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Ritratto di Tiziano Vecellio (e della Serenissima)

di Alessandro Scafi

Giovanni Paolo Lomazzo, pittore e scrittore d’arte della fine del Cinquecento, pone Tiziano tra le colonne del tempio della pittura: “fra tutti risplende come sole fra piccole stelle Tiziano, non solo fra gli italiani, ma fra tutti i pittori del mondo”. Con queste parole inizia l’importante biografia di Tiziano, appena pubblicata a Londra (Harper Press) ad opera della studiosa e scrittrice Sheila Hale, con il titolo Titian: His Life.
Oltre alla citazione di Lomazzo, il lettore trova anche il commento del moderno critico letterario britannico Victor Sawdon Pritchett per il quale un’opera d’arte è un atto di cooperazione, quasi un matrimonio, tra l’autore e la società in cui l’autore vive. Conoscendo qualcosa del contesto sociale di un artista, osserva Pritchett, ciò che prima sembrava monumentale diventa poi vivo. Ecco l’ambizione di questa biografia: rendere viva e palpitante l’opera di Tiziano trasformando in carne viva la pietra del pluricelebrato monumento al primato del colore, attraverso la ricostruzione dell’ambiente artistico, del contesto familiare, del tessuto sociale e politico in cui visse il pittore. L’autrice riesce magistralmente nel suo intento, offrendo allo stesso tempo una vivace biografia dell’artista e un autentico ritratto dei suoi tempi e dei suoi luoghi. Anche se il genio di Tiziano, al pari di tutti i protagonisti della grande arte, trascende tempi e luoghi, Sheila Hale rileva come il maestro non avrebbe dipinto in quel modo se non avesse operato nella Venezia del Cinquecento.
Ed infatti, se il libro si propone come una biografia di Tiziano, ne emerge, glorioso, il ritratto della Serenissima, città ricca, elegante, cosmopolita, forte della sua indipendenza politica e tolleranza religiosa, emporio rinascimentale di beni di lusso, merci orientali, idee all’avanguardia. Il ritratto della città lagunare, colta nelle sue grandezze, miserie e trasformazioni, è accurato, solidamente ancorato alle fonti. Al lettore sembra quasi di passeggiare nei campielli e nelle calli, e lungo i canali della Venezia del Cinquecento, e di assistere ai riti collettivi – per esempio al matrimonio con il mare il giorno dell’Ascensione – di una città benedetta da Mercurio, dio del commercio, e da Nettuno, dio del mare, come illustrato nella celebre carta di Jacopo de’ Barbari (1500).
Non resta quindi da auspicare che questa biografia, che ha tutte le caratteristiche di un classico, venga presto tradotta in italiano.

(©L’Osservatore Romano 9 settembre 2012)