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Un americano che sembra tedesco e dipinge come uno spagnolo

di Sandro Barbagallo
È una mostra insolita quella che la Royal Academy of Arts presenta a Londra per illustrare le opere giovanili di John Singer Sargent. Perché certo, chi ricorda Sargent come un Boldini o un Degas, lo identifica con ben altri quadri, ritratti ipnotizzanti di uomini e donne, composizioni di interni che hanno una matrice surreale e di esterni che sono un passo avanti all’Impressionismo. Perché, tra le invidiatissime doti di Sargent, c’è un eclettismo e un talento straordinari sia per il disegno che per la pittura, al punto che verrà accusato da illustri colleghi di superficialità. Lo amarono, invece, scrittori raffinati come Henry James e Robert Louis Stevenson, che spesso furono anche suoi committenti. Di origine americana, quest’artista venne inserito nel cosiddetto Rinascimento Americano anche se la sua cultura e la sua formazione sono del tutto europee, anzi, per essere precisi, italiane. Sargent infatti nasce a Firenze nel 1856 da genitori di Filadelfia innamorati dell’Europa e di una sofisticata cultura cosmopolita, al punto che vissero modestamente pur di dare al proprio figlio un’educazione congeniale alle loro idee. Sargent studia prima all’Accademia di Firenze, incoraggiato dalla madre acquerellista dilettante. Poi convince i genitori a trasferirsi a Parigi nel 1873 e, appena diciottenne, prende lezioni di pittura nello studio di un ritrattista alla moda, Carolus-Duran. È lo stesso anno in cui si inaugura la prima mostra dei neo-pittori impressionisti presso lo studio del fotografo Nadar, dove verrà esposto il quadro dipinto da Monet l’anno precedente, Impressione del sole nascente, il cui titolo battezzò il movimento impressionista. Nel 1879 espone al Salon il ritratto del suo maestro Carolus-Durand, per il quale ebbe una menzione speciale. L’anno successivo viaggia in Spagna per studiare Velázquez e in Olanda per studiare Frans Hals, mentre a Parigi vedrà una personale di Edouard Manet che fu determinante per la sua formazione. Intanto comincia a simpatizzare con il gruppo d’avanguardia Les Vingt a Bruxelles, e con loro espone il Ritratto del dottor Pozzi in casa (1881). Due anni dopo presenta al Salon il ritratto di Madame x (Madame Pierre Gautreau), oggi al Metropolitan di New York, che nel rapporto tra il candore della pelle e il nero del vestito denuncia le affinità elettive con Manet. Incredibilmente fu proprio quest’opera, oggi considerata un capolavoro, a suscitare un’ondata di derisione e di scandalo. Per fortuna il pittore incontra Henry James che ridandogli fiducia lo presenta ai suoi illustri amici inglesi. Qualche anno dopo, infatti, si trasferisce a Londra, dove affitta uno studio a Chelsea, esattamente lo stesso in cui aveva lavorato un altro artista americano, James Whistler. Forse non è un caso se, ancora una volta, è proprio Londra a ricordare al pubblico la grandezza di un genio così eclettico, completando con un taglio insolito l’immagine che generalmente si ha di lui. Gli oltre settanta quadri presentati nella mostra della Royal Academy sono stati dipinti dall’artista sulle coste della Britannia e della Normandia e nell’italiana isola di Capri, nonché in numerosi porti del Mediterraneo. Se si pensa che lo scultore Auguste Rodin lo considerava uno dei maggiori artisti del suo tempo e l’aveva soprannominato il nuovo van Dyck, si comprende come questo arioso gruppo di opere sia una parentesi luminosa nella produzione estremamente sofisticata e austera dell’artista. Tra i quadri di maggiore importanza è rilevante quello intitolato En route pour la pêche (1878), ambientato nel porticciolo bretone di Cancale, dove è in uso la raccolta delle ostriche. Perché quest’opera è bella da commuovere? Non certo perché è del genere narrativo, né perché le donne e i bambini in primo piano sono resi con rapidi tocchi che aggiungono alla lezione impressionista qualcosa di impalpabile. Qualcosa però che bisogna cercare di decifrare. Infatti solo dopo uno studio attento del "fermo immagine" ci sembra di sentire il brusio e le chiacchiere, l’intimità delle confidenze, il rimbrotto della più anziana al nipotino piagnucoloso. Insomma, l’artista è riuscito a cogliere ogni persona nella propria individualità e fisionomia, nonostante la tecnica rapidissima quanto efficace. Zoccoli, calzerotti, piedi nudi, cenci, il gruppo di paesani che si agita sul fondo accanto al faro e una linea d’orizzonte su cui si affollano nuvole, ci fanno sentire l’acre odore salmastro, la fatica quotidiana mischiata ai colori a olio e la sensazione dei piedi bagnati dalla bassa marea. Tutto questo fa parte del valore aggiunto che rende così particolare il fascino sottile di questo quadro. Solo in apparenza abbozzato, forse, ma in punta di pennello. Non a caso fu proprio quest’opera a procurargli una certa notorietà in America quando fece una mostra a New York nella primavera del 1878. Un altro quadro degno di nota è quello intitolato Bambini napoletani sulla spiaggia (1879), vivida rievocazione della luce incandescente e del blu cobalto del mare di Capri. Il gruppo di quadri dedicato alle scene dei porti del Mediterraneo, a olio e ad acquerello, in varie dimensioni, completa la mostra con altre opere su carta dipinte a Venezia nei primi anni del Novecento. Ponendosi al centro tra una visione tradizionale e una più moderna, Sargent in queste opere "marine" ci dà un punto di vista anticonvenzionale, come se per lui il mare rappresentasse inediti orizzonti e fosse capace di stimolargli nuove idee. La mostra di Londra ci dà l’occasione per ricordare un grande artista di cui spesso si dimentica la genialità e il talento, per un eccessivo culto della leggenda con il quale si decreta il successo popolare nel mondo dell’arte. Per cui se non anneghi il talento nell’alcool, ma magari come Sargent sei famoso nello smart set, susciti sospetto e diffidenza. Per esempio il celebre critico Roger Fry, non sapendo come colpirlo, arrivò a denigrare la grande abilità dell’artista che, a suo dire, sembrava ottenuta troppo facilmente. Dal canto suo Sargent sosteneva: "Io registro, non giudico. Non sono né satirico, né psicologo" intendendo con questo affermare che per lui era importante esprimere un distacco assoluto dal soggetto dipinto. Anche se poi, osservando attentamente molti dei suoi ritratti – ne produceva anche quattordici l’anno – si rivela acuto interprete delle verità più segrete del modello. A volte questi ritratti emanano una sensualità quasi carnale, una sicurezza che sembra spavalderia, e tutto questo lo percepiamo dall’opera, in cui è evidente la confidenza tra modello e pittore. Nato e cresciuto in Europa, intorno ai trent’anni Sargent decide di visitare per la prima volta gli Stati Uniti, prima Boston e poi New York. Ha la fortuna di essere protetto e sponsorizzato dall’architetto Stanford White, fondatore dell’American Renaissance. Questo movimento, un vero Rinascimento del nuovo mondo, ha lo scopo di vincere l’arretratezza culturale degli Stati Uniti con un travaso di stili, opere e gusti europei. La sua formula si basava sull’idea di "portare l’Europa in America", realizzando un colossale scambio tra la ricchezza statunitense e l’arte europea. Quest’ultima, inoltre, fungeva da filtro per depurare ricchezze troppo facili, ottenute da miniere, banche e ferrovie, nobilitandole con la nascente invenzione del collezionismo d’arte. Stanford White comprese subito che non poteva consigliare un artista migliore di Sargent ai suoi amici magnati e banchieri, desiderosi di commissionare in Europa i ritratti delle loro famiglie. Inoltre Sargent aveva il vantaggio di avere origini americane e si era comportato da stratega affermandosi nelle mostre dei Salon di Parigi. Quando il pittore decide di andare negli Stati Uniti i suoi collezionisti americani in Europa si attivarono per organizzargli mostre itineranti e procurargli importanti commissioni, tra cui il ritratto della moglie del presidente del Metropolitan Museum of Art di New York, Mrs. Marquand. Con questo ritratto, in cui l’artista dà prova del proprio virtuosismo, si afferma come image-maker dell’opulenta società edoardiana, ultimo esponente della grande tradizione della ritrattistica inglese. Anche se, ovviamente, il suo stile è ormai più moderno, più libero, più esuberante. Uno stile, quello del Sargent maturo, che ha il potere di trasformare una persona anonima in una celebrità, un’icona del proprio tempo. Esattamente come circa cinquant’anni dopo farà un altro artista americano di origine europea, Andy Wahrol. La vita d’artista di Sargent fu solitaria e appartata. Anche se conobbe un continuo riconoscimento economico e un successo mondano, la sua esistenza fu molto povera affettivamente. Non si sposò mai, non gli si conoscono amori o convivenze e gli unici punti di riferimento familiare restano i nipoti. Anche la sua fine – morì d’infarto a sessantanove anni nel 1925 – fu rapida e indolore, "facile" come sembravano i suoi quadri. Ci piace ricordarlo con le sue stesse parole: "Sono un americano nato in Italia, educato in Francia, che parla inglese, sembra un tedesco e dipinge come uno spagnolo". (©L’Osservatore Romano – 15 agosto 2010)