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Dischi Sacra: con Harnoncourt nelle profondità della «Missa Solemnis» di Beethoven

Disco dopo disco, concerto dopo concerto, sembra che più passino gli anni e più le interpretazioni di Nikolaus Harnoncourtguadagnino in chiarezza di visione e profondità di lettura. Sarà una questione di saggezza e di esperienza, di un gusto e di una sensibilità affinati in decenni di frequentazione con i più ispirati capolavori della storia della musica, ma non c’è nessuna delle grandi pagine del repertorio sacro da lui affrontate negli ultimi tempi che sotto la sua guida non abbia rivelato sfumature e dettagli talvolta inediti.
All’interno di questo circolo virtuoso non fa eccezione neppure la Missa Solemnis in re maggiore op. 123 di Ludwig van Beethoven (1770-1827), che il direttore austriaco ha immortalato in una registrazione video realizzata dal vivo in compagnia della Royal Concertgebouw Orchestra e del Netherlands Radio Choir (Dvd pubblicato da C Major e distribuito da Ducale).
Ancora una volta Harnoncourt indugia sulla partitura con un’attenzione meticolosa ma mai ossessiva, che rende espressivamente decisivo ogni minimo particolare, lavorando di cesello sul suono dell’orchestra – nel contempo austero e sontuoso – nell’articolazione del canto corale così come nella scelta e nella conduzione illuminata delle voci soliste, praticamente perfette (il soprano Marlis Petersen, il mezzosoprano Elisabeth Kullman, il tenore Werner Gura e il baritono Gerald Finley).
Non c’è mai nulla di scontato in una lettura che libera la Missa beethoveniana dalla retorica di una gravità oppressiva e statuaria grazie a doti di elasticità e flessibilità che permettono di evidenziare di continuo la drammaticità dei contrasti interni alle singole sezioni; ogni stacco di tempo lascia spazio alla contemplazione e alla riflessione, alla dimensione autentica di un’arte che si rivolge direttamente alle più alte sfere dello spirito. Perché è proprio su questo piano che si gioca la sfida interpretativa di un’opera che non ammette distrazioni o cali di tensione, ma corre sempre lungo il filo di una concentrazione evidente, quasi fisica, che le telecamere sanno perfettamente cogliere riflessa sui volti dei protagonisti, sul podio e sul palco, come su quelli del pubblico in platea, nel più completo e rispettoso silenzio fino all’ultima nota.

avvenire.it