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Con l’8xmille parla il popolo e Stato e Chiesa collaborano davvero

MIMMO MUOLO – avvenire

 Per la ventu­nesima volta i contri­buenti italiani sono chiamati in questo periodo a scegliere sulla destinazione dell’8xmille, la percentuale dell’Irpef nata in applicazione del Concordato del 1984 e diventata famosa (anche all’estero, dove si guarda con sempre maggiore interesse a questo meccanismo) soprattutto per i positivi risultati conseguiti sul campo. A 21 anni, una volta, si diventava maggiorenni. L’8xmille, invece – nonostante qualche voce isolata continui pervicacemente a sostenere il contrario –, ha dimostrato di essere ‘maturo’ al punto giusto fin dalla nascita, grazie a un dna di alto profilo democratico, che ha attinto i suoi geni dai valori civili e religiosi della tradizione italiana. Valori ora codificati anche in quell’Accordo di revisione del Concordato, nel cui Preambolo è scritto il principio generatore di tutte le scelte successive. E cioè che lo Stato e la Chiesa Cattolica, pur restando «ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani», si impegnano «alla reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese». Così l’8xmille, che è figlio di quell’Accordo, applica puntualmente il principio della collaborazione. Si prenda, ad esempio, la libertà religiosa, che la nostra Carta Costituzionale riconosce come uno dei diritti intangibili della persona. L’8xmille fa sì che non solo questo diritto sia enunciato, ma che in base a un criterio di eguaglianza sostanziale venga messo in atto con l’intervento indiretto dello Stato. In tal modo possono essere rimossi anche gli ostacoli di carattere economico che eventualmente si frapponessero al suo effettivo godimento. Un principio, dunque, di grande valore costituzionale. Valori altrettanto forti emergono, in filigrana, esaminando lo stesso meccanismo di derivazione concordataria. Innanzitutto la partecipazione e la corresponsabilità in uno dei momenti più delicati del funzionamento delle Istituzioni: la ripartizione delle risorse tra i diversi possibili impieghi. L’operazione che come contribuenti siamo chiamati a compiere al momento della dichiarazione dei redditi è una sorta di referendum annuale sulla destinazione di una parte, sia pure piccola, delle imposte che tutti insieme versiamo all’erario. E il tutto avviene in base al principio dell’uguaglianza, poiché i cittadini sono posti sullo stesso piano (il voto del pensionato con la ‘minima’ pesa esattamente quanto quello dell’imprenditore miliardario) e le diverse confessioni religiose nella stessa posizione di fronte allo Stato. Anche se qualcuno tende a dimenticarlo, l’8xmille non è privilegio della Chiesa Cattolica, ma fin dall’inizio è esteso a tutte le denominazioni religiose che abbiano stipulato un’intesa con la Repubblica italiana. Non stupisce, dunque, che con un simile dna la ‘maggiore età’ sia giunta precocemente. Basta guardare del resto l’elenco delle opere realizzate con i fondi attribuiti alla Chiesa Cattolica, elenco che occuperebbe ormai lo spazio di un’intera biblioteca. Opere a favore dei più poveri, opere per favorire l’aggregazione sociale e prevenire la devianza (si pensi a che cosa fa e significa un oratorio parrocchiale in una zona di periferia), opere per tutelare e restaurare il patrimonio artistico ecclesiastico (che è di tutti, non solo della Chiesa), opere che fioriscono anche nel Terzo Mondo, grazie alla mediazione di tanti missionari. E ogni opera traduce a suo modo quel principio della collaborazione tra Stato e Chiesa che è forse il tratto più bello dell’8xmille. Così continuare a firmare significa non solo dare una speranza a chi non ce l’ha, ma anche dire sì a un meccanismo che rende termini come democrazia, partecipazione, uguaglianza, libertà religiosa non meri concetti, ma patrimonio condiviso ed effettivamente vissuto.