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Russia e Francia «in guerra» contro l’Is

Pugno duro contro il terrorismo in Europa e contro il Califfato in Medio Oriente. Il presidente francese,François Hollande, ha avuto oggi una telefonata con l’omologo russo, Vladimir Putin, per parlare del “coordinamento degli sforzi” contro lo Stato islamico: lo ha reso noto l’Eliseo.

“È stato deciso in particolare di assicurare contatti più stretti e il coordinamento delle attività tra le agenzie militari e i servizi di sicurezza dei due Paesi nelle operazioni contro i terroristi”, ha spiegato il servizio di stampa del Cremlino.

La Duma chiede «una coalizione mondiale anti Is». La Duma (il Parlamento russo) ha chiesto ai Paesi dell’Europa, del Nord America e del Medio Oriente di formare una coalizione anti-terrorismo come quella anti Hitler. “È giunto il momento che i Paesi responsabili nel mondo facciano un passo oltre le loro divergenze tattiche, per formare una coalizione anti-terrorismo comune”, si legge nel documento.

Mosca raddoppia i raid. L’aeronautica russa ha raddoppiato le incursioni aeree contro i jihadisti dell’Is in Siria. La decisione arriva dopo le stragi di Parigi e nel giorno in cui Mosca ammette che a far precipitare l’aereo civile russo sul Sinai è stata con tutta evidenza un ordigno artigianale.

Debuttano i bombardieri strategici. La Russia ha effettuato massicci
raid sulle postazioni dell’Is in Siria per la prima volta con l’uso di bombardieri strategici. I raid hanno colpito la roccaforte Raqqa e Deir Ezzor. Sono state effettuate 127 missioni su 206 siti. I bombardieri hanno distrutto 140 strutture tra cui 7 campi di addestramento, 10 depositi di armi e quattro centri di comando.

Hollande vedrà Obama e Putin. Il presidente francese François Hollande incontrerà il presidente degli Stati Uniti Barack Obama a Washington martedì 24 novembre, mentre sarà a Mosca da Putin due giorni più tardi, il 26. Lo ha annunciato l’Eliseo.

«La Francia è in guerra». “La Francia è in guerra, l’Europa ci aiuti”, aveva detto ieri il presidente François Hollande in uno storico discorso alle Camere riunite. Oggi, parlando all’Unesco, il presidente ha ribadito: “Saremo spietati”. La scorsa notte Parigi è passata, nuovamente, ai fatti. L’aviazione francese ha compiuto nuovi raid aerei su postazioni dei jihadisti dell’Is a Raqqa, nel nord della Siria, distruggendo un centro di comando e una base di addestramento. Lo ha annunciato il ministero della Difesa.

Distrutti due obiettivi Is. “L’esercito francese ha compiuto per la seconda volta nello spazio di 24 ore un raid aereo contro Daesh (Is) a Raqqa, in Siria”, ha confermato il ministero in un comunicato. Il raid è stato compiuto all’1.30 da “dieci aerei Rafale e Mirage 2000, che sono partiti dagli Emirati arabi uniti e dalla Giordania”. “I due obiettivi sono stati colpiti e distrutti simultaneamente”, ha spiegato Parigi. “Compiuti in coordinamento con le forze americane, i raid hanno avuto per obiettivo dei siti identificati durante missioni di riconoscimento precedentemente realizzate dalla Francia”.

Parigi “chiama” la Ue. I ministri della Difesa dell’Ue hanno accolto all’unanimità la richiesta della Francia di ricorrere all’articolo 42.7 del trattato dell’Unione, in base al quale se uno Stato membro è vittima di un’aggressione, gli altri Paesi sono tenuti ad aiutarlo con tutti i mezzi in loro potere. Presentata ieri a seguito degli attacchi terroristici di Parigi, la richiesta è stata approvata oggi in occasione del consiglio Difesa in corso a Bruxelles. “La Francia domanda l’assistenza dell’Europa, e oggi la risposta dell’Europa è sì”, ha detto l’Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Ue, Federica Mogherini, nel corso di una conferenza stampa straordinaria. Adesso la Francia avvierà le
discussioni bilaterali con i partner dell’Ue per discutere del tipo di assistenza.

Due messaggi dal G20. Dal vertice del G20, conclusosi ieri ad Antalya in Turchia, sono arrivati due messaggi: cautela sugli interventi militari in Siria (la Russia è contraria) e pugno duro contro chi finanzia il terrorismo. Lo confermano le dichiarazioni del presidente americano Barack Obama: in Siria “truppe di terra non ci saranno, sarebbe un errore”.

Mentre il G20 si impegna, con un documento, a una stretta ai finanziamenti all’Is, con controlli alle frontiere, scambio di dati, lotta ai foreign fighter e più sicurezza per gli aerei, il presidente russo Vladimir Putin lancia la sua accusa. Si presenta con dati e foto di camion del traffico illegale di petrolio in Iraq e denuncia: “I jihadisti sono finanziati da persone fisiche provenienti da 40 paesi, tra cui anche membri del G20”.

La posizione dell’Italia. La strada dei raid, ribadita dalla Francia, non piace a Matteo Renzi, che punta alla soluzione politica. “Serve una strategia complessiva, non solo la reazione di pancia”, ha ripetuto portando ad esempio il “disastro” creato in Libia. L’Italia, sembra essere il ragionamento, non si tira indietro. È presente in Afghanistan, in Libano, in Somalia ed è pronta a fare la sua parte con la comunità internazionale. Ma chiede un disegno complessivo, una strategia politica per l’intera crisi regionale.

Per combattere il terrore “ci vorranno anni” sottolinea Renzi che invita a non confondere “terroristi con i rifugiati” e ad affrontare la situazione nel suo complesso, dalle migrazioni al mediterraneo, dalla Siria alla Libia.

. Ma è dalle parole del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che è forse arrivato il messaggio politico cruciale del vertice G20: “Assad non si ricandida alle prossime elezioni, lascerà entro sei mesi”. Una frase arrivata a poca distanza dall’incontro con il leader russo Vladimir Putin che ha parlato di “posizioni avvicinate sulla Siria”.

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