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LA MORTE DEL VATICANISTA DE CARLI L’infaticabile narratore delle gesta pontificie

MARIO MARAZZITI
 E ra felice Giuseppe De Carli il 10 maggio di quest’anno, quando aveva regalato agli italiani ‘Ti ricordiamo così, Karol’ su Raidue. Ci aveva lavorato con passione, coordinando da perfezionista il lavoro di squadra, lui che per 18 anni aveva seguito quello che chiamava l’’atleta della fede’ per 80 viaggi e 382 dirette televisive. Si era preparato come non mai, mentre lanciava negli stessi giorni il portale di Rai Vaticano: instancabile, con l’aiuto della piccola squadra abituata agli entusiasmi e alle sempre combattive delusioni (e arrabbiature) del vaticanista per eccellenza. Univa due terrazze, quella da cui cuciva il documentario che amava di più e l’informazione-flusso che non dipendeva più dai palinsesti Rai, dalle difficoltà di messa in onda, quell’internet dell’informazione religiosa che lui immaginava come ‘terrazza evangelica’.
  Sì, la terrazza. Quella da cui ha raccontato l’agonia-catechesi di Giovanni Paolo II debole. E che ha comunicato al mondo il senso della paternità universale nel trionfo afono della debolezza. E la terrazza davanti al ‘suo’ Vaticano da cui fino a maggio ha fatto i lanci dei documenti filmati scelti con cura tra le 18mila ore di immagini archiviate e messe in ordine proprio nella struttura che dirigeva.
  È l’ultima volta che la sua felicità è stata contagiosa. Si doveva curare per guai che richiedevano la radioterapia. Dura, con complicazioni da cui non è riuscito a uscire, dal 6 giugno, al Policlinico Gemelli. Dove è morto ieri. La morte e la vita non si governano, ma non era proprio scritto che dovesse morire, era entrato per una radioterapia. È lì che ha compiuto 58 anni, nel periodo più difficile della vita. È lì che ha fatto l’esperienza di tanti malati che cercano di non pesare e di non farsi vedere, stupendo anche gli amici, pochi dei quali sapevano che stava male. Come tanti poveri e come il suo papa ‘Karol’, ha fatto l’esperienza di diventare vecchio all’improvviso: il corpo che tradisce.
  Come tanti anziani e come chiamava il vecchio papa, è diventato un po’ anche lui ‘servo sofferente’.
  Amava i numeri, le sintesi, ma con una cultura che non gira più tanto. Quella enciclopedica di un ragazzo di Lodi che da studente stampava le dispense per gli altri, che ha lavorato subito agli uffici stampa, mentre si laureava in filosofia e in scienze politiche. Poi il baccalaureato in teologia, senza mai volersi fare prete.
  Anche perché aveva già due amori, sua madre e il giornalismo, che lo spingeva a cercare la frase sintetica, oppure a raccontare con dati, numeri, descrizioni, con l’ossessione di farsi capire.
  Giuseppe De Carli ha avuto un itinerario particolare, che racconta in qualche modo la sua assenza di ‘ideologia’ e di partigianeria. Entrato alla Rai a Milano per raccontare Carlo Maria Martini e il suo tempo, si è spostato a Roma chiamato da Nuccio Fava. Dal 1987 diventa il vaticanista del Tg1, quello che racconta Giovanni Paolo II. E dal 2001 il direttore di Rai Vaticano, che si immagina come uno sportello permanente dentro la Santa Sede per fare da cerniera tra informazione, ‘trascendenza e governo degli uomini’. Un progetto che resta a metà e per cui non ha mai cessato di insistere – famiglia contadina – proporre soluzioni, inventare strade, non di rado lamentandosi della ‘distrazione dei vertici’. Per lui l’informazione religiosa era un ‘sacro fuoco’. ‘Martiniano’ per biografia, è stato ‘wojtyliano’ e, naturalmente, senza fatica, il vaticanista che sa raccontare il pontificato di papa Benedetto. È stato lui a raccogliere la lunga conversazione con il cardinale Ratzinger, prima del conclave, che diceva molto del futuro papa.
  Pensava anche in grande. È sua l’intuizione che ha portato alla ‘Bibbia Notte e Giorno’, quella lettura continuata che per la prima volta nella storia televisiva ha offerto per radio e televisione il testo integrale della Bibbia.
  Adesso? All’improvviso, di qua, mancherà anche a chi non lo considerava. E di là?
  Starà preparando già uno speciale sul Paradiso: ‘quello che nemmeno i vaticanisti hanno mai raccontato’. E starà già chiedendo a San Pietro, per l’antica amicizia, che convinca il Responsabile a cambiare il palinsesto per farlo arrivare anche a noi. Sarebbe bello, Giuseppe!
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