Santo Stefano Patrono festa 26 Dicembre 2019

Grado della Celebrazione: FESTA
Colore liturgico: Rosso

Stefano, il primo martire cristiano, era uno dei primi sette diaconi, il cui dovere era quello di porsi al servizio della Chiesa e degli apostoli. Come servo di Cristo, Stefano era contento di essere come il suo Signore, e, nel momento della sua morte, fu molto simile a lui. Potrebbe sembrare che il Vangelo di oggi sia stato scritto a proposito di santo Stefano. Quando si trovò di fronte al sinedrio, lo Spirito Santo lo ispirò ed egli parlò con audacia; non solo respinse le accuse che gli erano state mosse, ma accusò a sua volta i suoi accusatori. Il suo sguardo era sempre rivolto al Signore, tanto che il suo volto splendeva come quello di un angelo e rifletteva la gloria di Cristo, che era in lui. La somiglianza tra santo Stefano e il suo Signore non è solo esteriore: nel momento della sua morte, Stefano rivelò le intime disposizioni del suo cuore, pregando perché i suoi assassini fossero perdonati, una preghiera che diede frutti più tardi, con la conversione di san Paolo. Santo Stefano, il cui nome significa “corona”, si procurò la corona del martirio dopo esservisi preparato con una vita di fedeltà al servizio di Cristo.

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Santo del Giorno 24 Gennaio

San Francesco di Sales Vescovo e dottore della Chiesa 24 gennaio

Thorens, Savoia, 21 agosto 1567 – Lione, Francia, 28 dicembre 1622

Vescovo di Ginevra, fu uno dei grandi maestri di spiritualità degli ultimi secoli. Scrisse l’Introduzione alla vita devota (Filotea) e altre opere ascetico-mistiche, dove propone una via di santità accessibile a tutte le condizioni sociali, fondata interamente sull’amore di Dio, compendio di ogni perfezione (Teotimo). Fondò con santa Giovanna Fremyot de Chantal l’Ordine della Visitazione. Con la sua saggezza pastorale e la sua dolcezza seppe attirare all’unità della Chiesa molti calvinisti. (Mess. Rom.)

Patronato: Giornalisti, Autori, Scrittori, Sordomuti

Etimologia: Francesco = libero, dall’antico tedesco

Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: Memoria di san Francesco di Sales, vescovo di Ginevra e dottore della Chiesa: vero pastore di anime, ricondusse alla comunione cattolica moltissimi fratelli da essa separati, insegnò ai cristiani con i suoi scritti la devozione e l’amore di Dio e istituì, insieme a santa Giovanna di Chantal, l’Ordine della Visitazione; vivendo poi a Lione in umiltà, rese l’anima a Dio il 28 dicembre e fu sepolto in questo giorno ad Annecy.
(28 dicembre: A Lione in Francia, anniversario della morte di san Francesco di Sales, vescovo di Ginevra, la cui memoria si celebra il 24 gennaio nel giorno della sua deposizione ad Annecy).

Il 4 maggio 1959 Giovanni XXIII disse, rivolgendosi ai giornalisti convenuti a Roma: «Vi è (…) una certa stampa che pecca gravemente contro la verità e contro la carità, mentendo per ispirare l’odio; stampa che sembra avere quest’unico programma: avviare a perdizione le anime semplici; ogni giorno travisare il vero (…)».
Oggi la maggior parte della stampa, della Tv e del Web ispira all’odio. Il laicismo sfrenato ha permesso di dire tutto, anche le cose più indegne ed indecenti, a tutti, senza rispetto per nessuno, neppure per la religione, per l’età, lo stato di salute. L’ideologia dell’uguaglianza, inoltre, porta al cinismo abitudinario e alla maleducazione generalizzata: ci si grida in faccia e ci insulta. Verità e carità? Queste sconosciute: il servizio pluralistico dei media è a vantaggio spesso della menzogna e dell’odio.
L’operare di molti giornalisti è sensazionalistico e tutto deve fare spettacolo, anche e soprattutto il dolore. San Francesco di Sales (1567-1622), Patrono degli scrittori e dei giornalisti, ha molto da insegnare al mondo editoriale e pubblicistico di oggi, anche a quello cattolico. Egli fu un predicatore instancabile e scrisse moltissimo, fu autore di libri eccezionali e sue sono più di 30 mila lettere; celebri sono poi i suoi fogli volanti, che faceva stampare per metterli sotto gli usci di casa e affiggerli ai muri di città e paesi. Sfruttò il suo talento di scrittore per diffondere il più possibile gli insegnamenti del Vangelo e spiegare le meraviglie della dottrina e della spiritualità cattolica.
Si fece scrittore per portare la verità e l’ortodossia della fede: fu ponte fra Cristo e la gente, fra Cristo e gli eretici, convertì migliaia e migliaia di calvinisti. Dagli scritti di questo dottore della Chiesa, fra le figure più nobili della Controriforma, esce un oceano di saggezza travasata con dolcezza e serenità. Usa dire: «Meno aceto e più miele», anche nella polemica. È un longanime (con l’animo grande): «è necessario sopportare gli altri, ma in primo luogo è necessario sopportare se stessi e rassegnarsi ad essere imperfetti». Suggerisce di vedere la realtà con oggettività e non soggettivamente: «quel che facciamo per gli altri ci sembra sempre molto, quel che per noi fanno gli altri ci pare nulla».
Il Trattato dell’amore di Dio è una vera e propria summa spirituale, dove l’autore spiega come Dio trae a sé l’uomo con vincoli di amore, cioè di vera libertà: «poiché l’amore non ha forzati né schiavi, ma riduce ogni cosa sotto la propria obbedienza con una forza così deliziosa che, se nulla è forte come l’amore, nulla è amabile come la sua forza» (libro I, cap. VI). I contenuti della fede che comunicherà attraverso i canali comunicativi del suo tempo hanno come fonte originaria la crisi di fede che subisce nel 1587: per sei settimane non mangia, non dorme, piange e si ammala.
Esce dalla notte oscura affidandosi e fidandosi unicamente di Dio: «Io vi amerò, Signore». Lo dice e lo realizza e tutto il mondo conoscerà, proprio con i suoi scritti, la potenza di quell’amore. Dall’incontro con la signora di Charmoisy trarrà spunto per scrivere uno dei libri più letti nell’età moderna, Filotea. Introduzione alla vita devota. E dalla sua profonda comunione spirituale con una personalità d’eccezione, santa Giovanna Francesca di Chantal, nascerà una nuova famiglia religiosa, l’Ordine della Visitazione, caratterizzato, come volle il Santo, da una consacrazione totale a Dio vissuta nell’umiltà, nel fare straordinariamente bene le cose ordinarie. L’Ordine della Visitazione diffuse la spiritualità del Sacro Cuore di Gesù, soprattutto attraverso le Rivelazioni di Cristo alla visitandina santa Margherita Maria Alacocque, con il conseguente movimento spirituale che trovò terreno fertile in molti oratori filippini.
Lo stesso san Francesco fondò a Thonon un Oratorio, eretto da papa Clemente VIII con la Bolla Redemptoris et Salvatoris nostri (1598). L’anno del suo dies natalis, 1622, corrisponde all’anno della canonizzazione di san Filippo Neri che il Vescovo di Ginevra aveva conosciuto grazie alla biografia dell’oratoriano Gallonio che gli fu donata dall’amico, Vescovo oratoriano e beato, Giovanni Giovenale Ancina. Formatosi dai Gesuiti, fu intrepido difensore della fede e della Chiesa e aveva una dote eccezionale: conosceva il cuore umano. Tale sensibilità fu determinante per essere recepito al meglio.
Le persone, quando lo ascoltavano o lo leggevano, si chinavano ai suoi insegnamenti, perché egli “leggeva dentro”. A santa Giovanna di Chantal, scrisse: «(…) Ecco la regola della nostra obbedienza che vi scrivo a caratteri grandi: fare tutto per amore, niente per forza. (…) Vi lascio lo spirito di libertà, non già quello che esclude l’obbedienza, ché questa è la libertà del mondo; ma quello che esclude la violenza, l’ansia e lo scrupolo» (Lettera del 14 ottobre 1604). Il Vescovo di Ginevra è anche, ricordiamolo, Patrono dei sordomuti.
Nella nostra età, dominata dall’apostasia, possa egli rendere meno sordi alla verità i cattolici e far tacere i bugiardi e gli ingannatori. Disse di lui san Vincenzo de’ Paoli: «coloro che l’ascoltavano pendevano dalle sue labbra. Sapeva adattarsi alle qualità di ognuno e si considerava in debito con tutti. Consultato a proposito di affari importanti, questioni di coscienza o qualsiasi altro argomento, non lasciava andare il suo ospite prima che questi fosse rimasto soddisfatto e consolato». È proprio vero: anche quando si legge qualcosa dello scrittore e giornalista savoiardo si rimane soddisfatti e consolati e si trova nuova energia per essere davvero cristiani in ogni stato in cui ci si trova e in ogni luogo, conformandosi alla volontà di Dio.

Autore: Cristina Siccardi – santiebeati.it

Festa di San Prospero Lunedì 24 novembre

Il 24 novembre si celebra la Festa di San Prospero, patrono di Reggio Emilia, uno degli appuntamenti più attesi e vissuti della città e del suo centro storico in particolare.

Una festa all’insegna delle tradizioni, che da sempre è occasione per la comunità di incontrarsi, vivere le strade e le piazze del centro tra musica, aromi e sapori d’autunno.

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L’appuntamento più atteso dalla comunità sarà, lunedì 24 novembre, nella Basilica di San Prospero, alle 11 la Messa solenne  presieduta dal vescovo Massimo Camisasca. Il Pontificale sarà preceduto alle 10.30 un concerto di campane a cura dell’Unione Campanari Reggiani e sarà trasmesso in diretta su Telereggio, canale 14 (la Messa sarà anche ascoltabile sulle frequenze di Radio Pace redazione reggiana).

Accanto alle celebrazioni liturgiche, sono proposte occasioni di svago, tra eventi culturali, curiosità artigianali e solidarietà, queste ultime grazie ad associazioni di volontariato, scuole e parrocchie impegnate a promuovere le proprie iniziative.
Ampio è l’impegno della città per la festa del patrono. Oltre al Comune, alla Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla e ai custodi della Basilica di San Prospero, sono coinvolte istituzioni e organizzazioni culturali e del commercio, come emerge dal programma che ha il suo culmine proprio nella giornata del 24 novembre, ma offre iniziative fin da sabato 22 novembre.

Alle ore 21 la Cattedrale di Santa Maria Assunta (piazza Prampolini) risuonerà delle note del violinista Fabio Biondi in occasione del Concerto per San Prospero.
Nella giornata del patrono, inoltre, tradizione e folklore si fonderanno in suoni, aromi e colori, trasformando le piazze e le vie del centro in un grande mercato all’aperto che da piazza San Prospero attraverserà via Roma, via Guidelli, portici di San Pietro, corso Garibaldi e piazza 24 Maggio con oltre 500 banchi.

Programma San Prospero 2014

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Reggio Emilia: San Prospero 2013

Domenica 24 novembre
ore 10.30 Basilica di San Prospero
Concerto di campane

ore 10.30 Biblioteca Panizzi (replica alle 11.30)
L’incantastorie. Fiabe, storie e leggende nel tempo del c’era una volta
Concerto di racconti del Teatro dell’Orsa con Monica Morini, Bernardino Bonzani e Mirco Ghirardini al clarinetto

ore 11  Sala degli specchi, teatro  Municipale Valli
Inventare il vero. La musica di Verdi
 con Giovanni Bietti

ore 16.30 Cattedrale
Concerto per San Prospero
del Coro gospel ‘Joy Voices Youth Choir’
diretto da Abele Zani

ore 18  Basilica di San Prospero
Santa Messa Solenne
presieduta da S.E. Mons. Massimo Camisasca Vescovo della Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla alla presenza delle Autorità cittadine

Nelle piazze del centro storico
mercato all’aperto

Piazza San Prospero
Le pro loco della montagna reggiana offrono prodotti autunnali, caldarroste, miele, vin brulé, castagnaccio, nocciole, funghi, tortellini di castagna, brulé di mele e tanto altro

I negozianti associati escono nelle strade con prodotti tipici e curiosità

Via Roma con Viaromaviva
Via Guidelli e portici di San Pietro
con Reggio in Rosa è!
Portici di San Pietro
con I negozi di Porta via Emilia San Pietro

Altri appuntamenti
venerdì 22 novembre
ore 21 Chiesa di San Giovannino, piazzetta San Giovanni
Soli Deo Gloria
Concerto del Coro della Cappella Musicale San Francesco da Paola
Silvia Perucchetti   direttrice
Musiche di G. P. da Palestrina, T.L. de Victoria, G.Belli, G.Croce
a  cura della Circoscrizione Città storica

Venerdì 22, sabato 23 novembre, ore 20.30
domenica 24 novembre, ore 15.30
Teatro municipale Romolo Valli
Arlecchino servitore di due padroni
di Giorgio Strehler con Ferruccio Soleri

Mostre
Spazio Gerra
, piazza XXV aprile 2
“Digital garden. Piante _ tecnologia _sostenibilità”
martedì -venerdì 10-13; sabato 10-13/16-23; domenica e festivi 10-13/16-20
Fino al 26 gennaio 2014

Palazzo Casotti, sale espositive piano terra
Bruna Boni (1936-2012). Identità, rinascita, struttura, segno
Orari: giorni feriali 16 -19; sabato e domenica 10-13; 16-19
Fino al 24 novembre

Palazzo Magnani, corso Garibaldi 29
L’enigma Escher. Paradossi grafici tra arte e geometria
Orari:da martedì a giovedì 10-13/15 -19
Venerdì, sabato, domenica e festivi 10-19
Fino al 23 febbraio 2014

appuntamenti

 

La Guardia di Finanza festeggia il proprio patrono: S. Messa in Santo Stefano a Reggio Emilia Ven. 20 Set. ore 11

La Guardia di Finanza, come ogni altra realtà militare ha un santo patrono: San Matteo apostolo ed evangelista, la cui festa liturgica cade il giorno 21 Settembre.

Il documento papale che attesta il riconosciuto patrocinio, reca la data del 10 aprile 1934 ed è firmato dal cardinale Eugenio Pacelli (futuro Papa Pio XII). Il Pontefice che accolse l’istanza avanzata dal Comandante Generale e sostenuta dall’Ordinario Militare del tempo era Pio XI.

La vicenda umana di Matteo ha una sua notorietà, legata a quanto di lui si legge nell’omonima narrazione evangelica. Matteo, il pubblicano, detto anche Levi (Mc 2,14; Lc S,27) passò dal banco delle imposte alla sequela del Maestro che gli aveva detto: “Vieni e seguimi” (Mt 9,9).

Il banchetto che festeggiò la sua vocazione è il segno dell’amore misericordioso di Gesù che chiama i peccatori a penitenza e ne celebra la riconciliazione con il Padre (Lc 5,27-32). Nel suo Vangelo, redatto per la comunità giudeocristiana, il Cristo si manifesta come maestro e il fondatore del nuovo Israele, che promulga la giustizianuova del regno dei cieli incentrata nell’amore.

La sua memoria il 21 settembre è fatta dal martirologio geronimiano (sec. VI). Il “Breve Pontificio” del 10 aprile 1934, nel dichiarare San Matteo Patrono della Guardia di Finanza auspica che tutti gli appartenenti al Corpo possano, sul suo esempio, unire l’esercizio fedele del dovere verso lo Stato con la fedele sequela di Cristo.

Sabato 26 gennaio, alle 15.45, in Seminario: il vescovo incontra giornalisti e comunicatori





San Francesco di Sales
San Francesco di Sales
Sarebbe esattamente il 24 gennaio la festa liturgica di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, morto a Lione il 28 dicembre 1622. La sua festa, data la coincidenza con il tempo natalizio, precisamente con la festa dei Santi Innocenti, nel calendario liturgico è stata fissata il 24 gennaio, giorno in cui il suo corpo venne traslato ad Annecy. Lo stesso 24 gennaio verrà reso pubblico il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali.
Nella diocesi reggiana quest’anno il grande appuntamento annuale con giornalisti e operatori della comunicazione avverrà sabato 26 gennaio in Seminario (viale Timavo 93 a Reggio), alle 15.45. La novità più attesa sarà la presenza del vescovo Massimo Camisasca, ad appena quaranta giorni dal suo ingresso in diocesi. È lui stesso che invita giornalisti, comunicatori e tutti coloro che sono impegnati o desiderano impegnarsi nei vari mezzi della comunicazione. Monsignor Camisasca, autore di molte opere scritte con linguaggio accessibile anche quando affronta temi difficili, lui che dal 1981, per molti mesi, ha tenuto la trasmissione radiofonica Rai Parole di vita, divenendo una delle voci più conosciute della radio italiana, in questo incontro ci offre un’opportunità straordinaria di riflessione sull’importanza e l’uso del mass media.
Ha confidato di avere scoperto fin dalle elementari la magia della parola. Ha letto e scritto moltissimo. Ma oggi, osserva, le parole rischiano di essere cancellate o stravolte dalle immagini e viceversa. Di qui il titolo del suo intervento: Le parole e i fatti, due pilastri fondamentali del giornalismo.
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