
Avvenire
Ha due grandi ali disegnate sui fianchi e non segue una linea prestabilita. Ogni pomeriggio comincia a girare per le strade di Seongnam, nella periferia a sud-est di Seoul, e va avanti fino a sera. Si chiama Azit ed è un pullman che cerca ragazzi che difficilmente entrerebbero da soli in un centro per chiedere aiuto: giovani che hanno lasciato casa dopo conflitti familiari, violenze o situazioni diventate insostenibili. Si stima che siano circa 250 mila i giovani scappati di casa in questa situazione. «Almeno l’80% dei nostri ragazzi subisce violenze in famiglia, sia verbali che fisiche, e decide di lasciare casa», spiega padre Vincenzo Bordo, missionario degli Oblata di Maria Immacolata che da oltre trent’anni vive in Corea del Sud. È stata sua l’idea, dieci anni fa, di mettersi in strada per aiutare questi ragazzi. «Quando parcheggiamo, montiamo delle tende accanto al pullman, in modo tale che ci sia spazio per tutti i giovani che arrivano. C’è da mangiare, qualcuno con cui parlare e il supporto per trovare una sistemazione: tutto quello di cui i ragazzi hanno bisogno ad Azit lo trovano». È da qui che comincia “Qui Corea. Storie da Seoul verso la Gmg”, il nuovo podcast di Avvenire, realizzato in collaborazione e con il supporto del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile in vista della Giornata mondiale della gioventù nell’agosto del 2027 che si terrà a Seul.
In Corea si dice ppalli ppalli: presto, presto. Si studia fino a sera, si compete per le università migliori, si lavora senza sosta. È il Paese di Parasite, dei BTS e di Samsung, dove una modernità travolgente convive con tradizioni millenarie, tra templi, sciamani e antichi rituali.Più della metà dei coreani dichiara di non avere una religione, eppure buddismo, cristianesimo, confucianesimo e sciamanesimo continuano a segnare la vita quotidiana.Nell’agosto 2027 la Corea ospiterà la Giornata mondiale della gioventù. Noi ci arriveremo attraverso 11 puntate, incontrando giovani alle prese con la pressione della perfezione, famiglie divise dalla guerra, comunità che costruiscono solidarietà e una Chiesa dalla storia unica.
La Corea del Sud è ormai molto più vicina di quanto dica la distanza. K-pop, K-drama, K-beauty, cinema e tecnologia hanno trasformato una consonante in un marchio globale. Ma questa “k” racconta solo una parte del Paese che accoglierà giovani da tutto il mondo. Dietro c’è una società che in poche generazioni ha attraversato guerra, dittatura, industrializzazione e democratizzazione. Una società che corre velocissima, in cui studio, lavoro e successo pesano molto sulla vita dei più giovani; un Paese ancora diviso dal Nord e segnato da una guerra mai chiusa da un trattato di pace; una realtà profondamente secolarizzata, ma dove continuano a convivere cattolicesimo, protestantesimo, buddismo e tradizioni sciamaniche. Un luogo in cui, tornando indietro nei secoli, si scopre una storia insolita: la prima comunità cattolica coreana nasce infatti dall’iniziativa di alcuni laici e non da missionari arrivati dall’estero. È l’unico caso in tutta la storia della Chiesa. È anche da questa Corea, molto lontana dall’immagine patinata dell’onda culturale coreana, che parte il percorso verso la Gmg. Nel corso delle puntate si attraverseranno altri nodi della società e della storia del Paese: il servizio militare obbligatorio e la divisione della penisola, le disuguaglianze raccontate anche dal cinema, il costo umano della competizione e dell’industria dell’immagine, la solitudine, la memoria della dittatura e delle violenze rimaste a lungo ai margini del racconto pubblico. A fare da filo ci saranno anche alcune delle parole che accompagnano il cammino verso Seul – pace, verità, coraggio, amore – messe però alla prova dei fatti. Che cosa significa parlare di pace in un Paese ancora diviso? Di verità in una società molto attenta all’immagine? E di coraggio quando le pressioni sociali spingono tanti al limite?
In questa prima puntata sono intervenuti padre Vincenzo Bordo e Don Antonio Dong-Won Cho, che ha collaborato alla realizzazione del sussidio in preparazione alla Gmg. Hanno partecipato anche Mariasole Maggiolo ed Emanuele Francescut, che si trovano a Seul come volontari internazionali della Cei
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