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Dischi Sacra: il martirio come canto d’amore. La «Passio Caeciliae» di Frisina

La Passio Caeciliae scritta da Marco Frisina si chiude con una sorta di ipnotica ninnananna, una berceuse chiamata ad accompagnare il sonno eterno di santa Cecilia; nel brano Lux in tenebris (The Death of Cecilia), il canto angelico intonato dal soprano si dipana infatti con dolcezza ed espressività, sostenuto dal cullante tappeto armonico sopra cui la martire sembra addormentarsi e abbandonarsi definitivamente all’abbraccio ideale di Gesù, proprio come l’ha raffigurata Stefano Maderno nella celebre scultura custodita nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere a Roma (che ritrae la santa così come apparve nel 1599 quando fu compiuta la ricognizione del suo corpo).
L’episodio conclusivo è sicuramente uno dei momenti più alti e toccanti dell’oratorio con cui monsignor Frisina (classe 1954) ha inteso descrivere le vicende della nobile fanciulla vissuta nel II secolo, che ha consacrato la propria verginità e la propria vita in nome della fede in Cristo, arrivando a convertire ai propri ideali anche il suo futuro sposo (Valeriano), che l’ha addirittura preceduta nel martirio.
Nel cast dell’incisione discografica firmata dal Coro Musicanova e dalla Nova Amadeus Chamber Orchestra diretti da Flavio Emilio Scogna fanno anche parte il soprano solista Barbara Vignudelli e la voce narrante dell’attore David Sebasti (cd pubblicato da Brilliant e distribuito da Ducale); sono loro a guidare l’ascoltatore tra i nove quadri in cui si articola la Passio Caeciliae, tra le visite quotidiane dell’Angelo misterioso inviato dal Signore, il drammatico episodio fugato che sottolinea i momenti della persecuzione e morte di Valeriano (Persecution) o ancora la truce fine della protagonista, prima arsa e poi passata a fil di spada (The Martyrdom of Cecilia).
Ma nonostante l’evidente carica di pathos della partitura, a imporsi su tutto è una serenità di fondo che traduce in una musica lontana da asprezze e dissonanze il miracolo supremo offerto dalla testimonianza della santa, come viene descritto dallo stesso Frisina nelle note di copertina del disco: «Cecilia è una creatura fatta di luce e di amore, un capolavoro stupendo di innocenza e giovinezza che profuma di cielo. Il suo martirio è terribile, eppure è il suo più bel canto d’amore a Cristo».

avvenire.it

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