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Musica Sacra. Suk e Britten: così lontani, così vicini Due sinfonie tra lutto e speranza

L’altra voce della musica; quella che affida il suo messaggio esclusivamente al puro suono degli strumenti. La musica assoluta, che si esprime senza parole, o meglio, con le parole del cuore e del più profondo dell’animo, dove anche i silenzi ricoprono un ruolo di fondamentale importanza: pause, respiri, istanti che non segnano mai una vuota assenza, ma sono carichi di tensione emotiva.
È questa l’impronta originaria che avvicina tra loro le due composizioni raccolte nel progetto discografico che il direttore Jirí Belohlávek e la BBC Symphony Orchestra hanno dedicato a due pregevoli pagine strumentali concepite nella prima metà del Novecento (2 Cd pubblicati da Supraphon e distribuiti da Sound and Music): la Sinfonia in do minore op. 27 “Asrael” di Josef Suk (1874-1935) e la Sinfonia da Requiem op. 20 di Benjamin Britten (1913-1976).
Suk iniziò a scrivere la partitura dopo la scomparsa del suo grande maestro (nonché suocero) Antonín Dvorák, intitolando la sinfonia ad Asrael, implacabile angelo della morte, ma durante la stesura del lavoro venne duramente colpito anche dalla perdita della giovane moglie Otilka: «Una così enorme disgrazia può distruggere un uomo nel modo più completo oppure portare in superficie tutte le sue energie latenti», ebbe modo di affermare il compositore ceco in quell’occasione, e alla musica assegnò il compito di mitigare i sentimenti di dolore provati in quei difficili momenti per aprire uno spiraglio di speranza che potesse illuminare il tempo futuro.
Lungo questa traiettoria ideale si evolve il cammino di continua ascesi che attraversa l’intera opera (dissipando progressivamente le cupe atmosfere sonore iniziali fino al maestoso accordo in maggiore che chiude l’estremo movimento della Sinfonia) e su tale lunghezza d’onda si sintonizza la lettura di Belohlávek e compagni, che nel registro dell’immedesimazione e della com-passione giocano anche l’esecuzione della splendida sinfonia funebre di Britten, strutturata in tre movimenti (Lacrymosa, Dies irae e Requiem aeternam) strettamente associati alla Messa cattolica per i defunti ma privi di alcuna destinazione liturgica, a cui il maestro inglese ha affidato la propria angoscia di fronte all’incombente tragedia della Seconda guerra mondiale.

a cura di Andrea Milanesi / avvenire.it