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Fiction su Maria «Donna simbolo»

La storia di tre donne per raccontarne una, la più grande: quella di Maria e del suo «sì» incondizionato a Dio. Domani e lunedì 2 aprile Raiuno propone Maria di Nazaret, miniserie realizzata dalla Lux Vide, diretta da Giacomo Campiotti e interpretata da Alissa Jung. Il produttore Luca Bernabei spiega: «Abbiamo scelto di raccontare » Maria attraverso la risposta alla “chiamata” di tre donne: il suo sì, la fuga della Maddalena, il “no” di Erodiade».

Per fare questo, anche alla luce del poco materiale reperibile nei Vangeli su Maria, gli sceneggiatori (Francesco Arlanch e lo stesso Campiotti) hanno immaginato l’amicizia tra Maria e Maddalena, raccontate come due giovani donne provenienti dallo stesso villaggio della Galilea, nella Palestina di duemila anni fa dove, afferma il regista, «è accaduto qualcosa di straordinario e non solo per i credenti». Tra loro, la terza donna: Erodiade, incarnazione del male assoluto, quello che non trova giustificazioni. È da lei che è soggiogata Maddalena che, proprio mentre Maria accettava la volontà di Dio di mettere al mondo suo Figlio, aveva preferito la strada della ricchezza e del successo. Una scelta pagata a caro prezzo fino al momento dell’incontro con Gesù che la salva dalla lapidazione e dalla perdizione.

Il regista spiega: «Ho cercato di fare del mio meglio per raccontare la storia più antica e semplice del mondo, quella di una madre e di un figlio. Solo che, stavolta, la madre è Maria. E il figlio è Gesù. Perciò ho cercato di coniugare questi due aspetti: la semplicità dell’amore umano e il mistero più alto che possiamo immaginare». Non a caso, per scelta del produttore, il film è dedicato (lo spiega un cartello alla fine della seconda puntata) a tutte le mamme che, osserva Campiotti, «hanno verso i figli un amore totale, incondizionato, che dona tutto senza chiedere nulla in cambio». Soprattutto quando la madre è Maria di Nazaret che quando Gesù sta per essere arrestato, pur accettando incondizionatamente la volontà di Dio, chiede a quest’ultimo di poter soffrire lei a posto di suo Figlio: «Non abbiamo voluto metterla sul piedistallo ma raccontare una donna che tutti possiamo capire. Siamo partiti dalle poche parole che, su di lei, ci sono nei Vangeli. Poi, per avvicinarmi ancora di più a Maria, mi sono affidato alle grandi mistiche Anna Katharina Emmerick e Maria Valtorta. Le immagini più intense che ho cercato di realizzare nel film le ho prese da loro».

E di immagini intense, in Maria di Nazaret, ce ne sono tante. Anche perché, raccontare la vita di Maria significa anche ripercorrere quella del Figlio che lei ha concepito per un disegno talmente grande da far dire a Giuseppe, in punto di morte: «Non ho paura di morire. Ho vissuto con il Figlio dell’Altissimo e con sua Madre, sono abituato al mistero». Campiotti torna sull’amicizia tra Maria e Maddalena: «Il passato che noi abbiamo immaginato e raccontato porta a quello che sappiamo, non c’è nulla di forzato. Anche perché Maria, una giovane donna dei suoi tempi, avrà avuto delle amiche».

Il presidente della Lux Vide Ettore Bernabei è d’accordo con lui: «Maria non è solo oggetto di devozione e rispetto ma anche una donna realmente esistita che ha avuto la sua vicenda umana, insieme ad altre vicende eccezionali». Racchiuse in quella parola, «eccomi», con cui si conclude il film.
A dare il volto a Gesù è Andreas Pietschmann, nel cast ci sono anche, tra gli altri, Luca Marinelli (Giuseppe), Thomas Trabacchi (Joazar), Andrea Giordana (Erode), Marco Foschi (Giovanni Battista) e Remo Girone (Ponzio Pilato).

Tiziana Lupi / avvenire.it