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Giornata del ringraziamento La Cei: rispettiamo la terra, fonte della vita

La terra – «bene comune della famiglia umana», donato «per la vita di tutti» – deve «mantenere come primaria la sua destinazione fondamentale»: essere «fonte di cibo per i suoi abitanti». Ma questo accade solo se «il rispetto e la ricerca della qualità dei beni» salvaguarda «la capacità della terra di produrre per la generazione presente e per quelle future».

Lo dice la Cei nel messaggio per la Giornata del ringraziamento, che si celebra domenica 9 in tutta Italia. Una Giornata – giunta alla 64esima edizione – che ha un legame profondo con la terra, l’agricoltura, il cibo per tutti, il rapporto dell’uomo con il creato, proprio per la sua origine: «Ringraziare il Padre per i frutti della terra», un motivo semplice ma particolarmente significativo alla vigilia dell’Expo di Milano, al cui tema – «Nutrire il pianeta. Energia per la vita» – è dedicata riflessione del messaggio per la Giornata. Il «cibo» – scrive la Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, che cura la Giornata – è «dono di Dio per la vita della famiglia umana»: parlarne ci rende «consapevoli di coloro che patiscono la fame». A partire da una bella immagine biblica, quella «della felicità dell’uomo che coltiva la terra, per poi mangiarne i frutti nella pace, benedicendo il Creatore per i suoi doni», la Cei invita a considerare quanto lo sfruttamento della terra, la finanziarizzazione delle attività agricole e la diffusione di illegalità e abusi contrastino col disegno di Dio sulla terra: «Una situazione complessa – annota la Cei –, che mette a rischio la capacità dell’agricoltura di garantire sicurezza alimentare, per avere un cibo che possa nutrire gli abitanti del pianeta e che sia affidabile per chi lo consuma».

Come uscirne? «La custodia della terra per nutrire il pianeta – si legge ancora nel messaggio della Chiesa italiana – è impresa che richiama anche la responsabilità delle singole persone e delle famiglie». Infatti «siamo consumatori, ma anche cittadini attivi e responsabili». Bisogna dunque «adottare comportamenti e stili di vita in cui l’uso del cibo e dei prodotti alimentari sia più attento e lungimirante».

Ad esempio, «con le nostre scelte di acquisto del cibo possiamo offrire sostegno alle produzioni locali». Ma c’è anche la possibilità di «agire nelle nostre famiglie, per ridurre ed eliminare lo spreco alimentare, che nelle società agiate raggiunge livelli inaccettabili». Tre, infine, le «scelte» indicate dalla Cei: «Coltivare la terra in forme sostenibili, per nutrire il pianeta con cuore solidale»; «adottare comportamenti quotidiani basati sulla sobrietà e la salubrità nel consumo del cibo»; «rendere grazie a Dio e ai fratelli umilmente (da humus) per il dono che ogni giorno riceviamo dalla terra e dal lavoro dell’uomo, in modo tale da tutelarli anche per le prossime generazioni».

È una proposta che, in vista dell’Expo sul grande tema del «Nutrire il pianeta», pone al centro l’agricoltura «che – attraverso i suoi frutti – è fonte della vita».

avvenire.it