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Egitto: un centro per disabili, luogo di rinascita e di ecumenismo

Accoglie handicappati mentali, finora emarginati dalla società

ROMA, mercoledì, 3 marzo 2010 (ZENIT.org).- Grazie all’aiuto dell’associazione caritativa internazionale cattolica Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), i disabili mentali dell’Egitto stanno uscendo dall’isolamento e dall’emarginazione a cui li aveva condannati la società.

L’associazione ha già donato più di 15.000 euro e ha promesso altri aiuti per la realizzazione di un edificio che permetterà alla Comunità di Al-Fulk di Minia di trasferirsi dal deserto in città, aspetto fondamentale per l’integrazione delle persone assistite.

"Non possiamo integrare le persone nella società se viviamo nel deserto", ha sottolineato Magdi Asham Henein, di Al-Fulk. "Con l’aiuto di ACS abbiamo comprato la terra per costruire un nuovo edificio della comunità".

Uscire dall’isolamento

Come ha spiegato Henein, la comunità di Al-Fulk è nata per la grande necessità di sostegno che hanno le persone con handicap mentali in Egitto.

"Dieci anni fa la gente veniva rifiutata dalla società. Nessuno capiva la natura degli handicap mentali, erano visti come una punizione di Dio".

Anche le famiglie delle persone affette da questi disturbi le rifiutavano e le cacciavano. "Le persone con handicap mentali soffrivano molto. Molte vivevano per strada, e i passanti si prendevano gioco di loro. Erano completamente emarginate".

In questo contesto, un membro di Faith and Light, un’associazione internazionale che sostiene le persone con difficoltà di apprendimento, è andato a vivere con la comunità dell’Arca a Guise, in Francia, e al suo ritorno ha istituito Al-Fulk. Era il 2002.

La comunità di Minia ha un laboratorio in cui le persone con handicap mentali realizzano delle candele e alla fine della settimana ricevono un salario per il loro lavoro.

Al-Fulk è affiliata all’Arca internazionale, ma è sotto la cura della Diocesi copta cattolica di Minia.

Il nome Al-Fulk significa proprio "l’arca". "Indica la nave, la nave di Noè, per cui è l’arca", ha osservato Henein.

Resurrezione personale e comunitaria

Il fondatore dell’Arca, Jean Vanier, ha parlato di comunità come luogo di resurrezione, e Henein ha confessato che è stato anche il caso dell’Egitto.

"I cambiamenti nella loro vista sono un segno di resurrezione, erano del tutto emarginati ma ora sono cambiati, è avvenuta una resurrezione per loro e per le loro famiglie".

"La società ha cambiato atteggiamento, per cui c’è una resurrezione sia per la persona che per la comunità in generale", ha aggiunto.

Secondo Henein, la nuova struttura "creerà una sorta di vita sociale per i residenti con disabilità mentali – amano comprare nei negozi e far visita alla gente".

Attualmente nella casa ci sono sette persone, e altre otto vanno a realizzare candele nel laboratorio. "Speriamo di arrivare a 10 in casa e 20 nel laboratorio", ha riconosciuto Henein.

Valore ecumenico

La comunità è anche un segno dell’unità, perché cattolici e ortodossi vivono nella stessa casa e sperano che nel futuro vengano coinvolti anche i musulmani.

"I musulmani sono la maggioranza, ma il nostro lavoro non è molto conosciuto e gli islamici possono essere sospettosi nei suoi riguardi", ha constatato Henein.

"Nel futuro, però, Al-Fulk potrebbe essere un ponte per unire cristiani e musulmani – come altre attività sociali della Chiesa cercano di fare", ha concluso.