Ecobonus. Stanziati altri 350 milioni, validi anche per le auto usate

Fino al 31 dicembre incentivi anche per acquistare vetture di seconda mano Euro 6 e con contestuale rottamazione di un veicolo di medesima categoria e di almeno 10 anni
Stanziati altri 350 milioni, validi anche per le auto usate

Un emendamento al decreto legge Sostegni bis approvato in commissione Bilancio alla Camera stanzia 350 milioni per l’ecobonus auto, che viene prorogato dal 30 giugno al 31 dicembre 2021. Gli aiuti vanno anche alle auto di seconda manoa patto che siano Euro 6 e con contestuale rottamazione di un veicolo di medesima categoria e di almeno 10 anni.

In una nota, la capogruppo di Italia Viva in Commissione Attività produttive della Camera, Sara Moretto, spiega che “si stanziano 60 milioni di euro per incentivare l’acquisto di auto elettriche o ibride nuove, 200 milioni per i veicoli euro 6 anche Diesel e benzina, 50 per i veicoli commerciali. Infine, 40 milioni per l’acquisto di auto usate non inquinanti”.

“Siamo soddisfatti – commenta – perché si tratta di una forma di incentivazione che aveva funzionato. Per questo era molto atteso sia dal settore automotive che dai cittadini”. Per il M5s, Giuseppe Chiazzese e Luca Sut, sottolineano “i 15 milioni di euro destinati all’acquisto di veicoli commerciali elettrici” dei 50 riservati ai commerciali. “Stiamo quindi proseguendo con le politiche a sostegno della mobilità a ‘zero emissioni’ che abbiamo messo in campo con costanza negli ultimi anni – aggiungono – I dati sulle immatricolazioni evidenziano il crescente interesse per le e-car e danno ragione alle nostre iniziative”.
Avvenire

Germania: auto sulla folla, due morti e feriti a Treviri


Un’auto ha investito diverse persone nella zona pedonale di Treviri, in Germania. Secondo le prime notizie ci sono almeno due morti e diversi feriti.

“Abbiamo arrestato una persona e la macchina è stata sequestrata. Secondo i primi accertamenti, due persone sono morte”, scrive la polizia locale sul suo profilo Twitter (ANSA).

Il progetto. A volte ritornano: la Mini Minor riparte dalla Cina

La Morris Mini Minor del 1959

La Morris Mini Minor del 1959

Al Gruppo Bmw, come a tutti i costruttori di modelli premium e quindi posizionati in una fascia di cilindrate che è mediamente elevata, serve avere in gamma auto di piccole dimensioni, quelle tipiche delle city car, per abbassare con propulsioni elettriche o termiche a basso impatto ambientale le medie delle emissioni della flotta. La strada scelta dalla Casa di Monaco rispecchia quella già percorsa da Daimler con Smart: mettere sul mercato, possibilmente con importanti volumi di vendita, un modello 3 porte da 3,40-3,50 di lunghezza, che è poco meno l’ingombro di una Fiat 500. Anziché optare per un’auto completamente inedita, magari con marchio Bmw (si era parlato di una Serie Zero) la scelta sembra essere caduta sul brand Mini e sul ritorno di un nome – quello di Minor– che contraddistingueva sotto la marca Morris proprio la prima generazione della city car britannica.

La Mini Minor, anticipa il magazine tedesco AutoBild che ne ha ricostruito anche il probabile aspetto, dovrebbe arrivare alla
fine del 2021 o al massimo nel 2022, frutto della collaborazione tra il Gruppo Bmw e la Casa cinese Great Wallche si occuperà
della fabbricazione. Disegnata traendo ispirazione dalla concept E-Mini presentata nei mesi scorsi, la nuova Mini Minor sarà lunga 3,4 metri e utilizzerà una speciale variante dell’attuale piattaforma modulare caratterizzata da un passo molto lungo per privilegiare l’abitabilità. Al debutto questa city car – riservata inizialmente al solo mercato cinese – sarà proposta in due varianti entrambe 100% elettriche: una con batteria da 38 kWh e 200 km di autonomia e una da 76 kWh da 300 km (quest’ultima potrebbe essere la prima Cooper elettrica nella storia del brand). Negli anni successivi, e sfruttando il 3 cilindri 1.5 e, probabilmente, anche un inedito 2 cilindri 1.0 con sezione ibrida, la Mini Minor dovrebbe essere proposta in tutti i mercati, Europa compresa, anche nelle versioni termiche e con carrozzeria anche cabriolet.

avvenire

Il mercato. Volkswagen a metano, un successo travolgente (anche troppo)

Volkswagen a metano, un successo travolgente (anche troppo)

In attesa della nuova generazione di vetture elettriche (entro il 2025 il gruppo Volkswagen produrrà oltre 30 modelli), il costruttore di Wolfsburg punta sul metano (e sul biometano), tanto da metterlo a disposizione ormai su tutti i suoi modelli più venduti: la eco up! (disponibile a metano dal 2013), la Golf TGI (dal 2014) e, dal 2017, laPolo. Interessante la mix di vendita: una up! venduta su quattro è oggi a metano mentre, per quanto riguardaPolo e Golf, il valore è una su tre.

I vantaggi. Perché questa decisione di puntare con così forte convinzione sul gas? Lo abbiamo chiesto a Francesco Furlan, responsabile marketing di Volkswagen Italia. «Rispetto a benzina e gasolio – spiega Furlan – il metano fornisce una quantità di energia notevolmente superiore: 1 kg di gas metano corrisponde rispettivamente a 1,3 litri di gasolio e a 1,5 litri di benzina. La capacità di 1 kg di gas metano è di 11,69 kWh, che scende a 9,86 per il gasolio, e a 8,77 per la benzina. Inoltre, il gas offre il vantaggio di poter essere ottenuto da materie prime rinnovabili in modo da neutralizzare le emissioni di CO2: per esempio, ciò significa che nella combustione del biometano prodotto in modo industriale (che ha la stessa struttura chimica del gas naturale) viene rilasciata la medesima quantità di CO2 che è stata precedentemente assorbita dalla crescita delle relative piante».

Il confronto. Normalmente le vetture a metano costano un po’ di più rispetto a quelle a benzina ma la differenza di prezzo dei carburanti (-30% in confronto al diesel e -55% rispetto alla benzina), permette di recuperare la differenza nel giro di uno o due anni, a seconda di quanti chilometri si percorrono mediamente. Il listino della eco up! parte da 13.750 euro (+ 2.250 rispetto al benzina); quello della Polo parte da 16,600 (+ 2.300) e quello della Golf parte da 23.250 (+ 2.150).

Tutto esaurito. Troppo successo però porta anche a conseguenze non del tutto positive. Volkswagen ha infattisospeso gli ordini di Polo, Golf e Golf Variant a metano. I modelli a gas naturale hanno visto nelle ultime settimane un incremento notevole delle vendite: un successo che dimostra come, nel nostro Paese, questa alimentazione possa riscuotere i favori dei consumatori in ragione del risparmio che offre e della rete, che negli anni si è allagata, soprattutto al Centro-Nord, e conta oggi 1.200 distributori. Le concessionarie, anche grazie alla promozione che prevede per la Golf TGI lo stesso prezzo della versione a benzina (da 17.900 euro), hanno esaurito la quota di vetture assegnata al mercato italiano. Per evitare attese eccessivamente lunghe, dunque, la Casa ha deciso di sospendere i nuovi ordini almeno fino all’estate.

Sotto il cofano. La eco up! è spinta da un 1.0 litri da 68 CV e 90 Nm d coppia massima con un’autonomia dichiarata di 380 km; la Polo (autonomia dichiarata di 390 km) ha lo stesso motore di 1.0 l ma con potenza (90 CV) e coppia (160 Nm) maggiori mentre, la Golf TGI, ha un bel 1.4 litri da 110 CV, 200 Nm di coppia massima e un’autonomia dichiarata di ben 420 km. La eco up! è quella che nel nostro test ci ha sorpreso di più perché, soprattutto in città, si disimpegna alla grande, consumando davvero poco. Ottimo lo sterzo (e il raggio di sterzata), così come la maneggevolezza e l’agilità. La Polo, arrivata alla sesta generazione con in archivio più di 14 milioni di esemplari venduti, è una delle auto più grandi tra le… piccole. E non si offenderà nessuno se la definiamo la “piccola Golf”. Tutta nuova, quindi, dal motore tre cilindri all’estetica e, soprattutto, con una dotazione di serie notevole. A bordo, onestamente, solo un “Golfista doc” è in grado di notare le differenze con la sorella maggiore con la quale condivide comfort, tenuta di strada (ottima), sicurezza generale (e non è una semplice impressione) e il classico piacere di guida.

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