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Incontro pubblico «Il compito educativo»

Il 28 settembre, a Reggio Emilia (Hotel Mercure Astoria, ore 21), avremo una nuova occasione per orientare il nostro impegno educativo e per trovare solide ragioni ad una partecipazione attiva dei genitori nella Scuola.

Il nostro vescovo, Massimo Camisasca, ci aiuterà ad individuare e costruire una piattaforma che veda l’educazione come compito primario per i genitori insieme con i docenti e gli educatori a tutti i livelli, coinvolgendo anche l’attenzione delle istituzioni locali.

Un gruppo di lavoro sta poi definendo il percorso di un anno avendo attenzione al territorio e ai protagonisti del rapporto educativo. A questo generoso lavoro danno un solido contributo l’A.Ge (Associazione Genitori), il Forum Famiglie, gli Istituti San Tomaso, l’Istituto Vladimiro Spallanzani, l’Istituto San Vincenzo, gli Istituti scolastici della Familiaris Consortio. Partecipano le Associazioni della Scuola (Uciim, Diesse, Aimc, Fidae).

Uciim, Diesse, Aimc, Fidae

laliberta.info

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Nell’arte / So pregare con mio fratello e per mio fratello?

LA CATTEDRALE

(Auguste Rodin, 1908, Parigi, Musée Rodin)

«Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà». Mt 18,15-20

Siamo davanti a una di quelle opere… il cui titolo vale metà dell’opera. Perché dà un valore aggiunto di significato a un gesto misterioso, che potrebbe tanto incuriosire quanto lasciare indifferenti.

Senza il titolo, saremmo fermi a due mani destre che si sfiorano, da cui è solo possibile dedurre l’appartenenza a persone diverse. Con il titolo, siamo guidati a capire che le mani si uniscono in preghiera. Poco importa se siano nell’attimo precedente (quando si cercano, si sentono…) o in quello seguente (quando si lasciano, dopo lo scambio di calore). Ciò che importa – e lo scultore ha intuito – è che, se due hanno voglia di stringersi, possono tirar su una cattedrale. E addirittura esserlo.

Di per sé la prossimità non basta a fare una coppia, tanto meno a dar vita a una comunità. E, a volte, ciò che sembra un popolo sono solo individui che vivono nello stesso posto.

Nelle cattedrali, però, c’è una consapevolezza diversa, allorché i fedeli rendono presente il Signore celebrandolo insieme. Qui le preghiere del singolo «vanno a finire nella cartella “spam”», come immagina una pseudo-Mafalda in una vignetta. Mentre la forza di queste pietre viventi, capaci di sfidare bufere e terremoti, viene dal fatto che i due – felici di sentirsi figli dello stesso Padre, quindi fratelli – smettono d’essere degli isolati. Rendendo felice anche il Padre: l’espressione «Se due di voi si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa…» è la spia della sua gioia quando non ci rivolgiamo a lui da soli. O quando, invece di “Padre”, lo chiamiamo “Padre nostro”…

Il problema, non da poco, è togliersi di dosso la sindrome da figlio unico (la stessa che affligge il fratello del figlio prodigo): cioè colui che non riconosce fratelli (né cugini né amici), perché vede solo se stesso, i propri meriti e i propri diritti (tipo «prima gli italiani» o «prima i romani»).

Prima di pregare da solo e per sé, forse uno si dovrebbe domandare: «So pregare con mio fratello e per mio fratello?».

vinonuovo.it

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Se la Messa diventa solo elevazione

Sui rischi di un immaginario catechistico-pastorale per cui la Messa non “sta” né nell’annuncio della parola, né nella comunione, né nell’assemblea che si fa Chiesa, né nella santificazione della domenica come giorno del Signore, ma unicamente nella consacrazione

Per continuare il discorso a puntate sulla messa. Da esperienze varie – dirette e no – noto che tra alcuni (giovani) sacerdoti si diffonde una curiosa “moda”: all’elevazione si fermano con l’ostia sollevata per lungo tempo, a volte addirittura oltre un minuto, e spesso la spingono più in alto possibile, in modo da restare essi stessi con gli occhi al cielo in atteggiamento “estatico”.

Premetto: non voglio denigrare nessuno e nemmeno giudicare atteggiamenti; ma ogni gesto presuppone un’idea, una convinzione: e su questa m’interessa soffermarmi. Evidentemente questi (giovani) sacerdoti intendono dare al momento dell’elevazione un significato preponderante nel rito, proprio come succedeva in un recente passato: allorché i fedeli, pur non capendo quasi nulla delle parole latine e spesso praticando nel frattempo devozioni personali, erano richiamati all’attenzione dall’insistito suono della campanella proprio al momento della consacrazione.

Si tratta dunque di un ritorno a una concezione preconciliare della messa, secondo il noto movimento “a pendolo” della storia (perciò ho voluto sottolineare che si tratta di moda curiosamente diffusa tra celebranti giovani). Ma nemmeno questo è il punto centrale del discorso. Cui ci si avvicina semmai notando che:

a) i giovani preti in questione dovrebbero sapere che l’elevazione deve la sua enfasi al medioevo, quando si diffusero convinzioni superstiziose (del tipo: chi guarda l’ostia non morirà in quel giorno) e addirittura l’idea di una “comunione oculare” sostitutiva di quella manducatoria – aberrazione peraltro non dissimile dalla “comunione spirituale” oggi farisaicamente consigliata ai divorziati risposati…

b) secondo una corretta teologia liturgica, l’elevazione non è mai stata (nemmeno prima del Vaticano II!) il momento centrale della messa e renderlo tale significa perciò incentivare un’interpretazione per lo meno arbitraria del rito: ovvero il contrario di quel ritorno al rigore cultuale “tradizionale” che questi giovani sacerdoti sembrerebbero voler sostenere.

Ma a mio parere la maggiore verità silenziosamente rivelata da un’esagerata ostensione dell’ostia è che purtroppo la messa non è affatto considerata né un sacrificio né una cena (secondo la nota dicotomia ideologica che sembra disputarsi le preferenze delle diverse “tifoserie” teologiche), ma è semplicemente il mezzo per compiere la presenza reale di Cristo nel pane.

Il secolare retaggio controriformistico di lotta anti-protestante ha cioè tuttora un potente influsso distorsivo sulla concezione della messa: per il nostro immaginario catechistico-pastorale, essa non “sta” infatti nell’annuncio della parola, né nella comunione, né nell’assemblea che si fa Chiesa, né nelle preghiere elevate in quanto comunità, né nella santificazione della domenica come giorno del Signore, ma “sta” unicamente nella consacrazione e nella successiva elevazione. L’eucaristia (“rendimento di grazie”, ringraziamento) viene così abbassata a puro strumento in funzione del culto della presenza reale. Si tratta – sempre secondo me – di una grave riduzione, le cui conseguenze sono pesantissime in numerose direzioni.

vinonuovo.it

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Che modelli hanno i giovani oggi?

Per questa nuova tappa del nostro percorso Sogni e Visioni abbiamo posto le domande che ci guidano in questo mese a un educatore che lavora spendendo il proprio tempo con i giovani e per i giovani. Ho chiesto di raccontarci la sua esperienza a Christian Canziani, mio collega per diversi anni come Responsabile laico d’oratorio. Christian lavora in una parrocchia della provincia di Varese e, collaborando con i sacerdoti, si occupa di pensare e gestire i percorsi educativi e di catechesi per i ragazzi e i giovani dell’oratorio. Questo quello che gli ho domandato e le sue risposte. 

Nella tua esperienza educativa ti sembra che i giovani sentano il bisogno di avere dei modelli, dei punti di riferimento?

Credo che i giovani non solo abbiano bisogno di punti di riferimento, di modelli, di persone precursori di strade da percorrere: i giovani desiderano (anche se non sempre lo ammettono per orgoglio, finta superficialità o sopravvivenza) delle figure chiare, nitide, oneste… e l’immagine della Stella Polare per chi si orienta attraverso le stelle del cielo ne è la metafora migliore per spiegare tutto questo: chiunque ha bisogno di riferimenti. In particolare, pensando ai 20-24enni sono cresciuti con una forte influenza proveniente dalla cosiddetta “cultura di strada”: l’Hip Hop, il Rap, le sostanze considerate leggere (dal punto di vista pop-culturale) ma al pari di tutte le altre droghe (secondo gli adulti cresciuti in un’altra società e secondo quasi tutto il mondo della politica). In queste influenze sociali, credo che i rapper siano stati fondamentali per tanti giovani (non più ragazzini) per via della loro schiettezza –spesso anche volgare- e per la sincerità -seppur scomoda- sulle fatiche famigliari, scolastiche e dell’insicurezza sociale. Così sono i rapper per questi giovani, come lo sono stati i musical per i 24-28enni cresciuti tra High School Musical e Mamma Mia). Sì, hanno bisogno di modelli chiari ma soprattutto vicini a loro. Da educatore cattolico, sento che Gesù possa essere l’Unico Vero Riferimento ma noto che, per via di come sia stato presentato o “vissuto” nella loro formazione umana, Gesù “sia uno dei tanti” o, peggio, uno “così perfetto da essere inarrivabile e quindi sostituibile con qualcosa di più facile e comodo”. Credo che oggi, Papa Francesco stia trovando nuove chiavi “di ingresso” nel loro mondo e che reputo molto interessanti. Girando la catechesi dell’udienza di 20.09.2017 e chiedendo ad alcuni giovani “di estrazioni sociali e di maturità spirituale diversa” di leggerla, mi sono arrivati rimandi solo positivi: in particolare X., 20 anni, mi risponde: «il pensiero che (il papa) cerca di trasmettere è molto bello, però il discorso sulla fede è molto più complicato dal mio punto di vista. Però mi ha colpito.». Comunque, quasi tutti loro mi hanno fatto battute sulla lunghezza di quel testo…

Come vedi il rapporto dei giovani con i loro genitori?

Credo siano vere le teorie sulla cosiddetta “crisi del padre (e quindi dell’autorità e della figura maschile)”. Potrei riassumere la genitorialità di oggi in quattro categorie: la coppia genitoriale tradizionale e sana (ormai in minoranza e, spesso, solo apparente), la coppia genitoriale che vive assieme causando forti tensioni e forte violenza verbale e/o fisica, la coppia genitoriale separata “in malo modo” e la coppia genitoriale separata che “vive meglio di quando erano assieme”. In queste quattro categorie i ragazzi e i giovani, non sembra che abbiano riferimenti forti (talvolta i genitori si squalificano a vicenda o sono totalmente assenti causa lavoro o vite affettive “altre” rispetto a quelle legate ai frutti famigliari) o chiari (i compagni delle madri o le compagne dei padri non sempre rimangono su un profilo di correttezza famigliare inventando ruoli che, talvolta, sono il risultato di “dinamiche di co-esistenza o di sopravvivenza”). Infine, penso che, a tutto questo, ci siano certi atteggiamenti squalificanti o iper-esaltanti di alcuni genitori che, per colmare le proprie frustrazioni esistenziali, utilizzano il figlio per raggiungere obiettivi sportivi o professionali che, in realtà, sono propri. Queste dinamiche famigliari credo che si riversino nei confronti e nella visione che un giovane ha nelle istituzioni, soprattutto se -palesemente- si comportano in maniera illogica, immorale o irrispettosa.

Ci sono dei personaggi biblici che catturano particolarmente i giovani oggi?

È una domanda difficile: credo che siano soprattutto i personaggi evangelici più noti come Gesù, Giuseppe, Maria, Giovanni il Battista, Zaccheo, Pietro, Giuda, il Giovane Ricco a causa di una trasmissione di saperi troppo superficiale e generalizzata. In questo periodo, credo che possano essere “più vicini a loro” personaggi come Re Davide, Re Salomone, Samuele e i Re Magi: persone che, nonostante le incertezze e gli errori, “si fidano”.

La figura di Gesù continua ad affascinare i giovani?

Sì. La figura di Gesù continua ad affascinare moltissimi giovani: molto di più di una Chiesa ammaccata dai recenti scandali e da una storia universale studiata solo in maniera anticlericale (quante volte si fa peso solo agli sbagli di alcuni uomini di Chiesa anziché guardare anche i piccoli grandi successi di uomini e donne illuminati per davvero!). Credo che oggi le dinamiche della cosiddetta Nuova evangelizzazione possano servire per restituire a Gesù la sua dimensione più umana (e meno “romanzata”), come dare sostanza più forte e meno “dogmatica” sui grandi misteri attorno al Suo grande Amore invece che fermarsi ad un pudore nella ricerca di senso per paura di non trovare (ancora) risposte rincuorabili e meno asettiche.

vinonuovo.it

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Tar sospende test ammissione Psicologia

Il nuovo test di psicologia alla Sapienza è stato sospeso con un provvedimento del Tar del Lazio.
Il Tar il prossimo 18 ottobre dovrà decidere anche sulla richiesta dei ricorrenti a riconoscere come libero e a numero aperto l’accesso al primo anno del corso di laurea in Psicologia Clinica, Psicologia della Comunicazione e del Marketing, Psicologia applicata ai contesti della salute, del lavoro e giuridico-forense, Neuroscienze cognitive e Riabilitazione psicologica, Psicologia dello sviluppo tipico ed atipico e psicopatologia dinamica e dello sviluppo.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

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I santi del 23 Settembre 2017

 

San PIO DA PIETRELCINA (FRANCESCO FORGIONE)   Sacerdote cappuccino – Memoria
Pietrelcina, Benevento, 25 maggio 1887 – San Giovanni Rotondo, Foggia, 23 settembre 1968
Francesco Forgione nasce a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome d…
www.santiebeati.it/dettaglio/71750

San COSTANZO DI ANCONA
www.santiebeati.it/dettaglio/71700

Sant’ ALFWOLD   Re di Northumbria, martire
† Scytlecester, Inghilterra, 23 settembre 788/789
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Santa REBECCA   Moglie d’Isacco
Nipote di Abramo, seconda moglie di Isacco, madre di Giacobbe e di Esaù.
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Sant’ ELISABETTA   Madre di Giovanni Battista
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Santi CRISTOFORO, ANTONIO E GIOVANNI   Adolescenti, protomartiri d’America
† Tlaxcala, Messico, 1527-1529
Cristoforo, Antonio e Giovanni furono tre ragazzi indigeni messicani, vissuti nel quattordicesimo secolo. I primi due erano di ascendenze nobili, parenti di due cacicchi (capi loca…
www.santiebeati.it/dettaglio/92283

San LINO   Papa e martire
Volterra – Roma, secolo I
(Papa dal 67 c. al 76 c.).Fu scelto da San Pietro quale suo successore come vescovo di Roma, dove esercitò il suo ministero per undici anni o dodici anni a seconda delle fonti. Su …
www.santiebeati.it/dettaglio/71550

Santa ULPIA VITTORIA   Martire venerata a Chiusi
www.santiebeati.it/dettaglio/91775

San ZACCARIA   Padre di Giovanni Battista
Padre di San Giovanni Battista, S. Zaccaria, come racconta San Luca, al tempo di Erode re della Giudea, era sacerdote del Tempio ed aveva sposato una delle figlie di Aronne, Elisab…
www.santiebeati.it/dettaglio/76200

Santa TECLA DI ICONIO   Martire
Venerata a Seleucia (la moderna Selefkie in Asia Minore) è la santa, fra le molte che portano questo nome, di cui si posseggono i documenti più antichi e il cui culto…
www.santiebeati.it/dettaglio/71600

Sant’ ADAMNANO   Abate
www.santiebeati.it/dettaglio/71610

Santi ANDREA, GIOVANNI, PIETRO E ANTONIO   Martiri
www.santiebeati.it/dettaglio/71620

San SOSSO (SOSSIO, SOSIO) DI MISENO   Martire
Miseno, 205 – Pozzuoli, 19 settembre 305
www.santiebeati.it/dettaglio/91102

Beato VINCENZO BALLESTER FAR   Sacerdote e martire
23 settembre
www.santiebeati.it/dettaglio/93443

Beate PURIFICAZIONE DI SAN GIUSEPPE XIMENEZ XIMENEZ E MARIA GIUSEPPA DI SANTA SOFIA DEL RIO MESSA   Vergini e martiri
† Benicalap, Spagna, 23 settembre 1936
Beatificate l’11 marzo 2001 da Papa Giovanni Paolo II.
www.santiebeati.it/dettaglio/93484

Beato ALFONSO DA BURGOS   Mercedario
† 1381
Mercedario di nota santità, il Beato Alfonso da Burgos, si distinse nel convento di Santa Caterina in Toledo (Spagna).Inviato in terra d’Africa come redentore, liberò…
www.santiebeati.it/dettaglio/94598

Beato GIUSEPPE STANEK   Sacerdote pallottino, martire
Lapsze Nizne, Polonia, 4 dicembre 1916 – Czerniaków, Polonia, 23 settembre 1944
Józef Stanek fu un sacerdote polacco, membro della Società dell’Apostolato Cattolico, ossia dei padri Pallottini. Dopo l’Insurrezione di Varsavia del 1&de…
www.santiebeati.it/dettaglio/93067

Beata SOFIA XIMENEZ XIMENEZ   Madre di famiglia, martire
Sofía Ximénez Ximénez nacque a Valencia il 15 ottobre 1876. Ricevette la prima comunione e la cresima nel Collegio del Sacro Cuore delle Suore Carmelitane. Si sposò nel 1905 nella …
www.santiebeati.it/dettaglio/93327

Beata BERNARDINA MARIA JABLONSKA   Fondatrice
Pizuny, Polonia, 5 agosto 1878 – Cracovia, Polonia, 23 settembre 1940
Suor Bernardina, al secolo Maria Jablonska, nacque il 5 agosto 1878 a Pizuny – parrocchia Lipsko, nella diocesi di Zamosc – Lubaczow.All’età di 18 anni ent…
www.santiebeati.it/dettaglio/92070

Beato PIETRO ACOTANTO   Monaco
† 1187 circa
Proveniente da una famiglia del patriziato veneziano, lasciò le sue ricchezze ai poveri per concludere la sua vita in miseria. Fu sepolto nella chiesa di San Basilio. Assai …
www.santiebeati.it/dettaglio/71630

Beato GUGLIELMO WAY   Martire
www.santiebeati.it/dettaglio/71640

Beata ELENA DUGLIOLI DALL’OLIO   Vedova
Bologna, 1472 – Bologna, 23 settembre 1520
La beata Elena esprime in modo mirabile il carisma della vedovanza cristiana, fervente di preghiere e di opere di carità. Nata a Bologna nel 1472 dall’illustre famiglia Duglioli, m…
www.santiebeati.it/dettaglio/71650

Beata EMILIE TAVERNIER GAMELIN
Montreal, 19 febbraio 1800 – 23 settembre 1851
Nasce a Montreal nel Canada, il 18 febbraio del 1800. All’età di 23 anni sposa un coltivatore di mele dal quale avrà tre figli. Ma Emilie vedrà morire tutti i componenti della fami…
www.santiebeati.it/dettaglio/90339

Beato DIEGO MORATA CANO   Sacerdote e martire
Vera, Spagna, 29 marzo 1881 – Almería, Spagna, 23 settembre 1936
Diego Morata Cano nacque a Vera, in provincia e diocesi di Almería, il 29 marzo 1881. Il 19 dicembre 1903 fu ordinato sacerdote. Era canonico della Cattedrale dell’Inc…
www.santiebeati.it/dettaglio/97264

Beato FRANCISCO DE PAULA VICTOR   Sacerdote
Campanha, Brasile, 12 aprile 1827 – Três Pontas, Brasile, 23 settembre 1905
Francisco de Paula Victor fu un sacerdote della diocesi di Campanha, nello stato brasiliano del Minas Gerais. A lungo ostacolato nella vocazione al sacerdozio per il fatto di esser…
www.santiebeati.it/dettaglio/96517

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M’ammalia 2017, la Settimana dei mammiferi alla prova del nove

Si terrà da venerdì 27 ottobre a domenica 5 novembre 2017 l’evento promosso dall’Atit

[22 settembre 2017]

Dal 27 ottobre al 5 novembre 2017 si svolgerà la nona edizione di “M’ammalia. La Settimana dei mammiferi”, promossa dall’Associazione teriologica italiana onlus (Atit) e realizzata in collaborazione con l’Associazione nazionale musei scientifici (Anms). Un insieme di eventi coordinati dall’Atit e organizzati da istituzioni scientifiche e culturali (musei naturalistici, orti botanici, biblioteche), aree naturali protette e associazioni, con il fine di far conoscere i mammiferi, le loro problematiche e gli ecosistemi di cui fanno parte.

La nona edizione di M’ammalia vuole celebrare i mammiferi del nostro territorio, quelli che hanno superato prove quali la pressione evolutiva, le glaciazioni, le catastrofi naturali, la convivenza con l’uomo, e sono arrivati fino a noi. Tra questi i mammiferi endemici, quelli esclusivi del nostro territorio, come, ad esempio, lo scoiattolo meridionale (Sciurus meridionalis), specie identificata solo di recente in “casa Atit”.

Una settimana per scoprire e celebrare le unicità italiane, una settimana per premiare lo scatto più bello nei Musei naturalistici italiani. Si ripete infatti, anche quest’anno, l’iniziativa della Consulta giovani teriologi dell’Atit (Cogit) “Safari fotografico nei musei”, concorso fotografico a premi per under 35, in cui si premiano gli scatti più belli e significativi di mammiferi nei musei italiani.

Il calendario e le locandine delle iniziative in programma sono pubblicati sul sito ufficiale dell’Atitwww.mammiferi.org, e sulla pagina Facebook “M’ammalia – La settimana dei mammiferi”, mentre il regolamento del concorso fotografico “Safari Atit” è consultabile al link www.mammiferi.org/safariatit.

Per richieste specifiche ed approfondimenti scrivere all’Ufficio comunicazione Atit comunicazione@mammiferi.org.

greenreport.it

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La matematica predice la sesta estinzione di massa. Il Mit: inizierà nel 2100

Gli oceani potrebbero contenere abbastanza CO2 da innescare l’estinzione di massa delle specie nei prossimi millenni

[22 settembre 2017]

Negli ultimi 540 milioni di anni, la Terra ha subito 5 estinzioni di massa, ognuna delle quali con l’evidenza di processi che hanno sconvolto il normale ciclo del carbonio sia nell’atmosfera che negli oceani. Al Massachusetts Institute of Technology (Mit) spiegano che «Queste fatali perturbazioni globali nel carbonio si sono svolte da migliaia a milioni di anni e hanno coinciso con il diffuso sterminio delle specie marine in tutto il mondo».

La domanda che si pongono molti scienziati è se il ciclo del carbonio stia attualmente subendo una rapida e significativa variazione che potrebbe puntare il nostro pianeta verso una sesta estinzione di massa. Al Mit ricordano che «Nell’era moderna, le emissioni di anidride carbonica sono aumentate costantemente dal XIX secolo, ma decifrare se questo recente picco di carbonio potrebbe portare ad estinzione di massa è stato impegnativo, soprattutto perché è difficile mettere in relazione le antiche anomalie del carbonio, che si sono verificate lungo migliaia di milioni di anni, con quelle sconvolgimenti di oggi, che hanno avuto luogo in poco più di un secolo».

Ci ha provato Daniel Rothman, che insegna geofisica al Department of Earth, atmospheric, and planetary sciences del Mit ed è co-direttore del Centro Lorenz, con lo studio “Thresholds of catastrophe in the Earth system” pubblicato su Science Advances che ha analizzato importanti cambiamenti nel ciclo del carbonio negli ultimi 540 milioni di anni, inclusi i cinque eventi di estinzione di massa.

Rothman ha individuato “soglie della catastrofe” nel ciclo del carbonio che, se superato, porterebbero  ad un ambiente instabile e, in ultima analisi, all’estinzione di massa.

Lo studio, in parte finanziato dalla Nasa e dalla National science foundation Usa, dice che la sesta estinzione di massa – che in molti dicono sia già cominciata – si verificherà se si oltrepasserà un delle due soglie: per quanto riguarda le modifiche nel ciclo del carbonio che si verificano in tempi lunghi, le estinzioni avverranno se questi cambiamenti negli ecosistemi globali saranno più rapidi. Per quanto riguarda le perturbazioni del  carbonio che si verificano in tempi più brevi, non importa il ritmo dei cambiamenti del ciclo del carbonio ma è la dimensione o la grandezza della modifica che determinerà la probabilità di un evento di estinzione di massa.

Guardando vanti nel tempo, Rothman prevede che a causa del recente rapido aumento delle emissioni di anidride carbonica, una sesta estinzione di massa dipenderà dal fatto se gli oceani saranno costretti ad assorbire troppo carbonio. La soglia massima non superabile è di circa 310 gigatonnellate, che  stima sia approssimativamente equivalente alla quantità di carbonio che le attività umane avranno aggiunto agli oceani del mondo entro il 2100.

Significa che con la fine del secolo l’umanità ssisterà alla sesta estinzione di massa? Rothman dice che «Ci vorrà un po’ di tempo – circa 10.000 anni – per disastri ecologici».  Ma aggiunge che entro il 2100 il mondo potrebbe essersi incamminato  verso un «territorio sconosciuto. Non sta dicendo che il disastro si verificherò il giorno dopo, sto dicendo che, senza interventi, il ciclo del carbonio diventerebbe realmente qualcosa che non sarebbe più stabile e si comporterebbe in un modo che sarebbe difficile prevedere. Nel passato geologico questo tipo di comportamento è associato alle estinzioni di massa».

In precedente Rothman aveva studiato l’estinzione del Permiano, l’estinzione di massa più grave mai avvenuta sulla Terra, innescata da un massiccio aumento del livello del carbonio nel sistema terrestre e che portò alla scomparsa di oltre il 95% delle specie marine. Da allora ha cominciato a occuparsi della probabilità che ci possa essere una sesta estinzione di massa partendo da una domanda essenziale: «Come si può veramente confrontare questi grandi eventi del passato geologico, che si sono verificati in tempi così lunghi, con quello che sta succedendo oggi, che dura da secoli? Quindi mi sono seduto un giorno d’estate e ho cercato di pensare a come si potrebbe procedere in modo sistematico». Ne è scaturita una formula matematica basata su principi fisici fondamentali che mette in relazione la velocità e la grandezza del cambiamento nel ciclo del carbonio con la scadenza temporale che si separa rapidamente dal lento cambiamento. Rothman ha ipotizzato che questa formula sarebbe in grado prevedere se possa avvenire  un’estinzione di massa o qualche altro tipo di catastrofe globale. Poi ha cercto di capire se la storia della Terra coincideva con la sua ipotesi e, studiando centinaia di stdi geochimici pubblicati, ha individuato negli ultimi 542 milioni di anni 31 eventi in cui si è verificata una significativa variazione nel ciclo del carbonio della Terra. Per ogni evento, comprese le cinque estinzioni di massa, Rothman ha notato che la variazione del carbonio era espressa nel dato geochimico come una variazione della relativa abbondanza di due isotopi, carbon-12 e carbon-13 e ha studiato anche la durata del tempo in cui si sono verificati i cambiamenti.

Poi ha convertito matematicamente il tutto nella massa totale di carbonio che è stata assorbita dagli oceani durante ogni evento. Infine, ha individuato sia la massa che la scala temporale di ogni evento.

La conclusione a cui è arrivato Rothman è che il sistem Terra non può oltrepassare una certa soglia di cambiamento che è risultata comune nella maggior parte dei 31 eventi che sembravano rimanere al di sotto. Infatti, questi eventi hanno comportato cambiamenti significativi nel carbonio, ma sono stati relativamente benigni, non sufficienti a destabilizzare il sistema portandolo alla catastrofe. Al contrario, in quattro dei cinque eventi di estinzione di massa  era stata superata la soglia, con l’estinzione più grave, quella del Permiano che era andata molto oltre la soglia.

«Allora il problema è diventato capire cosa significasse», dice Rothman che, dopo ulteriori analisi, n ha scoperto che il livello critico per la catastrofe è correlato a un processo nascosto all’interno del ciclo naturale del carbonio della Terra: «Il ciclo è essenzialmente un loop tra la fotosintesi e la respirazione – spiegano ancora al Mit – Normalmente c’è una “perdita” nel ciclo, in cui una piccola quantità di carbonio organico sprofonda sul fondo dell’oceano e, nel tempo, viene seppellito come sedimento e sequestrato dal resto del ciclo del carbonio». Rothman ha scoperto che il livello critico era equivalente al livello di eccesso di produzione di anidride carbonica che sarebbe dovuto risultare dalla perdita: «Qualsiasi altra quantità di anidride carbonica iniettata nel ciclo non poteva essere descritta dal loop stesso. Uno o più altri processi avrebbero invece portato il ciclo del carbonio in un territorio instabile».

Rothman ha poi determinato che «Il livello critico si applica solo oltre la timescale in cui il ciclo del carbonio marino può ristabilire il suo equilibrio dopo essere stato alterato. Oggi, questa timescale è di circa 10.000 anni. Per eventi molto più brevi, la soglia critica non è più legata alla velocità dell’aggiunta di carbonio agli oceani, ma alla massa totale del carbonio». Entrambi gli scenari indicano un eccesso di carbonio in circolo tra oceani e atmosfera che potrebbe causare il riscaldamento globale e l’acidificazione dell’oceano.

Pertendo dalla soglia critica e dall’equilibrio della timescale, Rothman ha calcolato la massa critica del  carbonio per la m nostra epoca in circa 310 gigatonnellate, poi confrontato la sua previsione con la quantità totale di carbonio che sarà assorbita dagli oceani entro il 2100, come previsto nel più recente rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc)  che considera 4 possibili scenari  per le emissioni di CO2 che vanno dall’attuazione di politiche rigorose per limitare le emissioni di anidride carbonica a uno scenario senza limitazioni. Lo scenario migliore prevede che gli esseri umani aggiungeranno altre 300 gigatonnellate di emissioni CO2 entro il 2100, mentre nel peggior scenario saranno più di 500 gigatonnellate, superando di gran lunga la soglia critica.  Ma il problema è che  Rothman dimostra che, secondo tutti gli scenari Ipcc,  «Entro il 2100 il ciclo del carbonio sarà vicino o ben al di là della soglia della catastrofe. Ci dovrebbero essere modi per ritirale indietro [le emissioni di anidride carbonica]. Ma questo lavoro mette in evidenza i motivi per cui dobbiamo stare attenti e fornisce più motivi per studiare il passato e per informare il presente».

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Pericolosi livelli di mercurio nelle giovani donne in età fertile di tutto il mondo

Fortemente contaminate le donne delle Isole del Pacifico: mangiano pesce inquinato

Pericolosi livelli di mercurio nelle giovani donne in età fertile di tutto il mondo

Centrali carbone e piccole miniere d’oro le cause principali

[22 settembre 2017]

Secondo il nuovo studio “Mercury in Women of Child-bearing Age in 25 Countries”, pubblicato  da Ipen (un  global public health & environment network) e dal  Biodiversity research institute (Bri), «Il mercurio, un metal neurotossico è stato trovato  livelli elevati in diverse regioni del mondo nelle donne in età fertile».

Dalo studio è emerso che   «Le donne delle isole del Pacifico e delle comunità vicine ai siti minerari di oro  in  Indonesia, Kenia e Myanmar, presentano un livello medio di mercurio molto più alto dei livelli considerati salubri dall’ Environmental protection agency Usa».

Lo studio è stato realizzato per misurare i livelli di mercurio che possono causare danni neurologici nell’organismo.  Ipen e Bri ricordano che «Il  mercurio nel corpo di un madre può trasferirsi al suo feto durante l gravidanza, esponendo il feto alla potente neurotossina durante lo sviluppo». Lo studio è il primo ad analizzare così tanti Pesi e regioni e  concentrarsi sulle donne in età fertile.

I ricercatori dell’Ipen hanno coordinato la raccolta di campioni di capelli di 1.044 donne in età fertile in 37 siti di 25 Paesi in tutti i continenti, mentre le analisi realizzate dal Bri hanno rilevato che «Il 36% delle donne valutate presentano livelli medi di mercurio superiori al livello consentito dall’Epa negli Usa di 1 ppm, oltre il quale si può presentare danno cerebrale, perdita di coefficiente intellettivo e danni renali e cardiovascolari». Inoltre, lo studio ha rivelato che il 55% dei campioni globali delle donne presenta un livello di mercurio superiore a 0.58 ppm, associato alla comparsa di danni neurologici fetali.

In tutto il mondo, lo studio ha riscontrato livelli particolarmente elevati di mercurio nei capelli delle donne che sono legati a tre cause predominanti di inquinamento da mercurio: centrali elettriche a carbone (una delle principali fonti di inquinamento degli oceani con mercurio che si accumula nei pesci a livello globale); piccole miniere artigianali di oro (artisanal small-scale gold mining – Asgm); siti locali inquinati da diversi tipi di industrie che sversano mercurio nell’acqua, nel suolo e nell’aria.

Nelle isole del Pacifico, lontane da ogni fonte industriale di mercurio, ma dove il pesce è il cibo primario, l’85.7% delle donne ha livelli di mercurio superiori a 1 ppm, e la maggioranza mostra livelli tre volte superiori al livello standard dell’Epa. Imogen Ingram di Island Sustainability Alliance, che vive alle Isole Cook, ha saputo che i suoi livelli di mercurio superno di 2.5 volte il limite consentito dall’Epa e spiega cosa si prova: «E’ davvero allarmante sapere che hai alti livelli tossici di mercurio nel corpo e che, senza saperlo, hai passato questo mercurio a tuo figlio. La contaminazione da mercurio nelle isole del Pacifico è alta perché mangiamo pesce. Però non chiedo che mi venga proibito di mangiare pesce. L’energia creata con il carbone, una delle principali fonti di contaminazione di mercurio negli oceani, è il vero colpevole. E’ ora di eliminarla».

Più della metà delle donne esaminate  nelle comunità vicino  piccole miniere d’oro in Indonesia, Kenya, Myanmar è Paraguay hanno livelli superiori a 1 ppm.  Lo studio evidenzia che «Con l’eccezione del Paraguay, dove il pesce non è un fonte proteica base, l’81% delle donne supera il livello di 1 ppm e le donne dei siti indonesiani presentano livelli da 3 a 9 volte superiori al limite del mercurio dell’Epa Usa».

Yuyun Ismawati, responsabile per le artisanal small-scale gold mining e vincitrice del Premio Goldman, ha ricordato che «Milioni di donne e bambini delle comunità dove si estrae l’oro con il mercurio sono condannati a un futuro nel quale il mercurio colpisce la salute degli adulti e danneggia il cervello in sviluppo dei loro figli. Mentre continua il commercio del mercurio, continuerà anche questa tragedia».

Fernando Bejarano, direttore del Centro de Análisis y Acción en Tóxicos y sus Alternativas (Caata), l’uffico di collegamento Ipen per l’America Latina, denuncia: «Il Messico è il secondo esportatore di mercurio nel mondo e, secondo la Convenzione di Minamata, ha l’obbligo e la responsabilità morale di porre fine alle esportazioni destinate all’estrazione artigianale d’oro. Dovrebbe essere attuato un programma nazionale di monitoraggio del mercurio nei pesci per avvertire i consumatori dei rischi per la salute, in particolare le donne in gravidanza».

Una donna su 5  delle comunità studiate e vicine ad aree altamente industrializzate presenta livelli di mercurio superiori a 1 ppm, comprese le donne in Nepal, Nigeria e Thailandia, dove il mercurio contamina il suolo, i corsi d’acqua e le fonti alimentari. Anche le donne che vivono vicino a siti contamiti in Albania, Cile, Kazakistan, Nepal e Ucraina mostrano livelli medi superiori  0.58 ppm.

Lee Bell, il principale ricercatore dell’Ipen che ha partecipato alla ricerca, evidenzia che «Questo studio illustra l’evoluzione della minaccia della contaminazione da mercurio a livello globale per le donne e i bambini in molte nazioni insulari del Pacifico e per l maggioranza delle donne che partecipano all’estrazione mineraria su piccola scala di oro. Gli elevati livelli di mercurio riscontrati nei capelli di queste donne segnalano l’urgente necessità di agire per eliminare le centrali elettriche a carbone e il commercio internazionale di mercurio che rifornisce le miniere d’oro di piccola scala, le due cause più rappresentative di contaminazione di mercurio».

Dal 24 al 29 settembre si terrà a Ginevra, in Svizzera, il summit mondiale della Minamata Convention on Mercury, entrata in vigore il 16 agosto 2017,  durante il quale i rappresentanti di governi di tutto il mondo discuteranno dell’attuazione del nuovo accordo internazionale legalmente vincolante- Lo studio sottolinea la necessità di linee guida per identificare i siti contaminati da mercurio, controllare i livelli di mercurio nel fisico degli esseri umani e adottare le iniziative per ridurre le principali fonti di inquinamento da mercurio: centrali elettriche a carbone, miniere Asgm.

Uno degli autori dello studio, David Evers, direttore esecutivo del Bri, conclude: «Questo studio fa risaltare l’importanza della cooperazione globale per risolvere  la contaminazione da mercurio. In tutto il mondo, l’inquinamento da mercurio si concentra nei sistemi marini e di acqua dolce. I punti critici biologici  del mercurio sono comuni a livello globale e sono associati a molteplici attività umane. Quindi, è essenziale che continuiamo a bio-monitorare gli sforzi per definire l’impatto potenziale sulle nostre comunità locali e sull’ambiente, con il fine di valutare l’efficacia della Minamata Convention on Mercury».

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In Italia oltre 20mila siti contaminati: 2.200 kmq di Sin, per l’80% in attesa di bonifiche

Oggi in Italia le aree inquinate che necessiterebbero di impellenti bonifiche sono moltissime, eppure è importante precisare che la definizione di “sito contaminato” è tecnica e giuridica, che spazia dal semplice incidente stradale alla grande contaminazione di origine industriale. «Per questo – spiega oggi il Consiglio nazionale dei chimici, intervenendo all’importante kermesse di settore Remtech Expo, a Ferrara – avere un quadro generale è difficile e la fotografia della situazione italiana risulta molto frammentaria e disomogenea. Il sistema dei siti contaminati, infatti, è diviso in due grandi ambiti: i Siti di interesse nazionale (Sin) la cui procedura di bonifica è attribuita alla competenza del Ministero dell’Ambiente, e poi tutti i restanti siti, di pertinenza regionale. Questa divisione porta con sé una grande differenza nello stato di avanzamento tra le diverse regioni e una sostanziale incomunicabilità tra le regioni e tra regioni e ministero».

«In questo quadro – sottolinea Nausicaa Orlandi, presidente del Consiglio nazionale dei chimici –  il chimico è chiamato a dare il suo contributo professionale. Contributo che va ben oltre le competenze in tema di analisi chimico-fisica, ma che si allarga all’insieme di attività essenziali per assicurare una gestione efficiente ed efficace delle bonifiche, sia sotto l’aspetto operativo che amministrativo. Si tratta, infatti, di farsi carico anche di tutta la fase di gestione rifiuti e loro smaltimento. La conoscenza specifica delle tematiche connesse alla caratterizzazione dei siti inquinati è fondamentale per la progettazione di un intervento di bonifica di suolo, di falda e acquiferi in linea con il continuo aggiornamento della normativa tecnica del settore. Non per ultimo, il chimico può affiancare altri professionisti coinvolti nei piani di bonifica ed eventualmente nelle fasi di recupero e riutilizzo dei materiali oggetto di intervento».

Di certo il lavoro non mancherebbe. Come ricordato al Remtech Expo durante l’evento “Il ruolo del chimico nelle bonifiche ambientali”, che ha visto confrontarsi sul tema professionisti e docenti universitari, in Italia i siti contaminati sono oltre 20mila. Un enorme problema che si presenta in fase particolarmente acuta all’interno dei Sin, quei 40 Siti d’interesse nazionale perimetrati in alcuni casi da quasi vent’anni ma ancora lì ad attendere le bonifiche promesse. Potrebbe sembrare un problema circoscritto – i Sin occupano lo 0,81% del territorio nazionale – ma che in realtà investe qualcosa come 600 chilometri quadrati circa di aree marine, lagunari e lacustri e altri 1.600 chilometri quadrati di aree terrestri.

La distribuzione dei Sin fra le diverse regioni è discontinua: primeggia la Lombardia con cinque siti contaminati, alla quale seguono Piemonte, Toscana, Puglia e Sicilia con quattro siti ciascuna; a seguire ci sono poi tutte le altre, con una maggioranza di regioni con solo un sito contaminato, che basta e avanza per compromettere la salute umana in vaste aree di territorio – come documentato da ultimo anche nel rapporto I numeri del cancro in Italia 2017presentato al ministero della Salute.

Per riqualificare tali aree e riconsegnarle alla collettività le promesse non bastano: nell’ultimo rapporto dedicato da Confindustria sul tema, i decenni passano ma rimane ancora da bonificare l’80% circa del territorio ricompreso nei Sin nazionali. Eppure risanarli sarebbe un’operazione (anche) economicamente conveniente: investendo 10 miliardi di euro per le necessarie operazioni se ne attiverebbe il doppio, e 5 tornerebbero allo Stato sottoforma di entrate fiscali. Senza contare i 200mila posti di lavoro che verrebbero creati, incrociando sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

greenreport

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