Messico. Ancora violenza: trovato morto prete. Le suore lasciano Chilapa

Una protesta in Messico contro la violenza che miete sempre più vittime (Lapresse)

Una protesta in Messico contro la violenza che miete sempre più vittime (Lapresse)

L’unica certezza è che un altro sacerdote è stato trovato morto in Messico. Si chiamava padre Raúl Quiñones Arellano, 47 anni ed era parroco a El Barril, vicino a Zacates. Giovedì mattina, la domestica l’ha trovato steso sul pavimento. La polizia, accorsa sul posto, ha affermato che il prete era stato assassinato la notte precedente. Poi, le autorità hanno cambiato versione. La Procura ha detto che i risultati dell’autopsia escluderebbero l’assassinio. Padre Raúl sarebbe stato stroncato da una crisi respiratoria. I dubbi, in ogni caso, restano.

La violenza nel Paese ha ormai raggiunto livelli bellici, con duemila morti nel solo mese di gennaio. Colpa delle bande criminali che operano con il sostegno di interi pezzi corrotti delle istituzioni. È questo intreccio tra mafie e politica a rendere i poteri pubblici impotenti. Consentendo ai gruppi delinquenziali di imporre sul territorio un potere parallelo. Col terrore. Chiunque rappresenti un’alternativa al loro pugno di ferro viene considerato una minaccia. E, dunque, eliminato. Giornalisti, attivisti e, in misura crescente, sacerdoti e laici impegnati.

L’ultima dimostrazione è il “ritiro” delle suore dalla diocesi di Chilpacingo-Chilapa. Di fronte all’orrore dell’omicidio dei genitori e della sorella di una di loro, le religiose guadalupane hanno dovuto lasciare la regione del Guerrero, una delle più violente del Messico. Le suore guadalupane amministravano l’istituto Morelos, uno dei più antichi della città di Chilapa, frequentato da 700 alunni, dall’asilo alle superiori. Da settembre a dicembre per paura di rappresaglie, erano state sospese le lezioni: la mancanza di sicurezza aveva imposto i corsi telematici per protezione dei ragazzi.

«Siamo indignati e tristi per il sequestro e la morte dei familiari di una nostra suora, uccisa insieme ad altre sei persone, il 30 gennaio scorso». A parlare è monsignor Salvador Rangel il vescovo che ha denunciato le drammatiche condizioni del Guerrero. Dove l’infiltrazione dei narcos ha raggiunto livelli allarmanti. E i cittadini sono drammaticamente indifesi. In tale contesto “hobbesiano”, lo stesso vescovo ha dovuto cercare un dialogo con i narcotrafficanti scopo di salvare la vita dei suoi fedeli.

Questa volta non c’è riuscito, nonostante le suore erano state da lui al momento del rapimento dei familiari. Altre volte monsignor Rangel aveva tentato e c’era riuscito. Un intermediario aveva fatto incontrare il vescovo con i capi dei narcos della zona. Tre gruppi dettano legge da tempo nel grande serbatoio dell’eoroina del Messico, facendosi una guerra che sta insanguinando tutta la regione. Pochi giorni fa due sacerdoti, Iván Añorve Jaimes y Germain Muñiz García, uno appartenente a questa diocesi e l’altro ad Acapulco, erano stati ammazzati in autostrada.

All’inizio, la Procura locale aveva cercato di insinuare che i preti uccisi avessero legami “sospetti” con i gruppi criminali. Dopo la secca smentita della diocesi e del vescovo Rangel – che è costata a quest’ultimo anche una denuncia –, il governatore Héctor Estudillo Flores ha fatto marcia indietro. E ha ammesso che i sacerdoti in questione non avevano niente a che fare con i narcos

da Avvenire

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