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In questi primi giorni (11-15 agosto) i giovani reggiani saranno ospiti nella cittadina di Girona


 

In questi primi giorni (11-15 agosto) i giovani reggiani saranno ospiti nella cittadina di Girona assieme a giovani provenienti dalle parrocchie dell’Umbria, di Cesena, Ravenna, Civita Castellana e Chieti oltre ad un migliaio di giovani provenienti da altre nazioni. La scelta è stata guidata anche dal fatto che Girona è da 29 anni gemellata con Reggio. Antica e graziosa città di origine romana situata sulla via Augusta e sulla confluenza di tre fiumi.
La diocesi di Girona è circa la metà della nostra, è molto ricca (come in generale la Catalunya) ma la situazione ecclesiale e soprattutto giovanile è piuttosto critica. Il responsabile della PG Gironese, Ms. Jordi Calleyon, ha insistito molto sulle aspettative che loro stessi nutrono nei confronti della nostra permanenza. Si aspetta che dai giovani pellegrini arrivi loro una ventata di freschezza e una testimonianza di fede gioiosa ed energica.
Nella conferenza stampa di presentazione del pellegrinaggio dei Giovani Reggiani don Giordano, direttore dell’Ufficio di Pastorale Giovanile ha messo l’accento sul fatto che l’esperienza di questi giorni sarà particolarmente importante perché vuole introdurre i giovani reggiani al progetto pastorale del prossimo anno.
«Venerdì 12 alle 10 faremo la celebrazione di apertura con i reggiani con una Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo Lorenzo. Sarà l’atto iniziale del nostro pellegrinaggio. È anche il primo ritrovo di tutti i pellegrini reggiani.
Nei pomeriggi di venerdì e domenica a Girona e nei paesi circostanti ci saranno diverse proposte spirituali e culturali per i nostri giovani. Oltre alla proposta preparata dai giovani di Girona, ne abbiamo programmata una che servirà come lancio del tema e delle attività del prossimo anno.
Sulle mura di Girona metteremo i giovani a contatto con delle storie di persone che hanno vissuto un’esistenza e raccontandola vi scorgono un senso. L’immagine fondamentale sarà quella delle rughe del volto che anzichèegni di decadimento diventano la scrittura di un racconto ricco
La nostra storia è una sequenza di accadimenti, cose che succedono. Alcune le avevamo cercate e volute proprio così come sono poi avvenute, e dovrebbero darci soddisfazione (ma non sempre mantengono le promesse); altre sono arrivate per caso, senza nostra volontà e hanno rappresentato per noi un’inaspettata sorpresa; altre ancora hanno fatto incursione nonostante i nostri tentativi di tenerle lontane. Tutte queste cose accadono e riempiono la nostra vita. Si sommano, si incastrano e si intrecciano l’una con l’altra, a volte accarezzando i nostri desideri altre volte calpestandoli e frustrandoli. Esse costituiscono il materiale grezzo della nostra biografia.
Ma quand’è che possiamo scorgervi un senso, una direzione, un disegno?
Quand’è che possiamo sperare di imprimergli una sterzata e un’impronta indelebile? Quand’è che possiamo confidare che i nostri atti di volontà, le nostre scelte per il futuro siano davvero in grado di plasmarlo al di là dell’inarrestabile e caotico flusso degli eventi, nella buona e nella cattiva sorte? Quand’è che la tempesta degli accadimenti diventa storia? Assume una direzione, un senso e corre verso una meta? »
 
Un senso della storia esiste soltanto per gli esseri umani, perché solo loro possiedono la parola e possono trasformare l’accaduto in racconto.
Il racconto non è mai perfettamente simile all’accaduto. Basta aprire un giornale per accorgercene, il racconto è sempre qualcosa di più: è l’accaduto ordinato dall’uomo, riorganizzato in un itinerario di significato. Quando lo racconto, il passato acquista senso e diventa storia.
Questo dunque il progetto che intendiamo realizzare il prossimo anno. Con l’attenzione a mettere al centro i ragazzi e il loro vissuto, perché il vangelo non è una formula astratta che si può appiccicare a tutte le esistenze con un paio di regoline che vanno bene per tutti. Il vangelo è la forza propulsiva che genera nuovi orizzonti di senso. Il vangelo è la Parola, viva e sempre attuale di Dio che racconta in modo nuovo la mia esistenza aprendole un futuro.
Allora quest’anno metteremo al centro i ragazzi, nel senso che prenderemo sul serio la loro vita così come è cercando di interpretarla e di fornire una grammatica alla loro esistenza.
I nostri ragazzi si raccontano a monosillabi, attraverso video di pochi secondi su Youtube, a battute su fb e twitter, a sms da 160 caratteri malamente abbreviati.
Hanno bisogno di una grammatica più consistente per potersi aprire ad un racconto più ricco e spirituale. Il primo compito di noi educatori sarà quello di alfabetizzarli alla comprensione della vita.