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Il nuovo Codice della strada tocca anche i pedoni: ecco le nuove norme per chi attraversa

Il nuovo Codice della strada tocca anche i pedoni: ecco le nuove norme per chi attraversa

Avvenire

La strada non è soltanto degli automobilisti. Sembra un’ovvietà, ma forse la novità più interessante dello schema di decreto del nuovo Codice della strada, approvato in via preliminare dal governo, sta proprio qui: per la prima volta con tanta evidenza il legislatore prova a guardare alla circolazione come a un sistema nel quale convivono automobilisti, motociclisti, ciclisti, utenti dei monopattini e pedoni. E nel quale sicurezza significa proteggere i più deboli, ma anche chiedere a tutti una quota di responsabilità. Il testo uscito dal Consiglio dei ministri non è ancora legge: dovrà passare attraverso i pareri del Consiglio di Stato, della Conferenza Unificata e delle commissioni parlamentari prima di tornare al Governo per il via libera definitivo. In teoria, entro metà marzo 2027 il Nuovo Codice della strada potrebbe essere approvato definitivamente. L’entrata in vigore, invece, probabilmente, sarà fissata al 1° gennaio 2028.

Dunque alcune norme potranno ancora cambiare. Ma l’impianto è definito e, per chi si muove a piedi, contiene una piccola rivoluzione culturale. La prima riguarda gli attraversamenti. Al pedone viene esplicitamente richiesto un comportamento prudente prima di impegnare la carreggiata: non basta insomma trovarsi dalla parte giusta della legge per essere automaticamente dalla parte giusta della sicurezza. Il principio è semplice e persino banale: prima di attraversare occorre verificare che farlo sia possibile senza pericolo. Una precisazione che sembra scritta più per il buon senso che per il Codice, ma che racconta quanto sia cambiata la strada, soprattutto nelle città, dove automobili, bici, moto, monopattini e persone si contendono spazi sempre più congestionati.
È sopravvissuta anche un’altra norma presente nelle prime bozze: fuori dai centri abitati, di notte e sulle strade prive di illuminazione, chi procede a piedi dovrà rendersi visibile. Una prescrizione che sposta una parte della prevenzione sul pedone stesso. Non significa equiparare chi cammina a chi conduce un mezzo da una o due tonnellate, naturalmente, ma riconoscere che essere visti è una componente essenziale dell’essere sicuri.
È invece scomparsa dal testo approvato dal Governo la disposizione che aveva fatto più discutere durante l’estate: la multa da 75 euro per il pedone sorpreso ad attraversare utilizzando smartphone, tablet o altri dispositivi elettronici. Nella bozza iniziale il divieto era piuttosto dettagliato e prevedeva alcune eccezioni, ad esempio per l’uso in vivavoce o con auricolari che consentissero comunque di percepire i rumori circostanti. Nel passaggio al Consiglio dei ministri la sanzione è stata cancellata. Resta però il problema che aveva suggerito la norma: quello del “pedone distratto”, figura ormai familiare nelle nostre città, con gli occhi sullo schermo e spesso le cuffie nelle orecchie mentre entra sulla carreggiata. Non sarà una multa specifica a impedirlo, almeno per ora: toccherà ancora affidarsi al buon senso.

Contemporaneamente, però, il nuovo Codice rafforza la tutela di chi attraversa correttamente. Il mancato rispetto della precedenza a pedoni e ciclisti potrà infatti essere accertato anche a distanza. È una novità tutt’altro che marginale: significa estendere la tecnologia dei controlli automatici a una delle violazioni più frequenti e pericolose della circolazione urbana. Finora telecamere e dispositivi elettronici sono stati associati soprattutto a velocità, semafori e accessi alle Ztl; domani potranno servire anche a difendere concretamente chi mette piede sulle strisce. Ed è forse qui il punto più significativo della riforma: provare a uscire dall’eterna contrapposizione tra automobilista “colpevole per definizione” e pedone sempre e comunque innocente. La gerarchia delle responsabilità resta inevitabilmente legata alla capacità di fare danno: chi guida un’automobile ha nelle mani un mezzo potenzialmente letale e deve comportarsi di conseguenza. Ma vulnerabilità non può significare irresponsabilità. La sicurezza stradale funziona soltanto se ciascuno fa la propria parte.
Il principio ritorna nelle norme dedicate ai monopattini: arrivano il divieto di manovre improvvise e a zig-zag e, per quelli a noleggio, l’obbligo di fotografare il mezzo correttamente parcheggiato alla fine dell’utilizzo. Potranno essere individuate aree di sosta anche sui marciapiedi, ma soltanto garantendo il passaggio dei pedoni e delle persone con disabilità. Per queste ultime c’è poi una novità importante: tutti i Comuni dovranno aderire alla piattaforma nazionale CUDE, affinché il contrassegno disabili venga riconosciuto sull’intero territorio nazionale.
Il resto del nuovo Codice contiene molte novità destinate a far discutere. Le multe vengono generalmente arrotondate al ribasso e viene sospeso l’adeguamento automatico biennale all’inflazione: le sanzioni oggi fissate a 26 e 42 euro, ad esempio, scenderanno a 25 e 40. Per l’eccesso di velocità si abbandona la logica dei soli scaglioni introducendo un criterio progressivo legato ai km orari oltre il limite.

Cambiano anche le abitudini quotidiane dell’automobilista: patente e documenti di circolazione non dovranno più necessariamente essere portati con sé perché potranno essere verificati telematicamente. Sale da 50 a 65 anni l’età fino alla quale il rinnovo della patente per automobili e moto resta decennale. Inoltre entrerà in vigore la possibilità, per i motociclisti, di utilizzare la corsia di emergenza in autostrada in caso di incidenti o rallentamenti. Salta, rispetto al testo base, l’abbassamento a 17 anni dell’età minima per conseguire la patente B. Occorrerà ancora la maggiore età.

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