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Innanzitutto c’è l’amore di Dio

«Questo Mistero di Cristo la Chiesa annunzia e celebra nella sua liturgia, affinché i fedeli ne vivano e ne rendano testimonianza nel mondo (Catechismo, 1068)».
Il mistero del Cristo è il mistero dell’amore di Dio, che si dona senza riserve e apre alla speranza. «La fede – scrive Benedetto XVI – ci mostra il Dio che ha dato il suo Figlio per noi e suscita così in noi la vittoriosa certezza che è proprio vero: Dio è amore!». Questa certezza «dell’amore di Dio rivelatosi nel cuore trafitto di Gesù sulla croce, suscita a sua volta l’amore. Esso è la luce – in fondo l’unica – che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire» (Deus caritas est, 39).
Dio è sempre il primo ad amare: «In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati» (1Gv 4,10). Ed è un amore che non si è lascia bloccare nemmeno dal rifiuto più radicale dell’uomo: quello che sfocia nella croce del Cristo.
Nella liturgia, soprattutto nell’eucaristia, viene nuovamente ricordato e reso presente questo amore. La partecipazione ad essa è autentica se ci porta ad accoglierlo con gratitudine gioiosa. Non ci fa dimenticare certo i nostri limiti e le nostre carenze, ma ci fa sperimentare che, amandoci per primo, Dio ci rende degni del suo amore e «cooperatori» del Vangelo per i fratelli (cf Ef 1,3-6).
Il brano del Catechismo, citato all’inizio, lo sottolinea riportando un passo molto denso della Sacrosanctum Concilium: la liturgia «contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa» (n. 5).
La responsabilità del credente scaturisce ed è resa possibile dall’anticipo di Dio. È sempre una con-responsabilità: con Dio e con gli altri fratelli. Va perciò attuata con fiducia, anche quando le situazioni si fanno più complesse e difficili, ripetendo con Pietro: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,5).

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