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Maledetti giochi d’azzardo

Mi arrivano, da qualche tempo, messaggi sempre più allarmanti sulla dipendenza da gioco. L’ultimo è di un figlio. Lo riporto in parte, nella speranza che serva come “avviso”. «Eravamo una bella famiglia, io, mio papà, mia mamma e mia sorella. Mio padre è un giocatore d’azzardo patologico che negli ultimi 10 anni ci ha distrutto l’esistenza. Andavo al primo anno di ingegneria quando mio padre ci chiamò dicendo che stava andando ad ammazzarsi. Fu un colpo, credo che quella telefonata difficilmente la scorderò. Quella volta si risolse tutto perché i suoi fratelli ci aiutarono a coprire il buco che aveva fatto, ma quello fu solo l’inizio della fine. «Gli parlai, mi giurò che non l’avrebbe fatto più… Ma non fu così. Accadde ancora diverse volte, fino a quando anche la sua famiglia e i suoi fratelli lo abbandonarono. Io, mia sorella e mia madre abbiamo provato a salvare ancora la faccia, ma abbiamo provato anche a curarlo.

Roulette - foto ICP.

foto ICP.

«L’anno scorso è iniziato nuovamente l’incubo, così lo abbiamo mandato in comunità, ma contro la sua volontà. Tornato, ha iniziato nuovamente il giorno dopo. Mia madre non ce l’ha più fatta e mi ha chiesto aiuto. L’ho buttato fuori casa. Da allora nessuno della famiglia lo ha più sentito. Poi, piano piano, i suoi fratelli hanno iniziato a sentirlo, poi mia sorella… Io niente… Era più forte di me! Un giorno, non ricordo neanche quale trasmissione fosse, ho sentito lei dire queste parole: “Solo i figli possono salvare i propri genitori…”. Ho iniziato a pensarci e così sono andato a trovarlo. «Inutile raccontare come è stato, cosa ho provato in quei 30 minuti. Un uomo dimagrito di 30 chili e che prende farmaci per la depressione, mi ha detto che non ce la fa più, che vuole curarsi, che vuole trovare un posto che lo aiuti a convincersi che non è un fallito. Che vorrebbe morire. Non sappiamo più cosa fare, non abbiamo denaro per poterlo mandare in un altro centro di disintossicazione».

Slot Machine © OCEAN / CORBIS

foto © OCEAN / CORBIS.

Straordinario questo figlio e vergognoso questo padre. E, per aggiungere legna al fuoco, questi maledetti giochi d’azzardo colpiscono più i padri che i figli. Forse abbiamo sottovalutato il fenomeno. E, parlando a voi giovani, non solo vi chiedo di aiutare i padri, ma soprattutto vi chiedo di non cadere in questa trappola spaventosa. Giorni fa sono uscite alcune cifre che riguardano il gioco d’azzardo a Milano. C’è da spaventarsi. I milanesi spendono quasi 4 miliardi in videopoker e gratta e vinci. Attenzione! È vero che il giocatore tipo è maschio tra i 30 e i 50 anni, però secondo Riccardo Gatti della Asl, nei Sert in pochi mesi i pazienti sono passati da 80 a 255, e le prime giocate avvengono tra gli 11 e i 13 anni. Ed è qui, il mio allarme preoccupato. Tra i giochini e le furbate della prima adolescenza, oltre al primo bacetto (lo suppongo ancora ingenuo) alla morosetta, e la prima tirata di spinello, ci sono anche le macchinette, nel bar, vicino alla scuola. Perché, poi, ci siano così tante “macchinette” proprio nei bar adiacenti agli istituti scolastici, qualche sindaco e qualche magistrato ce lo potrebbero spiegare. Dovete capire, cari ragazzi, che il vizio si trasforma, in brevissimo tempo, in patologia. Non girate con soldi in tasca e ringraziate i genitori se non ve li danno.

Antonio Mazzi

vita pastorale gennaio 2013