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Il vescovo ai giovani «Sposi, prima vocazione»

C’era una volta, duemila anni fa, un Giudeo che chiedeva da bere alla Samaritana e si fermava a parlare con lei al pozzo, oltre i pregiudizi. Ci sono, oggi, oltre mille giovani che nella serata della Festa delle Donne hanno scelto di affollare la Cattedrale preferendo il messaggio cristiano ai più tipici festeggiamenti. E c’è un vescovo, Massimo Camisasca, seduto al centro di quella Cattedrale, circondato da studenti e neo lavoratori, che ha parlato loro con semplicità lanciando un messaggio di grande speranza: «Gesù per primo ci chiede da bere, ha bisogno di noi ed ci è accanto per aiutarci nella nostra piena realizzazione». Come i primi due incontri dedicati al cieco nato e a Nicodemo, anche il terzo appuntamento voluto dal pastore della Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla su “La sorgente del vero amore” è stato un vero successo di partecipazione, con la novità della Cattedrale aperta dalle 20 per le Confessioni.

Alle 20.45 poi è iniziata la lectio magistralis di Camisasca che ha calato linguaggio ed esempi nella quotidianità dei suoi ascoltatori, parlando con voce sicura e pacata fino alle battute di spirito e alle risposte finali alle domande a viva voce dei suoi giovani. L’entusiasmo era lo stesso di quando li aveva conosciuti in Ghiara nel giorno dell’insediamento, gli incontri in Cattedrale dei venerdì di Quaresima sono la realizzazione della promessa di volerli conoscere da vicino. «Gesù sceglie sempre persone con bisogni, ci vuole incontrare nelle nostre domande, nei nostri dubbi – ha spiegato il vescovo Massimo dopo aver fatto ascoltare ai presenti la canzone di Claudio Chieffo per Gaber “Il melograno” e una parte del Vangelo di Giovanni sulla Samaritana – non c’è limite, peccato o lontananza che possa fermarlo, ci viene a incontrare al pozzo portando anche la Sua umanità, la sua sete e la stanchezza. L’acqua di Dio, giunta a noi con il Battesimo e rinnovata nei Sacramenti e nell’ascolto della Parola – ha detto il pastore della diocesi reggiana- è donata a tutti ma si realizza in ciascuno in modo diverso a seconda dei temperamenti. Il suo obiettivo è farci diventare grandi, uomini e donne maturi, consapevoli della propria vocazione: auguro a ciascuno di voi con l’aiuto di amici e maestri di trovare il proprio posto, la propria vocazione».

E’ a questo punto che il vescovo Camisasca ha ribadito a chiare lettere che «La via ordinaria della vocazione è il matrimonio, la grandezza infinita dell’amore di un uomo e di una donna che scelgono di far diventare l’io un noi», ribadendo anche che «la via straordinaria di chi sceglie di amare direttamente Gesù è la verginità» vista non come rinuncia ma come realizzazione dell’amore in Cristo. Non è mancato nemmeno un accenno alla grandezza della vocazione sacerdotale. «Tante volte – ha concluso il Vescovo – abbiamo l’impressione di essere dei piccoli Davide contro Golia, ma sappiamo già come è andata a finire».

Gazzetta di Reggio