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Siria, Onu: quasi 60mila morti Rapiti due giornalisti

​Lo ha riferito in una nota l’Alto commissario per i diritti umani Navi Pillay. Mentre James Foley (nella foto), 39 anni, esperto reporter di guerra, è scomparso il 22 novembre scorso insieme con un collega.

Quasi 60 mila persone hanno perso la vita in Siria dall’inizio delle rivolte anti-regime. Lo ha riferito in una nota l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Navi Pillay. Si tratta di 59.648 morti individuati tra il 15 marzo del 2011 e il 30 novembre 2012. “Il bilancio delle vittime è molto più alto del previsto ed è veramente scioccante”, ha commentato la Pillay. “Questa – ha aggiunto – è una significativa perdita di vite umane che si sarebbe potuta evitare se il governo siriano avesse scelto un percorso diverso da quello della repressione spietata”.

“La situazione è degenerata, un numero crescente di persone è stato ucciso da gruppi armati e le organizzazioni non governative denunciano una proliferazione di reati gravi da entrambe le parti, tra cui crimini di guerra e, molto probabilmente, crimini contro l’umanità”, prosegue l’Alto commissario delle Nazioni Unite, secondo cui “la natura del conflitto è ormai sempre più settario”.

RAPITO GIORNALISTA INDIPENDENTE
Un giornalista freelance americano che nei mesi passati ha collaborato con l’Afp è stato rapito in Siria sei settimane fa. James Foley, 39 anni, esperto reporter di guerra che ha coperto diversi conflitti, è scomparso il 22 novembre scorso nella città di Taftanaz prelevato da quattro uomini, che in seguito hanno rilasciato il suo autista e il suo interprete. La famiglia ha diffuso solo oggi la notizia, aggiungendo che con Foley viaggiava anche un altro giornalista, anche lui scomparso, del quale non è stata diffusa l’identità. Lo scorso anno Foley era stato rapirto e rilasciato dopo sei settimane dai militari di Muammar Gheddafi, mentre seguiva le rivolte in Libia. Le ragioni del suo rapimento in Siria non sono note. Non è chiaro se i suoi sequestratori hanno agito per motivi di denaro, se siano legati ai gruppi islamici e se facciano parte delle forse del regime di Damasco.

avvenire.it