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Viaggio nella complessità di un dono

di Lucetta Scaraffia

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Ci sono terapie che si sviluppano grazie alle nuove scoperte biomediche di cui sappiamo poco o nulla, ma che stanno cambiando la vita degli esseri umani, come i trapianti da vivente. Mentre conosciamo, nei suoi aspetti più spettacolari dal punto di vista della riuscita, e da quelli più controversi dal punto di vista dell’etica, i trapianti da corpi di cui è stata decretata la morte, poco si sa infatti di questo tipo di trapianti, quelli da essere vivente che invece, come racconta con ricchezza di informazioni e profondità di riflessione Giulia Galeotti nel suo ultimo libro Da un corpo all’altro. Storia dei trapianti da viventi (Milano, Vita e Pensiero, 2012, pagine 485, euro 25) sono ormai una diffusa realtà terapeutica. Rene, midollo osseo, fegato, polmone, pancreas, intestino: oggi attraverso questi trapianti c’è la possibilità di salvare vite, ragione per cui i trapianti sono destinati ad acquistare sempre più importanza nel nostro quotidiano. Il tema è estremamente complesso perché, oltre al problema della riuscita medica dell’intervento, questo tipo di trapianto impone di riflettere su concetti come donazione e dono, ricompensa, gratuità e sacrificio. E anche di definire quale deve essere il ruolo del medico, e di conseguenza quello dello Stato, in un rapporto così anomalo fra esseri umani.
L’aspetto più interessante di questo libro – ed è poi quello che lo rende di appassionante lettura – è che ogni problema, sia esso medico che giuridico o etico, viene affrontato attraverso la narrazione di casi concreti, di esperienze vissute, che rendono sempre impossibile, al lettore, dimenticare che si tratta non solo di esempi astratti, ma di vite umane che sono in pericolo.
Questo tipo di trapianto crea una questione giuridica complessa, perché il dono di un organo costituisce sicuramente per il donatore un danno, Proprio per questo il trapianto non solo è stato a lungo proibito dalle leggi dello Stato, ma anche la Chiesa non aveva ancora definito il suo atteggiamento in proposito quando, nel 1955, don Gnocchi in punto di morte decise di lasciare le sue cornee a due dei suoi ragazzi. La Chiesa sciolse il suo riserbo proprio in questa occasione, quando Pio XII, durante l’Angelus la domenica successiva alla morte del sacerdote, elogiò il suo comportamento altruista.
Difficile definirlo semplicemente un dono: è un dono, infatti, di un valore complesso perchè è possibile usarlo solo incorporandolo nel ricevente, ed è anche un dono che, una volta consegnato, non puoi riprendere. Ma l’ombra nera dei trapianti, soprattutto – ma non solo – quelli fra viventi, rimane il commercio degli organi e lo sfruttamento che ne deriva. A tutte le pieghe di questo atroce mercato sono dedicati gli ultimi capitoli del libro.

(©L’Osservatore Romano 4 gennaio 2013)