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46ª Settimana sociale, un’agenda per lo sviluppo

Capacità di fare impresa, educazione, in­tegrazione dei migranti, recupero della mobilità sociale e, last but not least , le necessarie riforme istituzionali. Sono cinque «interruttori» per far riprendere lo sviluppo del Paese su cui le Settimane sociali di Reggio Ca­labria (14-17 ottobre) intendono pigiare il di­to. Questi punti saranno il nerbo dell’«Agenda di speranza » , che diocesi, associazioni, uni­versità stanno elaborando in vista dell’appun­tamento. A fare il punto – la prossima tappa a maggio sarà la presentazione del documento preparatorio – è stata ieri una conferenza stam­pa con i vertici del Comitato scientifico e or­ganizzatore. Nella sede dell’Azione cattolica e­rano presenti anche tre delle molte realtà im­pegnate a dar corpo alle assise sociali: l’Ac (che porta avanti convegni regionali di approfon­dimento), la diocesi di Firenze e la pastorale giovanile. A moderare, il direttore dell’ufficio Comunicazioni sociali Cei, monsignor Dome­nico Pompili. Non sarà un lavoro calato dall’alto. «L’agenda non è già pronta. Avrà pochi punti, ma precisi. Non intendiamo affrontare tutti i problemi so­ciali, ma fermarci su alcuni», ha sottolineato il vescovo di Ivrea Arrigo Miglio, presidente del Comitato e della Commissione Cei per i pro­blemi sociali, lavoro, pace e salvaguardia del creato. L’impegno procede in «parallelo con i territori», ha detto soddisfatto il pastore, e ha ri­cevuto una «grossa spinta» dalla Caritas in ve­ritate .
  In più, alla luce dei fatti recenti, è stata «una scelta provvidenziale» andare a Reggio Ca­labria, «un punto del Paese in questo momen­to particolarmente sofferente». Richiesto, a margine, di un commento sulle pa­role del Papa contro il ‘carrierismo’, il presule ha evidenziato il «coraggio» del Pontefice, «per­ché guarda i problemi che ci sono dentro la Chiesa, fatta di uomini e donne che hanno il peccato originale come tutti». Sottolineatura su cui è, poi, tornato rimarcando di aver citato un «richiamo evangelico» valido erga omnes.
 Sulle imminenti amministrative Miglio ha e­spresso il timore che «si continui a parlare trop­po di protagonisti, di organizzazioni, di formu­le e troppo poco di problemi locali».
  Nell’occasione è stata presentata la Lettera di aggiornamento per il cammino di discerni­mento verso le Settimane (che indica alcune priorità, come la famiglia e l’immigrazione). A calarla nel contesto ci ha pensato il sociologo Luca Diotallevi, vicepresidente del Comitato. A partire dagli appelli di Cagliari (2008) e di Vi­terbo (2009), in cui Benedetto XVI ha evocato una nuova generazione di cattolici impegnati in politica. E del «sogno» in questo senso for­mulato di recente dal cardinale Angelo Bagna­sco, presidente della Cei. Il cattolicesimo ita­liano è ricco «di forze vitali». Perciò è partito «un processo che non era scontato», ha esordito Diotallevi. «Ci sono i soggetti» e «c’è pure la di­rezione », nel senso della volontà di «riprende­re a crescere» per superare l’immobilismo. In­fine, vanno trovati gli «interruttori» per far spri­gionare le energie positive. Soprattutto un’e­ducazione che si riappropri di un «credibile e­sercizio dell’autorità» e un’integrazione degli stranieri che si liberi dagli opposti estremismi, «irenismo e razzismo». Il tutto come contribu­to al 150° dell’unità nazionale. Su circa mille partecipanti, poi, 200 saranno giovani. Che la società non offra loro possibi­lità di lavoro è «paradossale», ha notato don Ni­colò Anselmi, direttore della pastorale giovani­le Cei. Eppure i giovani «non sono solo il futu­ro » di Chiesa e società, «bensì il presente». E so­no interessati all’impegno sociale e politico. E dalla Dottrina sociale arriva loro «una propo­sta spiritualmente e culturalmente profonda e interessante». C’è poi la dimensione dei terri­tori. Alcuni temi, ha detto il direttore della pa­storale sociale di Firenze, don Giovanni Momi­gli, «vengono elaborati a livello nazionale, ma poi esplodono a livello locale», vedi l’immigra­zione. Per questo ci vuole osmosi, in nome del­la sussidiarietà. L’impegno sociale, ha prose­guito il presidente di Ac, Franco Miano, va con­cepito come «passione condivisa», come «re­sponsabilità a tutto campo e per l’interezza del­la persona in tutte le sue dimensioni». Si tratta, ha concluso il segretario del Comitato, Edo Pa­triarca, di «mobilitare tutte le migliori risorse, le competenze e le speranze della comunità cri­stiana.
  E non solo».
 In vista dell’evento di Reggio Calabria è stata presentata ieri a Roma la «Lettera di aggiornamento» sulle priorità del cammino di preparazione Miglio: lavoriamo alla luce della «Caritas in veritate» (di Gianni Santamaria – avvenire)