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Inchiesta. Calcio, ecco le accademie dove crescono i campioni

Domani sarà inaugurato il centro federale territoriale di Gela. In questo momento sono 30 le strutture già attive nell’ambito di un programma che a regime dovrà arrivare a 200 centri tecnici in tutta Italia, localizzati in rapporto alla densità di tesserati su base regionale (per questo ce ne saranno più al Nord che al Sud). È il progetto principale lanciato dalla Figc per monitorare le giovani promesse italiane dai 12 ai 14 anni ed evitare la dispersione calcistica, un fenomeno che porta tanti ragazzi ad allontanarsi dal pallone in tenera età. A sviluppo ultimato saranno coinvolti in questo programma 1.200 tecnici qualificati che, ogni lunedì pomeriggio, faranno allenare 15mila giovani calciatori selezionati da tutte le società dilettantistiche nel raggio di 30/40 chilometri dal centro federale, collocato presso il quartier generale di uno dei vivai meglio attrezzati della zona.

Ma come funzionano questi centri federali territoriali ai quali Carlo Tavecchio ha affidato il compito di ridurre il gap dell’Italia rispetto ad altri movimenti europei attualmente più in salute? Uno dei responsabili è Maurizio Marchesini, coordinatore tecnico nazionale di questo progetto, ex allenatore del Montebelluna uno dei vivai più prolifici del nostro Paese: «Seguiamo un modello che si chiama Tipsa. È l’acronimo di tecnica, intelligenza, personalità, speed e apprendimento. Quello del Club Italia, che lavora con atleti più maturi, è il Tipss con due “esse” finali. Ma noi, che lavoriamo con i ragazzini, al posto della seconda “esse” che sta struttura abbiamo messo la “a” di apprendimento. Vuol dire che non scegliamo in base a “metro e bilancia”, come si dice in Veneto. Peschiamo i ragazzi più svegli sul campo. Ci ispiriamo ai modelli di allenamento dell’Ajax e dei centri svizzeri. Ma abbiamo cercato di prendere il meglio da tutte le esperienze europee: Belgio, Spagna, Inghilterra e Francia».

Ogni lunedì i tecnici del centro federale prendono in consegna 75 ragazzi tra Under 13 e Under 14 (ci sono anche le calciatrici Under 15) e insegnano loro come affronta- re al meglio le difficoltà impreviste della partita con un metodo uguale in tutto il territorio nazionale. «Il nostro obiettivo è creare giocatori “smart”, agili e veloci, alla Insigne ». Il lavoro prosegue nel fine settimana quando i tecnici federali diventano osservatori per seguire le partire dei ragazzi del lunedì impegnati nelle loro squadre di club: «In questo modo osserviamo le loro risposte all’allenamento fatto con noi e iniziamo a vedere chi potranno essere i migliori per la stagione successiva». Al centro di questo metodo c’è la libertà del ragazzo di effettuare le scelte giuste in campo: «Abbiamo ideato esercitazioni nelle quali la difficoltà da risolvere, che in partita undici contro unici si manifesta ogni 3-4 minuti, deve essere affrontata ogni 15 secondi. Devono sviluppare soprattutto la loro libertà di espressione calcistica. Questo aneddoto è significativo. Un allenatore di società, venendo a un nostro allenamento, ci ha detto: “Ho capito perché si divertono quando sono con voi. Fanno quello che vogliono”. È il riflesso di una mentalità secondo la quale il tecnico deve indirizzare il ragazzo. In realtà deve dare gli strumenti per farlo esprimere. Non a caso, in partita, i nostri giocatori sembrano più motivati degli altri».

L’insegnamento viene effettuato “per principi”, non seguendo moduli tattici predefiniti legati al ct della Nazionale del momento (e a cascata a quelli delle Under), perché altrimenti occorrerebbe modificare tutto a ogni cambio di panchina azzurra. Una cinquantina di giovani passati dai centri tecnici federali sono già passati a vivai di club professionistici: «Ma quello che conta è vedere dove saranno tra qualche anno, la loro capacità di resistere ad alti livelli. Solo in quel caso potremo dire di averci visto giusto. E potremo prenderci qualche merito», spiega Marchesini che ha l’ambizione di diffondere la metodologia dei centri tecnici federali alle società dilettantistiche dei dintorni per alimentare una cultura calcistica più ampia: «Le nostre strutture devono diventare la casa di tutti gli appassionati: giocatori, tecnici, arbitri, addetti ai lavori. Tutti possono seguire i nostri allenamenti. E i tecnici interessati possono ricevere via mail il pdf del lavoro svolto ogni lunedì». Senza dimenticare un particolare: i ragazzi dei centri federali si allenano con il kit ufficiale della Nazionale. Maglietta, tuta e pantaloncini: materiale che possono tenere con loro e contribuisce ad alimentare un senso di appartenenza verso i colori azzurri.

Nello staff dei centri tecnici federali sono coinvolti anche alcuni ex dal passato calcistico significativo. L’ex più famoso è Enrico Chiesa, responsabile del centro territoriale di Firenze. A Bologna c’è Massimo Castellini, ex di rossoblù, Parma, Perugia e Sampdoria con una presenza in Nazionale. A Torino l’incarico è affidato a Massimo Storgato, ex difensore della Juventus di Giovanni Trapattoni, una delle affidabili riserve passate alla storia per la capacità di attendere il momento giusto in quella squadra di fuoriclasse. A Savona a coordinare l’attività del centro c’è Giovanni Re, ex ala di Sampdoria e Lecce. Tra qualche anno gli Under 14 dei centri tecnici federali dovranno cercare di imitare le loro carriere.

da avvenire