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E ora si faccia crescere la cultura della vita

Lettera a Avvenire – 6 Aprile 2010
Caro direttore,

la Ru486 rimarrà nei magazzini in Piemonte e in Veneto: così hanno appena dichiarato i due neo governatori leghisti. Ancora una volta temi eticamente sensibili rischiano di essere strumentalizzati e utilizzati a fini politici. Difficilmente un farmaco inserito nel prontuario nazionale può essere proibito in una o più regioni. Purtroppo il genocidio dell’aborto (oltre 130.000 in Italia ogni anno, senza contare gli aborti invisibili della spirale o della pillola del giorno dopo) non si combatte con provvedimenti come quelli appena annunciati. Chi ha veramente a cuore il problema lavora da anni per creare una cultura del rispetto della vita parlando con i giovani, aiutando le coppie a vivere una procreazione veramente responsabile, sostenendo con ogni possibile aiuto le madri in difficoltà di fronte a una gravidanza indesiderata, creando case di accoglienza o promuovendo incontri per diffondere un reale ed incondizionato rispetto di ogni vita. I politici che vogliono veramente impegnarsi in questo campo, guardino all’opera dell’onorevole Carlo Casini, che da anni guida con instancabile impegno il popolo della vita in Italia, senza proclami roboanti ma con gesti concreti anche sul piano politico. Se veramente vogliono contribuire a ridurre la piaga dell’aborto, i governatori hanno molte armi a loro disposizione. Possono creare le condizioni perché i medici obiettori non siano discriminati nell’accesso ai Consultori o nei concorsi ospedalieri; possono impedire che qualche direttore sanitario imponga ai medici del Pronto soccorso l’obbligo di prescrizione della pillola del giorno dopo; possono controllare e favorire nel concreto l’attuazione di quella parte della legge 194 che cerca di rimuovere nella donna le cause che la inducono ad abortire; possono favorire la collaborazione delle struttura pubbliche con le associazioni di volontariato, come previsto dalla stessa legge 194. Se veramente vogliono tutelare la vita umana fin dal concepimento, i governatori possono dimostrarlo da subito e con atti concreti: su questo saranno valutati dal popolo della vita, ormai stufo di proclami senza seguito.

Mario Campanella, Revello (Cn)



Lei, caro Campanella, sottolinea un rischio ben presente e indica, con lucidità e competenza, una via concreta alla cura della piaga dell’aborto. Condivido tutto quel che ha scritto, ma conservo la speranza che proprio lo scossone impresso al dibattito sulla Ru486 dalle dichiarazioni dei presidenti Cota e Zaia, serva a uscire da frasi fatte e pericolosi semplicismi. Purtroppo, in questi anni è passata l’idea che la 194 – una legge che non è giusta – dica anche quel che non dice e consenta anche quel che non consente. Come la «privatizzazione» dell’aborto compiuto chimicamente e la banalizzazione di un evento drammatico e comunque traumatico. C’è da fare molto per far crescere la cultura della vita, di un autentico rispetto e di una serena accoglienza dei più piccoli e indifesi di noi umani: i bambini non nati. La strada che lei indica, caro amico, è percorribile già oggi. Se chi ha il potere di renderla più sgombra e diretta lo farà davvero, non potremo che esserne felici. Sarà la civiltà della nostra Italia a essere più piena, non solo i registri dell’anagrafe.