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Ha un tono drammatico e comunque aperto alla fiducia il messaggio per la giornata mondiale della pace

Ha un tono drammatico e comunque aperto alla fiducia il messaggio per la giornata mondiale della pace che Papa Francesco ha voluto indirizzare a ogni donna e uomo, senza distinzione di fede o di idee. Drammatico è infatti il «fenomeno abominevole» che il Pontefice ha scelto di richiamare all’attenzione internazionale, e cioè la piaga dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, fino alla schiavitù. A parole cancellata ma nei fatti presente in molte società e sotto forme spesso nascoste o ignorate.

Lo sguardo del Papa è radicato nella visione biblica ma la sua parola si rivolge a tutti, fondandosi sull’espressione dell’apostolo Paolo contenuta nel suo testo più breve e toccante: nel biglietto dettato a Filemone per chiedergli di riaccogliere lo schiavo fuggito Onesimo, non più però nella condizione servile ma «come fratello carissimo». E questa è la radice della fraternità voluta dal creatore sin dalle origini, ma sin dalle origini oscurata dal peccato. Dove però «abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia» risponde, ancora con san Paolo, il messaggio papale.

Non sono dunque impossibili relazioni degne dell’uomo, anche se la schiavitù non è solo un fenomeno storico ma una drammatica e vergognosa realtà odierna di cui Bergoglio sempre si è preoccupato e che di nuovo denuncia con forza come «reato di lesa umanità» a danno di milioni di esseri umani: donne e uomini, anche bambini, persone costrette a prostituirsi, vendute per l’espianto e il traffico di organi, tenute in schiavitù da gruppi terroristici, come in regioni dell’Africa e del Vicino e Medio oriente.

Un fenomeno appunto abominevole e di dimensioni mondiali, ma che solo raramente riesce a trovare spazio nei media internazionali. Il quadro tracciato dal Pontefice è nitido nei suoi terribili contorni e viene completato nel messaggio da un cenno alle cause che lo spiegano, dalla povertà alla corruzione: dimensioni sempre più opprimenti e che possono dar luogo nella vita pubblica a intrecci perversi, come in Italia mostra l’inchiesta in corso a Roma.

A questo panorama sconfortante si aggiunge l’impressione — denuncia Papa Francesco, promotore, anche in Vaticano, di diversi incontri contro la tratta — che questo fenomeno della schiavitù «abbia luogo nell’indifferenza generale». E tuttavia i segni di speranza si moltiplicano, confermando anche in questo modo la convinzione di san Paolo che dove abbonda il peccato là sovrabbonda la grazia: enorme è infatti il «lavoro silenzioso che molte congregazioni religiose, specialmente femminili, portano avanti da tanti anni in favore delle vittime» sottolinea il Pontefice.

Sono così soprattutto le donne ad aiutare le vittime, in grande prevalenza donne e bambine, nel soccorso, nella riabilitazione, nella reintegrazione sociale, spesso difficile, mentre è necessario — ripete Papa Francesco — che «venga riconosciuto il ruolo della donna nella società». Non è dunque un caso che il messaggio per la giornata mondiale della pace evochi la santa africana Giuseppina Bakhita, la schiava divenuta «libera figlia di Dio», oggi proposta all’attenzione di donne e uomini di buona volontà per un futuro di speranza.

g.m.v

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