GIOVEDÌ 30 GIUGNO 2022 Santi protomartiri della Santa Chiesa di Roma

I santi del 30 giugno sono i Santi Protomartiri della Santa Chiesa di Roma

Dal Martirologio

Santi protomartiri della Santa Chiesa di Roma, che accusati dell’incendio della Città furono per ordine dell’imperatore Nerone crudelmente uccisi con supplizi diversi: alcuni, infatti, furono esposti ai cani coperti da pelli di animali e ne vennero dilaniati; altri furono crocifissi e altri ancora dati al rogo, perché, venuta meno la luce del giorno, servissero da lampade notturne. Tutti questi erano discepoli degli Apostoli e primizie dei martiri che la Chiesa di Roma presentò al Signore.

Altri Santi

Beato Gennaro Maria Sarnelli, sacerdote.
Miseria e misericordia. È così che sant’Agostino riassume l’opera redentrice di Cristo. Miseria dell’uomo; misericordia di Dio. Il miracolo di Cristo, che perdona i peccati e dà la salute, proclama che la misericordia di Dio è più forte della miseria dell’uomo. Egli proclama – ancora meglio, rende presente – tra gli uomini, la salvezza del Messia annunciata dai profeti: i ciechi vedranno, i sordi sentiranno, gli storpi correranno come delle gazzelle.
Gesù è la salvezza di Dio. È quello che dice il suo stesso nome. Salvezza di Dio, che guarisce, salva e vivifica. Unto da Dio, Cristo benedice la nostra natura con la sua propria vita; e al culmine della sua grazia, ci ricrea. Fa di noi dei nuovi esseri. “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”, dice l’Apocalisse (Ap 21,5). È per questo che coloro che contemplano il miracolo di Cristo sono sorpresi, stupefatti e ammirati davanti alla salvezza che si opera sotto i loro occhi, e si effondono in lodi. La lode e la gioia sono la risposta dell’uomo riscattato, staccato dal peccato e dalla sua schiavitù; la sola risposta di colui che ha visto il Misericordioso chinarsi su di lui. (lachiesa.it)

SANT’ANTONIO ABATE 17 Gennaio

La sua vita è stata scandita dalla solitudine, dal digiuno e dal lavoro. Rimasto orfano a 20 anni, da giovane ha donato tutti i suoi beni ai poveri e si è ritirato nel deserto, dove ha anche combattuto contro le tentazioni del demonio, scegliendo la via dell’ascesi e della preghiera. Ad Antonio si deve la costituzione di famiglie di monaci che, sotto la guida di un padre spirituale, si consacrarono al servizio di Dio.

E’ solitamente raffigurato con accanto un maiale con al collo una campanella. Tale rappresentazione iconografica è legata al fatto che l’antico Ordine ospedaliero degli “Antoniani” allevava maiali all’interno dei centri abitati poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dall’ergotismo. Tale morbo venne poi chiamato “il fuoco di Sant’ Antonio”. Nel giorno della sua festa liturgica, si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici. Nell’iconografia è associato a Sant’Antonio anche il bastone degli eremiti a forma di T, la “tau”, ultima lettera dell’alfabeto ebraico.

Nella biografia “Vita Antonii”, Sant’ Atanasio scrive queste parole riferite a Sant’Antonio: “Che fosse dappertutto conosciuto, da tutti ammirato e desiderato, anche da quelli che non l’avevano visto, è un segno della sua virtù e della sua anima amica di Dio. Infatti non per gli scritti né per una sapienza profana né per qualche capacità è conosciuto Antonio, ma solo per la sua pietà verso Dio. E nessuno potrebbe negare che questo sia un dono di Dio. Come infatti si sarebbe sentito parlare in Spagna e in Gallia, a Roma e in Africa di quest’uomo, che viveva ritirato tra i monti, se non l’avesse fatto conoscere dappertutto Dio stesso, come egli fa con quanti gli appartengono, e come aveva annunciato ad Antonio fin dal principio? E anche se questi agiscono nel segreto e vogliono restare nascosti, il Signore li mostra a tutti come una lucerna, perché quanti sentono parlare di loro sappiano che è possibile seguire i comandamenti e prendano coraggio nel percorrere il cammino della virtù”.

da Vatican News

 

 

Santi del giorno 29 Settembre 2021 Michele, Gabriele e Raffaele

Voci di un Dio “altro” che si fa compagno di vita

Se Dio è il “totalmente altro”, colui che è infinito puro, non concepibile nella sua essenza dall’intelletto, in realtà egli è anche ciò che più ci è vicino, vive nella nostra anima, condivide la nostra esistenza. In questa apparente contraddizione, sanata nella storia dall’incarnazione, gli angeli hanno un posto particolare: essi sono coloro che mediano, che portano come messaggeri le parole di Dio fino alle nostre orecchie. La devozione popolare da sempre si rivolge a loro perché si facciano anche portatori delle nostre parole fino al cuore di Dio. E l’identità dei tre arcangeli celebrati oggi ci parla del Signore e del suo amore per noi, ricordandoci che Egli è unico (Michele l’avversario del maligno), ha un progetto di salvezza da offrire a tutto il mondo (Gabriele il messaggero) e ci sostiene a ogni nostro passo (Raffaele il soccorritore). Il culto ha radici antiche che affondano nella tradizione antico testamentaria e ha in sé un messaggio di speranza: Dio ci parla, sta a noi saperlo ascoltare davvero.

Altri santi. Sant’Alarico, eremita (X sec.); beato Nicola da Forca Palena, sacerdote (1349-1449).

Letture. Romano. Dn 7,9-10.13-14; Sal 137; Gv 1,47-51.

Ambrosiano. Ap 11,19-12,12; Sal 137 (138); Col 1,13-20; Gv 1,47-51 oppure Lc 1,820.26-33.

Bizantino. Fil 1,12-20a; Lc 5,33-39.

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Nicola da Tolentino Apostolo della vera gioia, testimone del perdono. Santo del giorno 10 Settembre 2021

Apostoli della gioia, portatori della luce che vince le nostre diffidenze e guarisce le nostre ferite: essere cristiani significa anche saper sorridere e abbracciare la vita per la sua allegra bellezza nonostante i tanti drammi di ogni giorno. Così visse san Nicola da Tolentino, che colpiva tutti proprio perché, nonostante la rigorosa vita ascetica, tra preghiera e penitenze, aveva sempre una parola di gioia per tutti e coltivava nel cuore una profonda allegria. Nicola è anche protettore della maternità, perché la sua stessa nascita fu visto dai genitori come un segno miracoloso, perché giunt quando essi erano avanti con gli anni. Nato nel 1245 a Castel Sant’Angelo in Pontano nella diocesi di Fermo, a 14 anni era entrato fra gli eremitani di sant’Agostino di Castel Sant’Angelo. Divenne sacerdote nel a Cingoli, dedicandosi poi alla predicazione nel territorio marchigiano. Pur essendo un asceta, a chi si rivolgeva a lui nel confessionale sapeva comunicare con il sorriso il senso del perdono di Dio. Nel 1275 si stabilì a Tolentino dove restò fino alla morte il 10 settembre 1305.

Altri santi. San Nemesio di Alessandria, martire (III sec.); sant’Auberto di Avranches, vescovo ( VIII sec.).

Letture. Romano. 1Tm 1,1-2.12-14; Sal 15; Lc 6,39-42.

Ambrosiano. 1Gv 2,18-29; Sal 143 (144); Lc 16,19-31.

Bizantino. Ef 1,7-17; Gv 3,16-21.

Solo l’offerta di sé a Dio cambia davvero la storia. Santa del giorno 4 Settembre Rosalia

Solo offrendo noi stessi, la nostra stessa vita, nell’unico abbraccio d’amore cui Dio ci ha destinati, saremo in grado di cambiare la storia e costruire un mondo nuovo. È questo il messaggio profetico che oggi ci giunge da santa Rosalia, la santa più cara ai palermitani e loro patrona. Nata a metà del XII secolo in un momento in cui si cercava di ricostruire il tessuto cristiano della Sicilia dopo il dominio arabo durato dall’827 al 1072, Rosalia Sinibaldi era di famiglia nobile. Ai fasti della corte reale, però, preferì una vita da anacoreta, intuendo che la testimonianza da religiosa era in quel momento la strada più efficace per ridare speranza alla sua terra. Si ritirò quindi prima in una grotta a 90 chilometri da casa, vicino a un monastero basiliano, poi sul Monte Pellegrino, non lontano da una comunità benedettina, e qui morì nel 1160. Nel 1624 Palermo fu colpita dalla peste, che fu sconfitta dopo che le reliquie di santa Rosalia furono portate in processione per la città. Per questo nel 1666 venne dichiarata patrona del capoluogo siciliano.

Altri santi. San Mosè, profeta (XIV-XIII sec. a.C.); san Bonifacio I, papa ( V sec.).

Letture. Romano. Col 1,21-23; Sal 53; Lc 6,1-5.

Ambrosiano. Dt 10,12-11,1; Sal 98 (99); Rm 12,9-13; Gv 12,24-26.

Bizantino. 1Cor 4,17-5,5; Mt 24,1-13.

Il santo del giorno 11 agosto: Chiara

Amore e umiltà i passi per arrivare fino a Dio

Nel 1206 quando Francesco si spogliò dei propri abiti come segno di affidamento totale a Dio, una ragazza dodicenne di Assisi, Chiara, rimase profondamente colpita da quel gesto. Sette anni dopo toccò a lei seguire i passi del Poverello e affidarsi totalmente al Signore proprio attraverso la guida di Francesco. Nella Regola per l’Ordine delle Sorelle Povere, la fondatrice partì dalla scelta di riporre ogni propria certezza nel cuore di Dio e formulò l’invito a dare alla propria vita la ‘forma del Vangelo’. E i due cardini del cammino delle Clarisse per raggiungere questa meta risiedono nell’amore e nell’umiltà.

Chiara era nata nel 1194 e nel 1213, dopo aver maturato una scelta spirituale radicale ispirata da Francesco andò alla Porziuncola dove il santo le tagliò i capelli e le fece indossare il saio. Il padre tentò di riportare Chiara a casa ma lei trovò rifugio nella chiesa di San Damiano, dove nacquero le Clarisse, la cui prima regola fu dettata proprio da Francesco. Chiara morì nel 1253.

Altri santi. Sant’Alessandro il Carbonaio, vescovo (III sec.); beato Maurizio Tornay, martire (19101949).

Letture. Romano. Dt 34,1-12; Sal 65; Mt 18,15-20.

Ambrosiano. 2Re 19,9-22.32-37; Sal 47 (48); Lc 12,8b-12.

Bizantino. 2Cor 6,11-16a; Mc 1,23-28.

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