Vaticano Franca Giansoldati: Il cardinale G. Müller “è un uomo di pensiero davvero libero interiormente che ha a cuore l’unità della Chiesa e la figura del Papa al quale è sinceramente leale”

Libro su Amazon a prezzo scontato: In buona fede. La religione nel XXI secolo

(Luis Badilla – a cura Redazione “Il sismografo”) Il libro scritto dal cardinale tedesco, Gerhard Müller (nato il 31 dicembre 1947) , ex Prefetto dell’allora Congregazione per la Dottrina della Fede (oggi Dicastero), insieme con la giornalista de “Il Messaggero”, nonché scrittrice e vaticanista di lungo corso, è sicuramente una delle opere sul pontificato di Jorge Mario Bergoglio più serie, documentate e ben elaborate. Scorrendo le sue pagine e la conversazione tra Müller e Giansoldati, serrata, diretta e incalzante, anche nel disaccordo con le analisi del porporato o della giornalista si prova la soddisfazione di prendere parte a uno scambio di vedute che nella Chiesa manca da molti anni. Un libro per riflettere, farsi domande, cercare risposte, approfondire prospettive. Non è un libro per tifosi, adulatori, contrari a prescindere o partigiani di cordate.
Ora, gentilmente, Franca Giansoldati racconta con schiettezza e trasparenza come e perché è nato questo libro il cui titolo – “In buona fede” (Solferino 2023) – indica da subito un orizzonte rilevante e promettente.
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1) Come nasce il progetto di questo libro e perché? Perché il cardinale accetta il suo invito e perché Lei decide di scrivere questo libro con G. Müller?Grazie per questa domanda perché dalla genesi di questo lavoro fuoriesce una prospettiva che guarda lontano. La casa editrice Solferino, dopo il successo mondiale de Il Monastero di Massimo Franco decise approfondire le riflessioni che quel libro aveva fatto affiorare. La scelta è caduta su di me per la mia totale imparzialità nel raccontare le notizie relative alla Chiesa, cercando di privilegiare in ogni frangente criteri puramente giornalistici: la notizia penso che debba sempre avere la meglio su tutto, senza pregiudizi, gabbie ideologiche, condizionamenti. Quando incontrai il cardinale Muller la prima volta gli ho esposto le mie condizioni. Sapevo che non erano facili. Il cardinale non avrebbe mai cambiato in corso d’opera una sola virgola sia nella stesura, sia nelle domande. Era un prendere o lasciare. Mi ha risposto sinteticamente, da buon tedesco: “Procediamo”. E così è stato. Abbiamo lavorato sodo, circa 75 ore di conversazione libere, serrate, interessantissime a volte ruvide e qualche volta non sono mancate le polemiche tra noi. Muller non si è mai sottratto. E’ un uomo di pensiero davvero libero interiormente che ha a cuore l’unità della Chiesa e la figura del Papa al quale è sinceramente leale. Non ci sono retroscena, non c’è complottismo, non c’è nient’altro. Tutto è filato liscio anche se il lavoro è stato immane, ho sacrificato tutte le mie ferie, il mio tempo libero per interi mesi, ho lavorato anche di notte. Ma ne è valsa la pena.

2) Sul libro si è scritto e discusso moltissimo, in tante lingue. Sostanzialmente la stampa ha interpretato molti passaggi del volume come un attacco a Papa Francesco. A suo avviso perché la stampa ha reagito in questo modo?
E’ assolutamente normale che in un testo anticipato alla stampa si vadano a prelevare le parti che fanno maggiore notizia. Mi sarei stupita del contrario. I contrasti, i giudizi critici o negativi, le riflessioni non positive: sono tutti elementi che offrono formidabili spunti per fare articoli ad effetto. E’ il giornalismo. Tuttavia dopo un primo impatto del genere, molto pirotecnico e teso a mettere in risalto i conflitti sotterranei di una Chiesa che in questi anni si è drammaticamente sfilacciata e indebolita, sono cominciate ad apparire ragionate riflessioni prospettiche. Recentemente chi ha centrato l’argomento di questo lavoro è stato il professor Gian Maria Vian, storico e accademico, conoscitore della Chiesa e già direttore dell’Osservatore Romano che con un approccio sistemico ha inquadrato perfettamente l’orizzonte ultimo: il futuro della Chiesa, il prossimo conclave (quando sarà e speriamo il più tardi possibile), gli interrogativi identitari che prenderanno spazio.

3) Il cardinale Müller conferma il suo spessore teologico nelle risposte a molte delle sue domande. Secondo Lei la dissidenza nei confronti del Papa è una questione solo teologica o ci sono anche altre criticità soprattutto di governance.
Se la Chiesa vuole riprendere il dialogo interno e il tradizionale processo di decision making utilizzato con successo persino durante il Concilio (che implica anche un confronto serrato per poi arrivare ad una sintesi capace di generare unità per una realtà tanto immensa e frastagliata), era necessario un punto di parresia. Una piattaforma. Una bussola. Il cardinale Muller parte da questa base con il desiderio di unità e non di disgregazione. L’ala dei conservatori, in questi ultimi anni è stata innegabilmente silenziata. In un organismo complesso e delicato come la Chiesa questo non poteva che alimentare spinte centrifughe, allontanamenti, criticità varie. Solo una figura autorevole e teologicamente attrezzata come Muller poteva farsi carico di questo tentativo.

4) Nel libro, a più riprese, il porporato tedesco, sotto la pressione delle sue domande parla di odierna “confusione dottrinaria”. Secondo Lei le riflessioni di G. Müller sono un aiuto per far chiarimento in questa confusione o invece potrebbe aumentarla?
E’ una domanda che in vari momenti dei nostri incontri ho fatto anche io al cardinale. Ritengo che sia un aiuto sincero e leale verso la Chiesa e Papa Francesco.

Mons. Gallagher, per ora Papa non andrà a Kiev

 © ANSA

(ANSA) – ROMA, 20 GEN – “No, il Papa tiene sempre presente questo invito ma il Papa vorrebbe compiere questa visita al momento opportuno e non sembra che sia questo”.

Così, in modo tranchant, monsignor Paul Gallagher, ‘ministro degli Esteri’ del Vaticano ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano, a margine di un dibattito sulla pace, se sia giunto il momento per Papa Francesco di recarsi in visita a Kiev.

Papa Francesco, la frase sul “farsi da parte” che scatena il tam tam dimissioni


Papa Francesco riflette sull’importanza di farsi da parte per tempo e le sue parole fanno tornare d’attualità l’ipotesi delle dimissioni del Pontefice. Parole che arrivano all’Angelus dopo la morte del Papa emerito Benedetto XVI e la notizia che Bergoglio ha già firmato le sue dimissioni in caso di grave infermità. “È facile attaccarsi a ruoli e posizioni, al bisogno di essere stimati, riconosciuti e premiati. E questo, pur essendo naturale, non è una cosa buona, perché il servizio comporta la gratuità, il prendersi cura degli altri senza vantaggi per sé, senza secondi fini. Senza aspettare il contraccambio”, ha sottolineato Papa Francesco prima della recita dell’Angelus.
Il Santo padre ha parlato dello “spirito di servizio” di Giovanni Battista. “Giovanni fa così: mette i suoi discepoli sulle orme di Gesù. Non è interessato ad avere un seguito per sè, a ottenere prestigio e successo, ma dà testimonianza e poi fa un passo indietro, perchè molti abbiano la gioia di incontrare Gesù. Possiamo dire – ha aggiunto a braccio – ‘apre la porta e se ne va’”. “Farà bene anche a noi coltivare, come Giovanni la virtù di farci da parte al momento opportuno, testimoniando che il punto di riferimento della vita è Gesù”. “Farsi da parte, imparare a congedarsi”, ha aggiunto ancora Francesco, “non prendere qualcosa per contraccambio per noi”.
Principi generali, validi per tutti. Non solo. “Pensiamo a quanto è importante questo per un sacerdote, che è chiamato a predicare e celebrare non per protagonismo o per interesse, ma per accompagnare gli altri a Gesù. Pensiamo a quant’è importante per i genitori, che crescono i figli con tanti sacrifici, ma poi li devono lasciare liberi di prendere la loro strada nel lavoro, nel matrimonio, nella vita”, la frase di Francesco destinata a far discutere.
iltempo.it

Insieme dal 10 gennaio 1953, il Papa benedice Enzo e Zea sposi da settant’anni (da Rio Saliceto)

Papa Francesco con Enzo Bellelli e Zea Daolio, sposi da settant'anni

All’udienza generale la coppia di Rio Saliceto, piccolo centro in provincia di Reggio Emilia, insieme alla figlia Afra, hanno salutato il Pontefice che, come racconta L’Osservatore Romano, ha dato loro la benedizione per il settantesimo anniversario di matrimonio

di Fabrizio Peloni

“I miei genitori hanno ricevuto un regalo preziosissimo, sono talmente entusiasti e commossi che davvero non riescono a parlare d’altro”. A descrivere l’emozione di Enzo Bellelli e Zea Daolio, che hanno  ricevuto la benedizione del Papa per il loro 70° anniversario di matrimonio, è la figlia Afra.

Enzo e Zea vivono a Rio Saliceto, un piccolo centro in provincia di Reggio Emilia, e “tutte le sere ancora giocano a carte fino a tardi”, confida Afra. Raccontando di una complicità non scalfita dal tempo e quanto sia importante la loro intesa.

Nel Reggiano hanno sempre vissuto e lavorato entrambi. Enzo dapprima come mezzadro, poi in fabbrica e ancora come muratore.  Mentre Zea, tra le mura domestiche, confezionava abiti. Hanno un’altra figlia, Loretta, due nipoti e ben due pronipoti.

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