Dischi Sacra / Tornano i raffinati «Mottetti» firmati da Colonna

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Con l’incisione integrale dei Mottetti a voce sola di Giovanni Paolo Colonna (1637-1695), Carlo Centemeri e l’Astrarium Consort ci riportano al cuore della straordinaria produzione musicale che, in pieno XVII secolo, animava la vita artistica e liturgica alla Basilica di San Petronio a Bologna. Maestro di cappella della principale chiesa felsinea, Colonna è stato infatti il depositario di una lunga tradizione di eccellenza artistica; successore di Maurizio Cazzati e predecessore di Giacomo Antonio Perti, ha studiato con Giacomo Carissimi e ha condiviso la ribalta “petroniana” con una nutrita schiera di illustri “suonatori” del calibro di Torelli, Bononcini, Vitali e Gabrielli. Attivo su diversi fronti compositivi, Colonna si è distinto soprattutto nella creazione di musica sacra destinata a grandiosi complessi vocali e strumentali, che includevano doppio o triplo coro, archi, fiati, percussioni e accompagnamento di due organi. Il repertorio a cui è dedicata la presente registrazione si concentra invece verso una dimensione più raccolta e intimistica della sua produzione, riservata a organici relativamente ridotti. I dodici Mottetti qui riuniti erano probabilmente musiche scritte per l’offertorio o per la comunione delle messe solenni, la cui struttura alterna recitativi e arie solistiche – normalmente con ritornelli strumentali – per poi concludersi generalmente con un Alleluia in stile concertato.
Si tratta di pagine probabilmente concepite per le doti canore dei solisti della Cappella, caratterizzate da linee vocali virtuosistiche e da un’impronta teatrale che andava prefigurando la Cantata da camera del tardo periodo barocco. Il lavoro di studio filologico e di ricerca interpretativa svolto da Centemeri e compagni ha il pregio di rendere generalmente merito della scrittura raffinata e fantasiosa di una musica che, come asserivano i teorici del tempo, «con vaga armonia diletta gli animi degli ascoltanti e con nobile artificio e tessitura si fa ammirare da i più dotti maestri».

Giovanni Paolo Colonna
Triumphate Fideles
Astrarium Consort
Brilliant. 2 cd. Euro 11,00

tratto da Avvenire

Dischi Sacra / Messiaen intreccia fede e amore per approdare all’arte assoluta

È sempre dolce naufragare nel mare della musica di Olivier Messiaen (1908-1992); tra le onde e i flutti di armonie che sembrano non conoscere orizzonti spazio-temporali, sempre così vicine alla linea dell’Infinito. Ma sono proprio le parole del compositore francese ad aiutare l’ascoltatore a orientarsi tra le mille correnti di un lungo e affascinante percorso creativo, sospinto da una continua tensione verso il Mistero: «Di fatto, la sola realtà è di un altro ordine: essa si colloca nell’ambito della Fede. È attraverso l’incontro con un Altro che noi possiamo comprenderla».
Non è dunque un caso che Marcus Creed abbia riunito alcune tra le più significative opere corali di Messiaen sotto l’emblematico titolo di “L’amore e la fede”. Alla guida della Danish National Chamber Orchestra, del Danish National Vocal Ensemble e del Danish National Concert Choir, il direttore inglese si è cimentato in un’ardua sfida artistica e interpretativa, affrontando un trittico di partiture che culmina nei Cinq rechants per piccolo coro (1948) – una delle più importanti e difficili partiture di Messiaen – passando attraverso l’austera bellezza del mottetto eucaristico O sacrum convivium! (1937).
Il disco viene inaugurato dalle Trois petites liturgies de la présence divine per coro femminile, pianoforte, percussioni, ondes Martenot e orchestra (1943-1944): un’opera densa, complessa e di forte suggestione, articolata in tre movimenti – l’Antifona della “Conversazione interiore”, la Sequenza del “Verbo, cantico divino” e la Salmodia dell’“Ubiquità per amore” – che rivelano un evidente richiamo all’antico repertorio gregoriano e che idealmente riportano appunto sul pentagramma la presenza di Dio in noi, dentro di sé e in tutto il creato attraverso una sequenza di “visioni sonore” evocate da una luce radiosa e abbagliante.
Nocchiere sicuro ed esperto, Creed tiene salda la barra del timone e la grandiosa arca musicale di Messiaen approda ancora una volta sana e salva nel porto dell’arte assoluta.

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Marcus Creed
MESSIAEN
L’amour et la foi
Our Recordings. Euro 20,00

Dischi Sacra… Splendori barocchi della Missa di Muffat

Tra Gunar Letzbor e i grandi capolavori della musica barocca si è creata da tempo una profonda corrispondenza d’amorosi suoni; negli antichi repertori tra XVII e XVIII secolo il direttore e violinista austriaco ha infatti trovato il campo d’elezione in cui esprimere la propria visione interpretativa che attinge in egual misura a rigore, estro e virtuosismo. Alla testa dell’ensemble strumentale Ars Antiqua Austria e della formazione vocale St Florianer Sängerknaben si è ora cimentato in una delle partiture sacre più imponenti e visionarie del tardo Seicento, quella Missa “In labore requies” a 24 voci di Georg Muffat (1653-1704) che è arrivata fino a noi in un’unica copia manoscritta appartenuta anche al sommo Haydn.
Un’opera in cui il compositore tedesco – già allievo di Corelli e Pasquini, nonché stimato organista conteso presso le corti di tutta Europa – offre un grande saggio di equilibrio tra le ardite combinazioni timbriche e polifoniche che derivano dall’impiego delle monumentali forze in campo, suddivise tra cantanti solisti, doppio coro vocale, triplo coro strumentale e sezione di basso continuo; un tripudio di luci, suoni e colori di forte impatto, con colpi ad effetto e artifici surround ante-litteram che avvolgono letteralmente l’ascoltatore e lo proiettano verso dimensioni spaziali che appaiono idealmente infinite.

Ars Antiqua Austria – G. Letzbor
MUFFAT
Missa “In labore requies”
Pan Classics (19 euro)

 

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Dischi Sacra Bach jr. risplende trecento anni dopo

Il meglio della musica sacra di Carl Philipp Emanuel Bach (1714-1788) scelto dallo stesso compositore. Il programma intorno al quale il direttore Hans-Christoph Rademann ha costruito il suo omaggio discografico all’arte del musicista tedesco ricalca infatti fedelmente quello che lui medesimo aveva predisposto per un concerto benefico che che si tenne ad Amburgo il 9 aprile 1786.
In quell’occasione, il secondogenito e più famoso tra i figli del Maestro di Eisenach volle che, insieme alla Sinfonia in re maggiore , venissero eseguite anche due delle partiture a cui egli era particolarmente legato: da un lato il monumentale Magnificat, scritto nel 1749 nella speranza di mettersi in buona luce per succedere all’augusto genitore nella carica di Thomaskantor a Lipsia; dall’altro lo splendido mottetto per doppio coro Heilig ist Gott (Sanctus, 1776), che l’autore stimava a tal punto da considerarlo l’opera che gli avrebbe garantito sicura fama anche dopo la sua morte. E a trecento anni esatti dalla sua scomparsa, spetta agli strumenti dell’Akademie für Alte Musik Berlin e alle voci del Rias Kammerchor riportare in vita pagine sfolgoranti per ispirazione, espressività e sfarzo sonoro; e il Magnificat, inno mariano per definizione, risplende di luci e colori che proiettano l’austero stile barocco verso inediti orizzonti “galanti”.

>>> Carl Philipp Emanuel Bach – Magnificat WQ215 – Heilig Ist Gott WQ21

Magnificat WQ215 - Heilig Ist Gott WQ21

Titolo

Magnificat WQ215 – Heilig Ist Gott WQ21

Compositore

Carl Philipp Emanuel Bach

Etichetta

Harmonia Mundi France

Supporto

CD Audio

Prezzo

€ 19,80

H.-Ch. Rademann
Carl Philipp Emanuel Bach
Magnificat
Harmonia Mundi. Euro 19,00

Le «Sette Parole» ritrovate di Pergolesi

>>> scheda online

Al di là del giallo musicologico che riguarda l’attribuzione a Giovanni Battista Pergolesi dell’oratorio Septem verba a Christo in cruce moriente proloata, c’è comunque una verità inconfutabile; le questioni legate alla paternità della composizione vanno disgiunte da quelle relative alla qualità (elevata) della sua musica.
Scritte con ogni probabilità tra il 1730 e il 1736 (anno di morte del maestro di Iesi), le Sette ultime Parole di Cristo sono tornate alla luce dopo il ritrovamento di alcuni manoscritti settecenteschi archiviati come opera del «Sig. Pergolese»; a bruciare tutti sul tempo e a firmare la prima esecuzione in tempi moderni della partitura è arrivato René Jacobs, che a capo dell’Akademie für Alte Musik di Berlino e di un valente quartetto di cantanti solisti ne ha realizzato anche la prima registrazione assoluta.
Non ci aspetti comunque di ritrovare l’impronta stilistica o la sublime intensità espressiva che marchia a fuoco lo Stabat Mater, il capolavoro con cui Pergolesi si era già presentato al cospetto della Croce del Redentore. Grazie anche all’aura austera conferita dall’intonazione gregoriana delle Parole evangeliche, il clima artistico e spirituale di questo ciclo di sette cantate è infatti maggiormente severo e meditativo, regolato da una grammatica del dolore meno incline alle leggi della retorica drammatica e più vicina a una dimensione morale e apologetica.

Akademie für Alte Musik / R. Jacobs
PERGOLESI
Septem Verba a Christo
Harmonia Mundi / Ducale

Dischi Sacra: le sublimi Missae del madrigalista Rore

Le sublimi Missae del madrigalista Rore

>>>  scheda online su ibs

C’è poco da fare: che Cipriano de Rore (ca. 1515-1565) sia uno dei più ispirati e raffinati madrigalisti del Rinascimento è una verità inconfutabile che emerge chiaramente anche quando il maestro fiammingo si diletta nella composizione di complesse e articolate musiche liturgiche concepite nell’osservanza delle rigide leggi del contrappunto. Per lui, che nel XVI secolo è stato maestro di cappella presso le corti delle nobili famiglie più influenti e presso le istituzioni musicali più prestigiose della nostra penisola – dagli Este a Ferrara e i Farnese a Parma alla Basilica di San Marco a Venezia – la musica sacra era un piacevole impegno che rientrava nell’ambito dei suoi doveri professionali; per Stephen Rice e il gruppo corale The Brabant Ensemble le sue creazioni rappresentano invece un distillato di scienza, bellezza e spiritualità allo stato puro. Lo testimonia la loro incisione della Missa “Doulce mémoire” e della Missa “A note negre”, microcosmi armonici e melodici praticamente perfetti, in cui si celebra il trionfo di quella scuola polifonica di cui Rore fu maestro sublime. Di un’arte che si riflette nella trasparenza delle linee vocali come tra le innumerevoli sfumature espressive e musicali che gli interpreti inglesi sanno valorizzare con la naturalezza di chi quel linguaggio possiede e sperimenta da anni; con dolcezza, con stile, evitando i contrasti. Anche questa è classe.

The Brabant Ensemble /S. Rice
CIPRIANO DE RORE / Missae
Hyperion / Sound and Music

Dischi sacra. Nell’ultimo Abbado salisburghese l’infinito di Mozart e Schubert

L’alone sonoro dell’ultimo accordo della Messa in mi bemolle di Franz Schubert si dissolve lentamente e passano quindici lunghi, interminabili secondi di silenzio prima che il pubblico della Haus für Mozart di Salisburgo ritorni alla realtà e faccia partire un interminabile applauso liberatorio; sul volto stanco e profondamente segnato di Claudio Abbado restano invece a lungo impresse tutta l’emozione e la carica di tensione con cui ha vissuto un’esperienza musicale totalizzante.
Dopo un’assenza di dieci anni, nel 2012 il direttore milanese è ritornato sul podio del “festival dei festival”, l’appuntamento estivo più esclusivo dell’establishment musicale internazionale; a Salisburgo, Abbado è stato uno dei protagonisti più attesi della serie di dodici appuntamenti intitolati “Ouverture spirituelle” con cui il direttore artistico Alexander Pereira (il futuro sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano) ha voluto inaugurare l’edizione dello scorso anno.
Il programma del concerto del 28 luglio – immortalato su un Dvd pubblicato da Accentus e distribuito da Ducale – prevedeva due vette estreme del repertorio sacro di tutti i tempi, la “giovanile” Missa solemnis K139(Waisenhausmesse) di Mozart e la “matura” Messa D950 di Schubert, che Abbado ha esaltato con una lettura esemplare e dai toni quasi intimistici, grazie all’apporto determinante dell’Arnold Schoenberg Choir, dell’Orchestra Mozart e di uno strepitoso cast di cantanti solisti: per la Messa di Mozart il soprano Roberta Invernizzi, per quella di Schubert il soprano Rachel Harnisch e il tenore Paolo Fanale, per entrambe le partiture il contralto Sara Mingardo, il tenore Javier Camarena e il basso Alex Esposito.
La perfezione esecutiva e la profondità di pensiero di questa interpretazione sono fedelmente documentate dal supporto video che, se possibile, accresce ancor più la forza d’impatto della parte musicale, testimoniando della massima concentrazione con cui Abbado affronta queste straordinarie partiture: con un gesto direttoriale asciutto ed essenziale, quasi in apnea, fluttuando in un tempo sospeso tra l’hic et nunc della sala da concerto e la dimensione di infinito che i capolavori di Mozart e Schubert sanno risvegliare a ogni nuovo ascolto.

avvenire.it

 

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