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Povertà in aumento, nel 2010. 5mila richieste d'aiuto alla Caritas

Povertà in aumento a Reggio Emilia. A dirlo è la Caritas in base ai dati del rapporto 2010 presentato oggi. Secondo i dati del Centro di Ascolto diocesano, nel corso del 2010 sono state incontrate 1.775 persone (di cui il 60% maschi) con una diminuzione rispetto all’anno precedente di 250 unità. Ma analizzando il dato relativo al numero di conviventi, con la persona ascoltata si raggiunge una cifra molto più alta, di circa 3 mila persone intercettate. In seguito alla diminuzione delle risorse disponibili si sono inoltre dilatati i tempi di progettazione e di risoluzione dei problemi, il che ha portato ad una cronicizzazione degli utenti. A conferma di questo processo, il numero di passaggi del 2010 si presenta di superiore a quello dell’anno precedente e raggiunge i 5.382. Per quanto riguarda l’età, in linea con i dati degli anni passati, si registrano più persone tra i 25 e i 54 anni (il 75%), ma si segnala una crescita significativa degli ultra-cinquantacinquenni, che non presentano più solamente problematiche di solitudine ma anche povertà materiali. Sono infatti in aumento le persone incontrate che presentano uno stato di disoccupazione (814, pari al 63,1% contro il 57,9% del 2009) e al contempo sono diminuite le persone occupate (91 unità contro le 131 del 2009). L’analisi dei redditi di questo ultimo gruppo di persone ha messo in luce come spesso ci si trovi in presenza di redditi molto bassi (basti pensare che oltre il 60% sono al di sotto dei 600 euro mensili, mentre quasi il 95% si collocano al di sotto dei 1000 euro). I bisogni presentati sono per la maggior parte di natura economica (771 situazioni) e di lavoro (734 persone). A seguire problematicità legate all’abitazione, bisogni connessi al fenomeno migratorio, all’istruzione, ai problemi famigliari. “La forbice che si allarga tra ricchi e poveri- commenta il direttore della Caritas Gianmarco Marzocchini – è lo specchio di una società individualistica che privilegia il proprio giardino, che si chiude e tende a difendersi. La paura non riguarda più solo l’immigrato, ma l’altro come potenziale minaccia in quanto altro da sè. Come Caritas vogliamo creare una cultura che porti ad una società dove la povertà non esiste più”. Fonte Dire