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Drew e la strana storia delle balene «pacifiste»

​A sette anni salvò un piccolo, indifeso extra-terrestre, soprannominato E.T.. A trentasei Drew Barrymore cerca, invece, di liberare tre maestose balene grigie della California intrappolate in una formazione di ghiaccio nel Circolo Polare Artico. Qualcosa di straordinario, in entrambi i casi.

Ma il primo era un bella storia di fantasia, ora si tratta del titolo di un film (Qualcosa di straordinario, appunto) diretto da Ken Kwapis, sugli schermi dal 24 febbraio, ispirato a fatti realmente accaduti nell’ottobre del 1988 al largo della costa di Barrow, in Alaska. Un caso che fu seguito all’epoca dal giornalista Thomas Rice, divenuto un libro, Freeing the Wales, e ora un film avventuroso e ecologista.

Girato in estreme condizioni climatiche, con balene animate ma assolutamente verosimili e tanti personaggi impegnati in un salvataggio che ebbe un effetto mediatico travolgente: si ritrovarono, infatti, su quelle sponde gelide, ostinati animalisti di Greenpeace, i nativi Inupiat, nugoli di giornalisti per cavalcare la notizia, rappresentanti delle compagnie petrolifere e, naturalmente, i militari americani e poi russi, creando proprio là dove regna il gelo eterno un primo disgelo tra le due superpotenze ancora divise dalla Guerra Fredda. Nell’ombra, anche tornaconti politici, con Reagan e Gorbaciov a seguire personalmente le operazioni. «La storia – spiega il regista – copre il circo mediatico che si era formato intorno alle tre balene intrappolate ed il suo obiettivo è quello di far emergere una improbabile coalizione di soccorritori».

Drew Barrymore interpreta Rachel, personaggio ispirato a Cindy Lowry, l’attivista che mobilitò l’interesse mondiale. «Una donna testarda – racconta l’attrice – molto coinvolta nei fatti, decisa a voler rendere possibile l’impossibile».

Perché le è piaciuta subito questa sceneggiatura?
È una favola, come quelle che mi raccontavano da piccola. Anche adesso continuano a piacermi storie che hanno questo spessore.

Si è gettata pure nelle acque dell’Artico per raccontarla.
Sono una ragazza californiana! Lo sapevo che sarei stata completamente fuori dal mio elemento e dai miei comfort abituali, ma non avrei mai rinunciato al film. Buttarsi nell’acqua a 40 gradi sotto zero ridimensiona tutto il resto, era come se delle lame penetrassero nel cervello. È stata un’esperienza intensa, ma anche un’opportunità straordinaria. Non mi sarei lamentata neppure un secondo. Perché Rachel è determinata, non si lamenta mai. Avrebbe affrontato con coraggio gli elementi, e così ho fatto io.

Ricorda da bambina di essere rimasta coinvolta da questi fatti?
Per dire la verità, non ho mai saputo nulla di queste balene. Avevo 12 anni. Ero sveglia, ma i miei interessi erano altri, le mie priorità non erano davvero quelle giuste, sapevo molto più di discoteche che di balene. All’epoca non vedevo la televisione e non leggevo riviste e giornali. Ma è importante per me pensare che quei fatti divennero così famosi tanto da finire sulla copertina di Time. E che oggi un film li racconta di nuovo.

Luca Pellegrini – avvenire.it