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Le «Sacrae Cantiones» di Gesualdo, i madrigali del principe dei musici

L’immagine che campeggia sulla copertina del disco dedicato alle Sacrae Cantiones di Carlo Gesualdo, Principe di Venosa (ca 1560-1613), è un particolare della pala votiva in cui il pittore Giovanni Balducci ha ritratto il nobile compositore in ginocchio mentre viene sorretto da San Carlo Borromeo (suo zio materno) e riceve, insieme con la seconda moglie (Eleonora d’Este), il perdono dei propri peccati dal Cristo benedicente; una raffigurazione altamente simbolica ed evocativa che esprime perfettamente l’impronta artistica e spirituale su cui si fondano questi tardi capolavori sacri incentrati sui temi del dolore, della colpa, della penitenza e della redenzione.
Discendente da una famiglia che ha regalato più di un sovrano alla stirpe normanna e nipote di un altro augusto cardinale (Alfonso Gesualdo), il “Principe dei musici” è oggi conosciuto soprattutto per la fortunata produzione di madrigali profani, alla cui stesura ha dedicato buona parte della sua tormentata esistenza, funestata dal tragico epilogo del matrimonio con la prima moglie Maria d’Avalos – da lui fatta uccidere insieme con l’amante Fabrizio Carafa, duca d’Andria – e dalla morte dei suoi due figli; agli ultimi anni di vita, quando l’irrequieto e malinconico musicista di sangue blu si è ritirato dalla scena pubblica, risalgono invece le opere di carattere religioso, i due libri di Sacrae Cantiones (pubblicati nel 1603) e i celebri Responsoria per la Settimana Santa (dati alle stampe nel 1611).
La registrazione del Liber Secundus delle Sacrae Cantiones realizzata dal Vocalconsort Berlin offre diversi spunti di interesse, innanzitutto perché si tratta del risultato di un meticoloso lavoro di ricostruzione realizzato dallo stesso direttore e musicologo James Wood, che ha completato alcune parti mancanti attraverso un’operazione ampiamente documentata nel libretto accluso al cd (pubblicato da Harmonia Mundi e distribuito da Ducale); ma in modo particolare per il valore assoluto di musiche dove Gesualdo, con rare concessioni al linguaggio ricco di cromatismi e dissonanze che caratterizzava i suoi rinomati madrigali, si è rivolto al più severo stile contrappuntistico “a cappella” per incorniciare le preghiere di intercessione per la pace della sua anima.

avvenire.it