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Le parole e i gesti della liturgia

«La liturgia è “il luogo privilegiato della catechesi del popolo di Dio» (Catechismo, 1074).

È un’affermazione che il Catechismo motiva partendo dalla fondamentale affermazione della Sacrosanctum Concilium: «La liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù» (10). Viene ulteriormente confermata con le parole di Giovanni Paolo II in Catechesi tradendae: la catechesi è «intrinsecamente collegata con tutta l’azione liturgica e sacramentale, perché è nei sacramenti, e soprattutto nell’Eucaristia, che Gesù Cristo agisce in pienezza per la trasformazione degli uomini» (23).
Tra le diverse forme di analfabetismo, che oggi caratterizzano numerosi credenti, quello liturgico è tra di più diffusi. È sufficiente, ad esempio, partecipare a una eucaristia domenicale per vedere subito quanto sia forte l’ignoranza del significato dei gesti liturgici, anche più semplici come quelli che sono propri dei fedeli nei diversi momenti della celebrazione.
La gestualità liturgica condivisa non è una semplice formalità da rispettare: è condividere un significato, testimoniarlo, approfondirlo insieme. Si pensi ad esempio al rispetto, alla prontezza ad accoglierlo e a trasformarlo in cammino di vita che vengono ricordati dall’ascolto in piedi della Parola del Signore.
Occorre un impegno specifico della catechesi che porti alla comprensione dei segni e dei gesti della liturgia. La sua necessità è oggi ancora più forte, perché sono forti nella nostra cultura le tendenze a inflazionare o banalizzare anche gesti umanamente più carichi di significato, come quelli affettivi.
La liturgia però è anche in se stessa catechesi: le parole, i segni, i gesti invitano a penetrare sempre più profondamente nel mistero pasquale. In quanto mistagogia, «mira a introdurre nel mistero di Cristo» procedendo «dal visibile all’invisibile, dal significante a ciò che è significato, dai “sacramenti” ai “misteri”» (Catechismo, 1075).
È questo un patrimonio prezioso che l’Oriente cristiano ha particolarmente custodito e di cui dovremmo tornare ad arricchirci maggiormente, lasciandoci guidare dalla bellezza come porta sul mistero.

avvenire.it