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In coraggiosa difesa della barca di Pietro

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Sta montando a cavallo, San Giorgio, per raggiungere la barca che lo attende sulle rive del Mar Nero. Ha già un piede nella staffa e, mentre s’insella, guarda imperioso verso il mare preso da un’urgenza: un enorme drago insidia l’oriente cristiano ed egli deve salvarlo. _2539stgeo_43066324.jpg

L’affresco di Pisanello ha sopportato pesanti infiltrazioni d’acqua perdendo molto della brillantezza dei suoi colori. Tuttavia si può ugualmente intuire la superba finezza dell’opera che si trova a Verona nella chiesa di Sant’Anastasia, commissionata all’artista dalla famiglia Pellegrini nel 1429. Il momento era cruciale e il tentativo di salvare l’impero bizantino dalla furia turca, vide avvicinarsi le chiese d’oriente e d’occidente. Così la barca ormeggiata in attesa del cavaliere è simbolo della Chiesa e il santo impersona i cristiani più coraggiosi che – lancia in resta – si scagliano contro il dragone turco. Soldati ottomani e uomini vestiti alla bizantina, confermano l’ipotesi dell’interpretazione storica. Una donna guarda silenziosa il cavaliere partente. Si tratta di Comnena, principessa di Trebisonda e, qui, personificazione di Costantinopoli in pericolo di vita a causa del drago. Sullo sfondo si vede Trebisonda, antica città portuale di fondamentale importanza per la navigazione. I marinai che attraversavano il Mar Nero dovevano tener d’occhio il porto di Trebisonda se non volevano cadere vittima di gorghi e tempeste, frequentissime in quel mare. Così perder la Trebisonda divenne paradigmatico del perdere la rotta della vita. Trebisonda, poi, sarà l’ultima città a cadere preda dell’impero ottomano (nel 1461), divenendo simbolo della resistenza cristiana. Due uomini torturati e impiccati denunciano il pericolo imminente. Il tema della barca di Pietro che vince il mare della storia e i suoi dragoni, conosce molte versioni. Un’icona del XVII secolo, cara alla Chiesa ortodossa, vede nella barca di Pietro la nuova Arca di salvezza. In ambito cattolico, la Navicella, presente in Vaticano, è un mosaico di Giotto semidistrutto e ricostruito da Orazio Manenti nel 1673.
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La copia più antica si trova a Strasburgo nella chiesa di Saint Pierre le Jeune, oggi protestante. Si tratta di un affresco del XIV secolo dove Pietro, sfidando la tempesta, cammina sulle acque verso Cristo. Nel mare imperversano demoni armati di spade, i quali non possono avere la meglio né su Pietro, perché sorretto da Gesù stesso, né sugli altri apostoli perché custoditi dalla navicella di Pietro.
Così il tema della barca abbraccia le tre confessioni cristiane richiamandoli all’unità proprio nel dramma della lotta contro i poteri dispotici. Il richiamo, oggi urgentissimo, vede nell’affresco di Pisanello un severo monito: non perdiamo la Trebisonda, non lasciamo in mano ad altri i punti di riferimento certi della nostra bimillenaria cultura cristiana.

Immagini: 
Pisanello, San Giorgio e la principessa, affresco 1430 circa. Chiesa di Sant’Anastasia, Cappella dei Pellegrini, Verona.
La Navicella di Pietro, affresco XIV sec. Chiesa protestante di Saint Pierre le Jeune, Strasburgo, Alsazia

 

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