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Quaranta capolavori di Tiziano Vecellio in mostra a Roma

di Antonio Paolucci

Tiziano Vecellio o della pittura pura, la pittura che racconta l’infinita, tumultuosa, commovente bellezza del mondo visibile e di questo si appaga, la pittura che ha in sé stessa la sua ragion d’essere, che scalda il cuore, libera la mente e rende leggeri e felici. È questo, l’amore per la pittura pura, la stella polare che ha guidato per poco meno di settant’anni la sua arte, dalle favole giorgionesche della giovinezza alle tragedie shakespeariane della vecchiaia.
È brutalità, è splendore materico, è una specie di corpo a corpo con il colore, ma è grande grandissima pittura. Il piacere e la gloria della pittura profondamente amata e sensualmente goduta, non abbandonarono mai Tiziano così che si può dire con Chastel (L’arte italiana, ii, 1958): “la vecchiezza di Tiziano mostra la vitalità di un Michelangelo che invece di ritirarsi dal mondo per darsi a una ombrosa devozione avesse conquistato la serenità, la universalità di un Raffaello”. Come Raffaello, Tiziano ha conquistato il mondo. La misura della sua arte si misura anche con il successo di mercato, di critica e di immagine che la sua persona e le sue opere hanno conosciuto.
Il pittore originario delle montagne del Cadore che aveva mosso i primi passi nella Venezia del vecchio Bellini e del giovane Giorgione, ha fatto, in sessant’anni, una carriera splendida e gloriosa. Ha goduto e gode della totale fiducia di Carlo v e poi di suo figlio Filippo ii. Nel 1547-1548 e poi nel 1550-51, è stato ospite della Dieta Imperiale ad Augsburg. I suoi quadri hanno prezzi accessibili soltanto alle élites d’Italia e d’Europa.
È anche molto ricco Tiziano allo zenit della sua fortuna. Investe con sagacia i proventi della professione, moltiplica gli interessi commerciali e finanziari, gestisce una vera e propria industria pittorica. Solo la dorata vecchiaia di Picasso può essere paragonata a quella di Tiziano. Dalla casa-atelier veneziana di Biri Grande, insieme residenza, laboratorio, spazio espositivo e ufficio, il pittore tesse e governa una fitta rete di internazionali relazioni che possiamo definire “Sistema Tiziano”, definizione che incontriamo in un recente monumentale volume (2009) curato da Giorgio Tagliaferro e Bernard Aikema, con Matteo Mancini e Andrew John Martini.
“Siamo tutti carne e sangue di Tiziano” dirà un giorno Delacroix. Le Scuderie del Quirinale per vocazione istituzionale e per destino simbolico sono chiamate a ospitare e a onorare i grandi della civiltà figurativa italiana. Tiziano non poteva mancare.

(©L’Osservatore Romano 3 marzo 2013)