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LA PAZIENZA DI DIO

LA PAZIENZA DI DIO
 SALVATORE MANNUZZU
  – avvenire
C
ara Madre, ieri le dicevo di sentirmi (sperarmi) perdonato ma non consolato. E di non poter chiedere di più: forse non rassegnarsi a essere quel che si è stati – con tutta la fatica e tutto il dispiacere che comporta – è a un certo punto l’unica salute. Ma se poi non è solo il passato che ti viene addosso ma il presente, ciò che hai appena finito di fare, che ancora stai facendo? Intendo la tristezza d’aver perso il pelo, completamente o quasi, ma non il vizio; la tristezza che a un certo punto si confonde con l’intera tua storia, l’intera tua vita, perfino con il tuo futuro, intimandoti: tu sei questo. Sì, il senso di irrimediabilità, di irredimibilità che ti stringe alla gola. Ma Dio ha davvero tanta
pazienza?
  Un teologo insegnava che c’è peccato ogni volta che viene da dire: che peccato. Quando per colpa nostra una cosa non diventa se stessa, non matura il suo destino, secondo il disegno della Creazione. E il peso del peccato è avvertire l’incompiutezza, trovarsi prigionieri dentro di essa; e separati: da tutto. Per contrappasso, lo spreco delle occasioni di vita relega fra gli avanzi delle cose consumate invano; la cieca scelta di sé, e non degli altri, rinchiude in recinti sempre più stretti, sempre più bui.
  Sapremo mai uscirne? Cara Madre, preghi per me la Pazienza di Dio.