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Lettera: Dove si va con testi e musiche scadenti?

Dal dibattito degli anni del post-Concilio germogliò qualcosa di buono, nuovi tentativi ed esperienze, composizioni per servire la liturgia, evangelizzare con il canto, annunciare la Parola con le note: per i giovani di molti cori parrocchiali fu proprio il canto liturgico a offrire una strada di esperienza ecclesiale, di crescita nella fede, per quella potenza che l’arte ha di proclamare e sottolineare la parola di Dio.
Credo di parlare con un po’ di competenza per gli studi fatti al Conservatorio e per l’impegno nel fondare tanti cori parrocchiali.

Vedo però di nuovo con dispiacere un pullulare di canti scadenti, per niente melodici, abbruttiti dai "portati" femminei, inutili sincopi, spesso scritti in un tempo e cantati in un altro, conditi con accenti sballati nei tanti Diò, Miò, Alleluià e vocali di fine inciso o di fine frase spaccate e banalmente gridate. Per non dir niente dei testi che riabbandonano le fonti liturgiche e bibliche per tornare a sentimentali tramonti, cuori, autunni, fiori, e letizie…

Infine vorrei dire a chi cura la diffusione di avere un po’ di senso critico, per offrire a noi parroci, che in fiducia ci lasciamo consigliare, solo quei materiali che meritano l’ascolto e che propongono canti adatti per servire la liturgia e la Parola.

don Piergiorgio Giorgini
parroco

Risponde don Antonio Parisi.
Concordo con don Piergiorgio per la competenza che dimostra e il tono garbato delle osservazioni.

Quel periodo di cambiamento e di riforma l’ho vissuto anch’io, giovane seminarista, prete e poi musicista, diploma in organo e docente in Conservatorio. La storia insegna che dopo una riforma c’è sempre una fuga in avanti e un rifiuto di tutto ciò che è ascrivibile al passato; come si usa dire con un’espressione significativa e colorita, è stata gettata via l’acqua sporca con il bambino. È stato lasciato il campo a dilettanti e incompetenti che hanno riempito le librerie e le chiese di produzioni scadenti sia musicalmente e sia liturgicamente. Testi poveri, orizzontali e intimistici; musiche banali, ripetitive e scorrette. Meno male che, ecco l’altra faccia della medaglia, c’era un altro gruppo di musicisti che elaboravano canti diversi.

Oggi, passata l’euforia irriverente di quegli anni, si sta ricomponendo quello strappo tra vecchio e nuovo, fra tradizione e innovazione, tra latino e italiano, tra polifonia e canzone. Ricordiamo il monito attuale di Benedetto XVI: «Non frattura ma continuità». Ma oggi che succede? Io credo che la pubblicazione del Repertorio nazionale da parte della Chiesa italiana avrà una ricaduta benefica su tutto il settore della musica liturgica. È una sfida forte che i vescovi lanciano alle comunità e ai musicisti di chiesa. Il Repertorio è uno strumento, un mezzo, ma ha bisogno di musicisti preparati e competenti. Tutte le osservazioni musicali e testuali che lei sottolinea, caro don Piergiorgio, tutte vere per altro, dipendono esclusivamente da ignoranza e poca preparazione degli addetti ai lavori: i musicisti e gli autori di testi. Quel cattivo gusto a cui lei fa riferimento è da ascriversi anche alla quasi inesistente preparazione musicale e liturgica dei nostri musicisti, conseguenza della poca o inconsistente preparazione musicale di base del nostro Paese.

Aggiungo ancora un altro elemento di riflessione: l’insufficiente preparazione musicale dei preti. Ne deriva un appiattimento celebrativo e musicale: tutto va bene, un canto vale l’altro, uno strumento può essere suonato male, le voci dei cantori hanno quei portamenti che tu descrivi, i canti si eseguono due o tre toni sotto, il direttore non sa leggere uno spartito musicale, l’organista suona a orecchio e ad accordi. Aggiungo per onestà: dov’è stato fatto un cammino di preparazione seria si assiste a un’animazione dignitosa, rispettosa, musicalmente corretta, liturgicamente appropriata.

Le assicuro, carissimo don, che i temi sono presenti a livello centrale, e anche noi non possediamo una bacchetta magica per risolvere di botto i problemi. Le posso sottoscrivere, però, che l’investimento dell’Ufficio liturgico nazionale in questo settore è di valore e qualità e guarda lontano. Accenno ad alcune sigle: il Corso di perfezionamento liturgico musicale (Co.per.li.m.) per responsabili diocesani; un corso di musica liturgica on line di e-learning per animatori parrocchiali; un corso biennale "Giovanni Maria Rossi" per direttori di coro liturgico; sussidi, convegni, consulte.

Come vede, ci si muove, senza proclami o crociate, ma nel silenzio, convinti di svolgere un servizio prezioso alle nostre Chiese in Italia.  (tratto da vita pastorale gennaio 2010)