotify, YouTube Music, Pandora, Amazon Music, Tidal e Deezer. Come ha evidenziato, qualche giorno fa, Statista (la più importante piattaforma di statistica su dati di mercato e di consumo) «nessun’altra innovazione tecnologica ha sconvolto l’industria globale dei media e dell’intrattenimento e cambiato le abitudini di consumo della musica in modo così netto come lo streaming. Negli ultimi anni, il numero di abbonati è aumentato vertiginosamente e oggi quasi 524 milioni di persone ascoltano i loro artisti preferiti o ne scoprono di nuovi tramite piattaforme di streaming online». Una crescita enorme se si pensa che nel 2014 gli utenti erano 7,9 milioni.

Non solo. «I ricavi dello streaming musicale – prosegue lo studio di Statista – si sono moltiplicati di oltre 28 volte nell’ultimo decennio». Spotify rimane la piattaforma di streaming musicale più usata al mondo, con il 30% di tutti gli abbonati. Secondo gli ultimi dati della società, il numero di abbonati premium (cioè paganti) ha raggiunto i 182 milioni di utenti. Apple Music si piazza seconda con il 16% della quota di mercato e il 13% di utenti. Lo streaming di musica in tutto il mondo nel 2021 ha raggiunto un fatturato di 13,4 miliardi di dollari. Insomma, lo streaming non è solo una realtà ormai consolidata, ma «la realtà» più importante per la diffusione e il business musicale. Anche per questo viene spontaneo chiedersi: quanto guadagnano gli artisti dalle piattaforme streaming dedicate alla musica? A questa domanda chiave ha provato a rispondere Producer Hive, una rivista inglese destinata a musicisti e produttori. Prima di arrivare ai dati, va precisato che esistono molti tipi di diritti d’autore, quelli pagati dalle piattaforme di streaming sono mediamente calcolati in base al numero di volte in cui una registrazione audio viene riprodotta su una piattaforma o scaricata. Una parte dei guadagni dell’artista finiscono anche all’etichetta discografica o all’editore musicale che tratten-gono una percentuale fissa.

La piattaforma più popolare, cioè Spotify, secondo Porducer Hive, paga mediamente gli artisti tra 0,003 e 0,004 dollari per riproduzione. Esistono comunque molti altri fattori che determinano la quota che si può ottenere per streaming, come per esempio la popolarità dell’artista e il Paese nel quale i suoi brani vengono riprodotti. C’è un altro punto importante. Oggi, le etichette discografiche trattengono una percentuale fissa di diritti d’autore per lo streaming degli artisti che producono e commercializzano. Spiega Producer Hive, «normalmente gli artisti ricevono solo il 16% circa dei pagamenti dei diritti dai servizi di streaming mentre le etichette indipendenti di solito dividono al 50% con gli artisti i guadagni».

Resta la domanda più importante: quanto guadagnano quindi gli artisti dalle piattaforme di streaming? Grazie all’inchiesta di Producer Hive scopriamo che c’è una differenza sostanziale di trattamento da piattaforma a piattaforma. E che alcune pagano molto meglio di altre. Per esempio, Apple music e Amazon Music pagano meglio di Spotify mentre la piattaforma streaming che rispetta di più gli artisti è Tidal, dove per guadagnare un dollaro occorrono 78 ascolti. Il peggior servizio invece è Deezer, dove per avere un dollaro bisogna ottenere 909 streaming. Dopo Tidal si piazza Apple Music, dove per guadagnare un dollaro occorrono 125 riproduzioni di un brano. Seguono Amazon Music (249 ascolti per avere 1 dollaro), Spotify (314 riproduzioni per guadagnare 1 dollaro), YouTube Music (500 ascolti per 1 dollaro) e Pandora (752 riproduzioni per un dollaro). Messi così forse questi numeri non rendono abbastanza l’idea.

Per questo motivo Producer Hive ha messo a disposizione dei suoi lettori «un calcolatore delle royalty dello streaming» che permette di avere un’idea di quanto possa guadagnare un artista da ogni piattaforma. Va detto che sono calcoli generici ma sono comunque utili per farsi un’idea. Per esempio, proviamo a ipotizzare di essere un artista che ha raccolto con la sua musica 1 milione di streaming. Ecco quanto avremmo guadagnato da ogni singola piattaforma. Da Deezer 1.100 dollari, da Pandora 1.330 dollari, da YouTube Music 2.000 dollari, da Spotify 3.180 dollari, da Amazon Music 4.020 dollari, da Apple Music 7.830 dollari e da Tidal 12.840 dollari. Davanti a questi risultati la prima riflessione che viene da fare è che nemmeno 1 milione di streaming permette ad un artista di guadagnare decentemente. Infatti per stessa ammissione di Spotify «1.000 artisti hanno guadagnato nel 2021 dallo streaming più di 1 milione di dollari». Mille su 8 milioni di musicisti presenti su Spotify, cioè lo 0,01%. Per ottenere un’entrata decente da Spotify – secondo Groover Blog – «bisogna piazzarsi tra i primi 9.000 artisti più suonati». A guadagnare decentemente dallo streaming, quindi, sarebbero di fatto solo l’0,11% degli artisti. Ci sono però delle differenze. Apple Music, per esempio, paga gli artisti il doppio di Spotify. Per non parlare di Tidal che li paga quasi 12 volte di più di Deezer e quattro volte di più di Spotify. Facciamo ancora due conti, con due esempi di casa nostra. Su Spotify la canzone più gettonata di Vasco Rossi è «Sally» con 44 milioni 423 mila 913 ascolti. Secondo il calcolatore di Producer Hive, ha prodotto su Spotify royalties per oltre 141 mila euro, mentre «Brividi» di Mahmood & Blanco che ha vinto l’ultimo Sanremo ha invece guadagnato 339 mila euro. Chissà quanti ne saranno arrivati agli artisti.

Musica. Desdemona, la doppia vittima dei troppi Otello

La regista Rosetta Cucchi rilegge «con sensibilità di donna» l’“Otello” di Rossini, titolo clou dell’edizione 2022 del pesarese Rof: «Un doloroso percorso purtroppo attuale nella fragilità umana»
Dmitry Korchak e Antonino Siragusa in una scena di “Otello” di Rossini

Dmitry Korchak e Antonino Siragusa in una scena di “Otello” di Rossini

da Avvenire

L’“Anima gemente” nello “Stabat” di Tuma

Animam gementem cano è il titolo del disco firmato dal Pluto-Ensemble e dall’Hathor Consort; e per cantare “l’anima gemente” citata dal testo dello Stabat Mater, le due formazioni impaginano un programma davvero affascinante, che ci riporta al cuore dell’Europa centrale, tra Austria e Boemia, dove nel XVII secolo erano attivi alcuni dei più illustri musicisti della scuola barocca. Nulla forse di nuovo da scoprire per quanto riguarda Heinrich Ignaz Franz von Biber (1644-1704), che per una ventina d’anni ha ricoperto la prestigiosa carica di Kapellmeister presso il Duomo di Salisburgo; il suo suggestivo Requiem in fa minore si impone sicuramente come esempio mirabile di ricchezza armonica e melodica, ottenuta mediante il sapiente intreccio tra le sezioni polifoniche corali e l’apporto della compagine strumentale, in un’atmosfera di forte potenza evocativa, profondamente intrisa di senso del tragico e del sublime. Una partitura di grande effetto, assolutamente ideale per introdurre il clima di raccoglimento e preghiera richiamato dallo Stabat Mater in sol minore di František Ignác Antonín Tuma (1704-1774), musicista tenuto in alta considerazione dai suoi contemporanei: compositore, organista, gambista e tiorbista, perfezionò i suoi studi di contrappunto a Vienna con Johann Joseph Fux e fu al servizio del conte Franz Ferdinand Kinsky (Cancelliere di Boemia), prima di approdare alla corte dell’imperatrice Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel (vedova di Carlo VI), dove vide verosimilmente luce – intorno al 1748 – lo Stabat che suggella questa registrazione. La florida vena coloristica di Tuma riesce a conferire profondità espressiva e spessore cromatico all’antico testo attribuito a Jacopone da Todi, attraverso un misurato utilizzo di tinte pastello e un sapiente uso di madrigalismi con cui il maestro boemo piega la retorica del dolore al puro potere espressivo della sacra Parola, perché “l’anima gemente” possa cantare invocando alfine la gloria del Paradiso.

Animam gementem cano
Pluto-Ensemble, Hathor Consort, M. De Cat, R. Lischka
Ramée / Self. Euro 20.00

Musica. Renato Zero: «Il mio credo è una prova di coraggio»

Il cantautore romano presenta “Atto di fede”, 19 brani di musica sacra: «L’umiltà di dirsi cattolici è sparita, ma Dio però è sempre più Dio, ostinato a credere in noi e a perdonarci»
Il cantautore romano Renato Zero, 71 anni, esce con il suo ultimo album “Atto di fede”

Il cantautore romano Renato Zero, 71 anni, esce con il suo ultimo album “Atto di fede”

Sarà l’inquietudine scatenata dalla pandemia, prima, e dalla guerra poi. O, forse, più semplicemente gli anni che passano e la consapevolezza che, a quasi 72 anni, «il futuro è più corto del passato». O, forse ancora, sarà tutto questo insieme. Fatto sta che la nuova opera di Renato Zero è davvero diversa da tutto ciò che l’ha preceduta. Nel formato, innanzi tutto, perché è un progetto editoriale che prevede libro e doppio cd (edizioni Tattica, da domani nelle librerie, nei negozi di dischi e nei book store digitali) ma, soprattutto, per il contenuto. Che, peraltro, è chiaro già dal titolo: Atto di fede. Si tratta di 19 brani inediti di musica sacra che lui ha scritto e composto (con gli arrangiamenti di Adriano Pennino), ciascuno preceduto dalla lettura di una lettera di uno di quelli che ha scelto come “Apostoli della Comunicazione”. I nomi sono i più diversi: ci sono don Antonio Mazzi e Alessandro Baricco, Sergio Castellitto e Marco Travaglio, Giovanni Soldini e Walter Veltroni, solo per citarne alcuni: «Ho messo insieme l’eccellenza.

Si parla di temi importanti e non me la sentivo di gestire questo accostamento alla fede in prima persona. Avevo bisogno di condividerlo con loro che sono diversi ma accomunati dalla poesia, dall’inclinazione a essere leggeri nel senso poetico del termine». Poi ci sono, naturalmente, le canzoni. E lo sguardo e l’ascolto si fermano inevitabilmente su alcuni titoli: Parla con Dio, ad esempio, in cui il cantautore ci esorta a «dirgli tutto quello che non va, le tue ansie, le paure, quella pena in fondo al cuore, qual è il mondo che vorresti tu. Parla con Dio più frequentemente che potrai, Lui apprezza molto la sincerità»; Grazie Signore, in cui ci ricorda che «la vita è sacra, immenso chi ce l’ha donata. Lui è il giusto senso all’esistenza… Portiamo ovunque quella luce a chi non crede»; Benvenuti, per assicurarci che non dobbiamo avere paura perché «Lui vi accoglierà, Dio che vede e soffre con te, si insinua tra mille perché»; Ave Maria, perché «dove la ragione non ha più niente da imparare, Ave Maria. Non siamo mai stati così soli. E la paura è già legge».

Nella presentazione del nuovo progetto, che si è tenuta ieri a Roma, nella Sala Marco Aurelio del Campidoglio, Renato Zero era un fiume in piena. È uno che ama parlare e sono due anni che manca dal palco a causa della pandemia. Tanto che l’incontro è diventato l’occasione per presentare anche il grande ritorno dal vivo con Zerosettanta, quattro concerti-evento al Circo Massimo il 23, 24, 25 e 30 settembre in cui festeggerà, seppure in ritardo di due anni, i settanta anni di vita e i 55 di carriera. « Atto di fede è una sfida. Sono arrivato a un traguardo al quale ambivo da parecchio tempo: accarezzare Dio da vicino e fargli i complimenti per avermi gestito e mantenuto intatta la fede» spiega il cantautore, rivelando che prima di salire su un palco fa sempre il segno della croce «per chiedere di non sbagliare e riuscire a dare il massimo». Poi aggiunge: «Ci eravamo dimenticati di Dio. Non ci siamo fatti frequentare da Lui, abbiamo lasciato che la stanchezza ci impedisse di raggiungerlo. L’umiltà di dirsi cattolici è sparita, preferiamo giocare tre numeri al Totip per raggiugere quella felicità che avremmo garantita anche solo gettando uno sguardo oltre le nuvole».

Parole importanti, che Zero usa per presentare il suo disco: «Dio però è sempre più Dio. Sempre più ostinato a credere in noi. A perdonarci. Siamo le sue creature anche quando stupriamo, ammazziamo, rubiamo, spacciamo, mentiamo. Perché è così indulgente e caritatevole? È semplice: perché vorrebbe guarirci! Dalla superbia, dal rancore, dall’insoddisfazione, dalla mancanza di rispetto persino verso noi stessi. Guariremo? Considerando che la maggior parte dei mali, siamo noi stessi a scatenarli, basterebbe forse cambiare sguardo. Aprire il pugno. Riprendere il dialogo con albe e tramonti. E ridisegnarci un futuro immacolato. Dio mio… quanto sei paziente! Ma poi chissà se effettivamente ce lo meritiamo questo Dio?».

La fede, osserva «è la chiave di tutto perché ci permette di osare, di andare oltre le nostre capacità e le nostre potenzialità. A volte dovremmo superare un fosso e, invece, stiamo lì a cincischiare perché non abbiamo il coraggio di fare questo salto per paura di cadere nel vuoto». Invece, è la raccomandazione, «questo salto fa fatto tutte le mattine, anche nei momenti cruciali della malattia, del tracolo, dello sgomento, dell’apatia, quando ci sembra di non trovare la forza per continuare il viaggio. Dobbiamo avere il coraggio di sentirci difettosi e inadeguati». In chiusura torna a parlare dell’appuntamento di settembre e della sua città: «Il Circo Massimo premia la mia romanità, mi faccio gladiatore per conquistarmi ancora una volta l’applauso».

Ama Roma, la sua città, dove gli piace andare in giro: «Voglio continuare a essere lo zingaro che molti di voi conoscono. Purtroppo ci sono giorni in cui mi sono sentito straniero a Roma dove manca la voce dei romani, a Trastevere ormai senti parlare sempre più inglese». E, poi, c’è quella che definisce «l’invadenza della politica» e che lo spinge persino a lanciare un appello: «Perché non mettono il governo a Torino? Noi romani saremmo contenti anche di non essere più la capitale d’Italia, tanto siamo già la capitale del mondo. Facciamo un bando: liberiamo la città e diamo la possibilità ai romani di riprenderne possesso».

Avvenire