BAKU, ‘LA NOSTRA SECONDA CITTÀ E’ SOTTO ATTACCO ARMENO’. LO INDICANO LE AUTORITÀ DELL’AZERBAIGIAN

E’ ‘sotto il fuoco’ delle forze armene la seconda città dell’Azerbaigian, Ganja. Lo indicano le autorità azere. ‘La città azera di Gandja è sotto il fuoco delle forze armene’, ha indicato il ministero azero della Difesa sul suo profilo Twitter. Le autorità della regione indipendentista del Nagorno-Karabakh hanno intanto affermato di aver distrutto un aeroporto militare. (ANSA).

Azerbaigian, tregua solo se Armenia ritira forze dal Karabakh

Un cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh può essere concluso a condizione che l’Armenia ritiri le sue forze armate. Lo ha detto il presidente azero Ilham Aliyev.
“Una tregua va bene, ma a quali condizioni? La condizione deve essere che le truppe armene siano ritirate da tutti i territori. Che comincino a ritirare le truppe e ci presentino un cronoprogramma di ritiro, che si assumano seri obblighi e onorino la tregua, e poi noi faremmo sicuramente lo stesso”, ha detto Aliyev in un’intervista ad Al Jazeera TV.
L’escalation delle tensioni lungo la linea di contatto nella zona di conflitto del Nagorno-Karabakh è il risultato della politica distruttiva dell’Armenia, ha aggiunto Aliyev, citato da Interfax. (ANSA).

TENSIONE NEL CAUCASO, COMBATTIMENTI FRA ARMENIA E AZERBAIGIAN

TENSIONE NEL CAUCASO, COMBATTIMENTI FRA ARMENIA E AZERBAIGIAN

OFFENSIVA AZERA IN NAGORNO KARABAKH. ‘ABBATTUTI 2 ELICOTTERI’ Altissima tensione nel Caucaso fra Armenia e Azerbaigian: si combatte nella regione autonoma del Nagorno Karabakh, dove l’esercito azero ha prima bombardato le postazioni delle forze indipendentiste armene, che avevano attaccato durante la notte, e poi ha lanciato una controffensiva. Gli indipendentisti armeni affermano di aver inflitto “perdite” al nemico e il ministero della difesa armeno da Erevan fa sapere che due elicotteri militari azeri sono stati abbattuti.

Divina Liturgia a Etchmiadzin: Papa invoca la piena unità

Un anelito forte all’unità in nome della luce dell’amore che perdona e riconcilia. Il Papa, nell’ultimo giorno in Armenia, ritorna sul tema dell’ecumenismo nel suo discorso durante la partecipazione, stamattina ad Etchmiadzin, alla Divina Liturgia, in rito armeno, presieduta dal Catholicos, Karekin II, guida della Chiesa Apostolica. Il servizio del nostro inviato in Armenia, Giancarlo La Vella

da Radio Vaticana

Una celebrazione intensa, ricca di musiche e canti, come nella tradizione delle Chiese orientali. Il Papa nel suo discorso si è rivolto fraternamente a Karekin II. “In questi giorni abbiamo sperimentato – dice Francesco – come è bello e come è dolce che i fratelli vivano insieme”, attraverso la condivisione di doni, speranze e preoccupazioni della Chiesa di Cristo, che crediamo e sentiamo una. Concetti che il Santo Padre esprime, citando l’apostolo Paolo:

“Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti”.

In questo momento gli apostoli Bartolomeo e Taddeo, che proclamarono per la prima volta il Vangelo in queste terre, e i santi Pietro e Paolo, che diedero la vita per il Signore a Roma, si rallegrano – sottolinea Francesco – nel vedere il nostro affetto e la nostra aspirazione concreta alla piena comunione. Poi l’invocazione allo Spirito Santo, affinché venga a rifondarci nell’unità e, attraverso l’effusone del fuoco di amore e unità, sciolga i motivi dello scandalo dovuto alla mancanza di unità tra i discepoli di Cristo.

“In tutti sorga un forte anelito all’unità, a un’unità che non deve essere né sottomissione l’uno dell’altro, né assorbimento, ma piuttosto accoglienza di tutti i doni che Dio ha dato a ciascuno per manifestare al mondo intero il grande mistero della salvezza realizzato da Cristo Signore per mezzo dello Spirito Santo”.

Infine, l’esortazione di Francesco a rivolgere lo sguardo alle sofferenze del mondo:

“Accogliamo il richiamo dei santi, ascoltiamo la voce degli umili e dei poveri, delle tante vittime dell’odio, che hanno sofferto e sacrificato la vita per la fede; tendiamo l’orecchio alle giovani generazioni, che implorano un futuro libero dalle divisioni del passato”.

Anche Karekin ispira la sua omelia agli auspici di unità, riconoscendo gli sforzi di Francesco verso la pace e la prosperità dell’umanità e verso il progresso della Chiesa di Cristo. Poi la richiesta al Papa di pregare per la Nazione e la Chiesa armene. E, prima del fraterno abbraccio finale e della benedizione dell’assemblea, da Francesco ancora un’accorata richiesta di impegno verso la comunione:

“Santità, in nome di Dio, Vi chiedo di benedirmi, di benedire me e la Chiesa Cattolica, di benedire questa nostra corsa verso la piena unità”.

 

Questa mattina la terza è ultima giornata del Papa in Armenia era iniziata con la celebrazione della Messa nella Cappella allestita per l’occasione nella residenza papale presso il Palazzo Apostolico di Etchmiadzin. Hanno concelebrato con Francesco il nunzio apostolico mons. Marek Solczynski e il segretario della nunziatura. Subito dopo la Messa, nella sala d’ingresso della stessa residenza, il Papa si è intrattenuto informalmente con i 14 vescovi armeni cattolici, alla presenza dei circa 12 sacerdoti che svolgono il loro ministero nel Paese. Quindi, il trasferimento al Piazzale di San Tiridate ad Etchmiadzin dove il Papa ha partecipato alla Divina Liturgia.

Testo integrale del saluto del Papa

Santità, carissimi Vescovi,
cari fratelli e sorelle,

al culmine di questa visita tanto desiderata e per me già indimenticabile, desidero elevare al Signore la mia gratitudine, che unisco al grande inno di lode e di ringraziamento salito da questo altare. Vostra Santità, in questi giorni, mi ha aperto le porte della Sua casa e abbiamo sperimentato «come è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme» (Sal 133,1). Ci siamo incontrati, ci siamo abbracciati fraternamente, abbiamo pregato insieme, abbiamo condiviso i doni, le speranze e le preoccupazioni della Chiesa di Cristo, di cui avvertiamo all’unisono i battiti del cuore, e che crediamo e sentiamo una. «Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza […]; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4,4-6): possiamo davvero fare nostre con gioia queste parole dell’apostolo Paolo! È proprio nel segno dei santi Apostoli che ci siamo incontrati. I santi Bartolomeo e Taddeo, che proclamarono per la prima volta il Vangelo in queste terre, e i santi Pietro e Paolo, che diedero la vita per il Signore a Roma, mentre regnano con Cristo in cielo, certamente si rallegrano nel vedere il nostro affetto e la nostra aspirazione concreta alla piena comunione. Di tutto ciò ringrazio il Signore, per voi e con voi: Park astutsò! Gloria a Dio!

In questa Divina Liturgia il solenne canto del trisagio si è elevato al cielo, inneggiando alla santità di Dio; scenda copiosa la benedizione dell’Altissimo in terra, per l’intercessione della Madre di Dio, dei grandi santi e dottori, dei martiri, specialmente dei tanti martiri che in questo luogo avete canonizzato lo scorso anno. “L’Unigenito che qui discese” benedica il nostro cammino. Lo Spirito Santo faccia dei credenti un cuore solo e un’anima sola: venga a rifondarci nell’unità. Per questo vorrei nuovamente invocarlo, facendo mie alcune splendide parole che sono entrate nella vostra Liturgia. Vieni, o Spirito, Tu «che con gemiti incessanti sei il nostro intercessore presso il Padre misericordioso, Tu che custodisci i santi e purifichi i peccatori»; effondi su di noi il tuo fuoco di amore e unità, e «vengano sciolti da questo fuoco i motivi del nostro scandalo» (Gregorio di Narek, Libro delle Lamentazioni, 33, 5), anzitutto la mancanza di unità tra i discepoli di Cristo.

La Chiesa armena cammini in pace e la comunione tra noi sia piena. In tutti sorga un forte anelito all’unità, a un’unità che non deve essere «né sottomissione l’uno dell’altro, né assorbimento, ma piuttosto accoglienza di tutti i doni che Dio ha dato a ciascuno per manifestare al mondo intero il grande mistero della salvezza realizzato da Cristo Signore per mezzo dello Spirito Santo» (Parole del Santo Padre nella Divina Liturgia, Chiesa Patriarcale di San Giorgio, Istanbul, 30 novembre 2014).

Accogliamo il richiamo dei santi, ascoltiamo la voce degli umili e dei poveri, delle tante vittime dell’odio, che hanno sofferto e sacrificato la vita per la fede; tendiamo l’orecchio alle giovani generazioni, che implorano un futuro libero dalle divisioni del passato. Da questo luogo santo si diffonda nuovamente una luce radiosa; a quella della fede, che da san Gregorio, vostro padre secondo il Vangelo, ha illuminato queste terre, si unisca la luce dell’amore che perdona e riconcilia.

Come gli Apostoli il mattino di Pasqua, nonostante i dubbi e le incertezze, corsero verso il luogo della risurrezione, attirati dall’alba felice di una speranza nuova (cfr Gv 20,3-4), così anche noi, in questa santa domenica, seguiamo la chiamata di Dio alla piena comunione e acceleriamo il passo verso di essa.

Ed ora, Santità, in nome di Dio, Vi chiedo di benedirmi, di benedire me e la Chiesa Cattolica, di benedire questa nostra corsa verso la piena unità.

“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio “(Matteo 5: 9)

“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio “(Matteo 5: 9): è partito da questa citazione evangelica il discorso di Karekin II, Supremo Patriarca e Catholicos di Tutti gli Armeni, in occasione dell’incontro ecumenico di Yerevan con Papa Francesco. Un appuntamento – ha ricordato – a cui partecipano anche vittime di guerre, terrorismo e violenza, rifugiati provenienti da Azerbaijan, Siria e Iraq. Attendevamo – ha detto – “un mondo pacifico e giusto. Eppure ogni giorno ci giungono notizie preoccupanti di un aumento delle attività di guerra e di atti di terrorismo, un indicibile sofferenza umana” che colpisce bambini, adolescenti, donne e anziani in tutto il mondo.

Karekin II rievoca il genocidio armeno con un milione e mezzo di martiri innocenti, un secolo fa, ma parla anche dell’attuale difficile situazione che vive l’Armenia, “una guerra non dichiarata” – afferma – per difendere il diritto del popolo del Nagorno-Karabakh, in maggioranza armena, a vivere in libertà. A questo proposito parla delle tensioni e dei contrasti con l’Azerbaigian, di villaggi armeni bombardati e distrutti, di civili uccisi.

Parla con partecipazione delle vittime dei conflitti in Medio Oriente e degli atti di terrorismo che si sono verificati nelle principali città europee, in Russia, negli Stati Uniti, in Asia e in Africa, dei luoghi sacri profanati in Siria, Iraq e altri Paesi. La missione delle Chiese cristiane e dei leader religiosi – ha aggiunto – non si può limitare a consolare e aiutare le vittime: occorre prevenire il male, favorendo lo spirito di amore, la solidarietà e la cooperazione nelle società attraverso il dialogo ecumenico e interreligioso.

Auspica un miglioramento delle relazioni con la Turchia con la fine dei contrasti di ieri e di oggi. Ma la pace – osserva – non può essere realizzata senza la giustizia, le vite umane non possono diventare oggetto di speculazioni e non possono essere trascurate. Solo la giustizia che affonda le sue radici nella tutela dei diritti degli individui e delle nazioni, può diventare una solida base per la prevenzione dei crimini commessi contro l’umanità e la risoluzione completa dei conflitti.

Karekin II ha così concluso il suo discorso: possa il nostro Signore misericordioso purificare il mondo dalle tragedie del male e concedere pace e protezione, come dicono le parole profetiche: forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra (Isaia 2: 4).

Radio Vaticana

 

Viaggio in Armenia / Papa: solo la carità sana la memoria

«Solo la carità è in grado di sanare la memoria e guarire le ferite del passato: solo l’amore cancella i pregiudizi e permette di riconoscere che l’apertura al fratello purifica e migliora le proprie convinzioni».

È questo il messaggio che Papa Francesco lascia all’Armenia, dove conclude domani la sua straordinaria visita, prima tappa di una missione di pace che lo porterà in settembre anche in Azerbaigian e Georgia, Paesi coinvolti nel conflitto che si trascina da 30 anni per l’indioendenza dell’enclave cristiana del Nagorno Karabach.

Dopo la coraggiosa condanna del «genocidio armeno», pronunciata senza i giri di parole suggeriti dai diplomatici e l’omaggio commovente al Mausoleo che ricorda il sacrificio di un milione di armeni, questa sera in piazza della Repubblica, cuore politico della capitale Yerevan, il Papa ha chiesto ai giovani armeni di «diventare costruttori di pace: non notai dello status quo, ma promotori attivi di una cultura dell’incontro e della riconciliazione. Dio benedica il vostro avvenire e conceda – ha scandito – che si riprenda il cammino di riconciliazione tra il popolo armeno e quello turco, e la pace sorga anche nel Nagorno Karabakh».

Assieme a Papa Francescoil Catholicos armeno-apostolico Karekin II, nella piazza della Repubblica di Erevan è stato protagonista dell’incontro ecumenico e della preghiera per la pace.
papa1_51645895.jpg
È presente il capo dello Stato, il presidente Serzh Sargsyan, oltre a 50mila fedeli.

papa3_51645910.jpg

Al loro arrivo, il Papa e il Catholicos hanno camminato tra la folla plaudente. Nel corso della celebrazione in armeno e in italiano, dopo la recita del «Padre Nostro» (ognuno nella propria lingua) e le letture.
LapresseFo_51647637.jpg

IL DISCORSO DEL CATHOLICOS KAREKIN II. Come un secolo fa «la nostra nazione a causa del genocidio armeno aveva perso la maggior parte della patria, e con un milione e mezzo di martiri innocenti era in lotta per il diritto alla sua esistenza», anche oggi essa «vive sotto la difficile situazione di una guerra non dichiarata, difendendo la pace entro i confini del nostro Paese a un prezzo pesante e il diritto del popolo del Nagorno-Karabakh di vivere in libertà nella sua culla materna».
Sono le parole usate dal supremo patriarca e Catholicos di tutti gli Armeni, Karekin II, durante l’incontro ecumenico e la preghiera per la pace con Papa Francesco in piazza della Repubblica, a Erevan. «In risposta alle pacifiche aspirazioni della nostra gente, l’Azerbaigian ha violato il cessate il fuoco e ha iniziato operazioni militari ai confini della Repubblica del Nagorno-Karabakh nel mese di aprile. Villaggi armeni sono stati bombardati e distrutti, soldati che proteggevano la pace, così come bambini in età scolare sono stati uccisi e feriti, civili pacifici e disarmati sono stati torturati».
LapresseFo_51647650.jpg
LapresseFo_51647651.jpg

«Il nostro popolo è grato a Sua Santità – ha proseguito il primate armeno-apostolico – e a tutti coloro che sostengono e difendono la giustizia, e auspica che la Turchia, in seguito al Suo messaggio e alle istanze di molti Paesi, così come delle istituzioni internazionali, dimostri abbastanza coraggio da affrontare la sua storia, per porre fine all’illegale blocco dell’Armenia e per cessare di sostenere le provocazioni militaristiche dell’Azerbaigian dirette contro il diritto del popolo del Nagorno-Karabakh di vivere in libertà e pace».
LapresseFo_51647686.jpg

Avvenire