
L’infertilità è un ospite silenzioso: entra nella vita di una persona e di una coppia senza dare alcun segnale della sua presenza se non quando si va alla ricerca di una gravidanza. L’infertilità è un ospite inatteso: può modificare in modo drammatico la vita di una persona e di una coppia e mettere in crisi il loro desiderio di maternità e paternità. L’infertilità è un ospite che bussa alla porta di un numero crescente di coppie: «L’infertilità colpisce gran parte della popolazione mondiale, con circa una persona su sei che ne soffre nel corso della propria vita» si legge nel Rapporto “Infertility Prevalence Estimates – 1990-2021”, pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2023. L’infertilità è un ospite, che richiede risposte non sempre facili da individuare.
Di fronte a una coppia con problemi di infertilità è necessario fare, innanzitutto, una diagnosi eziopatogenetica, individuare i possibili trattamenti e accompagnare la coppia nel suo percorso di ricerca di una gravidanza: passaggi, questi, che richiedono – da una parte – la presenza di una équipe curante con specifiche expertise e, dall’altra, tempo. Ed è proprio il tempo, che spesso manca. Un orologio biologico, le cui lancette girano velocemente e in modo inesorabile sia per la donna sia per l’uomo; la mancanza di un’educazione al tempo e all’attesa; il prevalere di una cultura del fast: tutto concorre alla ricerca di soluzioni rapide, anche se non sempre efficaci.
Rispettare il tempo e i tempi, supportare le coppie con problemi di infertilità, recuperare il potenziale fertile della donna e dell’uomo, ricercare in modo naturale una gravidanza: questi sono gli obiettivi di quanti operano in Isi (Istituto scientifico internazionale)-Paolo VI e il cui lavoro clinico e di ricerca viene presentato in questi giorni nel corso del congresso “Lo splendore dell’umano: custodire la fertilità, curare l’infertilità”. Muovendo da una vision e lavorando per una mission che mette al centro la coppia con i suoi bisogni e le sue fragilità e un approccio secondo natura, si stanno raccogliendo risultati molto interessanti. Senza escludere le coppie che hanno deciso di non continuare il percorso di ricerca di una gravidanza e le coppie con sterilità insuperabile, si è registrato infatti un tasso di gravidanza pari al 18%. Un risultato veramente importante se confrontato con i dati riportati nella Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sull’attuazione della legge 40/2004 (febbraio 2026): il tasso di successi per cicli iniziati è stato del 10% con l’inseminazione intrauterina e dell’11,9% con tecniche di Procreazione medicalmente assistita di II e III livello tra cui, ad esempio, la Fivet o la Icsi.
Un risultato raggiunto grazie alla collaborazione di specialisti di varie discipline, perché l’essere fertili è il risultato del concorrere di tanti fattori maschili e femminili, fattori fisici e psichici. D’altra parte, la fertilità è un equilibrio delicato e dinamico, che può essere destabilizzato da comportamenti e stili di vita non salutari (dieta, fumo, alcool, droghe, sedentarietà, malattie sessualmente trasmesse), da condizioni ambientali (interferenti endocrini), da patologie sistemiche o dell’apparato riproduttivo, dal malessere psicologico. E – non da ultimo – dall’età della donna e dell’uomo nel momento della ricerca della gravidanza. Accanto alle condizioni di infertilità che accadono, ce ne sono quindi altre che potrebbero essere prevenute. È, però, un dato di fatto che si lavori molto poco per tutelare la fertilità migliorando le conoscenze e la consapevolezza da parte della popolazione, e che non si investa sulla promozione della salute preconcezionale e sulla prevenzione dell’infertilità già a partire dall’età dell’adolescenza.
Avvenire