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In Croazia la beatificazione di Miroslav Bulesic, ucciso nel 1947. Il parroco martire

di Jure Bogdan

postulatore

Martirizzato con crudeltà solo per aver svolto il ministero sacerdotale. È il giovane parroco Miroslav Bulesic (1920-1947), che il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di Papa Francesco, beatifica, sabato 28 settembre, a Pula in Croazia.
Figlio di Miho (Michele) e Lucija, Miroslav Bulesic nacque nel paesino istriano di Cabrunici (Zabroni), nella parrocchia di Svetvincenat (Sanvincenti), il 13 maggio 1920. Frequentò la scuola elementare a Jursici (1926-1930), dove il suo insegnante di religione (catechista) fu il zelante sacerdote Ivan Pavic. Dopo la maturità Bulesic decise di proseguire gli studi di filosofia e teologia e di prepararsi per il sacerdozio. Come parroco cercò di conoscere di persona i parrocchiani per portarli alla santa messa domenicale. Tale sua attività era attentamente osservata dai nemici della Chiesa nelle fila dei partigiani. Non gradivano affatto che il parroco avesse più influenza di loro sui propri parrocchiani. Dal 19 agosto 1947 a don Miroslav Bulesic venne affidato il compito di amministrare le cresime a Pazin. I responsabili del seminario non sapevano nulla dei disordini e delle aggressioni progettate dai comunisti. All’inizio, nei dintorni di Pazin, la cresima fu distribuita senza difficoltà, ma ben presto vi furono blocchi delle strade e dei cresimanti, affinché non raggiungessero le singole parrocchie. I militanti comunisti assalivano i sacerdoti e i bambini e li deridevano pubblicamente. In questo clima Bulesic giunse a Lanisce il 23 agosto del 1947 e qui passò la notte con l’intenzione di amministrare la cresima il giorno successivo. Quando arrivò nella casa parrocchiale con l’inviato del vescovo di Trieste cresimò altri sette ragazzi e ragazze che a causa dei disturbi e dei blocchi delle strade non erano riusciti ad arrivare in tempo in chiesa. Poco dopo fece irruzione nella casa un gruppo di comunisti, che si scagliarono soprattutto e con più violenza sul giovane don Miroslav, colpendolo senza pietà, ovunque potessero. Alcuni testimoni guardavano impotenti dal di fuori quello che stava succedendo. Don Miroslav era ricoperto di sangue. Per due volte lo hanno sentito esclamare: “Gesù, accogli la mia anima”. Poi il suo assassino gli tagliò la gola con un coltello. Il sangue del martire ricoprì le pareti e il pavimento. Erano circa le 11.00 del 24 agosto 1947.

(©L’Osservatore Romano 28 settembre 2013)

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