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Nell’attuale dialogo tra ebrei e cristiani è fondamentale il ruolo della sacra Scrittura

di Angelo Scola

La Bibbia (letteralmente “Scritture” [sacre]) è il documento scritto del dialogo che Dio rivolge in primis a Israele e, attraverso Gesù Cristo, estende alla Chiesa, per coinvolgere ogni uomo e l’umanità nella sua totalità. La risposta dell’uomo al Dio che parla è la fede: “In ciò si evidenzia che “per accogliere la Rivelazione, l’uomo deve aprire la mente e il cuore all’azione dello Spirito Santo che gli fa capire la Parola di Dio presente nelle sacre Scritture”” (Verbum Domini, 25). Si comprende allora perché, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, il peccato sia spesso descritto come un “non ascoltare” Dio che parla. Proprio alla luce di queste considerazioni si può capire meglio il novum portato da Cristo. In occasione dell’assemblea straordinaria del sinodo dei vescovi del 1985 – convocata per commemorare il ventesimo anniversario della chiusura del concilio Vaticano ii – ebbi occasione di fare una lunga intervista, che è poi diventata una brochure, con Hans Urs von Balthasar. In essa il celebre teologo svizzero affermò: “Una delle questioni più difficili alla quale forse solo Dio è in grado di rispondere correttamente è quella dello “scisma” originario dell’unico popolo di Dio (poiché non si possono dare due popoli di Dio), provocato da Cristo stesso: Lui ne è responsabile, la Chiesa non dovrebbe far finta di conoscere la soluzione e di poterlo risolvere. Noi vediamo solo dei frammenti della verità intera dai quali non sappiamo ricostruire la totalità”. L’incontro e il dialogo tra ebrei e cristiani non può non partire dalla coscienza di questa “singolare ferita” il cui mistero spinge la libertà di ciascuno a riflettere in profondità sul disegno di salvezza di Dio per tutti gli uomini. Da queste premesse, frutto del rinnovamento conciliare e del dialogo fraterno fiorito in questi ultimi cinquant’anni, mi sembra possibile trarre alcuni orientamenti comuni utili per noi cristiani ed ebrei oggi. In primo luogo, le sacre Scritture che insieme veneriamo ci chiamano tutti a una risposta di fede e di santità di vita personale e comunitaria, in una reciproca sfida per servire il Signore unico Salvatore del suo popolo. Il giogo della Torah non può essere portato da soli.

(©L’Osservatore Romano 24 gennaio 2013)