A New York Conferenza Onu per rafforzare l’accordo contro le armi nucleari

Immagine di repertorio di un'esplosione nucleare

Dopo oltre 50 anni, è in discussione il Trattato di Non Proliferazione nucleare (Tnp). La Conferenza delle Nazioni Unite si svolge, dopo il ritardo di due anni per la pandemia, in un momento di forte criticità di rapporti internazionali, come sottolinea il direttore della Rivista Italiana Difesa, Pietro Batacchi
Fausta Speranza – Città del Vaticano

Da oggi al 26 agosto si tiene a New York la Conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione nucleare (Tnp). Il Papa con un tweet ha ribadito il no alle armi atomiche. Nella sede delle Nazioni Unite, si ritrovano i delegati dei 190 Stati coinvolti, chiamati a elaborare un documento finale che stabilisca un programma di azione per il prossimo quinquennio. In particolare, in discussione c’è la questione della proibizione dell’uso e della minaccia dell’uso dell’arma nucleare o quanto meno l’interdizione del suo primo uso. A presiedere la Conferenza è l’ambasciatore argentino Gustavo Zlauvinen.

Il Trattato di Non Proliferazione nucleare (Tnp), firmato il 1° luglio 1968, è da oltre cinquant’anni il principale baluardo contro la diffusione delle armi nucleari nel mondo. Rimane il principale accordo che disciplina l’intero settore nucleare sia esso civile (centrali nucleari) che militare (armi nucleari). 

Austria / Sintesi della Presidenza dalla Conferenza di Vienna sull’impatto umanitario delle armi nucleari

Di seguito si riportano le conclusioni rese dal Ministero degli Esteri austriaco il 20 giugno 2022 alla Conferenza di Vienna sugli Impatti Umanitari della Guerra Nucleare.

Carə Colleghə, Signore e Signori,

Oggi abbiamo ascoltato presentazioni e discussioni molto istruttive. È giunto il momento di riflettere su alcuni punti chiave. Ognuno di noi trarrà le proprie conclusioni. Consentitemi di esporre ciò che l’Austria ha tratto da questo documento: la sintesi della Presidenza (che è presentata in veste puramente nazionale).

La conferenza di Vienna sull’impatto umanitario delle armi nucleari ha affrontato le conseguenze sull’umanità, compresi gli effetti sulla salute umana, l’ambiente, l’agricoltura e la sicurezza alimentare, la migrazione e l’economia, nonché i rischi e la probabilità di detonazioni autorizzate, non autorizzate o accidentali di armi nucleari, le capacità di risposta internazionali e il quadro normativo applicabile; e ha individuato i settori in cui sembrano necessarie ulteriori ricerche e indagini.

Alla Conferenza hanno partecipato più di 800 delegati in rappresentanza di 80 Stati delle Nazioni Unite, del Comitato Internazionale della Croce Rossa, del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, di altre organizzazioni internazionali di rilievo, della società civile e del mondo accademico.

Dalle presentazioni e dalle discussioni si possono sintetizzare i seguenti punti chiave:

È impossibile affrontare adeguatamente l’immediata emergenza umanitaria e le conseguenze a lungo termine delle esplosioni di armi nucleari. Non possiamo prepararci e non possiamo reagire, quindi dobbiamo prevenire.
L’inverno nucleare colpirebbe probabilmente l’intero pianeta, anche dopo un limitato scambio nucleare regionale, e provocherebbe drastici abbassamenti di temperatura, bloccherebbe la luce solare per anni, causando scarsità di cibo e carestie mortali in tante parti del mondo.
Andando avanti nella ricerca sull’impatto delle armi, constatiamo che le esplosioni di armi nucleari hanno conseguenze più vaste, globali e persistenti di quanto pensassimo.
I test nucleari atmosferici, sebbene condotti decenni fa, sono responsabili di effetti gravi sulla salute e di un degrado ambientale di lunga durata. Nuove analisi e tecniche consentono una migliore mappatura della contaminazione radioattiva globale, delle comunità esposte e degli ecosistemi colpiti a causa delle ricadute dei test sulle armi nucleari, con importanti implicazioni per le comunità colpite.
Manca ancora un quadro completo integrato dell’impatto delle armi nucleari. Per approfondire le nostre conoscenze sono necessari un lavoro più interdisciplinare e ulteriori ricerche sull’interazione tra gli effetti a breve, medio e lungo termine. È necessario non solo intensificare la ricerca, ma anche approfondire la discussione e la riflessione al fine di produrre maggiore chiarezza e risultati su cui sviluppare una politica basata sui fatti.

I rischi di esplosioni accidentali, non autorizzate, intenzionali o per errore di armi nucleari hanno raggiunto un livello senza precedenti per ragioni politiche, strategiche e tecnologiche.

La diffusione di armi nucleari tattiche più piccole e meglio utilizzabili è sconcertante. Anche la detonazione di un’unica cosiddetta piccola arma nucleare avrebbe effetti devastanti e aggravanti e, inoltre, comporterebbe un rischio molto elevato di innescare un’escalation verso una guerra nucleare limitata o totale.

La minaccia dell’uso di armi nucleari dichiarata dai principali politici russi mostra quanto sia reale questo rischio oggi e sottolinea la fragilità di un paradigma di sicurezza basato sulla teoria della deterrenza nucleare. L’invasione russa dell’Ucraina sottolinea il fatto che le armi nucleari non impediscono le grandi guerre, ma piuttosto incoraggiano gli Stati con armi nucleari ad avviarle.

La guerra tra Stati con armi nucleari non solo è possibile, ma è già successa più volte, ad esempio nel subcontinente indiano. Sappiamo che il conflitto nucleare non è un pericolo astratto, ma molto concreto. Alla luce delle tensioni regionali e globali, esistono oggi diversi scenari plausibili in svariate parti del mondo per il conflitto nucleare.

Nel mondo di oggi, dove non c’è più una comprensione comune di regole, norme e standard essenziali, le armi nucleari aumentano ulteriormente l’incertezza e l’insicurezza.

A breve termine sono certamente necessarie misure di riduzione dei rischi sostanziali e non solo dichiarative; ma solamente l’eliminazione delle armi nucleari offre un’efficace prevenzione.

È necessario concentrarsi maggiormente sulla riduzione del rischio alla luce di ciò che sappiamo e di ciò che non sappiamo. È difficile comprendere appieno le loro cause, e ancor più tenere conto dei rischi futuri derivanti dal cambiamento tecnologico e dottrinale, in quanto esistono “incognite note”, ma anche “incognite ignote”.

La teoria secondo cui la dissuasione nucleare può impedire una guerra nucleare è ulteriormente messa in dubbio dagli effetti del progresso tecnologico e dall’integrazione delle nuove tecnologie nei sistemi di armi nucleari e nelle strutture decisionali.

Costruire la sicurezza sulla deterrenza nucleare non è sostenibile. Quando la deterrenza nucleare fallirà, fallirà con effetti catastrofici. Molti vedono un problema logico: come potrebbe un’arma che minaccia la sopravvivenza della civiltà essere fondamento della sua sicurezza?

La prospettiva combinata delle conseguenze umanitarie e dei rischi delle armi nucleari ci consentirebbe di affrontare la questione dell’utilità delle armi nucleari e della veridicità della teoria della deterrenza nucleare su una base più concreta.

Solo un approccio basato sui risultati scientifici e sul coinvolgimento della società civile, del mondo accademico e delle comunità colpite, in particolare l’Hibakusha e le vittime degli esperimenti nucleari, può aprire un dibattito aperto e significativo sul disarmo che porti a risultati concreti. Tale approccio inclusivo è necessario anche per ottenere un’ampia gamma di risultati, come ad esempio il danno sproporzionato delle radiazioni atomiche su bambine e donne.

I forum pertinenti sul disarmo nucleare e sulla non proliferazione nucleare devono pertanto impegnarsi continuamente nella ricerca attuale e futura sulle conseguenze e sui rischi umanitari delle armi nucleari.

La prospettiva umanitaria ha un potenziale trasformativo e unificante per il rilancio urgente e necessario del disarmo nucleare.

Sia i risultati sulle conseguenze sull’umanità, che i rischi delle armi nucleari sottolineano la necessità di porre sempre l’impatto umanitario catastrofico delle armi nucleari al centro del nostro lavoro fino a quando queste armi esisteranno. Pertanto, la questione deve essere alla base di tutte le discussioni relative alle armi nucleari.

Vorrei concludere questa sintesi ringraziando i relatori, le relatrici e voi partecipanti, ed esprimendo la speranza che tutti noi possiamo utilizzare ciò che abbiamo appreso dalla conferenza di oggi nella nostra impresa comune per un mondo libero dalle armi nucleari.

pressenza.com

Traduzione dall’inglese di Filomena Santoro. Revisione di Mariasole Cailotto