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Dischi Sacra: Le geometrie di Clemens “non Papa” tra vertigini sonore e senso di eternità

«Gloria in excelsis Deo», attacca con perfetta intonazione gregoriana una salda e nobile voce di tenore; giusto il tempo di una pausa di respiro e un attimo dopo una cascata di note investe e avvolge lo stupefatto ascoltatore che, più che di fronte a un augurio di «pace in terra agli uomini di buona volontà», si ritrova trasportato idealmente nelle sfere celesti di un canto che sembra generarsi direttamente dalle schiere degli angeli.
Tratto dalla Missa “À la fontaine du prez“, è questo l’incipit strepitoso con cui si inaugura il disco che il gruppo vocale Huelgas Ensemble ha dedicato a Jacob Clement (ca.1510/15 – ca.1555) – meglio conosciuto come Jacobus Clemens “non Papa” – ricomponendo in ordine rigorosamente… casuale una selezione di Salmi, chansons, mottetti e frammenti di Messa (cd pubblicato da Deutsche Harmonia Mundi e distribuito da Sony); sul podio un maestro navigato come Paul van Nevel, che delle sfide con le musiche più ardite e spettacolari del repertorio rinascimentale ha fatto il marchio distintivo della sua missione artistica di interprete.
Clement fu sicuramente uno degli autori maggiormente conosciuti e apprezzati della sua epoca ma, come spesso accade quando la scintilla del genio creativo abbaglia l’equilibrio del temperamento umano, la sua travagliata esistenza si consumò tra eccessi e sregolatezze, anche se il pegno della salvezza eterna è racchiuso proprio tra le pagine delle sublimi opere del suo ingegno.
Massimo virtuoso dell’arte del contrappunto, i suoi lavori attingono a un altissimo magistero compositivo e sfociano in un’estrema varietà di soluzioni formali e stilistiche, come emerge chiaramente dalle opere racchiuse in questo cd che l’Huelgas Ensemble ha il raro pregio di saper rendere fluide e comprensibili, sciogliendo in dolcezza e immediatezza espressiva le perfette geometrie verticali e orizzontali di una musica che, intrinsecamente vincolata alle ragioni e alle regole imposte dal tempo, compie il miracolo di uscire al di fuori di virtuali indicazioni di metronomo, stacchi all’unisono e andamenti ritmici per entrare in una dimensione assoluta; quella che, ancora oggi, rende attuale la bellezza universale dell’arte di Clement, sfiorata da un riconciliante senso di eternità.
avvenire.it  – a cura di Andrea Milanesi