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La domanda vera su Papa Francesco aiuta anche noi a chiederci se siamo cattolici veramente

La domanda sul Papa aiuta anche noi a chiederci se  siamo cattolici veramente
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fonte: vinonuovo.it

Non è poi così peregrina la domanda se «il Papa (Francesco) è cattolico», venuta alla luce nel corso del viaggio americano di Bergoglio e una sfaccettatura della quale è già stata esaminata in questo blog.

È una domanda che dovremmo anzi porci noi tutti, guardandoci allo specchio di un personalissimo esame di coscienza: questo papa rappresenta un’immagine del cattolicesimo in cui mi riconosco e – se così non è – che cosa mi turba nel suo comportamento, che cosa trovo stonato e perché, che cosa di lui mette in crisi il mio modo di intendere il cristianesimo?

In realtà si tratta di un esercizio che dovremmo compiere con qualunque testimonianza, piccola e grande, della fede; però con Francesco viene più facile, per due motivi: perché è il papa e perché molto in lui risulta oggettivamente provocatorio per il modo consueto (tradizionale, occidentale) di intendere il credo cattolico. Proprio questo è il punto: ciò che questo papa «insolito» sembra contraddire, con i suoi atteggiamenti informali e simbolicamente forti, è davvero qualcosa di essenziale della fede e della Chiesa, oppure si tratta soltanto di abitudini consolidate, di comodi schemi, di incancrenite pigrizie o di pratiche secolari quanto – forse – formali?

Papa Francesco ha implicitamente e ironicamente risposto alla domanda, quando ha proposto: «Volete che vi reciti il Credo (sottinteso: per dimostrare di essere cattolico)?». Ovvero: se fate sul serio, allora andiamo davvero all’essenziale; tutto il resto può essere giudicato bene o male, giusto o sbagliato, ma non è il Vangelo. Per vivere il messaggio di Gesù ci sono centomila modi validi, la cultura cattolica nella sua storia ne ha sperimentati molti, ne ha cambiati tantissimi e ne ha adottato qualcuno; ma nessuno di essi – né il tomismo né il latino, né il pauperismo né i valori irrinunciabili, né il clergyman né le scarpette rosse – sono «il» cattolicesimo.

Dobbiamo confessarlo: abbiamo bisogno come il pane di (questo) relativismo, soprattutto nell’asfittica e clericocentrica cristianità italiana. E papa Francesco mi pare fondamentale per tale questione di metodo, prima e più ancora che per i contenuti nuovi – pur meritevoli d’attenzione: ma anch’essi «relativi»… – che propone. Bergoglio prova a smontare il complicatissimo giocattolo che millenni di cultura occidentale hanno costruito intorno al nucleo del Vangelo, che voleva essere salvifico e liberante, che molto spesso lo è stato e ancora lo è e che tuttavia non merita di ridursi in quell’involucro – comunque angusto e limitante, anche se porta le firme di molti teologi e di non pochi santi.

Un papa su cui si possa avanzare il dubbio di cattolicesimo, insomma, aiuta anche noi a chiederci se lo siamo -­ oppure se ci accontentiamo di sembrare addirittura «più cattolici del papa».