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La protesta studentesca arriva in Italia. A Torino gli scontri sono già un caso

La protesta studentesca arriva in Italia. A Torino gli scontri sono già un caso

Avvenire

Sulla scia delle proteste scoppiate prima in Francia, e poi a ruota in Spagna e Albania, anche gli studenti italiani iniziano ad agitarsi. Le prime turbolenze si sono registrate nell’area torinese, che negli ultimi anni si è già distinta per rivendicazioni di piazza, non sempre pacifiche. Una ventina gli istituti superiori in stato di agitazione, tra occupazioni e autogestioni, a Torino e dintorni. In alcuni casi, come all’istituto Bosso Monti e al Sella, si sono verificati danneggiamenti, come già accaduto nei giorni scorsi in altre scuole. Sul posto sono intervenuti polizia e carabinieri. Un ragazzo di 17 anni è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato per danneggiamento aggravato. Un carabiniere è rimasto ferito dal lancio di una pietra ed è stato dimesso dall’ospedale con una prognosi di dieci giorni. Ad agire è stato un gruppo di circa quaranta giovani, col volto coperto da maschere di Carnevale e da passamontagna.
Il movimento per ora appare piuttosto frammentato. Ci sono stati momenti di tensione davanti ai cancelli dell’istituto alberghiero Colombatto, dove favorevoli e contrari all’occupazione della scuola si sono fronteggiati. Tra i contrari all’occupazione erano presenti anche militanti di Azione Studentesca, organizzazione giovanile legata a Fratelli d’Italia (poi premiati dal vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, per il gesto di “resistenza”). Gli episodi si sono verificati davanti alla sede centrale dell’istituto, dove già mercoledì era stato impedito un tentativo di occupazione. Sono volati spintoni, insulti e anche botte. Qualcuno avrebbe anche lanciato petardi e usato un estintore per spegnere i bollenti spiriti dell’opposta fazione.
Anche a Genova l’atmosfera si sta surriscaldando. Tre le scuole superiori occupate: il liceo Gobetti di Sampierdarena, l’istituto Calvino di Sestri Ponente e il liceo Lanfranconi di Voltri, alla vigilia dello sciopero nazionale di venerdì organizzato dal movimento di Opposizione studentesca di alternativa (Osa). La manifestazione è stata battezzata “No Meloni Day”, e i bersagli sono variegati: il decreto Valditara, il carovita, il carobenzina, la riforma degli istituti tecnici e professionali, la richiesta di “finanziare la scuola pubblica e non la guerra”.
Ma a scendere in campo sono anche i docenti: quelli dell’Alto Adige in primis, affiancati dai colleghi trentini che garantiscono di battersi per una istruzione di qualità. Tra le azioni adottate c’è il boicottaggio delle gite scolastiche, considerate troppo gravose e rischiose. Una mossa che sta raccogliendo il consenso degli stessi studenti, in teoria i primi danneggiati dalla presa di posizione. «I professori stanno usando le nostre gite come mezzo per protestare e per farsi ascoltare dalla Provincia – fanno notare gli studenti del liceo Da Vinci di Trento -, e a causa di questo meccanismo siamo proprio noi ad essere le prime vittime, privati di esperienze uniche che non torneranno più. Dobbiamo stare dalla loro parte e protestare insieme per il bene comune, proprio per sbloccare questa situazione».
La protesta ha raggiunto anche Roma. Un corteo studentesco, con tanto di tende al seguito, con partenza da piazzale della Minerva alla Sapienza, si è svolto nel primo pomeriggio di giovedì. La mobilitazione è stata organizzata dai collettivi studenteschi, tra cui Cambiare Rotta, per denunciare tra le altre cose l’emergenza abitativa e gli sfratti che colpiscono gli studenti universitari provenienti da zone di guerra. Lo slogan della mobilitazione è “Per la casa, per la dignità e per tutto! Noi la guerra non la paghiamo”. Un concetto condito da un più bellicoso “Ogni piazza sarà rivoluzione”.
Intanto, le tende piantate da giorni davanti a Montecitorio traslocheranno in piazza del Popolo. «Il costo della vita è diventato insostenibile, non ce la facciamo più. Lo hanno dimostrato tutte le mobilitazioni nate a Roma e nel resto del Paese» afferma Sabrina Brizzola, coordinatrice dell’Unione degli Universitari, nel rilanciare l’appello ad unirsi alla mobilitazione rivolto anche a lavoratori, pensionati e singoli cittadini. L’autunno è appena iniziato, ma si preannuncia già piuttosto caldo.

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